Gen 172018
 

Non puoi comprenderlo,
né io pretenderlo.
Non puoi comprendere cosa ruota dentro talvolta.

Il ricordo di ciò che non ho fatto,
che ho avuto il coraggio di non fare
che ho avuto il terrore di fare.
Ciò che non ho fatto.

Non puoi comprenderlo,
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Gen 162018
 

È del silenzio che anelo la presenza,
talvolta.
Non di questa musica ripetitiva,
altalenante,
precaria musica.

Anelo il silenzio.
Un abbraccio e il silenzio e niente altro.

Il silenzio. Continue reading »

Lug 252017
 

Le tue sopracciglia si alzano leggermente, forse neppure un millimetro mentre le tue labbra si allargano forse ancora meno. Le sopracciglia iniziano ad alzarsi e, prima che l’impercettibile movimento sia terminato, le labbra iniziano quel movimento. Di tutto il tempo passato assieme questo è quello che continua a ripetersi nei miei occhi quando li chiudo.
Un movimento infinitesimo, impalpabile ma quel tanto da rendere i tuoi occhi più grandi il tuo volto più disteso quando dico qualcosa che ti stupisce, che ti fa un po’ ridere.
Ce n’è anche un’altro di movimento, credo di avertelo visto fare una sola volta ed è il movimento contrario, altrettanto infinitesimo, di quando dico qualcosa che ti contraria. L’incresparsi minimo della pelle tra gli occhi, il tendersi infinitesimo dei muscoli della mascella. È un movimento bello, caratteristico, qualcos’altro che Continue reading »

Giu 112017
 

La pelle dietro il collo gli si tese all’improvviso. C’era un solo modo per spiegare contemporaneamente la tensione che aveva provato entrando in casa e il ricordo che era appena affiorato. E solo in quel momento si accorse che spiegava anche il silenzio quasi spettrale nella stanza accanto.
C’era stato tutto il tempo di pensarci, di arrivarci con calma, quell’odore che aveva sentito, quell’odore strano non era altro che il profumo della sua lacca, no? Ed era qualche minuto che la bambina non faceva alcun rumore. A quell’ora era troppo presto per essersi addormentata e raramente si addormentava senza prima passare a salutarlo. E quel servizio in televisione? Fuga dall’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. Tre detenute hanno tentato la fuga ieri notte, due sono state fermate mentre una è riuscita a fuggire, ha strappato un orecchio a morsi ad una guardia carceraria. Quanti ospedali psichiatrici giudiziari ci sono in Italia? Non ne aveva idea, non aveva idea neppure di quale fosse il carcere nel quale la madre di sua figlia fosse stata rinchiusa, non aveva voluto saperlo, non aveva mai neppure aperto la lettera dell’avvocato per non avere la tentazione di andarla a trovarla e di rischiare che lei scoprisse qualunque cosa possibile sulla loro nuova vita.
La villetta in cui viveva in questi giorni era stupenda, un luogo Continue reading »

Mag 242017
 

Ci sto pensando da un po’. Al togliersi la vita, non specificatamente al togliermi la vita. Ne ho scritto un po’ “Una società incapace di comprendere il suicidio e la droga“, ma non come avrei voluto. Recentemente sembra che il suicidio stia diventando particolarmente mainstream, tra la mezza bufala del Blue Whale,  13 Reasons Why  che ne da una visione piuttosto romanzata e meno drammatica ma che potrebbe aiutare molti a capirne almeno parte dei meccanismi, il suicidio di Chris Cornell. Un mito della gente della mia età, uno che almeno una volta nella vita avresti voluto essere al suo posto, su quel palco, davanti a migliaia di fan in deliro, un uomo da invidiare.
Non credo sia un male parlarne. Credo che la società dovrebbe essere maggiormente in grado di recepire il suicidio come realtà possibile e comportarsi di conseguenza, non tanto per evitarlo come fatto in sé quanto per evitare che le persone che abbiamo accanto soffrano al punto di arrivare a questa scelta.
Le domande che invece la società si pone finiscono per essere sempre quelle che può fare chi vede le cose da fuori, e le domande del vivo diciamo. Continue reading »

