Ago 172018
 

Il processo in me è iniziato da un po’, ammetto di essere sempre stato piuttosto altalenante nell’uso dei Social Network. So ad esempio di averne abusato ai tempi dei forum quando la parola “Social Network” non era ancora stata coniata ma sui forum si conoscevano persone reali, iniziavano discussioni reali che si perpetravano a volte anche per mesi o anni e che sfociavano in cene, concerti, amicizie, talvolta matrimoni. La venuta di quelli che oggi si chiamano Social Network al contrario è corrisposta ad una maggiore asocialità. Ma non è di questo che voglio parlare. I Social Network sono riusciti a sostituire i vecchi bar di paese in tutto e per tutto, in primis in quello che era la voce di paese, la leggenda metropolitana perpetrata, il mi ha detto mio cugino divenuto il ha condiviso il mio amico, si è espansa fino a diventare realtà come un tempo diveniva realtà nel piccolo quartiere o nella cittadina. Al bar c’era sempre chi aveva un’opinione su tutto, ora sui social tutti hanno un’opinione su tutto. Quello che un tempo era quel ristorante giapponese è il migliore, me lo ha detto una mia amica che lavora all’Asl si è trasformato in un mucchio di avvocati, ingegneri strutturali, giuristi.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso della mia sopportazione è legata ad un grave fatto di cronaca recente, non importa quale perché chi sta leggendo nei giorni vicini lo riconoscerà, chi leggerà più avanti forse ne avrà perso memoria. Ci sono stati diversi modi di reagire sui social, perché ovviamente bisogna reagire, dire la propria, muoversi, mostrarsi. Proverò a farne un semplice elenco cercando di stare tra il serio e il faceto

  • Il buono: ne pubblica la foto facendo con didascalia simile a Rispettiamo il silenzioSolo rispetto per le vittime o cose del genere, di fatto perdendo l’occasione di rispettare il proprio stesso appello e cogliendo quella di farsi vedere buoni
  • Lo sfruttatore: ne pubblica la foto per pompare l’indignazione, è colpa di tizio, l’Italia va a rotoli, quando c’era lui… per lo più a sproposito, ma mai farsi mancare la ghiotta occasione di Continue reading »
Apr 122018
 

Negli ultimi anni, l’espansione di Internet e la conseguente accelerazione e popolarizzazione dell’informazione ha cambiato il nostro mondo in diversi modi.

Umberto Eco aveva riassunto in una maniera quantomai efficace quanto stava accadendo, era il 10 giugno 2015 durante l’incontro con i giornalisti in occasione della laurea honoris causa in Comunicazione e cultura dei media conferitagli dall’Università di Torino, parlava di Twitter ma in generale dei social media

…dà diritto di parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società. […] Sono della gente che di solito veniva messa a tacere dai compagni […] e che adesso invece ha lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. […] Credo che dopo un poco si crei una sindrome di scetticismo, la gente non crederà più a quello che gli dice Twitter. All’inizio è tutto un grande entusiasmo, a poco poco a poco dice: chi l’ha detto? Twitter. Allora tutte balle.

Il problema oggi è saper distinguere quali siano gli imbecilli, molti dei quali usano la stessa affermazione di Eco per bullarsi e sentirsi migliori. Prima di iniziare questo discorso però ci tengo a precisare che anche io potrei essere uno di questi, e che di certo in alcuni momenti lo sono stato.

Anni or sono la moda dei complotti era decisamente minore e spesso si basava su complotti verosimili o reali, la nostra Ustica, la P2, lo Scandalo della banca Romana, la trattativa Stato Mafia sono le prime e forse più importanti che mi vengono in mente, la morte di Kennedy, un’altro estero ce ne sono a decine e sono reali, comprovati esistenti. Assieme a questi ne esistevano pochi altri, tutto quello che non aveva documentazione affidabile scompariva nella memoria delle persone e nell’oblio. Forse i primi casi di notizie false (no per ora non userò il termine che va di moda oggi) sono stati quelli sugli alieni come il caso dell’Incidente di Roswell, in particolare per quanto riguarda l’autopsia dell’alieno. Esiste il filmato e questo ha creato uno dei primi legami del tipo “ho visto il filmato quindi è vero” Continue reading »

Gen 172018
 

Non puoi comprenderlo,
né io pretenderlo.
Non puoi comprendere cosa ruota dentro talvolta.

Il ricordo di ciò che non ho fatto,
che ho avuto il coraggio di non fare
che ho avuto il terrore di fare.
Ciò che non ho fatto.

Non puoi comprenderlo,
Continue reading »

Gen 162018
 

È del silenzio che anelo la presenza,
talvolta.
Non di questa musica ripetitiva,
altalenante,
precaria musica.

