Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Il bullismo spacciato come valore

Tempo di lettura 5 minuti

Ho un’età che ancora mi consente di ricordare come fosse la politica nella prima repubblica, e non intendo per tutti i numerosi lati negativi legati alla corruzione, ma per il modo in cui le persone si approcciavano alla politica. L’educazione, il presentare dei programmi, il seguire degli ideali erano i prerequisiti fondamentali per avere un qualsivoglia ruolo. Nel tempo invece, da ormai più di vent’anni il ruolo del politico è stato passato dai politici di professione alle scimmie urlatrici.

Come in un branco di scimpanzé vince chi urla più forte, chi batte più forte le mani sul petto, chi lancia più merda addosso al contendente. Ci siamo abituati a questo e i leader politici di quasi tutti i partiti fanno essenzialmente questo di lavoro: gettare merda sugli altri, urlare, accusare e dire “sì beh ma loro?”. Quelli che non rientrano nella categoria delle scimmie urlatrici semplicemente rientrano nella categoria dei coso, quelli che si fa fatica a ricordarsi come si chiamano e ci si chiede se siano ancora in politica.

Ci siamo abituati a questo e così è ora di fare un ulteriore passo avanti per questa politica moderna, più o meno lo stesso passo che farebbe Wile Coyote sul bordo di canyon: inventare il politico bullo.

Siamo in una società in cui finalmente ci si sta muovendo un po’ per fare informazione sul bullismo, in cui perfino serie tv e film trattano l’argomento, siamo in una società in cui il bullismo è comunque un’emergenza e ci si preoccupa di ragazzini che filmano i propri atti di bullismo e li condividono come vanto, in cui si creano chat come The Shoah Party (https://tinyurl.com/y3arlxrt) in cui il divertimento è la violenza verbale. La politica dovrebbe lavorare per opporsi a questo, per cambiare le cose, per essere di esempio ed invece…

Ed invece “politici” come Matteo Salvini prendono consensi:

  • Prendendo in giro due ragazze, Greta e Vanessa, rapite mentre facevano volontariato in Siria
  • Pubblicando la foto di una donna che poi è stata bersagliata di insulti dai dotti salviniani
  • Prendendo in giro un ragazzo dislessico
  • Dando in pasto alla gogna mediatica il contatto diretto di una ragazza di diciannove anni per fare insultare anche lei gratuitamente dai dotti salviniani
  • Suonando a casa di una famiglia che per sentito dire potrebbe spacciare dando modo a chiunque di capire dove abiti, non importa che spaccino davvero o che sia una malalingua

Non bastavano

  • Le balle che fino a poco tempo fa si inventavano su Laura Boldini che almeno aveva gli strumenti per difendersi e una visibilità paragonabile

Mi chiedo perché lui e chi gli sta attorno non si renda conto della disparità enorme che c’è tra la visibilità di un “politico” del suo calibro e una ragazzina che protesta. Se è vero che talvolta tutto è partito da insulti potenzialmente esagerati (ma altre volte no, come per Boldrini, la famiglia di presunti spacciatori, il ragazzo dislessico, ecc…) pubblicare i dettagli del profilo di una persona sui social di uno dei più seguiti leader politici della nazione equivale a rispondere con una cannonata ad un buffetto. Rappresenta l’atto di bullismo più grave che si possa commettere, ancor più grave considerato da chi arriva.

Ma anche a questo ormai la gente si sta abituando, lo cercano, lo desiderano e poi magari quando il proprio figlio verrà messo in un angolo e picchiato o preso in giro si chiederanno cosa c’è che non va nel mondo. Ma intanto adorano il prevaricatore, sperano in qualche modo di salire sul carro del più forte, sperano forse nel proprio intimo che il proprio figlio, dovesse essere, stia dalla parte del bullo.

Ma è questo il messaggio che vogliamo consegnare ai posteri? Vogliamo davvero che siano persone così a rappresentarci, e a guidarci?

Se non lo vogliamo dovremmo opporci a questo modo di fare politica, ma non solamente a Salvini o a chi per esso, dovremmo opporci al nostro collega di lavoro che lo osanna, al nostro parente che si esalta ad ogni insulto mediatico, a l’amico che sentenzia che se la sono cercata.

Nasce da lì la forza che può avere un politico insultando, nasce dal fatto che lasciamo fare. Come nel bullismo comune chi può e deve fare la differenza è l’osservatore. Quello che non è ne il bullo ne la vittima. Tutti noi dovremmo fare la differenza.
Tutti noi dovremmo spingere il bullo a fermarsi, a moderare i termini, a cambiare la sua narrazione.


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