Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

T-Shirt Radical Chic

I buonisti, Bibbiano e la Sea Watch

Un paio di giorni fa ho condiviso su Facebook un articolo che ho trovato interessante dal sito Linkiesta. Il titolo, decisamente provocatorio, era “Due americani hanno ammazzato un buonista. E voi razzisti avete perso un’altra occasione per stare zitti” (link: https://tinyurl.com/y4mdugnd). Avevo trovato molto buono il titolo, nonostante apparentemente offensivo perché aveva la capacità di mettere in cortocircuito il cervello di buona parte dei lettori. Un po’ per le stesse ragioni per cui probabilmente tu stai leggendo questo articolo. “I buonisti, Bibbiano e la Sea Watch” mi aspetto che attiri chi mi conosce che penserà mi si sia fuso il cervello e chi non mi conosce che sarà pronto a scagliarsi contro una a caso delle fazioni che oggi dividono il mercato della comunicazione di massa. Il problema è che funziona così davvero.

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Carola Rackete

Carola Rakete e la disobbedienza civile

Ciò che tutti noi vorremmo è una disobbedienza civile di massa. Ma questa non può essere forzata. Deve essere spontanea, per meritarsi tale nome e avere successo.

Mahatma Gandhi

Credevo non ci fosse molto da dire su Carola Rakete e la sua disobbedienza civile. Non credevo neppure ci fosse molto da dire sulla disobbedienza civile in sé. Eppure quando si prova a parlarne con le persone reali, quelle che ci circondano, ci si trova a scontrarsi con una forma di ignoranza o di renitenza.
Frasi come “sì, capisco le persone, poverette, ma le leggi vanno rispettate”, “No no, è vero ma se ritengono che le leggi siano sbagliate devono provare a cambiarle secondo le vie giuste”. Devono, tra l’altro, non dobbiamo.
Credevo fosse oggettiva l’assurdità di non far sbarcare 45 migranti da una nave di una ONG ignorando completamente gli altri 300 circa arrivati nella stessa settimana autonomamente.

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Dove ci sta portando l’attuale politica economica (secondo me)

Era il novembre del 2018 quando l’Europa ha aperto la procedura di infrazione contro l’Italia.
Ma cos’è una procedura di infrazione? Cosa comporta? Perché l’Europa ce l’ha con l’Italia? Che cosa gli abbiamo fatto di male?

Intanto bisogna distinguere la demagogia dalla realtà. Da anni i vari leader politici italiani cercano di dare ai loro elettori una visione di Europa che è quanto mai lontana dal vero. Viene disegnata nei loro discorsi quasi come un ente astratto e lontano che elabora, decide e manda punizioni. Una sorta di Dio antico testamentario. La realtà è ovviamente ben diversa. L’Europa è un organismo democratico, guidato dalle persone che noi votiamo alle elezioni europee, poi queste possono decidere di collaborare, cercare di cambiare le leggi, fare proposte, oppure non presentarsi agli incontri, fare opposizione stantia con eterni no.

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L’antifascismo ha fallito

Post modificato alle 20:30 del 29 luglio 2018

Siamo nel 2018, direte voi. Che senso ha parlare oggi di fascismo, di comunismo, di destra di sinistra, andiamo avanti e lasciamo perdere queste categorizzazioni, non esistono più i fascisti e i comunisti!
Vero. Verissimo, ma solo parzialmente. Di certo non può esistere una visione come era quella del comunismo, ne quella di un fascismo se presi dal punto di vista tecnico, economico e politico. Soprattutto non esiste, per forza di cose, la possibilità che si mettano in discussione la proprietà privata, il sacro stipendio di un lavoratore ne il successo dell’imprenditore.
Forse.
Per ora.
Ma se si parla di fascismo o antifascismo non si parla di questo. Al di là delle discipline economiche di cui per lo più queste parole si sono spogliate restano gli ideali. La visione dei diritti, della libertà.

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Per parlare di Rifugiati bisogna mettere foto di gattini?

Post modificato il 20 luglio alle 18:25

Qualche giorno fa ho scritto un articolo sul’essere rifugiato, cercando di confrontare la visione che può avere il cittadino italiano medio con quella che può essere l’esperienza di un rifugiato vero, anche se l’ho chiamato rifugiante. L’immagine che ho scelto per rappresentare l’articolo è stata quella di un disegno che riprendendo il tema dei bambini deceduti in questi viaggi della speranza ne propone uno sulla soglia di casa su uno zerbino con scritto in inglese “negato”.
Perché ho scelto questa immagine? Inanzi tutto perché marcata come libera per l’utilizzo, in secondo luogo perché trattava il tema giusto, ed infine perché avrebbe colpito.

Una risposta che ho ricevuto su twitter è stata questa immagine, senza alcun ulteriore commento

Ovviamente dal profilo di qualcuno che non ci mette la faccia ma che mette a profusione la faccia del nostro beneamato Ministro Dell’Interno.

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Rifugiarsi

Rifugiarsi, rifugiato, rifugio.
Ricorrono spesso queste parole, questi concetti. Li sento ripetere, parlarne, parlarne ancora. A proposito, a sproposito, in maniera utile e inutile. Ho sempre amato andare a fondo delle parole e capirne il significato etimologico. A forza di ripetere la stessa parola, la stessa radice diventa più un fonema che un significato.
Si scinde il significato dal simbolo, come quando si opera per iscritto su una addizione di grandi numeri. Non è più la somma di quei due numeri ma la somma dei significati che attribuiamo ad altri simboli in cui abbiamo scomposto quel numero. La somma dei significati dei simboli più a destra, e via via spostandosi a sinistra ignorando il numero reale da cui siamo partiti.
Rifugiarsi, rifugiato, rifugio.
Rifugio è la radice, dal latino Refúgium, da RefúgereRe -dietro- e fúgere -fuggire-.

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