Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Il pericolo dell’Intelligenza Artificiale

L’intelligenza artificiale è qualcosa di utile e di rivoluzionario. Ci sono una infinità di campi in cui sta cambiando le nostre esistenze e in cui la cambierà. In una quantità di situazioni in costante aumento.
Ma ci sono anche dei pericoli.

Non intendo pericoli come quello di Skynet e di Terminator in cui l’Intelligenza Artificiale prenderà il sopravvento sull’umanità, ma quello di dare per scontato che l’Intelligenza Artificiale stia funzionando correttamente e di non avere gli strumenti o la capacità di capire che stia funzionando nel modo sbagliato.

Con @lasignoraconiglio ho trattato in parte l’argomento degli usi dell’Intelligenza Artificiale in ambito medico nell’intervista che abbiamo realizzato assieme qualche mese fa (https://short.staipa.it/qgp4q). Voglio prendere come esempio quanto detto allora per mostrare quanto pericoloso possa essere affidarsi ciecamente a una Intelligenza Artificiale in un ambito simile e quanto sia quindi importante l’affiancamento da parte di un medico umano e lo sviluppo di test rigorosi che portino un sistema di Intelligenza Artificiale ad essere davvero affidabile.

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L’intelligenza artificiale che rappresenta i tuoi sogni

Quando sogniamo tendiamo talvolta a immaginare cose assurde che poi quando ci svegliamo non siamo in grado di rappresentare. E se l’Intelligenza artificiale potesse superare questo nostro limite?

No, lo scopo reale di quanto sto per scrivere in questo articolo non è ovviamente sopperire alla nostra incapacità di rappresentare i nostri sogni assurdi ma il risultato è in qualche modo quello.

Ho già parlato di che cosa sia l’Intelligenza Artificiale nell’articolo Cos’è l’Intelligenza Artificiale? (https://short.staipa.it/oooew)

e ho avuto occasione di discuterne in una live (https://short.staipa.it/qgp4q) con @lasignoraconiglio

Google di recente ha rilasciato in una versione beta privata utilizzabile solo da un numero limitato di utenti il progetto Imagen (https://imagen.research.google/

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social engineering

Sono stato vittima di social engineering

Uno degli argomenti che ho trattato di recente è quello del social engineering. Riassumendolo in maniera molto stringata è l’operazione di cercare di carpire dati o entrare in sistemi raggirando un utente in maniera più o meno diretta. Ossia non si tratta di un attacco che sfrutta una vulnerabilità intrinseca del sistema, ma una vulnerabilità dell’utente umano che la utilizza.

Furto di un account Instagram

Quello che succede in questo genere di attacchi di social engineering è che l’attaccante sfrutta un meccanismo di Instagram, o del sito specifico e una dell’utente poco preparato.

Provando a collegarsi a un account e fingendo di essersi dimenticati la password, è possibile richiedere l’invio di un codice di sicurezza via sms. L’attaccante lo fa, in modo che l’sms arrivi sul numero del proprietario dell’account, la vittima.

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Censura

Come funziona la censura sui Social Network?

Ho parlato di censura (e di come evitarla) in Esiste la censura su Internet? (https://short.staipa.it/23xml) e in altri articoli, ma non ho ancora affrontato nello specifico la cosa che sembra terrorizzare (o spingere) di più il complottista medio. Come funziona la censura su Facebook e sugli altri social network? Esiste? Quali sono le logiche? Davvero alcuni argomenti vengono censurati?

La censura sui social network esiste, ma la gran parte dei contenuti censurati non sono quelli che usano lo spauracchio della censura per convincere gli utenti a condividere più velocemente possibile le cose.

Quelle generalmente rientrano nell’ampia tematica delle Fake News di cui ho parlato qui, o quantomeno rientrano in quel modus operandi tipico. (https://short.staipa.it/fake3).

Il bisogno di una censura sui social network è nato principalmente nelle fasi dopo l’11 settembre e la minaccia terroristica che ne è seguita, l’obbiettivo era quello di cercare di evitare che i social venissero usati per radicalizzare e reclutare persone che avrebbero potuto finire per far parte di gruppi terroristici.