Anelo il silenzio.
Un abbraccio e il silenzio e niente altro.

Il silenzio. Continue reading »

Ago 292017
 

“Le emozioni sono l’esclusione di alcune funzioni del cervello rispetto ad altre.” Si tratta di una semplificazione enorme, forse. Ma forse potrebbe essere una focalizzazione al limite del perfetto. Questa frase l’ho sentita in questi giorni mentre camminavo e vivevo il mondo.

 

Secondo Treccani l’emozione è:

emozióne s. f. [dal fr. émotion, der. di émouvoir «mettere in movimento» sul modello dell’ant. motion]. – Impressione viva, turbamento, eccitazione: l’e. della vincita, di quell’inatteso incontro; le e. del viaggio; andare in cerca di nuove e.; essere in preda all’e., a un’intensa e.; essere preso, essere sopraffatto dall’e.; la forte e. gli impediva di parlare. In psicologia, il termine indica genericamente una reazione complessa di cui entrano a far parte variazioni fisiologiche a partire da uno stato omeostatico di base ed esperienze soggettive variamente definibili (sentimenti), solitamente accompagnata da comportamenti mimici.

Secondo Wikipedia l’emozione è:

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a Continue reading »

Mag 242017
 

Ci sto pensando da un po’. Al togliersi la vita, non specificatamente al togliermi la vita. Ne ho scritto un po’ “Una società incapace di comprendere il suicidio e la droga“, ma non come avrei voluto. Recentemente sembra che il suicidio stia diventando particolarmente mainstream, tra la mezza bufala del Blue Whale,  13 Reasons Why  che ne da una visione piuttosto romanzata e meno drammatica ma che potrebbe aiutare molti a capirne almeno parte dei meccanismi, il suicidio di Chris Cornell. Un mito della gente della mia età, uno che almeno una volta nella vita avresti voluto essere al suo posto, su quel palco, davanti a migliaia di fan in deliro, un uomo da invidiare.
Non credo sia un male parlarne. Credo che la società dovrebbe essere maggiormente in grado di recepire il suicidio come realtà possibile e comportarsi di conseguenza, non tanto per evitarlo come fatto in sé quanto per evitare che le persone che abbiamo accanto soffrano al punto di arrivare a questa scelta.
Le domande che invece la società si pone finiscono per essere sempre quelle che può fare chi vede le cose da fuori, e le domande del vivo diciamo. Continue reading »

Dic 122016
 
Una rivoluzione immaginaria

Riflettevo su questa cosa ancora anni fa, avevo un età in cui ci si sente destinati a cambiare il mondo, in cui ci si sente di poter essere “la persona diversa”, quella intelligente, quella che può fare la differenza. Mi guardavo attorno e pensavo a come generazioni di giovani abbiano nel tempo cambiato o quantomeno provato a cambiare il mondo. Penso alle generazioni che negli anni 70 hanno creato fermenti che anche in una nazione piccola come l’Italia hanno cambiato l’istruzione, lasciamo perdere se nel meglio o nel peggio, al fermento artistico che univa poesia a musica a pittura a performance artistiche, alle comuni in cui musicisti di estrazioni diverse contribuivano a vicenda a creare opere di altri senza pensare ai guadagni, tornando indietro alle generazioni che hanno combattuto per la patria con o senza fucile in mano, quelli che hanno contribuito alle ricostruzioni.
Io cosa avrei potuto fare? Noi cosa avremmo potuto fare? Qual’era la rivoluzione culturale o sociale che avremmo dovuto portare?

