Apr 122018
 

Negli ultimi anni, l’espansione di Internet e la conseguente accelerazione e popolarizzazione dell’informazione ha cambiato il nostro mondo in diversi modi.

Umberto Eco aveva riassunto in una maniera quantomai efficace quanto stava accadendo, era il 10 giugno 2015 durante l’incontro con i giornalisti in occasione della laurea honoris causa in Comunicazione e cultura dei media conferitagli dall’Università di Torino, parlava di Twitter ma in generale dei social media

…dà diritto di parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società. […] Sono della gente che di solito veniva messa a tacere dai compagni […] e che adesso invece ha lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. […] Credo che dopo un poco si crei una sindrome di scetticismo, la gente non crederà più a quello che gli dice Twitter. All’inizio è tutto un grande entusiasmo, a poco poco a poco dice: chi l’ha detto? Twitter. Allora tutte balle.

Il problema oggi è saper distinguere quali siano gli imbecilli, molti dei quali usano la stessa affermazione di Eco per bullarsi e sentirsi migliori. Prima di iniziare questo discorso però ci tengo a precisare che anche io potrei essere uno di questi, e che di certo in alcuni momenti lo sono stato.

Anni or sono la moda dei complotti era decisamente minore e spesso si basava su complotti verosimili o reali, la nostra Ustica, la P2, lo Scandalo della banca Romana, la trattativa Stato Mafia sono le prime e forse più importanti che mi vengono in mente, la morte di Kennedy, un’altro estero ce ne sono a decine e sono reali, comprovati esistenti. Assieme a questi ne esistevano pochi altri, tutto quello che non aveva documentazione affidabile scompariva nella memoria delle persone e nell’oblio. Forse i primi casi di notizie false (no per ora non userò il termine che va di moda oggi) sono stati quelli sugli alieni come il caso dell’Incidente di Roswell, in particolare per quanto riguarda l’autopsia dell’alieno. Esiste il filmato e questo ha creato uno dei primi legami del tipo “ho visto il filmato quindi è vero”, tanto che nonostante gli autori del falso filmato si siano ormai pubblicamente dichiarati e vi siano prove certe e indiscutibili del fatto che fosse stata fondamentalmente una bravata, nonostante questo ancora molti ne discutono, ci credono, vendono documentari e libri, ufologi mostrano ancora quel filmato come prova, persone ancora credono a quel filmato. Nell’era in cui le prove possono rimanere in rete questi scherzi, false notizie, menzogne o qualunque cosa siano restano e tornano ciclicamente ad essere vendute come vere. Internet ha amplificato tutto questo, accelerandolo e dando voce sia a chi vuole scoprire come è andata a Ustica o che i responsabili di P2 escano finalmente dai poteri nazionali, che a chi predica che la terra sia piatta. Con la stessa visibilità, anzi peggio: ciò che fa audience è ciò di cui è più facile inventare in continuazione scoop e niente più di qualcosa di inventato ci si adatta.

