Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo, divulgazione informatica, uso consapevole tecnologia, e fatti miei

Uso consapevole dei social network

La percezione della realtà sui social network è un tema di grande attualità e importanza, che merita una riflessione approfondita. Sempre di più in una società in cui tutto spinge alla fruizione delle notizie attraverso i social. I giornali ormai vengono in larga parte seguiti e commentati soprattutto sui social network, gli eventi mondani vengono pubblicati sui social network, i politici pubblicano le loro dichiarazioni suo social network invece che attraverso siti istituzionali. Per qualcuno che abbia frequentato Internet nell’era pre social tutto questo è assurdo e va contro il senso e il valore di libertà e pluralità su cui Internet stessa è stata fondata, ma non solo. Il fatto che tutte le cose vengano pubblicate su un principale canale privato impedisce quel controllo automatico che l’utente è costretto a fare quando deve scegliere una fonte di informazione.

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Di incidenti e di YouTubers

Come di consueto sulle polemiche mi ci butto con il mio tipico lieve ritardo, un po’ per non marciarci troppo e un po’ perché preferisco scrivere fuori dall’onda del clamore e delle varie indignazioni, dandomi il tempo di elaborare la situazione.

Il riassunto è veloce e superfluo: gruppo di famosi YouTuber causa incidente durante le proprie folli riprese. Bambino muore.

Ed è l’unica cosa che è dato sapere con certezza e che francamente mi interessi, anzi alla fine neppure quello ma lo spiegherò più avanti. Il resto della dinamica, in ogni caso, è del tutto ininfluente dal mio punto di vista, come lo sono le indagini e quello che verrà fuori dal caso specifico.

La dinamica a cui sono interessato, invece, io che vorrei vivere in un mondo in cui le persone soppesassero le notizie e osservassero i dati e fossero in questo modo immuni da Fake News e manipolazioni è tutto il clamore su questa notizia.

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Ecologia Digitale

Ecologia Digitale. Il titolo dice tutto ma va poi spiegato, declinato nei vari capitoli di questo libro dai numerosi autori: Gerry McGovern, Carlo Gubitosa, Francesco Cara, Giuseppe Palazzo, Alberto Prina Cerai, Alessandro Cillario, Stefano Onofri, Giacomo Venezia, Stefana Broadbent, Dario Pizzul, Stefano Trumpy, Tommaso Goisis, Stefania Paolazzi, Maurizio Napolitano, Giulia Monteleone, Matteo Spini, Nicola Bonotto, Savino Curci, Antonio Alessio Di Pinto, Gauthier Roussilhe, Massimo Acanfora, Duccio Facchini, Andrea Siccardo, Marianna Usuelli, Stefano Zoja. Così riporta la descrizione.

Questo libro parla di ecologia in senso più esteso possibile del termine, anche quando l’ecologia diventa in qualche modo igiene, pulizia. Sempre digitale si intende, perché di questo tratta il libro.

Il digitale è stato, è e continuerà a essere una enorme forma di progresso e per molte cose un grande risparmio sotto molti punti di vista.

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L’era dei social tradizionali sta per finire

Disclaimer iniziale: questo è un articolo di opinionismo spiccio che potrebbe risultare parzialmente divisivo, un po’ iperbolico, nostalgico e magari pure saccente. Ma (spoiler iniziale) ha anche una morale positiva. Quindi vedete voi, ecco.

Frequento internet da più di qualche anno, più o meno da quando ha iniziato a essere noto sul territorio italiano e si viaggiava ancora con rumorosi modem analogici

Suono di un modem analogico

e da allora ho assistito a una lunga serie di cicli che rendevano estremamente importante e apparentemente insostituibile un nuovo paradigma di navigazione rendendo obsoleto e inutile il precedente. La mia sensazione è che stiamo vivendo la fine di un nuovo ciclo e l’inizio di un altro e che le vittime sacrificali siano questa volta i social network per come li conosciamo oggi.

Agli albori della rete non esistevano i motori di ricerca, come non esistevano i social network.

