Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Come funziona la compravendita di followers?

Oggi giorno le persone che ambiscono a potersi chiamare influencer, sono molte e spesso sono disposte a qualunque modo per raggiungere quell’obbiettivo. Sembra verosimilmente raggiungibile se lo si pensa in termini di followers: la tendenza è quella di fare l’equazione più followers = più valore così i servizi che vendono seguaci stanno diventando sempre più popolari. Ma è una scelta sensata?

Innanzi tutto, va considerato che i followers non significano molto. Avere migliaia di seguaci che non guardano cosa pubblichi, che non interagiscono, che non commentano è del tutto inutile e perché un’azienda vi consideri influencer i dati che le interessano sono appunto la quantità di persone che interagiscono realmente. Per loro la pubblicità che veicolate è efficace solamente se potete dimostrare che chi vi segue la vede.

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Intervista con @dr_raffaelevisciano_psysex

Nei giorni scorsi, Il Dottor Raffaele Visciano, Psicologo clinico e consulente sessuale mi ha chiesto di fare una chiacchierata sul suo profilo Instagram @dr_raffaelevisciano_psysex, abbiamo affrontato quattro argomenti legati al suo ambito di lavoro ma sicuramente interessanti per molti adulti con figli:

  • Le foto dei bambini/neonati, postate sui social, dove potrebbero finire?
  • È utile mettere sul volto/occhi dei bambini fotografati degli adesivi?
  • A quanti anni gli adolescenti dovrebbero usare per la prima volta il cellulare?
  • Cosa dovrebbero sapere i genitori quando regalano il primo cellulare al figlio/a?

Per chi si fosse perso l’intervista e fosse interessato a rivederla ecco il video.
Consiglio in ogni caso di seguire @dr_raffaelevisciano_psysex su Instagram

Leggendo questo articolo ti sono venute delle domande a cui potrei rispondere nei prossimi articoli?

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Come funziona il controllo parentale per i minori?

In questi anni risulta sempre più difficile non dare uno smartphone o un tablet a bambino e le paure nel farlo aumentano progressivamente. A scuola sempre più ragazzini lo hanno e chi cerca di resistere a questo processo di abbassamento dell’età minima fatica a resistere per il concetto de “se gli altri ce l’hanno perché io no?”

Molti si chiedono quale sia l’età giusta per consegnarlo ed esistono innumerevoli studi sui problemi che l’uso precoce di questi dispositivi può causare. L’argomento è fuori dalle mie competenze e per tanto non mi metterò a scrivere di psicologia dell’infanzia, mi limiterò ad esporre principalmente argomentazioni di tipo tecnico/legale legate all’opportunità di lasciare il dispositivo sotto il completo controllo del minore senza la vigilanza di un adulto.

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Intervista con @LaSignoraConiglio

Nei giorni scorsi, la Dottoressa Angela Daniela Coniglio, fisica nell’area di diagnostica per immagini, mi ha chiesto di fare una chiacchierata su Instagram attraverso il suo profilo @lasignoraconiglio

Angela, sta facendo un’interessante iniziativa intervistando persone che fanno divulgazione “col cuore” sui social network. L’ho trovata un’iniziativa davvero interessante e ho accettato volentieri di partecipare. Sul suo profilo, tra l’altro, attraverso le storie parla di fisica, fisici, energia nucleare.

Per chi si fosse perso l’intervista e fosse interessato a rivederla ecco il video.
Consiglio in ogni caso di seguire @lasignoraconiglio su Instagram

Leggendo questo articolo ti sono venute delle domande a cui potrei rispondere nei prossimi articoli?

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Come riconoscere un profilo falso?

Una parte della nostra vita Reale è ormai indissolubilmente legata a quella digitale. Volenti o nolenti siamo costretti a comunicare in maniera virtuale quotidianamente e talvolta capita di essere contattati per offerte interessanti, interessanti amicizie, o per svariati motivi. Io che lavoro nell’ambito informatico, ad esempio, so bene quanto la presenza online sia importante e quanto oggi sia più probabile trovare lavoro attraverso social network come Linkedin o analoghi che limitandosi a inviare curriculum o sperare in qualche agenzia di collocamento.

