Set 212018
 

Lo so. Alla domanda “In che mondo vivranno i nostri figli?” rispondo sempre “Nello stesso in cui viviamo noi e in cui hanno vissuto i nostri genitori e i genitori dei nostri genitori e così via“. Il mondo alla fine è sempre la stessa declinazione di bellezze e brutture. L’uomo si crede migliore di chi è venuto prima (e di chi verrà dopo) e ogni volta si meraviglia nello scoprire di essere invece peggiore. Di fatto cambiano le situazioni ma non i meccanismi di base. Cambiano i tempi ma non l’uomo.
Una domanda più pertinente per me sarebbe: “Ma in che mondo stiamo vivendo noi?“.
In questi giorni mi sono trovato ad affrontare un paradosso che come direbbe una mia cara amica, “non mi ci sta in testa“. Non trovo una definizione migliore. In poche ore mi sono trovato a leggere articoli di un gruppo parlamentare che lotta per diminuire i diritti dei cittadini (https://goo.gl/L7PbCY) e di una attivista vegana che lotta per i diritti dei pesci (https://goo.gl/Fqephw) lamentandosi del fatto che all’acquario di Genova ci si mangi davanti. Come se un pesce riuscisse a distinguere cos’hai nel piatto. Come se la differenza tra un uomo e una mucca, entrambi mammiferi, fosse maggiore di quella tra uno delfino e un totano che sono rispettivamente un mammifero cetaceo e un cefalopode.
Siamo davvero in un mondo in cui nonostante la crisi economica, nonostante le guerre continue, nonostante esseri umani muoiano quotidianamente nella ricerca della libertà qualcuno si occupa di togliere altre libertà o di lamentarsi perché un delfino, che mangia pesce per definizione, potrebbe offendersi perché ti vede un totano nel piatto. Mi immagino già il totano che fa il tifo quando ti vede nel piatto un tonno o una ricciola, suoi principali predatori.
Qualcuno vuole decidere come finire la propria vita e ottiene la possibilità di farlo. Che male ti fa se tu non vuoi avere questa libertà? Qualcuno vuole riconosciuti i diritti di poter ereditare, avere informazioni mediche, condividere degli averi, costruire qualcosa con chi ama indipendentemente dal sesso e riesce ad ottenerlo. Che male ti fa se tu non vuoi farlo?

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Mag 282018
 

Mi ero ripromesso di non scrivere più di partitica, di non nominare più esponenti politici e di non immischiarmi più in queste cose. Lo avevo fatto perché ormai tutti si sentono in diritto di sentenziare dall’alto di podi da espertoni facendo spesso magre figure e ho cercato con tutto me stesso di non appartenere mai più a queste schiere di imbecilli. Ma per quanto io non sia in genere molto patriottico quando un leader politico trasforma la bandiera nazionale in un simbolo strumentalizzato del proprio partito, quando lo fa a pochi giorni dal 2 giugno dicendo di tirarla fuori come rivendicazione, allora termina anche ogni armistizio. Quando mi si toglie la libertà di essere patriottico perché esserlo mi farebbe apparire come appartenente ad una fazione si sta ledendo il mio diritto di essere Italiano. Quando non è più la loro bandiera ad essere il loro simbolo ma è la mia allora siamo al primo grande balzo verso un fascismo, verso una battaglia sporca di fango e schifo. Quando un partito rivolta la realtà e dopo aver ottenuto consensi grazie alle fake news, ed essere stato fondato dalla società che gestisce la maggior parte dei siti di fake news fa la vittima dicendo che le notizie false sono quelle degli altri e contemporaneamente negando le proprie stesse dichiarazioni, quando un uomo che se parla libero non sa coniugare un verbo esce con un video che palesemente non è farina del suo sacco, con un discorso scritto da un professionista della comunicazione, con un incipit, una tesi, delle spiegazioni e una conclusione ma una infinità di tagli di scena perché nella pratica non sarebbe mai in grado di farlo intero, allora cominci a renderti conto che qualcosa sta andando storto.
Ma è quando ti accorgi che una grande quantità Continue reading »

Apr 122018
 

Negli ultimi anni, l’espansione di Internet e la conseguente accelerazione e popolarizzazione dell’informazione ha cambiato il nostro mondo in diversi modi.

Umberto Eco aveva riassunto in una maniera quantomai efficace quanto stava accadendo, era il 10 giugno 2015 durante l’incontro con i giornalisti in occasione della laurea honoris causa in Comunicazione e cultura dei media conferitagli dall’Università di Torino, parlava di Twitter ma in generale dei social media

…dà diritto di parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società. […] Sono della gente che di solito veniva messa a tacere dai compagni […] e che adesso invece ha lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. […] Credo che dopo un poco si crei una sindrome di scetticismo, la gente non crederà più a quello che gli dice Twitter. All’inizio è tutto un grande entusiasmo, a poco poco a poco dice: chi l’ha detto? Twitter. Allora tutte balle.

Il problema oggi è saper distinguere quali siano gli imbecilli, molti dei quali usano la stessa affermazione di Eco per bullarsi e sentirsi migliori. Prima di iniziare questo discorso però ci tengo a precisare che anche io potrei essere uno di questi, e che di certo in alcuni momenti lo sono stato.

Anni or sono la moda dei complotti era decisamente minore e spesso si basava su complotti verosimili o reali, la nostra Ustica, la P2, lo Scandalo della banca Romana, la trattativa Stato Mafia sono le prime e forse più importanti che mi vengono in mente, la morte di Kennedy, un’altro estero ce ne sono a decine e sono reali, comprovati esistenti. Assieme a questi ne esistevano pochi altri, tutto quello che non aveva documentazione affidabile scompariva nella memoria delle persone e nell’oblio. Forse i primi casi di notizie false (no per ora non userò il termine che va di moda oggi) sono stati quelli sugli alieni come il caso dell’Incidente di Roswell, in particolare per quanto riguarda l’autopsia dell’alieno. Esiste il filmato e questo ha creato uno dei primi legami del tipo “ho visto il filmato quindi è vero” Continue reading »

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