Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Social e internet. Cosa rischia il genitore?

Nell’articolo Come funziona il controllo parentale per i minori? (https://short.staipa.it/ldrbr) oltre al tema principale della protezione dei minori ho parlato di quali siano i limiti di accesso per età di alcune piattaforme. Tali limiti vengono quasi sempre violati o per assenza del controllo dei genitori, per ignoranza degli stessi o talvolta con la collaborazione stessa dell’adulto.
Ma esistono dei limiti dal punto di vista legale? A quali rischi si va incontro violandoli?

Su questo argomento, al di fuori delle mie competenze dirette, ha fatto un ottimo video l’avvocato Angelo Greco sulla sua rubrica “Così è la legge” su YouTube (https://short.staipa.it/van3p). Lo trovate in fondo all’articolo e questo stesso articolo è scritto partendo dalle informazioni e gli spunti che ha fornito lui.

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La narrazione della prepotenza (e dell’ignoranza)

Solo pochi giorni fa scrivevo del bullismo usato come propaganda politica (https://wp.me/pQMJM-1Qo). Non era ancora scoppiata la fobia del Coronavirus, che poi si chiama 2019-nCoV perchè coronavirus è solo una macro categoria di virus (per info: https://tinyurl.com/rqn789a), e Stephen King doveva ancora abbandonare Facebook all’urlo di “Non mi fido. Troppe fake news e poca protezione della privacy” (https://tinyurl.com/tw635t6).

Frequento sempre meno i social, ci scrivo prevalentemente per notificare i nuovi articoli di questo blog, ma li navigo, li esploro, leggo quello che ci scrive su la gente. Mi sono sempre interessato alla Psicologia delle masse (https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_delle_masse), a partire da quando da piccolo mi affascinava il fenomeno per cui nell’Arena di Verona ai concerti gli applausi tendono dopo pochi secondi a sincronizzarsi sulla frequenza di rimbalzo dell’eco.

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Il bullismo spacciato come valore

Ho un’età che ancora mi consente di ricordare come fosse la politica nella prima repubblica, e non intendo per tutti i numerosi lati negativi legati alla corruzione, ma per il modo in cui le persone si approcciavano alla politica. L’educazione, il presentare dei programmi, il seguire degli ideali erano i prerequisiti fondamentali per avere un qualsivoglia ruolo. Nel tempo invece, da ormai più di vent’anni il ruolo del politico è stato passato dai politici di professione alle scimmie urlatrici.

Come in un branco di scimpanzé vince chi urla più forte, chi batte più forte le mani sul petto, chi lancia più merda addosso al contendente. Ci siamo abituati a questo e i leader politici di quasi tutti i partiti fanno essenzialmente questo di lavoro: gettare merda sugli altri, urlare, accusare e dire “sì beh ma loro?”.

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