Una rivoluzione immaginaria
Negli anni ho riflettuto ancora su questo, e non è che io non abbia fatto nulla, che non abbia fatto il mio dovere per cambiare le cose, che non lo stia facendo ogni giorno per quello che posso. Non importa cosa io faccia, ma mi guardo intorno e penso che la mia generazione abbia fallito nella propria rivoluzione, che stia muovendo una rivoluzione immaginaria e che le successive stiano seguendo lo stesso triste declino.
Quello che Umberto Eco diceva pochi anni fa “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”, “Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”, “lo scemo del villaggio a detentore della verità”. Lo ha detto ricevendo la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” all’Università di Torino.
Internet è tecnologicamente costruita per non essere controllabile, bloccabile o censurabile in senso assoluto (che che ne dicano i vari complottisti) ma ci siamo fatti prendere la mano da questo e non solo ci siamo ritrovati in mezzo a questa rivoluzione di libertà senza esserne pronti ma non siamo neppure pronti a formare sull’argomento chi sta arrivando dopo di noi, a distinguere una notizia vera da decine di siti zeppi di notizie false e bravissimo ad attirare click. Schiere di utonti si schierano in questa nuova rivoluzione immaginaria, tutti devono avere un opinione e nessuno deve informarsi, lasciando scomparire le poche notizie vere, quelle scientificamente attendibili, quelle giuridicamente attendibili, quelle tecnicamente attendibili, molto più noiose e meno “di pancia” di quelle forti ed urlate.
Ed allora nella nostra rivoluzione proteggiamo la costituzione perché ce lo dice l’urlatore di turno e poi ci lamentiamo se il parlamento e il presidente della repubblica si comportano esattamente come scritto nella costituzione. E ci piacciono i complotti come le scie chimiche, le sirene, i vaccini che fanno male, l’olio di palma, l’11 settembre, siamo andati o no sulla luna?, tutte cose che con un minimo di ricerca filologica e bibliografica si possono smontare senza neppure essere dei grandi esperti, ma sono quelli che fanno click. Ci lamentiamo che qualche mega associazione massonica ci vuole fregare i soldi e non ci rendiamo conto che a fregarci i soldi sono proprio questi siti che alimentano complotti e che ad ogni nostro click o condivisione, guadagnano soldi. Non ci rendiamo conto che alcuni, per non dire molti, degli stessi sono gestiti dagli stessi partiti politici in cui crediamo e che sanno perfettamente che l’urlo spegne il nostro cervello e ci fa passare la voglia di fare fact checking.
Sembra che tutte queste persone che temono il controllo della mente, il controllo dei media, il controllo dell’opinione pubblica siano a loro volta le vittime predilette di chi vuole farlo.
Internet non può essere controllata, per questo siamo noi a dover controllare.
I complotti esistono. Senza andare a cercare chissà dove Ustica, il Vajont, lo scandalo della Banca di Roma, la P2, Gladio, la Mobby Prince, l’omicidio di JFK. Ma fanno meno notizia di “CONDIVIDETE PRIMA CHE CI CENSURINO!!!!” nel frattempo mentre noi guardiamo le scie chimiche, il governo non eletto (leggetevi l’articolo 92 della costituzione se vi state già infuriando), le matite copiative che fanno scandalo solo quando si perde ma quando si vince andavano bene, i vaccini, Stamina, mi viene il sospetto che il vero complotto sia la nostra ignoranza, l’incapacità di discernere ben sfruttata da chi invece sa perfettamente cosa sta dicendo e facendo.
Non stiamo muovendo una rivoluzione, o stiamo credendo di farlo, non stiamo liberando il popolo dall’ignoranza ce lo stiamo gettando perché è più facile andare dietro agli urlatori che andare a fare ricerca,  più facile fidarsi del leader di turno che avere una propria coscienza critica. Non stiamo muovendo una rivoluzione, stiamo mettendo le basi perché tale rivoluzione non possa mai più avvenire, e lo stiamo facendo con la convinzione di stare lottando per la libertà, e se in queste parole anche io rientrerò nella schiera degli imbecilli di cui Eco parlava, potrò sempre e comunque essere fiero di non essere ne il primo ne l’ultimo, ma compagno di molti altri imbecilli.

 

 

Dic 192010
 

Symantec recentemente ha pubblicato un’analisi particolarmente approfondita riguardo al virus/worm Stuxnet, che sembra essere un attacco attacco informatico costruito su misura per le centrali nucleari iraniane.
Stuxnet agisce soltanto quando il sistema di controllo industriale è dotato di convertitori di frequenza di due marche e usa specifiche marche di moduli di comunicazione.
Stuxnet interviene soltanto se i convertitori di frequenza pilotano motori a velocità molto elevate, come ad esempio le centrifughe di un impianto per l’arricchimento dell’uranio.

A parte le centrali nucleari, quali altri sistemi industriali utilizzano apparati del genere?

Symantec ha infine descritto il metodo di funzionamento di Stuxnet: l’attacco modifica le frequenze di uscita e quindi le velocità dei motori per brevi periodi nell’arco di mesi, sabotando così il normale funzionamento del processo industriale controllato dai PLC presi di mira. Il rapporto tecnico aggiornato è qui.