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Soldi

Facebook ha pagato per diffamare TikTok?

Qualche tempo fa, in un articolo sulla #BlackoutChallenge (https://short.staipa.it/blckoutc) che terrorizzava all’epoca i genitori degli adolescenti che usano TikTok, mi sono lamentato di come i giornalisti abbiano fomentato un pericolo inesistente demonizzando una piattaforma per ignoranza.
Ma se non fosse così? Se dietro tutto questo ci fosse una forma di complotto?

Il Washington Post ha pubblicato un’inchiesta (https://short.staipa.it/wptiktik) secondo la quale Facebook avrebbe pagato per mettere in giro questo genere di voci e discreditare TikTok. Interessante direi.

Innanzi tutto, come indicato anche dall’articolo dire che sia stata Facebook è improprio, per essere più precisi da qualche tempo la società Facebook, che detiene il controllo dei prodotti Facebook, Instagram, WhatsApp, Oculus oggi si chiama Meta e continua a detenere il controllo dei prodotti Facebook, Instagram, WhatsApp, Oculus.

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Ransomware

Cos’è un ransomware?

In questi giorni si fa un certo parlare di attacchi ransomware. Di recente i casi più famosi sono l’attacco subito da Trenitalia (https://short.staipa.it/qumd9) e dalle mie parti quello al comune di Villafranca di Verona (https://short.staipa.it/iymxz) o dell’USL 6 (https://short.staipa.it/vcwl9).

Dobbiamo averne paura? E di cosa si tratta?

Intanto sì, dobbiamo averne paura un po’ tutti. Come ho spiegato nel primo di questa serie di articoli Perché un criminale informatico dovrebbe scegliere proprio me? (https://short.staipa.it/d2z9y) non è importante avere o non avere dati importanti e super segreti, esistono attacchi fatti su vasta scala per pescare grandi numeri di utenti e con questi massimizzare la possibilità di guadagno. E nel caso di utenti di scarso interesse economico sarà scarso anche l’interesse nella fase successiva di eventuale ripristino del danno.

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person in teal long sleeve shirt holding white and black chess piece

Se arriva la polizia basta distruggere l’hard disk?

In seguito al precedente articolo per nascondere le mie navigazioni basta cancellare la cronologia? (https://short.staipa.it/v2mjn) viene naturale chiedersi se distruggere l’hard disk, o il computer sia sufficiente a proteggerci da occhi indiscreti qualora fosse necessario.
L’hard disk, o il disco fisso, è il dispositivo su cui vengono salvate tutte le informazioni, foto, immagini, documenti, dati che avete sul vostro dispositivo.

Per ovvi motivi già ampiamente spiegati in quell’articolo stesso, ai fini di nascondere quanto abbiamo fatto in rete distruggere il disco del nostro dispositivo servirà a ben poco. Diverso invece è se lo scopo di tale azione sia quello di eliminare documenti, foto, o video compromettenti. In questo caso sarà utile?

Come sempre dipende da quanto il disco verrà danneggiato, da quanto sia importante recuperare quei dati e da qualche altra variabile.

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Browser History

Per nascondere le mie navigazioni basta cancellare la cronologia?

Come tutti sanno, credo, il browser è l’applicazione che utilizziamo per navigare sulle pagine web normalmente.
Come tutti sanno, credo, il nostro browser salva la cronologia delle nostre navigazioni. In genere per vederla su computer è sufficiente premere ctrl+h mentre su smartphone varia da browser a browser.

Ci sono molte battute o meme sul cancellare la cronologia, e negli ultimi anni molta attenzione. Ma davvero cancellare la cronologia è utile? Cosa succede e cosa non, cancellando la cronologia del browser?

La cronologia del browser risiede semplicemente in un file locale all’interno del proprio dispositivo, in questo file vengono salvate le informazioni relative alle pagine che visitiamo e ha lo scopo di recuperare più in fretta qualcosa che abbiamo visto in passato e aiutare l’auto completamento della barra degli indirizzi.

