Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Ci piace essere i buoni. Ma lo siamo?

Il discorso è sempre lo stesso. Guardare un mondo lontano e gli errori degli altri ci rende automaticamente migliori. Facile vedere come i bianchi americani siano cattivi e i neri americani siano vittime. Facile puntare il dito. Ci fa sentire migliori perché noi non siamo così, noi non discriminiamo per il colore della pelle, per la provenienza, per la religione, noi non siamo così.

Alcuni di quelli che ora alzano gli scudi virtuali e scagliano armi di condivisione di massa forse li hanno alzati e scagliati anche quando al governo avevamo un Ministro dell’interno e Vicepresidente del Consiglio che sbandierava a gran voce di star chiudendo i porti, si vantava di lasciare le navi al largo lasciando affogare migranti come formiche per salvargli la vita. Lo voglio sperare perché in caso contrario sarebbero davvero persone strane e leggermente bipolari.

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Dalla moda del Black Lives Matter al razzismo ignorato

Il Italia la moda del Black Lives Matter sta già passando, come tutte le mode passeggere. Qualcuno dà un’occhiata a qualche notizia negli Stati Uniti, qualcuno si lamenta un po’ di qualche statua ma il dibattito sta scemando sempre di più. Tra i trend topic torna la ministra Azzolina, Hobi, il Covid, perfino gli One Direction.

L’attenzione su certe cose non dura mai più di qualche giorno, a volte qualche settimana, alla fine sono cose che succedono lontano, succedono negli Stati Uniti. Noi siamo più bravi, più umani. Come nel mio articolo “Restiamo umani”? Ma anche no. https://wp.me/pQMJM-1ww.

E invece se uno ci sta attento a certe cose, se uno si informa invece di seguire le tendenze dei social scopre che certe cose accadono anche in Italia.

Che il video qui sopra racconta la storia di un uomo in divisa che costringe due migranti a picchiarsi, invita uno a comportarsi da uomo, e zittisce chi si mette a ridere.

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George Floyd, un’occasione per smettere di seguire le mode

Un uomo innocente è stato ucciso dalla polizia americana. Un fatto certamente brutto. Terribile.
Inoltre quest’uomo innocente era di colore.
Negli stati uniti come è noto da film, canzoni, libri, e quant’altro c’è una situazione particolarmente forte e grave di razzismo. Rabbie sedimentate in secoli esplodono in incendi enormi che probabilmente nessuno che non sia vissuto là è in grado di capire. Violenze da ambo le parti per motivi a volte validi a volti meno, ma quando di mezzo ci sono le istituzioni a fomentare la situazione è chiaro che la cosa diventi insostenibile. Le violenze che ci sono in questi giorni, dopo l’omicidio di George Floyd, se da un lato come ogni violenza le trovo ingiustificabili, dall’altro sono più che comprensibili: quando una minoranza si sente fortemente minacciata da un sistema che la mantiene minoranza, la mantiene meno pagata e la mantiene meno rappresentata è comprensibile e purtroppo naturale che si ribelli.

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Come riconoscere una Fake News? Parte 3

Come sono fatte le Fake News?

La caratteristica principale di una Fake News, posto che non si tratti di una Fake News causata semplicemente da un errore è quella di colpire. Secondariamente lo scopo è quello di far guadagnare qualcosa a chi la crea. Che sia un guadagno economico, di consensi o solamente di buon umore nessuno mette in giro una Fake News per rimetterci. Questa è già un’informazione importante. Se un’azienda dichiarasse qualcosa che le faccia perdere consensi o clienti probabilmente quella sarebbe una notizia vera. Viceversa se dichiarasse qualcosa che aumenti eccessivamente i consensi (spesso purtroppo è il caso delle azioni caritatevoli e umanitarie) sarebbe da osservare con sospetto. Questo ovviamente non significa che nessuna azienda faccia azioni umanitarie o caritatevoli ma che il modo in cui le pubblicizza può far venire il sospetto di azioni mirate alla pubblicità.

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Di me in me, ossia la storia di chi potevamo nascere

Ci ho riflettuto molto in questi anni, ogni volta che mi è successo, o che non mi è successo. Ho fatto ricerche, mi sono documentato: schizofrenia hanno detto.          
Non lo è, per il semplice fatto che è reale, che ricordo dettagli che non potrei ricordare se fosse immaginazione. Dicono che negli anni mi si sia strutturata nella testa tutta una quantità di cose che non ho affrontato e che questo abbia costruito dei ricordi che si possono assimilare a ricordi reali ma che non lo sono, come sogni.
Io non ricordo il dolore nei sogni.         
Non mi sono mai svegliato dai sogni provando sulla pelle o nelle ossa il ricordo fisico del dolore. Ovvio, dicono che mi sia addormentato in una posizione che mi ha causato dello spasmo, ci sono infinite giustificazioni ma non sono sufficienti. Non lo sono mai del tutto, anche perché non si tratta di sogni: attraverso il confine e vivo l’altra parte, e accade da dopo la prima volta in cui sono morto.

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