Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo, divulgazione informatica, uso consapevole tecnologia, e fatti miei

Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza

La Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza si celebra l’11 febbraio di ogni anno per riconoscere il ruolo fondamentale delle donne nella scienza in un mondo in cui è sempre stato difficile per loro potersi esprimere.

Basti pensare che la prima donna a cui sia stato permesso di laurearsi è stata Elena Lucrezia Cornaro Piscopia nel 1678, laureata in Filosofia perché Teologia in cui voleva laurearsi non era considerato adatto a una donna. L’università di Bologna esisteva già da più di seicento anni, dal 1088. Poi goccia a goccia pian piano ne sono seguite altre

  • 1678. Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, Prima laureata in Filosofia
  • 1732: Laura Bassi Verati, Prima laureata in Storia naturale e medicina
  • 1751: Cristina Roccati, Prima laureata in filosofia e fisica
  • 1877: Ernestina Paper, Prima laureata in medicina
  • 1891: Fabri Cornelia, Prima laureata in Scienza Matematiche

Secondo il ‘Rapporto tematico di genere’ realizzato dal Consorzio interuniversitario AlmaLaurea (https://short.staipa.it/x6eat

Continua a leggere

La verità in faccia. Not all men, but all women.

Nell’ultimo periodo ho tralasciato un po’ il tema informatico, che riprenderò a breve. Ho parlato di femminicidio e di violenza sulle donne. Tutto quello che ho scritto però non sarebbe completo senza un corredo di informazioni che diano un quadro della realtà.

L’ho fatto volutamente, più volte ho ignorato il cosa sia la violenza sulle donne, uccisioni a parte, perché spesso su questo non c’è consenso quando il consenso è visto da parte di noi uomini. Non l’ho fatto perché citando esempi si finisce per deviare la discussione dal tema principale al dettaglio specifico. Si discute se un apprezzamento verbale sia o no violenza, se una toccatina di più o meno di dieci secondi valga come violenza o no, se la violenza sia uno stupro completo solo con lividi e liquidi sparsi o se non sia necessario arrivare a quel punto.

Continua a leggere

L’incapacità di comprendere la realtà dei femminicidi

Era un po’ che mi girava in testa l’idea di scrivere qualcosa sul modo di commentare delle persone sui social. L’articolo che ho scritto recentemente, Il caos provvidenziale e la famiglia Cecchettin (https://short.staipa.it/6n83a) purtroppo me ne dà il modo.

Per chi non ha tempo di leggerlo, anche se è sicuramente più utile leggere quello che questo, si tratta di un articolo sui femminicidi, sul fatto che le cose nell’opinione pubblica stiano cambiando e che sia fondamentale siamo noi uomini a farci portavoce di questo cambiamento. Scrivo anche che ci sono persone che si stanno infastidendo di questo cambiamento e che trovo positivo tale fastidio perché indica come davvero le cose stiano cambiando.

L’articolo è stato condiviso da diverse persone su Facebook e sul profilo di una di queste c’è chi si lamenta di come la questione del femminicidio di Giulia Cecchettin sia stato gestito come propaganda.

Continua a leggere

blank

Il caos provvidenziale e la famiglia Cecchettin

Ho notato che nessuno entra nel panico quando le cose vanno secondo i piani… anche se i piani sono mostruosi. Se domani dico alla stampa che un teppista da strapazzo verrà ammazzato o che un camion pieno di soldati esploderà, nessuno va nel panico, perché fa tutto parte del piano. Ma quando dico che un solo piccolo sindaco morirà… allora tutti perdono la testa! Se introduci un po’ di anarchia… se stravolgi l’ordine prestabilito… tutto diventa improvvisamente caos.

Jocker in Il Cavaliere Oscuro, Christopher Nolan

Si tratta semplicemente di questo. Se non c’è un forte cambiamento, se non c’è qualcosa che lo scuote, l’essere umano tende ad abituarsi. Si tratta di un semplice meccanismo di sopravvivenza, se passassimo tutto il tempo a pensare a ciò che può accadere saremmo incapaci di uscire di casa o di alzarci dal letto.

Continua a leggere

blank

L’importanza di lottare per i diritti degli altri

L’impegno per il bene comune è qualcosa tutti vorremmo in una società civile e democratica, ma spesso le persone tendono a lottare solo per le cause personali, dimenticando l’importanza dell’impegno collettivo. Ci sono miriadi di temi che stanno a cuore a ognuno di noi, il tema dei femminicidi, il tema delle grandi migrazioni, il tema delle discriminazioni etniche o di genere, il tema del lavoro precario, il tema delle morti sul lavoro, il tema del tombino intasato davanti a casa, il tema di non c’è sufficiente crema pasticcera nei cornetti del bar che frequento.

