Lug 302018
 

Post modificato alle 20:30 del 29 luglio 2018

Siamo nel 2018, direte voi. Che senso ha parlare oggi di fascismo, di comunismo, di destra di sinistra, andiamo avanti e lasciamo perdere queste categorizzazioni, non esistono più i fascisti e i comunisti!
Vero. Verissimo, ma solo parzialmente. Di certo non può esistere una visione come era quella del comunismo, ne quella di un fascismo se presi dal punto di vista tecnico, economico e politico. Soprattutto non esiste, per forza di cose, la possibilità che si mettano in discussione la proprietà privata, il sacro stipendio di un lavoratore ne il successo dell’imprenditore.
Forse.
Per ora.
Ma se si parla di fascismo o antifascismo non si parla di questo. Al di là delle discipline economiche di cui per lo più queste parole si sono spogliate restano gli ideali. La visione dei diritti, della libertà.

Dopo le lotte per ottenere diritti per le donne, parità nel mondo del lavoro, autodeterminazione, dopo le lotte per allontanare la discriminazione per idee, sesso, provenienza, estrazione sociale, etnia, religione siamo in una nuova fase. Sotto più fronti sembra che la politica torni a togliere i diritti. A chi? Come sempre alle donne, ai non cattolici, ai poveri creando tasse a favore dei ricchi (leggasi Flat Tax https://goo.gl/nX1NVv ).

In una città come Verona la risposta ad una protesta silente di donne che lottano per il loro diritto all’autodeterminazione è il saluto romano di un consigliere comunale. (https://goo.gl/d2Hv2U )

Un consigliere -un conigliere forse- che tra l’altro ritratta fingendo fosse un normale saluto. Su questo sono d’accordo, un fascista vero dovrebbe avere le palle di portare avanti con fierezza quel gesto. Quello non è un fascista vero.

Ma nel frattempo ci si trova a ridiscutere la legge 194 (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Legge_22_maggio_1978,_n._194), impugnando l’ideale del Cattolicesimo, ci si trova a usare il Cattolicesimo ancora per giustificare il non voler fare entrare nei porti i rifugiati, a voler imporre il crocefisso sulle pareti di scuole in cui neppure l’intonaco sta attaccato. In soldoni si vuole togliere diritti a chi già ne ha pochi e cerca speranza, alle donne perché tornino (se mai hanno smesso di esserlo) sottomesse agli uomini, si tolgono ancora diritti ai lavoratori e sussidi ai poveri, si ghettizzino gli stranieri. Si colpiscono le minoranze (numeriche o di forza non importa) per rafforzare il potere.
(promemoria per i revisionisti storici http://ceifan.org/bufale_sul_fascismo.html)

Qual’è la differenza tra questo e il fascismo?
Temo semplicemente l’assenza di una opposizione seria. Chiamiamoli partigiani, chiamiamoli comunisti, chiamiamoli come volete.
C’è qualche associazione che si oppone abbastanza da farsi notare come Non una di meno Verona (https://www.facebook.com/nonunadimenoverona/) in questi giorni, ma la gran parte dell’opposizione è formata da piccoli gruppetti che fanno conferenze per sé o per quelli che già sono d’accordo con loro. Piccoli capannelli di venti persone che si trovano in una piazza composti e silenziosi e invisibili mentre dall’altra parte si urla sui giornali, sui social network, si convince persone a suon di notizie inventate e intolleranza.

Dov’è l’antifascismo?
Cos’è l’antifascismo?

Dal dizionario:
Atteggiamento umano e politico di opposizione al fascismo sia come ideologia sia come regime;
part., riferito alla storia italiana, la reazione morale e politica da parte di singoli, gruppi o partiti alla dottrina e alla prassi del fascismo al potere.

Sia come ideologia che come regime.

Ho sempre amato anche la definizione di antifascismo che esiste nello scoutismo di Agesci:
Ci impegniamo ad educare al discernimento e alla scelta, perché una coscienza formata è capace di autentica libertà. Ci impegniamo a rifiutare decisamente, nel rispetto delle radici storiche e delle scelte democratiche e antifasciste espresse nella Costituzione del nostro Paese, tutte le forme di violenza, palesi ed occulte, che hanno lo scopo di uccidere la libertà e di instaurare l’autoritarismo e il totalitarismo a tutti i livelli, di imporre il diritto del forte sul debole, di dare spazio alle discriminazioni razziali. Ci impegniamo a spenderci particolarmente là dove esistono situazioni di marginalità e sfruttamento, che non rispettano la dignità della persona, e a promuovere una cultura della legalità e del rispetto delle regole della democrazia.

Non ci crede più neppure Agesci ovviamente, persa nel suo Filorenzismo, ma per me resta la massima espressione -a parole- di Antifascismo, quello che sto dicendo che ha fallito, perché non se ne vede più in giro se non tra noi leoni da tastiera che pensiamo stupidamente di poter muovere il mondo con gli hastag.

Per il resto si lascia correre perché a me la politica non interessa, perché lasciamoli fare, perché io sto con Di Maio, non con Salvini, perché io organizzo eventi (in cui altri come me parlano con me di quello che già sappiamo), perché mille perché che servono solo a quietare il proprio grillo parlante. No, non quel Grillo parlante, intendevo quello che ha una coscienza, quello che è una coscienza.

E quindi? E quindi non c’è una risposta che non sia ricca di fatica, di sudore, di lotta. Non c’è nulla se ognuno, ogni singola persona lascia passare invece di arrivare allo scontro. Non la guerra, non la violenza, ma lo scontro. Finché lasciamo che il nostro vicino, o collega, o amico continui a farsi bello insultando uno straniero, svilendo una donna, usando l’omosessualità come offesa, usando la provenienza territoriale per giudicare, l’antifascismo continuerà a fallire. Finché lasceremo correre, penseremo che in fondo non è importante, se è così normale dare della troia ad una che sta antipatica, del frocio a uno che ha più successo di noi, del terrone a uno che viene da sotto il Po, del negro di merda ad un uomo che con dignità ci chiede aiuto non ci sarà antifascismo che tenga, non ci sarà opposizione. Non dobbiamo aspettare arrivi dal governo, dalla politica, da qualcun’altro se non siamo noi i primi a lottare, a credere, a cambiare. A fermare queste che oggi sono consuetudini guardando negli occhi chi le usa e dicendo il nostro fermo NO.

Grande onore in ogni caso a non una di meno Verona, che con eleganza, raffinatezza ha trovato il modo di farsi notare, di lanciare un segnale forte e chiaro. Ha saputo arrivare allo scontro senza usare violenza, a rispondere alla violenza come solo con l’intelligenza si può fare. Se tutti fossimo come loro, l’antifascismo fallirebbe un po’ meno.

Fonte dell’immagine in evidenza “Non un di meno Verona”

Aggiunta delle 20:30 del 29 luglio 2018
Continuate a dire che il fascismo non esiste davanti alle dotte citazioni del nostro ministro dell’interno.
Matteo Salvini e il post su Facebook: «Tanti nemici, tanto onore» (https://goo.gl/tcdSiL)



Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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