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Sul sessismo, sull’impossibilità di mettersi nei panni degli altri

Non amo parlare di casi di cronaca specifici perché in generale passano, perché saltare sulla notizia è qualcosa che non amo fare, perché comunque se oggi inizio a scrivere un articolo lo pubblicherò probabilmente tra qualche giorno quando l’hype sul tema sarà calato, ma soprattutto perché non è il mio lavoro. Però talvolta le notizie di cronaca mi stimolano delle riflessioni su temi che mi sono cari, e che magari impattano la tecnologia e l’uso consapevole delle tecnologie.

Si tratta della condanna alla persona che ha dato uno schiaffo sul sedere di una giornalista, Greta Beccaglia, in diretta televisiva (https://short.staipa.it/nfjam), non credo servano grandi riassunti ma la storia è più o meno questa: un padre di famiglia, professionista, lavoratore, bravo ragazzo schiaffeggia sul sedere una giornalista in diretta TV davanti allo stadio, lei lo denuncia, lui viene condannato a un anno e 6 mesi, pena abbreviata a seguito del giudizio e che verrà annullata se il colpevole frequenterà nei prossimi 5 anni un percorso di recupero.

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Twitter è morto, lunga vita a Mastodon

Non credo serva sia io a raccontarvi di cosa stia succedendo a Twitter, ormai quando si parla di Elon Musk è a priori una notizia, sia che riesca a innestare un chip nel cervello umano sia che chiami suo figlio X Æ A-Xii, sia che metta in commercio un lanciafiamme o un portachiavi. Quello che succedendo con Twitter però è critico sotto alcuni aspetti che possono essere sotto gli occhi, e in qualche modo il controllo di ognuno di noi.

Twitter, era fino a poco tempo fa tra i social più famosi quello meno intasato da pubblicità mirate, algoritmi che cercano di controllarci e tutte quelle cosine di cui la gente ha paura sui social, non che non fosse una cloaca di rancorosi come per ormai quasi tutti gli altri, ma almeno dava la percezione di una minor ingerenza nelle nostre vite e di una maggiore libertà di azione.

Tra le prime cose fatte da Elon Musk dopo aver rocambolescamente acquistato Twitter c’è stata quella di licenziare praticamente tutti i manager e gran parte dei dipendenti, non starò a elencare tutte le conseguenze ma alcune sono necessariamente da far notare:



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Cospirazione

Tutto quello che vediamo sui social è un grande complotto

Quante volte capita di sentire affermazioni di questo genere? Persone convinte che su Facebook o sugli altri social tutto sia controllato, che ci obblighino a vedere cose che decidono loro, che ci nascondano le cose che loro non vogliono che vediamo, che insomma sia tutto controllato dall’alto?

Beh, è vero ed è pure piuttosto ovvio. Non siamo in una piazza pubblica ma nella gigantesca casa di qualcuno. Chi di noi avendo creato una struttura così gigantesca e piena di utenti la lascerebbe senza controllo alcuno e non approfitterebbe, almeno un minimo, per guadagnarci o almeno rientrare delle enormi spese tecnologiche?

La questione è che è vero ma non nel modo in cui pensano questo genere di complottisti. Esistono temi che a uno o all’altro social non vanno bene e non vengono accettati.

  • Facebook e Instagram cancellano la propaganda russa: rimossi mille falsi account a sostegno della guerra in Ucraina (https://short.staipa.it/w9ta5


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Real-Time Bidding, privacy violata nonostante il GDPR

Il GDPR, o Regolamento generale per la protezione dei dati (https://www.garanteprivacy.it/regolamentoue) è stato indubbiamente un grande passo avanti per la gestione della nostra privacy, ha imposto regole a volte un po’ farraginose ma senza dubbio molto importanti ed efficaci per proteggerla. Ma come sempre c’è chi è molto creativo nel trovare alternative per aggirare ogni forma di regola, soprattutto quando di mezzo possono esserci forti guadagni.

La più grave di queste è probabilmente il Real-Time Bidding, che in italiano si traduce in Offerte in tempo reale. La cosa emerge da un’inchiesta di Iccl Irish Council for Civil Liberties (https://www.iccl.ie/)

Il real-time bidding è un processo a cui tutti siamo costantemente sottoposti nella nostra navigazione Internet o nell’uso di app che riportano pubblicità.

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Censura

Come funziona la censura sui Social Network?