Devo ai complotti e a quelli che oggi chiamano mysteri il mio desiderio di conoscere. Uno dei primi libri che ho letto trattava di argomenti come il legame tra alieni e egiziani, tra Isola di Pasqua e tecnologie impossibili, Atlantide, il Triangolo delle Bermuda, strani poteri energetici di oggetti a forma di piramide, popolazioni perdute di giganti ed altre di queste cose. Avevo poco più di dieci anni e paradossalmente questi “racconti” stanno alla base della mia cultura scientifica e per questo non posso ritenere un imbecille chi ricerchi ed indaghi e si informi su questi temi. Infantile forse, di certo ignorante. Nel senso buono di questa parola, l’unico senso reale: “Più o meno colpevolmente sfornito delle capacità o delle nozioni richieste”. Tutti siamo ignoranti e tutti lo siamo stati prima di acquisire cultura, conoscenza, certezze. Io partendo da quello che era la moda del periodo in termini di misteri e complotti ho iniziato ad informarmi, volerne sapere di più, voler conoscere, imparare, crescere, leggere, capire. Sono arrivato alla consapevolezza che la stra gran parte di queste cose potevano semplicemente essere prese come storie fantastiche, racconti immaginifici ma che il mondo reale era incredibilmente più affascinante. Fermarsi a supporre che la terra non sia tonda chiude alla possibilità di ragionare su come sia fatto un buco nero o l’universo, supporre che le scoperte di fisica siano menzogne create per convincerci che il mondo sia diverso da come è chiude alla possibilità che noi stessi possiamo contribuire a migliorare il mondo, supporre che ogni tecnologia sia volta a controllarci spiarci o ucciderci chiude alla possibilità di guidare un giorno auto elettriche che non inquinino, diminuiscano sensibilmente gli incidenti e migliorino le nostre vite, supporre che la ricerca medica sia volta a controllarci e ucciderci chiude alla possibilità di ragionare su come sia fatto il nostro cervello, di ragionare su come funzioni il nostro stesso stesso ragionare.
Il mondo all’epoca si poteva benissimo dividere tra creduloni e non. Dove i creduloni erano quelli che credevano ciecamente a qualunque di queste teorie proposte da un libro, un programma tv, un amico al bar, gli altri erano quelli che ascoltavano e rispondevano, si facevano domande e con curiosità prendevano il buono di ogni idea.
Credo che il mondo si divida ancora in questo modo, Internet ha cambiato il modo di esprimere la realtà, ma non la realtà stessa.
Se in una prima fase, diciamo dal 1995 alla prima metà degli anni 2000 Internet era nata coma una grande risorsa tecnica e di informazioni poi via via commercializzandosi e diventando di uso comune si è entrati sempre più prepotentemente nella visione descritta da Eco. Il picco è iniziato nel 2009 con l’espansione degli Smartphone e dell’internet di massa. I contenuti di cultura che monopolizzavano la rete secondi solo alla pornografia sono stati sommersi dalla pubblicità,  dai neologismi, da ciò che fa Hype. Gli auto scatti degli sfigati si sono trasformati in selfie dei fighi, gli web log dei ricercatori nei blog dei blogger e degli influencer, i testi scritti e pensati si sono trasformati in brevi video, in foto e frasi sgrammaticate, la letteratura si è trasformata in brevi aforismi scopiazzatati, le ricerche bibliografiche in siti di citazioni senza fonte o peggio in frasi che finiscono per “cit.” senza tributo all’autore. Il culto dell’informazione si è trasformato nel culto edonistico della persona. Tutto molto cool. Il guaio è che poi la gran parte delle persone che oggi fruiscono di internet sono arrivati dopo questa trasformazione e non hanno la più pallida idea del fatto che “la libertà della rete” fosse tutt’altro quando è nata. Tutto questo è stato accelerato dai Social Network quando i forum ne sono stati surclassati. Più contenuti, meno organizzati, velocità, consumismo, egocentrismo. Libertà di opinione e veloce oblio dell’opinione stessa al contrario di quanto avveniva nei forum dove tutto quello che dicevi era lì, ripescabile in un attimo, citabile, comodamente consultabile.
Poi negli ultimi anni finalmente e fatalmente le notizie false si sono trasformate nelle Fake News. Non che prima non ci fossero, esistono da anni siti come quelli di Paolo AttivissimoDavid Puente, Medbunker, Bufale Un Tanto Al Chilo, Bufale.it… ma allora si chiamavano scherzosamente appunto Bufale, era molto più la percentuale di gioco rispetto a quella di drammaticità, il salto a Fake News è stato fatto seriamente quando la politica ha iniziato ad usarle, quando sui social network la gran parte delle condivisioni è diventata Fake News, notizie razziste o per distruggere un esponente politico o per denigrare qualcuno o qualche idea, lo scalino più alto è stato quando la Fake News è stata usata come strumento politico ufficiale, come modo per accusare e combattere consapevoli che le persone avrebbero creduto a tutto.
In questi anni sono proliferati i cosiddetti gruppi complottisti i quali si occupano di leggere, condividere, apprezzare, ogni tesi di complotto che sia possibile inventare ma quasi nessuna che sia supportata da prove. Non esiste quasi nessun gruppo che parli di complotti reali, di mafia, P2, Gladio, e quasi tutti che parlano di scie chimiche, terra piatta, visite aliene, rettiliani. Facile sentirsi superiori a chi frequenta questo genere di gruppi e così sono fioriti anche i gruppi anticomplottisti. Ammetto di averne fatto parte e guardandomi il desiderio di darmi da solo dell’imbecille è alto. Si tratta di gruppi che non discutono dei complotti, non ne li prendono neppure in considerazione ma prendono in giro, bulleggiano, insultano tutti quelli che credano a un complotto. Prendono la madre preoccupata per il vaccino del figlio, la madre bombardata di informazioni contrastanti e contraddittorie di altri genitori, di politici, di blog di dubbia validità ed invece di compatirla, invece di aiutarla a capire se ne prendono gioco. Si insulta a priori. Se un personaggio universalmente creduto credibile come Elon Musk fa un discorso esagerato sui rischi dell’intelligenza artificiale e i media italiani lo interpretano quasi fosse l’apocalisse gli credono ciecamente come una divinità. Perché lui “ne sa”. Tra persone intelligenti che ragionano si trovano mescolate altre che pur non riuscendo a scrivere una frase in italiano danno degli ignoranti a quelli che vengono definiti complottisti perché nel non sapere qualcosa provano ad informarsi e magari lo fanno dalla fonte sbagliata, fidandosi di un amico, o di qualcuno che non è Elon Musk ma magari gli ha dato da mangiare e una casa per tutta una vita. Ognuno da una parte e dall’altra si erige sul proprio trono, milioni di troni, milioni di re ognuno di un regno che non conta nulla.
Tutto con internet si è trasformato in un coro da stadio. O sei con o sei contro. O sei intelligente o sei stupido. E in mezzo a tutti questi, da una parte o dall’altra io trovo che ci siano sparsi gli imbecilli, in numero più o meno equo.

Credo che in definitiva anche oggi il mondo si possa benissimo dividere tra creduloni e non. Dove i creduloni sono quelli che credono ciecamente a qualcosa, senza informarsi davvero e verificare. Che credano ad un giornale, o ad un “omeopata”, a Stephen Hawking, o al papa non importa se non sanno misurare quanto valga quella singola affermazione. Se alzano la spada e guerrigliano contro chi ha opinioni diverse senza uno scambio equo. Se si sentono complottisti o anticomplottisti.
Dall’altra parte ci sono invece quelle persone che ascoltano. Che cercano di verificare le fonti, che non citano neppure una frase di Shakespeare senza aver verificato che sia sua, che ascoltano più fonti, che vanno a controllare le fonti di chi dichiara qualcosa. E tra questi ci sono persone che verranno definite complottiste  e altre che verranno definite anticomplottiste ma saranno tutte persone alla ricerca, disposte a cambiare opinione, a crescere, a migliorare. Tra questi credo che gli imbecilli siano un numero trascurabile, indipendentemente dalla cultura o dall’ignoranza.

Credo che il mondo si divida ancora in questo modo, e che Internet abbia cambiato il modo di esprimere la realtà, ma non la realtà stessa.



Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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