Apr 142017
 

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell’aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto. Ci avevo già provato in passato in maniera meno concentrata e motivata ma questa volta sarei arrivato fino in fondo anche se non lo sapevo ancora. Non ricordo quanto ci volle per sapere che il nome della ragazzina fosse Chiara e che fosse in terza B. Io se non ricordo male ero in F ma lei, ne sono certo, era in B. Di questo sono sicuro.
Dicono che la prima volta non si scordi mai. Io penso che siano le sensazioni provate a non essere scordate, l’atto in se purtroppo va perduto nei meandri della mente ricoperto dalla ripetizione ad libitum dell’atto stesso. Mi chiedo se lei invece abbia ancora memoria del risultato, visto che durante l’atto non era presente. Continue reading »

Apr 072017
 

<-Fuga dal mondo. Parte 1
<-Fuga dal mondo. Parte 2

L’uomo gigantesco indossava degli enormi pantaloni di stoffa marroni, a guardare bene era una salopette enorme e marrone. Gli scarponi al bambino sembravano essere due grosse barche piene di terra. Oltre alla salopette il gigante indossava una camicia a scacchi rossa ed aveva una folta barba nera e unta, e dei capelli altrettanto unti.
“Cosa ci fai qui?” disse con voce baritonale.
Il bambino rimase a guardarlo in silenzio fino a quando il gigante lo prese per un orecchio e lo trascinò lontano fino ad un capanno.
“Dov’è la tua mamma? Dovremo di certo avvisarla!” disse l’orco.
“No, la prego signore, la prego! Non dica niente alla mia mamma, si arrabbierebbe moltissimo se lo sapesse, e non dica neppure nulla alla maestra!”
“La maestra? Quale di maestra parli?”
“Quella della scuola, la scuola che c’è di là della rete. Io vengo da lì, la prego mi riporti alla rete non le darò fastidio e farò come se non fosse successo niente. La prego!”
“Di quale scuola parli? Non c’è alcuna scuola qui vicino, siamo nel bosco” disse.
“Nel bosco? Ma no guardi signore, al di là della rete c’è la mia scuola, controlli!”
L’orco indicò al bimbo la finestra ed il bimbo osservò fuori la valle che si vedeva al di sotto. Un fiume scorreva lento e placido verso una pianura lontana e poco distante un enorme cane nero lo osservava con aria aggressiva.
“Ma… ” disse il bimbo “Non capisco.”
“Non capisci che cosa bambino? Io non capisco perché tu ti sia spinto fino a qui, nel mio bosco e sia venuto a disturbare Lupo.”
“Lupo?”
“Lupo. Sì. Il mio lupo da guardia.”
“Ma non è un lupo.” disse il bimbo.
“Sei venuto qui anche per contraddirmi ora? Non ti è bastato infastidirmi?”

Mar 222017
 

<-Fuga dal mondo. Parte 1

Fu quello il momento in cui sentì il cane. Non lo sentì arrivare, non stava abbaiando. Stava ancora osservando la bambina dall’altra parte della rete, dall’altra parte del giardino, dall’altra parte del mondo, in un altro mondo. Il cane lo sentì sulla caviglia, sentì prima l’alito caldo poi il naso umido che risaliva la gamba sulla stoffa della tuta grigia. Aveva il terrore dei cani e se avesse anche solo immaginato che al di là della rete, al di qua ormai, ce ne fosse stato uno non si sarebbe mai avventurato. Sentì il naso del cane risalire fino alla propria vita, doveva essere davvero grande. Il terrore lo attanagliò. Non aveva preso in considerazione questa eventualità e non aveva idea di come comportarsi. Eppure non aveva sempre saputo che dall’altra parte ci fosse un cane? O erano più di uno? I grandi dicevano sempre di stare fermo. Se stai fermo il cane resta tranquilloI cani sentono la paura. Sentono se hai paura. Dicevano anche questo però. I cani sentono la paura. Quanto tempo sarebbe dovuto rimanere immobile? Abbastanza perché le mastre si accorgessero che era scappato vanificando tutto? Abbastanza che il cane decidesse che la paura c’era e quindi valeva la pena assaggiare un pezzo di bambino impaurito? Sentì il muso del cane tastargli prima il sedere e poi infilarsi al di sotto della felpa. Il naso era caldo. Umido, quando il cane respirava il bambino sentiva il vapore scaldare la pelle. Si mise a correre a perdifiato, a correre lontano verso la direzione opposta alla scuola. Non aveva idea se il cane lo stesse seguendo, se lo stava facendo lo stava facendo in silenzio. Lo capì quando sentì poco dietro la caviglia il suono secco di fauci che si chiudono, e solo dopo un ringhio breve e un abbaio. Continue reading »