Ho parlato di censura (e di come evitarla) in Esiste la censura su Internet? (https://short.staipa.it/23xml) e in altri articoli, ma non ho ancora affrontato nello specifico la cosa che sembra terrorizzare (o spingere) di più il complottista medio. Come funziona la censura su Facebook e sugli altri social network? Esiste? Quali sono le logiche? Davvero alcuni argomenti vengono censurati?

La censura sui social network esiste, ma la gran parte dei contenuti censurati non sono quelli che usano lo spauracchio della censura per convincere gli utenti a condividere più velocemente possibile le cose.

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Quelle generalmente rientrano nell’ampia tematica delle Fake News di cui ho parlato qui, o quantomeno rientrano in quel modus operandi tipico. (https://short.staipa.it/fake3).

Il bisogno di una censura sui social network è nato principalmente nelle fasi dopo l’11 settembre e la minaccia terroristica che ne è seguita, l’obbiettivo era quello di cercare di evitare che i social venissero usati per radicalizzare e reclutare persone che avrebbero potuto finire per far parte di gruppi terroristici.

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Soldi

Facebook ha pagato per diffamare TikTok?

Qualche tempo fa, in un articolo sulla (https://short.staipa.it/blckoutc) che terrorizzava all’epoca i genitori degli adolescenti che usano TikTok, mi sono lamentato di come i giornalisti abbiano fomentato un pericolo inesistente demonizzando una piattaforma per ignoranza.
Ma se non fosse così? Se dietro tutto questo ci fosse una forma di complotto?

Il Washington Post ha pubblicato un’inchiesta (https://short.staipa.it/wptiktik) secondo la quale Facebook avrebbe pagato per mettere in giro questo genere di voci e discreditare TikTok. Interessante direi.

Innanzi tutto, come indicato anche dall’articolo dire che sia stata Facebook è improprio, per essere più precisi da qualche tempo la società Facebook, che detiene il controllo dei prodotti Facebook, Instagram, WhatsApp, Oculus oggi si chiama Meta e continua a detenere il controllo dei prodotti Facebook, Instagram, WhatsApp, Oculus.

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Cos’è il diritto all’oblio?

Ho parlato di privacy in molti modi, in molti articoli. Da un lato per quanto ci preoccupa dell’uso dei nostri dati personali che fanno siti, dall’altra dell’uso che invece possono farne le persone. In Cosa può scoprire una persona dai miei profili social? (https://wp.me/pQMJM-2ab) ho ragionato su che cosa possano scoprire di noi le persone da quello che pubblichiamo, un possibile datore di lavoro, qualcuno che debba fornirci un’assicurazione, un futuro partner… In Cos’è il Revenge Porn? (https://wp.me/pQMJM-2hM) invece ho riflettuto sul rischio che immagini intime e personali vengano condivise in rete.

La cosa che accomuna questo aspetto della privacy è il bisogno, forte, che le informazioni su di noi scompaiano dalla rete. Possono esistere molti motivi. Può trovarsi in rete qualcosa che possa compromettere il nostro futuro lavorativo, qualcosa che non rispecchi più il nostro modo di essere, o qualcosa che possa creare problemi legali, o semplicemente dopo un passato in cui ci piaceva condividere moltissime cose ora vogliamo mantenere un profilo più anonimo.

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Esiste la censura su Internet?

Esiste la censura su Internet? Sebbene non sia la domanda più diffusa in rete, il fatto che esista una censura è una delle convinzioni più ampiamente condivise dai complottisti. Hanno ragione? Non ce l’hanno?

Come quasi sempre la risposta giusta sta nel mezzo. Tutto dipende da cosa si intenda per censura e di quale situazione o luogo si stia parlando.

Se si vuole sviscerare un tema in maniera sufficientemente completa bisogna partire ancora una volta dalle basi.

Brevissimo racconto di cosa sia Internet

Internet, riassumendo ai minimi termini, è una enorme rete di computer che condividono informazioni su scala globale. Il termine rete non è affatto casuale.

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In origine Internet era un progetto militare per permettere la continuazione delle comunicazioni anche in caso di guerra o disastro, di conseguenza proprio per come è costruita è fatta per aggirare (quasi) ogni tipo di attacco.

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