Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

La narrazione della prepotenza (e dell’ignoranza)

Solo pochi giorni fa scrivevo del bullismo usato come propaganda politica (https://wp.me/pQMJM-1Qo). Non era ancora scoppiata la fobia del Coronavirus, che poi si chiama 2019-nCoV perchè coronavirus è solo una macro categoria di virus (per info: https://tinyurl.com/rqn789a), e Stephen King doveva ancora abbandonare Facebook all’urlo di “Non mi fido. Troppe fake news e poca protezione della privacy” (https://tinyurl.com/tw635t6).

Frequento sempre meno i social, ci scrivo prevalentemente per notificare i nuovi articoli di questo blog, ma li navigo, li esploro, leggo quello che ci scrive su la gente. Mi sono sempre interessato alla Psicologia delle masse (https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_delle_masse), a partire da quando da piccolo mi affascinava il fenomeno per cui nell’Arena di Verona ai concerti gli applausi tendono dopo pochi secondi a sincronizzarsi sulla frequenza di rimbalzo dell’eco.

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Il bullismo spacciato come valore

Ho un’età che ancora mi consente di ricordare come fosse la politica nella prima repubblica, e non intendo per tutti i numerosi lati negativi legati alla corruzione, ma per il modo in cui le persone si approcciavano alla politica. L’educazione, il presentare dei programmi, il seguire degli ideali erano i prerequisiti fondamentali per avere un qualsivoglia ruolo. Nel tempo invece, da ormai più di vent’anni il ruolo del politico è stato passato dai politici di professione alle scimmie urlatrici.

Come in un branco di scimpanzé vince chi urla più forte, chi batte più forte le mani sul petto, chi lancia più merda addosso al contendente. Ci siamo abituati a questo e i leader politici di quasi tutti i partiti fanno essenzialmente questo di lavoro: gettare merda sugli altri, urlare, accusare e dire “sì beh ma loro?”.

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Ricaldamento Globale

Non è che ci siamo persi qualcosa?

Se ti annoi salta direttamente alla parte dopo a ECCO LA PETIZIONE che è la parte più importante.
Se invece hai voglia di leggere e farti qualche domanda sei il benvenuto.
Siamo tutti presi, come sempre, dal nostro governo che ogni 2,5 anni (media effettiva) cade e viene rieletto. Siamo tutti occupati dalla terribile crisi dei migranti che in percentuali inferiori all’1% della popolazione stanno invadendo le nostre coste per cercare di andare in Germania che tanto da noi non c’è trippa per gatti, siamo tutti occupati a guardare le navi bloccate con su poche decine di migranti mentre centinaia sbarcano altrove. Siamo tutti occupati a guardare i nostri vice premier litigare come se non ci fosse un domani. La cosa che ci stiamo perdendo è che forse un domani non ci sarà davvero. Per i nostri figli ma anche per noi.
Alle prossime elezioni, non mi importa se a ottobre o a fine legislatura, torneranno i politici rampanti a fare proclami su accise, redditi di cittadinanza, tasse più basse e quant’altro perché è più semplice conquistarci così.

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Perché odi gli immigrati. O gli omosessuali. O le donne. O i tossici. O…

Il cambiamento sta avvenendo ormai da qualche anno, prima sottovoce quando al bar la gente diceva “Io non ce l’ho con loro ma…“, poi complice una certa politica tutti quei “io non sono [omissis] ma..” è diventata nella pratica la formula di una nazione tanto da arrivare al governo e venire sdoganata come normale, ampiamente accettata. Conosco perfino persone che pur lavorando nel sociale e con poveri e stranieri non provano nessuna pietà per chi arriva in barcone, e questo vale per ognuna delle minoranze che vengono regolarmente vessate. Non è solo questione del fatto che vessare una minoranza sia più semplice, che faccia sentire un’appartenenza, che aiuti a distrarci da problemi più immediati o ci faccia sentire migliori. Forse esiste un altro meccanismo insito nell’uomo a spingere la massa in quella direzione.

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Laudate Hominem

C’è una diatriba interna ormai tra quello che è il cristianesimo, il messaggio contenuto nei vangeli -apocrifi o meno poco importa- e la vita reale di chi lo professa. Non dovrebbe neppure servire farne esempi ma quando esponenti politici portano alta la bandiera di un cattolicesimo convinto e si trovano a rifiutare tutto ciò che è caritàaccoglienzaamore per il prossimo, quando parte dei cattolici stessi portano la bandiera di questi politici convinti che incarnino i loro valori diviene chiara la dicotomia tra il messaggio che un giovane uomo predicava in giudea duemila anni fa e quello raccolto oggi. Parlarne in maniera asettica, senza abbassarsi allo stesso livello non è mai facile ma qualcuno prima di me, ha trovato il modo elegante e razionale di esprimerlo con un eleganza oggi ancora irraggiunta.

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Di Maio, George Orwell e la politica odierna

Mi ero ripromesso di non scrivere più di partitica, di non nominare più esponenti politici e di non immischiarmi più in queste cose. Lo avevo fatto perché ormai tutti si sentono in diritto di sentenziare dall’alto di podi da espertoni facendo spesso magre figure e ho cercato con tutto me stesso di non appartenere mai più a queste schiere di imbecilli. Ma per quanto io non sia in genere molto patriottico quando un leader politico trasforma la bandiera nazionale in un simbolo strumentalizzato del proprio partito, quando lo fa a pochi giorni dal 2 giugno dicendo di tirarla fuori come rivendicazione, allora termina anche ogni armistizio. Quando mi si toglie la libertà di essere patriottico perché esserlo mi farebbe apparire come appartenente ad una fazione si sta ledendo il mio diritto di essere Italiano. Quando non è più la loro bandiera ad essere il loro simbolo ma è la mia allora siamo al primo grande balzo verso un fascismo, verso una battaglia sporca di fango e schifo.

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