Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Quando siamo estremamente divisivi è probabile siamo vittime di Fake News

Viviamo in un mondo complesso, e molti chiamano quella che stiamo vivendo l’era dell’Informazione.
Tutto ci viene fornito apparentemente su un piatto d’argento e abbiamo la netta impressione di essere in grado di reperire qualunque informazione di cui abbiamo bisogno. Nel tempo però è diventato sempre più difficile distinguere informazioni vere da informazioni false.
La stessa convinzione di poter reperire qualunque informazione tuttavia sembra stia causando una maggiore radicalizzazione delle idee. Vale per quelle religiose dove non esiste solo una radicalizzazione delle correnti islamiche ma anche di molte correnti cattoliche o religiose in genere, vale per la politica che sta diventando sempre più polarizzata e divisiva con inasprimenti delle posizioni che portano verso estremi, vale per un odio o un amore incondizionato per le conquiste mediche e scientifiche, vale per le tesi animaliste o naturaliste, per movimenti pro o contro le persone LGBTI, ormai qualunque idea sta diventando radicale, qualunque scontro sta diventando assoluto.

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Stupidità e ignoranza non sono la causa.

Leggevo una discussione su un gruppo che si occupa di scienza. La domanda a far partire la discussione era fondamentalmente quali fossero dei possibili metodi di contrasto alla diffusione di tesi complottiste, prendendo come spunto meramente esemplificativo quelle No-Vax. Ovviamente lo stesso meccanismo può applicarsi a gran parte delle tesi di complotto in cui vi sia un legame con la scienza (medicine alternativie, 5G, elettrosensibilità, determinate intolleranze alimentari, macchinari per produrre o prevedere terremoti, macchinari per controllare il meteo, HAARP, e chi più ne ha più ne metta). Una delle prime risposte, citava la “teoria della montagna di cacca” (https://wp.me/pQMJM-1Sz), ossia il fatto che ci vuole molto meno tempo a diffondere una tesi errata che a dimostrane la fallacia. Vero, verissimo, ed è una buona risposta seppure a mio avviso parziale.

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Come riconoscere una Fake News? Parte 3

Come sono fatte le Fake News?

La caratteristica principale di una Fake News, posto che non si tratti di una Fake News causata semplicemente da un errore è quella di colpire. Secondariamente lo scopo è quello di far guadagnare qualcosa a chi la crea. Che sia un guadagno economico, di consensi o solamente di buon umore nessuno mette in giro una Fake News per rimetterci. Questa è già un’informazione importante. Se un’azienda dichiarasse qualcosa che le faccia perdere consensi o clienti probabilmente quella sarebbe una notizia vera. Viceversa se dichiarasse qualcosa che aumenti eccessivamente i consensi (spesso purtroppo è il caso delle azioni caritatevoli e umanitarie) sarebbe da osservare con sospetto. Questo ovviamente non significa che nessuna azienda faccia azioni umanitarie o caritatevoli ma che il modo in cui le pubblicizza può far venire il sospetto di azioni mirate alla pubblicità.

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La narrazione della prepotenza (e dell’ignoranza)

Solo pochi giorni fa scrivevo del bullismo usato come propaganda politica (https://wp.me/pQMJM-1Qo). Non era ancora scoppiata la fobia del Coronavirus, che poi si chiama 2019-nCoV perchè coronavirus è solo una macro categoria di virus (per info: https://tinyurl.com/rqn789a), e Stephen King doveva ancora abbandonare Facebook all’urlo di “Non mi fido. Troppe fake news e poca protezione della privacy” (https://tinyurl.com/tw635t6).

Frequento sempre meno i social, ci scrivo prevalentemente per notificare i nuovi articoli di questo blog, ma li navigo, li esploro, leggo quello che ci scrive su la gente. Mi sono sempre interessato alla Psicologia delle masse (https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_delle_masse), a partire da quando da piccolo mi affascinava il fenomeno per cui nell’Arena di Verona ai concerti gli applausi tendono dopo pochi secondi a sincronizzarsi sulla frequenza di rimbalzo dell’eco.

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Una rivoluzione immaginaria

Una rivoluzione immaginaria

Riflettevo su questa cosa ancora anni fa, avevo un età in cui ci si sente destinati a cambiare il mondo, in cui ci si sente di poter essere “la persona diversa”, quella intelligente, quella che può fare la differenza. Mi guardavo attorno e pensavo a come generazioni di giovani abbiano nel tempo cambiato o quantomeno provato a cambiare il mondo. Penso alle generazioni che negli anni 70 hanno creato fermenti che anche in una nazione piccola come l’Italia hanno cambiato l’istruzione, lasciamo perdere se nel meglio o nel peggio, al fermento artistico che univa poesia a musica a pittura a performance artistiche, alle comuni in cui musicisti di estrazioni diverse contribuivano a vicenda a creare opere di altri senza pensare ai guadagni, tornando indietro alle generazioni che hanno combattuto per la patria con o senza fucile in mano, quelli che hanno contribuito alle ricostruzioni.

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H1N1, pandemia inventata

Gravità del virus A esagerata per motivi economici, afferma Consiglio d’Europa

Una colossale montatura. È il giudizio che emerge da un rapporto del Consiglio d’Europa sulla pandemia più famosa degli ultimi anni, l’influenza A/H1N1, rivelatasi uno spreco di denaro pubblico di proporzioni inusitate.
Il relatore del documento, Paul Flynn, parlamentare britannico, è stato categorico nel definire l’H1N1 “una pandemia mai avvenuta”, e i programmi di vaccinazione “medicinali placebo su vasta scala”. Risultano di conseguenza “prove schiaccianti che la pericolosità del H1N1 è stata enormemente gonfiata”. Il rapporto sottolinea inoltre la mancanza di trasparenza nei meccanismi che hanno condotto alla dichiarazione della pandemia.
Altre critiche vengono da un’inchiesta del British Medical Journal, pubblicata da Fiona Godlee, direttore della rivista, e da alcuni esperti del Bureau of Investigative Journalism.

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