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Intelligenza artificiale con @LaSignoraConiglio

Ieri, su Instagram attraverso il suo profilo @lasignoraconiglio, ho avuto modo di fare una chiacchierata sull’intelligenza Artificiale con la Dottoressa Angela Coniglio, fisica nell’area di diagnostica per immagini. 

Si è parlato di cosa sia e cosa no l’intelligenza artificiale, quali siano i possibili sviluppi ma anche quali siano gli ambiti in cui la usiamo già da parecchio tempo, di quali siano i pericoli e di quali invece gli enormi vantaggi.

Per chi si fosse perso l’intervista e fosse interessato a rivederla ecco il video.

Consiglio in ogni caso di seguire @lasignoraconiglio su Instagram.
Angela, fa una divertente e interessante divulgazione in ambito fisico, soprattutto per quanto riguarda le radiazioni ma anche in campi più estesi, da poco ha aperto anche il canale telegram dove seguirla, lo trovate all’indirizzo https://t.me/+WDe2gFvt5ukyOTRk

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L’intelligenza artificiale può essere razzista?

Chiedersi se l’intelligenza artificiale possa soffrire di razzismo sembra una domanda poco sensata, e in un’epoca in cui è forte lo scontro del politically correct sembra perfino una provocazione, eppure non lo è perché davvero l’intelligenza artificiale può essere non solo razzista ma anche sessista, omofoba, transfobica, o più generalmente xenofoba.

Casi reali di Intelligenza Artificiale razzista e intollerante

Il caso di Tay, il “bot nazista”

Un caso che ha fatto molta notizia è stato quello di Tay, un sistema automatizzato creato da Microsoft con lo scopo di studiare appunto l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico. Il risultato atteso era che Tay avrebbe dovuto essere in grado di prendere da diverse fonti il maggior numero di informazioni possibili per essere in grado di rispondere a qualunque domanda gli venisse posta in maniera il più possibile naturale e realistica.

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Cos’è l’Intelligenza Artificiale?

Negli ultimi decenni, prima nella fantascienza e poi sempre di più nella vita reale si parla di intelligenza artificiale. Se ne parla con ammirazione, con mistero, con paura. Verremo conquistati da Skynet come in Terminator? Verremo salvati da un’intelligenza artificiale che ci salvi dai nostri stessi errori? Useremo l’intelligenza artificiale per creare gattini?

Una prima risposta certa è che useremo l’intelligenza artificiale per cerare gattini. Anzi, lo facciamo già, e per chi non ci credesse sappia che questo gattino non esiste.

Gattino creato dall’intelligenza artificiale di thiscatdoesnotexist.com)

ma è stato creato in maniera del tutto automatica dall’intelligenza artificiale di thiscatdoesnotexist.com, analogo al sito che genera volti umani di cui avevo parlato in Cos’è il Deepfake?

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Cos’è il diritto all’oblio?

Ho parlato di privacy in molti modi, in molti articoli. Da un lato per quanto ci preoccupa dell’uso dei nostri dati personali che fanno siti, dall’altra dell’uso che invece possono farne le persone. In Cosa può scoprire una persona dai miei profili social? (https://wp.me/pQMJM-2ab) ho ragionato su che cosa possano scoprire di noi le persone da quello che pubblichiamo, un possibile datore di lavoro, qualcuno che debba fornirci un’assicurazione, un futuro partner… In Cos’è il Revenge Porn? (https://wp.me/pQMJM-2hM) invece ho riflettuto sul rischio che immagini intime e personali vengano condivise in rete.

La cosa che accomuna questo aspetto della privacy è il bisogno, forte, che le informazioni su di noi scompaiano dalla rete. Possono esistere molti motivi. Può trovarsi in rete qualcosa che possa compromettere il nostro futuro lavorativo, qualcosa che non rispecchi più il nostro modo di essere, o qualcosa che possa creare problemi legali, o semplicemente dopo un passato in cui ci piaceva condividere moltissime cose ora vogliamo mantenere un profilo più anonimo.

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