Mar 112017
 

“E se scaviamo una buca per passarci sotto?”
“Ci vuole un sacco di tempo!”
“Sì, ma la maestra non ci vede, possiamo farlo tutti i giorni fino a quando si passa!”
I due ragazzini avevano otto anni, attorno quasi tutti gli altri stavano correndo o urlando, in molti si erano organizzati per giocare a calcio occupando la gran parte del giardino. Le maestre chiacchieravano tra loro dall’altra parte ed un cespuglio proteggeva la privacy dei due aspiranti fuggitivi.
“Forse hai ragione. E se invece ci fosse un buco da qualche parte?”
“Possiamo provare a fare il giro. Ma dobbiamo controllare che non ci guardino.”
Il più alto dei due indossava una tuta grigia con sulla parte davanti il disegno di un supereroe sconosciuto, probabilmente inventato da chi produce la tuta. Portava degli occhiali quadrati e decisamente anni settanta, il più basso aveva un paio di Jeans ed un maglioncino rosso di cotone. Sembrava il più sveglio dei due.
“Facciamo così” disse “Io mi muovo verso quell’angolo controllando, tu fai da palo e guardi se le maestre si insospettiscono, va bene?”
“Va bene” rispose il più alto voltandosi nella direzione delle maestre. Sembravano intente in una discussione accesa, cose da grandi sicuramente, politica o scarpe, o magari parenti, cose così. Quando si voltò a guardare il suo amico sembrava scomparso. In un angolo in fondo la rete era piegata in un punto in cui non era fissata al terreno ed era possibile passarci al di sotto. Probabilmente era uscito di lì senza dire nulla, o forse l’aveva detto ma lui era stato troppo concentrato a guardare le maestre. I compagni sembravano tutti distratti a giocare a calcio, le compagne a parte qualcuna stavano facendo un qualche gioco in un’altra zona del giardino, probabilmente giocavano alle mamme o a qualche cosa da femmine che a lui comunque non interessava. Era il momento giusto per fuggire. Per scoprire cosa fosse il mondo oltre alla scuola e a casa di mamma. E soprattutto era l’unico modo per raggiungere il suo amico, ovunque si fosse ficcato.
Fece un grande respiro e si avvicinò lentamente al buco, si voltò nuovamente a controllare Continue reading »

Feb 212017
 

In questi giorni si è fatto un tanto parlare di un ragazzino che denunciato dalla madre per uso di sostanze stupefacenti si è buttato dalla finestra durante la perquisizione delle forze dell’ordine. Ci ho pensato parecchio, ci ho pensato perché conosco ragazzini che fumano, ci ho pensato perché anche come capo scout tutto questo deve interessarmi, ci ho pensato perché mi sembra tutto sbagliato. Tutti i discorsi che ne sono nati. Sia chi accusa la madre di poco tatto per il quale lui si sarebbe suicidato, sia per chi dice impugna il vessillo di “liberalizziamola” dicendo che se fosse libera non sarebbe accaduto, chi dice che i ragazzi non dovrebbero fumare, chi dice che dovrebbero essere liberi di farlo che non fa male. Nessuno si interroga su perché il ragazzo si sia suicidato. La verità, credo, è che il motivo per cui quel ragazzo si è suicidato è perché tutti si limitano a chiedersi cosa sia accaduto quel giorno.
Premesso che nessuno di noi lettori di giornali, o fruitori di telegiornali avrà mai sufficienti informazioni per sapere che cosa sia accaduto, come fosse la vita di quella famiglia e il passato di quel ragazzo io coglierei l’occasione per non fare nessuno schieramento né a favore né contro di nulla, ne dell’uso o liberalizzazione delle droghe, né del comportamento corretto o scorretto della madre o delle forze dell’ordine o di altro. Di strumentalizzazioni, spesso becere, ne sono state fatte abbastanza.
La verità, e ne sono piuttosto convinto, è che nessuno si suicida per una situazione. Nessuno si suicida per la vergogna di essere stato beccato con le mani nella marmellata, come nessuno si suicida per essere stato lasciato dalla donna o per aver perso il lavoro, ma i media, noi osservatori esterni ogni volta che accade ci chiediamo cosa fosse successo negli ultimi dieci minuti, forse nell’ultima giornata. No.
Nessuno a meno che sia estremamente stupido si suicida in un giorno. Il suicidio è qualcosa che la persona medita, pensa, costruisce e riflette in mesi, anni, forse tutta la propria esistenza. Il suicidio accade quando una persona si trova ad essere completamente Continue reading »

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Privacy Policy Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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