Ott 052018
 

Sono sempre stato un vorace lettore di Stephen King, lo amo e l’ho amato per le storie, per il modo di scrivere e per lo sguardo antropologico che spesso i suoi romanzi contengono. Quando molti anni fa ho letto Insomnia provavo un piacere divertito nella sua descrizione drammaticamente reale del movimento antiabortista americano. Una affermazione in particolare mi era rimasta impressa:

“Noi non siamo antiabortisti, noi siamo per la vita!” proruppe Dalton “C’è un enorme differenza, che voi giornalisti evidentemente non riuscite a vedere!”

La trovavo ridicola. Avevo sì e no diciassette anni e pensavo quanto fossero fuori di testa gli americani. Poi pensandoci bene avevo giustificato quel personaggio pensando “Ok, ok, è sicuramente un esagerazione di King. Non può essere davvero reale, soprattutto non potrebbe mai diventare reale dove vivo io.”
Invece no. Invece a Verona, proprio dove abito io la città viene dichiarata dalla giunta comunale “Città a favore della vita” (https://goo.gl/oeCkCz). La città in cui vivo si trova a schierarsi contro una legge 194 approvata ormai quarant’anni fa, si trova a scegliere di finanziare associazioni cattoliche affinché facciano proselitismo contro l’aborto, contro la libera scelta, contro i diritti che le donne hanno lottato per ottenere, diritti per cui molte sono morte, hanno subito violenze, continuano a subire violenze.

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Set 212018
 

Lo so. Alla domanda “In che mondo vivranno i nostri figli?” rispondo sempre “Nello stesso in cui viviamo noi e in cui hanno vissuto i nostri genitori e i genitori dei nostri genitori e così via“. Il mondo alla fine è sempre la stessa declinazione di bellezze e brutture. L’uomo si crede migliore di chi è venuto prima (e di chi verrà dopo) e ogni volta si meraviglia nello scoprire di essere invece peggiore. Di fatto cambiano le situazioni ma non i meccanismi di base. Cambiano i tempi ma non l’uomo.
Una domanda più pertinente per me sarebbe: “Ma in che mondo stiamo vivendo noi?“.
In questi giorni mi sono trovato ad affrontare un paradosso che come direbbe una mia cara amica, “non mi ci sta in testa“. Non trovo una definizione migliore. In poche ore mi sono trovato a leggere articoli di un gruppo parlamentare che lotta per diminuire i diritti dei cittadini (https://goo.gl/L7PbCY) e di una attivista vegana che lotta per i diritti dei pesci (https://goo.gl/Fqephw) lamentandosi del fatto che all’acquario di Genova ci si mangi davanti. Come se un pesce riuscisse a distinguere cos’hai nel piatto. Come se la differenza tra un uomo e una mucca, entrambi mammiferi, fosse maggiore di quella tra uno delfino e un totano che sono rispettivamente un mammifero cetaceo e un cefalopode.
Siamo davvero in un mondo in cui nonostante la crisi economica, nonostante le guerre continue, nonostante esseri umani muoiano quotidianamente nella ricerca della libertà qualcuno si occupa di togliere altre libertà o di lamentarsi perché un delfino, che mangia pesce per definizione, potrebbe offendersi perché ti vede un totano nel piatto. Mi immagino già il totano che fa il tifo quando ti vede nel piatto un tonno o una ricciola, suoi principali predatori.
Qualcuno vuole decidere come finire la propria vita e ottiene la possibilità di farlo. Che male ti fa se tu non vuoi avere questa libertà? Qualcuno vuole riconosciuti i diritti di poter ereditare, avere informazioni mediche, condividere degli averi, costruire qualcosa con chi ama indipendentemente dal sesso e riesce ad ottenerlo. Che male ti fa se tu non vuoi farlo?

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Lug 302018
 

Post modificato alle 20:30 del 29 luglio 2018

Siamo nel 2018, direte voi. Che senso ha parlare oggi di fascismo, di comunismo, di destra di sinistra, andiamo avanti e lasciamo perdere queste categorizzazioni, non esistono più i fascisti e i comunisti!
Vero. Verissimo, ma solo parzialmente. Di certo non può esistere una visione come era quella del comunismo, ne quella di un fascismo se presi dal punto di vista tecnico, economico e politico. Soprattutto non esiste, per forza di cose, la possibilità che si mettano in discussione la proprietà privata, il sacro stipendio di un lavoratore ne il successo dell’imprenditore.
Forse.
Per ora.
Ma se si parla di fascismo o antifascismo non si parla di questo. Al di là delle discipline economiche di cui per lo più queste parole si sono spogliate restano gli ideali. La visione dei diritti, della libertà.

Dopo le lotte per ottenere diritti per le donne, parità nel mondo del lavoro, autodeterminazione, dopo le lotte per allontanare la discriminazione per idee, sesso, provenienza, estrazione sociale, etnia, religione siamo in una nuova fase. Sotto più fronti sembra che la politica torni a togliere i diritti. A chi? Come sempre alle donne, ai non cattolici, ai poveri creando tasse a favore dei ricchi (leggasi Flat Tax https://goo.gl/nX1NVv ).

In una città come Verona la risposta ad una protesta silente di donne che lottano per il loro diritto all’autodeterminazione è il saluto romano di un consigliere comunale. (https://goo.gl/d2Hv2U )

Un consigliere -un conigliere forse- che tra l’altro ritratta fingendo fosse un normale saluto. Su questo sono d’accordo, un fascista vero dovrebbe avere le palle di portare avanti con fierezza quel gesto. Quello non è un fascista vero.

Ma nel frattempo ci si trova a ridiscutere la legge 194 (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Legge_22_maggio_1978,_n._194), impugnando l’ideale del Cattolicesimo, ci si trova a usare il Cattolicesimo ancora per giustificare il non voler fare entrare nei porti i rifugiati, a voler imporre il crocefisso sulle pareti di scuole in cui neppure l’intonaco sta attaccato. In soldoni si vuole togliere diritti a chi già ne ha pochi e cerca speranza, alle donne perché tornino (se mai hanno smesso di esserlo) sottomesse agli uomini, si tolgono ancora diritti ai Continue reading »

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