Non importa quale sia il tema di fondo, ognuno ne ha uno o più che ritiene fondamentali, necessari, importanti sopra ad ogni altro. Il problema è che la gran parte delle volte quello che manca per risolvere la problematica è l’impegno collettivo.

Continua a leggere

blank

Ogni femminicidio è colpa mia

Esiste un fenomeno psicologico noto che spinge molti a dare la colpa alla vittima, si chiama Colpevolizzazione della vittima (https://short.staipa.it/f6l9l): il ritenere la vittima di un reato responsabile dell’accaduto.

Lo vediamo succedere quasi invariabilmente se la vittima è in una posizione sociale percepita come minore, è qualcosa che percorre la storia. Vale dai migranti che si sono cercati la morte su un barcone, vale per i tossicodipendenti che hanno scelto loro quella vita, vale per le donne vittima di violenza che dovevano stare più attente.

Raramente ci si ferma a ragionare su cosa abbia portato a una certa situazione perché trovare una soluzione semplice è più facile. Soprattutto se quella soluzione ci assolve da ogni colpa.

È così che, quando una donna viene violentata o uccisa, si cerca di insegnare alle donne cosa dovrebbero fare, che non dovrebbero vestirsi in un certo modo, assumere determinate bevande, dare ascolto a determinate persone.

Continua a leggere

blank

Sei donne che hanno cambiato il mondo

Gli scienziati famosi sono soprattutto uomini.

Galileo Galilei, Isaac Newton, Albert Einstein, Enrico Fermi, Luis Pasteur, Charles Darwin… perché non ci sono donne che hanno contribuito altrettanto alla scienza?

Gabriella Greyson, fisica e divulgatrice scientifica, in Sei donne che hanno cambiato il mondo ci racconta di questo, sfatando il pregiudizio che le donne non siano adatte a questi ruoli e spiegandoci attraverso la vita di sei scienziate, dei loro successi e delle discriminazioni che hanno vissuto i modi in cui nonostante abbiano contribuito a cambiare il mondo per i più siano state dimenticate. Marie Curie (1867-1934), Lise Meitner (1878-1968), Emmy Noether (1882-1935), Rosalind Franklin (1920-1958), Hedy Lamarr (1914-2000) e Mileva Marić (1875-1948), sono le donne di cui viene tracciata la storia completa ma sono molte altre quelle che vengono citate, da Ipazia, a Fabiola Giannotti (1960-) attuale responsabile del CERN, Barbara Mc Clintock (1902–1992), Wu Chien Shiung(1912 – 1997), Vera Rubin (1928 – 2016), Jocelyn Bell (1943-), Lisa Randal (1962-) a Samantha Cristoforetti (1977-).

Continua a leggere

blank

Ipazia. La vera storia.

Ho chiamato mia figlia Ipazia. Ormai immagino sia noto per chi mi conosce o mi segue, o forse no.

Ma chi è Ipazia? Cosa evoca questo nome? Sicuramente la forza di una donna che nel 400 CE poteva permettersi di insegnare la scienza agli uomini e di gestire uno dei più grandi musei biblioteca del mondo ad Alessandria d’Egitto. Una donna che ha combattuto per ideali di libertà e di conoscenza contro chi invece preferiva che la conoscenza non proliferasse. Sicuramente un esempio rimasto nella storia e cantato da poeti, scrittori e filosofi. Filosofa, scienziata, o strega viene considerata martire per la scienza. Ognuno ha provato a portare la storia di questa donna verso la propria posizione. Scienziati, religiosi, cattolici e protestanti, ognuno ha raccontato di lei una storia diversa usando i propri pregiudizi, i propri interessi.

Continua a leggere

blank

Perché odi gli immigrati. O gli omosessuali. O le donne. O i tossici. O…

Il cambiamento sta avvenendo ormai da qualche anno, prima sottovoce quando al bar la gente diceva “Io non ce l’ho con loro ma…“, poi complice una certa politica tutti quei “io non sono [omissis] ma..” è diventata nella pratica la formula di una nazione tanto da arrivare al governo e venire sdoganata come normale, ampiamente accettata. Conosco perfino persone che pur lavorando nel sociale e con poveri e stranieri non provano nessuna pietà per chi arriva in barcone, e questo vale per ognuna delle minoranze che vengono regolarmente vessate. Non è solo questione del fatto che vessare una minoranza sia più semplice, che faccia sentire un’appartenenza, che aiuti a distrarci da problemi più immediati o ci faccia sentire migliori. Forse esiste un altro meccanismo insito nell’uomo a spingere la massa in quella direzione.

Continua a leggere