Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

George Floyd, un’occasione per smettere di seguire le mode

Tempo di lettura 4 minuti

Un uomo innocente è stato ucciso dalla polizia americana. Un fatto certamente brutto. Terribile.
Inoltre quest’uomo innocente era di colore.
Negli stati uniti come è noto da film, canzoni, libri, e quant’altro c’è una situazione particolarmente forte e grave di razzismo. Rabbie sedimentate in secoli esplodono in incendi enormi che probabilmente nessuno che non sia vissuto là è in grado di capire. Violenze da ambo le parti per motivi a volte validi a volti meno, ma quando di mezzo ci sono le istituzioni a fomentare la situazione è chiaro che la cosa diventi insostenibile. Le violenze che ci sono in questi giorni, dopo l’omicidio di George Floyd, se da un lato come ogni violenza le trovo ingiustificabili, dall’altro sono più che comprensibili: quando una minoranza si sente fortemente minacciata da un sistema che la mantiene minoranza, la mantiene meno pagata e la mantiene meno rappresentata è comprensibile e purtroppo naturale che si ribelli. Un po’ come dovrebbero fare, e qualche volta fanno, le donne che sono pagate meno, violentate, e spesso ignorate dalla giustizia nelle società patriarcali. In ogni zona del mondo ci sono situazioni analoghe. Le donne da noi, negli Stati Uniti, nei paesi a maggioranza musulmana, in India e un po’ ovunque, i neri negli Stati Uniti, e in molti paesi europei, gli ebrei negli Stati Uniti, in alcuni paesi europei e nel Medio Oriente, i Rom un po’ ovunque, eccetera. Le categorie diverse sono centinaia, o migliaia, probabilmente e questi sono quelli che vengono in mente a me in una discussione veloce e superficiale.
Però hanno ucciso un nero. Negli Stati Uniti. La polizia. Non si pensa quasi neanche al fatto che sia stato un innocente. Come Stefano Cucchi (https://it.wikipedia.org/wiki/Morte_di_Stefano_Cucchi) per dire, o come Federico Aldrovandi (https://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Aldrovandi) o Riccardo Rasman (https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Riccardo_Rasman). Di quelli abbiamo lasciato che le istituzioni dicessero che erano dei criminali, che se lo sono meritato. Poche manifestazioni, poco interesse se non da parte dei loro parenti. Però George Floyd era nero. Come le persone uccise da Luca Traini (https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_Macerata), come Sacko Soumayla (https://www.ilpost.it/2018/06/04/omicidio-san-calogero-maliano-ucciso/). Sì ma il caso di George Floyd è una combo, nero e ucciso dalla polizia, come Jefferson Tomalà (https://www.open.online/2019/09/28/jefferson-morto-durante-il-tso-lagente-ferito-chiede-un-risarcimento-la-rabbia-della-madre-vergognosi/).

Mi chiedo quanti di questi nomi, a parte forse Cucchi e Aldrovandi si ricordi chi sta leggendo.

Non voglio farne una guerra di stranieri e di Polizia, o dare contro alle forze dell’ordine, io sono tra quelli che spera ancora che ci sia una larga maggioranza di agenti che fa il suo dovere, rischiando la vita per noi e che considero alla stregua di eroi. Sono consapevole che in qualunque società più grandi sono i numeri più alte sono le probabilità che succedano problemi o ci siano persone che si comportano in maniera scorretta. Anche per questo negli Stati uniti accadono più cose, di qualunque genere.

Ieri a Verona è stata fatta una manifestazione antirazzista come in tutto il resto del mondo, prendendo spunto dal caso di George Floyd. C’era moltissima gente nonostante il Covid (e prima che qualcuno si lamenti posso attestare che hanno scelto di mantenere le distanze)

Nella città razzista per antonomasia.
Di cosa mi lamento quindi?
Manifestazioni per Stefano Cucchi o Federico Aldrovandi ne sono state organizzate a decine, sono state organizzate manifestazioni antirazziste per i migranti, per l’omicido di Nicola Tommasoli (https://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/caso-tommasoli-dopo-12-anni-le-sentenze-finali-1.7712421). L’adesione non è la stessa.

Perché in fondo forse siamo razzisti ma in una maniera diversa da quella che crediamo. Ci piace manifestare quando a muoversi sono gli hastag e i social, un po’ come il bisogno che arrivi Greta Thunberg con Friday For Future per farci accorgere del cambiamento climatico e poi tendiamo a dimenticarcene appena qualche settimana o mese dopo. Ci piace manifestare un po’ come ambiente di aggregazione, ma non siamo attenti a quello che accade sul nostro territorio.

Va benissimo manifestare per George Floyd, è sacrosanto lottare contro ogni forma di razzismo e di discriminazione. La questione è che dovremmo lottare contro il razzismo e la discriminazione sempre. Non solo quando ce lo dicono gli hastag.

Dovremmo farlo ad esempio per:

E mille altre. Siamo abituati a discriminare già chi viene dalla regione accanto alla nostra, a volte la provincia o il paesino. E adesso, solo perché ci sono degli hastag che possono farci belli nei confronti degli amici, solo adesso, ci accorgiamo che in altre nazioni ci sono le discriminazioni e vogliamo lottare contro di quelle. Ci lamentiamo pure se qualche influencer non si occupa della cosa, ma non ce ne frega niente se non si occupa delle discriminazioni che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni.

Spero davvero che il caso di George Floyd, possa essere per tutti noi un occasione per smettere di seguire le mode e di iniziare a lottare per i diritti. Sempre. Anche per le situazioni che non hanno quella risonanza, anche per le situazioni che viviamo tutti i giorni.
Per il nostro vicino di casa.
Per la nostra collega di lavoro.
Per le persone che vogliono sentirsi libere di amare chi preferiscono.
Per il tizio che ci lava la macchina al distributore.
Per quelli che raccolgono la frutta che mangiamo e che vogliamo pagare poco.
Per la prostituta che anche se è straniera e non facciamo nulla per proteggerla ci piace sfruttare.

Per tutti.


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