I social network non sono il male. Tuttavia, come ogni strumento vanno trattati con un minimo di attenzione per non incappare in clamorose figure gravi truffe.

Adescamento

Un problema comune, soprattutto per i minori è quello dell’adescamento, altro motivo per il quale è fondamentale un uso consapevole delle tecnologie sia per gli adulti che per gli adolescenti o bambini.

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Cosa può scoprire una persona dai miei profili social?

La gran parte dei timori delle persone riguardo ai Social Network è legata alle informazioni che questi possono carpire su di noi. Ho già affrontato l’argomento nell’articolo Cosa sa Facebook di me? Cosa sa Google di me? (https://wp.me/pQMJM-26S), quello che viene quasi invariabilmente ignorato è il rischio legato alle informazioni che altri esseri umani possono scoprire.

Ho giocato su questo tema con l’articolo “Modi in cui violiamo la nostra privacy ogni giorno” nel quale esponevo alcuni modi in cui spesso tendiamo a lasciare sfuggire informazioni sulla privacy e si trattava di una provocazione nei confronti di chi temeva ad installare l’app per il tracciamento delle pandemie il discorso però può essere ulteriormente approfondito.

Il mondo digitale è parte della realtà

La prima cosa da ricordare è che il mondo digitale è parte della realtà, esattamente quanto lo sono i giornali, la televisione, o i cartelloni stradali.

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Esiste la dipendenza dai social e da Internet?

Negli ultimi anni l’esplosione tecnologica degli smartphone ci ha resi progressivamente più attaccati e connessi a una rete che in realtà esiste già dal 1989. Molti degli strumenti che la rete ci fornisce sono di grandissima utilità, per esempio la possibilità di comunicare velocemente con chiunque, la possibilità di inviare documenti ufficiali certificati digitalmente, la possibilità di cercare e trovare informazioni su quasi tutto, quella di ordinare cibo o prodotti da casa, di avere dei navigatori stradali costantemente aggiornati anche sul traffico, ricevere ricette dal proprio medico direttamente per via telematica, lavorare a distanza e decine o centinaia di altre cose che un tempo erano pura utopia.

Dall’altro lato però forse non c’è stato modo di imparare per tempo come utilizzare tutto questo senza esserne sopraffatti.

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Cosa sa Facebook di me? Cosa sa Google di me?

Una paura molto comune che serpeggia nella rete è il dubbio che Facebook, Google o altri siti e social network ci spiino. Ma cosa sanno in realtà di noi? Esiste modo di proteggersi da questa loro conoscenza?

La risposta semplificata a queste due domande potrebbe essere tutto quello di cui hanno bisogno e no. Ma con dei distinguo.

Innanzi tutto, questa problematica non è legata solo a questi due colossi. Anche Microsoft, Apple, Twitter, Instagram (che poi è di proprietà di Facebook), WhatsApp (che pure è di proprietà di Facebook), WeChat e probabilmente chiunque altro raccoglie dati allo stesso modo di Facebook e Google, l’unica differenza è forse la pervasività di uno o dell’altro. Esistono due metodi per sapere se queste piattaforme usano e sfruttano i nostri dati, il primo metodo è estremamente noioso ed è quello di leggersi le policy di privacy che abbiamo approvato in fase di registrazione

Privacy Policy di…



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Rimuovere un account social è ledere la libertà di parola?

Nelle ultime settimane si sta riaprendo una domanda che in realtà per gli addetti al settore è trita e ritrita: rimuovere un account social è ledere la libertà di parola? Sinceramente se il problema fosse stato solo la rimozione degli account di Donald Trump non mi sarei neppure messo a scrivere. Ho sempre dato per scontato che chiunque fomenti violenza e possa potenzialmente causare una pesante rivolta popolare con morti e feriti non dovrebbe avere spazio sui media, un po’ come da qualche anno si è smesso di parlare di suicidi, di gente che lancia sassi dal cavalcavia o di altre tematiche che possano creare emulazione.

A contraddire quella che a me sembra un’ovvietà, però, capita sempre più spesso di vedere discussioni utenti comuni che ritengono un diritto inalienabile (https://it.wikipedia.org/wiki/Diritti_umani) scrivere sui social qualunque cosa vogliano, invocando il primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti o l’articolo 21 della costituzione italiana.

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