Ago 232010
 

di Fabrizio Gatti

Centri storici abbandonati, strade invase dalle macerie, 30 mila ancora sfollati, 15 mila senza lavoro. Nuovi alloggi già deteriorati. Viaggio nei luoghi martoriati dal terremoto. Sedici mesi dopo le scosse

(19 agosto 2010)

Il centro di Sant Eusanio Forconese foto di Fabrizio Gatti Il centro di Sant’Eusanio Forconese
foto di Fabrizio Gatti
Qualcuno ha chiamato per nostalgia il numero della sua casa pericolante. E un bel giorno ha sentito rispondere. “Chi parla?”. “Chi parla? Ma chi sei tu?”. Quello dell’Aquila è stato il primo grande disastro italiano nell’era della comunicazione. E la comunicazione non può aspettare. È per questo che Telecom, secondo quanto è stato detto ad alcuni sfollati dallo sportello clienti, sta assegnando ad altri i numeri dei contratti sospesi dopo il terremoto.

Comincia così l’oblio. Ti cancellano dall’elenco telefonico. Non dalle bollette di abbonamenti tv, luce, gas che continuano ad arrivare. Almeno in città c’è il popolo delle carriole a tenere vivo il ricordo su cosa non è stato fatto. Ma nei paesi della provincia come Sant’Eusanio Forconese, Castelnuovo, Poggio Picenze i centri storici sono giorno dopo giorno sempre più estranei. Sempre più lontani dalla quotidianità. Immagini spettrali di un mondo ora rinchiuso dentro le facciate di legno pressato delle new town. Ci siamo giocati anche la seconda estate per avviare i lavori. Tra un mese in Abruzzo arriveranno il freddo e il maltempo. Se ne riparla dopo il prossimo inverno. E nessuno può ancora prevedere quando torneranno abitabili quei comuni: il 2015, il 2030, mai?

Lo show ha funzionato. Hanno dato appartamenti dignitosi e casette di legno a 18 mila persone e, a guardarle dal resto dell’Italia, sembra che tutti abbiano avuto un tetto. Invece il grosso resta ancora da fare. Rimuovere le macerie, avviare la ricostruzione vera nei centri storici, i più colpiti. E soprattutto riportare in città quanti si trovano nelle stesse condizioni di sedici mesi fa: 15 mila senza lavoro e 30 mila sfollati di cui 3.500 ospitati ancora negli alberghi sulla costa adriatica, secondo i dati calcolati a inizio agosto dal Comune dell’Aquila. Da quando il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha passato i poteri di commissario delegato al presidente della Regione, Gianni Chiodi, i cittadini abruzzesi sperimentano ogni giorno cosa significhi il motto stampato sullo stemma del capoluogo: “Immota manet” c’è scritto, resta ferma. E infatti nei centri storici dei paesi non si muove nulla. Scavalcate le transenne che sbarrano le Continue reading »

Lug 242010
 

Fogli, carta bianco giallastra di un quaderno con la copertina nera.
Parole vergate di nero in fretta o lentamente,
seguirne la velocità, comprenderne i dubbi,
l’animo,
i pensieri.

Non credo ci sia nulla come una lettera di carta, un quaderno scritto per te, nel tempo, in quanto tempo ci vuole, ragionato, ricco di cancellature.
Vorrei fare un filmato di come scrivo al computer, forse sarebbe l’unica soluzione per rendere davvero soddisfacente la scrittura sul web.

Tanti anni or sono, prima dei bLog (andrebbe con la L maiuscola… viene da Web Log) prima di Skype, di MSN, mySpace, Facebook, quando ICQ si stava espandendo questo aveva un sistema di scrittura oggi considerato bizzarro.
ICQ non è altro (perché esiste ancora) che un sistema di messaggistica immediata analogo a MSN, Skype e gli altri, ma all’epoca aveva una funzione di chat che permetteva di vedere in tempo reale quello che scriveva l’altra persona.
Lettera per lettera.
Vedevi se faceva un errore e tornava indietro, si leggevano le indecisioni, le insicurezze, se entrambi scrivevano entrambi si leggevano contemporaneamente, in due parti diverse delle finestre.
Si perdeva lo scripta manent? No! Perché nei log restava la scrittura come era stata fatta, potevi rivedere come l’altro aveva scritto, non solo COSA ma COME, QUANDO, velocemente o lentamente, o in modo sicuro, o insicuro, vedere le cancellature, era uno scrivere vivo, forse addirittura più vivo della carta, uno scrivere dialogando, uno scrivere senza le incomprensioni che le chat e gli sms portano ora, era uno scrivere simile al parlare dove scrivi in diretta senza minuti di pausa di riflessione, uno scrivere più nudi, più veri, più vivi.
Ecco mi manca.
Mi manca almeno per scrivere con le persone che amo, con le persone con cui vorrei condividere i miei istanti ma vivono lontane, con le persone con cui non posso parlare ogni volta che voglio e che non hanno il tempo di scrivere lettere di carta, di carta vera e parole e con cui non posso vivere di sorrisi, di voce e di sguardi.

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Privacy Policy Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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