Lug 182018
 

Post modificato il 20 luglio alle 18:25

Qualche giorno fa ho scritto un articolo sul’essere rifugiato, cercando di confrontare la visione che può avere il cittadino italiano medio con quella che può essere l’esperienza di un rifugiato vero, anche se l’ho chiamato rifugiante. L’immagine che ho scelto per rappresentare l’articolo è stata quella di un disegno che riprendendo il tema dei bambini deceduti in questi viaggi della speranza ne propone uno sulla soglia di casa su uno zerbino con scritto in inglese “negato”.
Perché ho scelto questa immagine? Inanzi tutto perché marcata come libera per l’utilizzo, in secondo luogo perché trattava il tema giusto, ed infine perché avrebbe colpito.

Una risposta che ho ricevuto su twitter è stata questa immagine, senza alcun ulteriore commento

Ovviamente dal profilo di qualcuno che non ci mette la faccia ma che mette a profusione la faccia del nostro beneamato Ministro Dell’Interno. Lo ringrazio, comunque sia perché mi ha fatto riflettere. L’immagine sembra accusare i giornalisti -categoria a cui non appartengo e alla quale pure io avrei qualche appuntino da fare- di puntare sui bambini morti a causa delle migrazioni, pochissimi, ignorando le vittime del terrorismo, moltissime. A parte che la vignetta dice testualmente “victims of terror” e non “terrorism” e che le vittime della migrazione sono appunto vittime del terrore ho pensato di aggiornarmi su questo terrore e su tali vittime.
True numbers riporta (https://www.truenumbers.it/terrorismo-storia/) dati aggiornati al 2016 ma comunque abbastanza chiari. Le vittime del terrorismo in europa sono in gran parte fatte negli anni 70 e 80, per altro da attacchi interni fatti da europei. Parigi è al 20 esimo posto delle città più prese da attacchi terroristici, la Francia che in europa è la più colpita è al ventinovesimo posto nel mondo.
Dal 2015 ad oggi secondo Il Post (https://www.ilpost.it/2017/05/23/attentati-terroristici-europa-dal-2015-ad-oggi/) ci sono state 226 vittime di attentati in Europa.
In compenso secondo Linkiesta (https://www.linkiesta.it/it/article/2017/03/17/negli-ultimi-15-anni-sono-morti-nel-mediterraneo-oltre-30mila-migranti/33575/) sembra che le vittime a causa della migrazione negli ultimi 15 anni siano 30.000. Ok, le vittime di migrazione sono calcolate sugli ultimi 15 anni e quelle di terrorismo sugli ultimi 4 ma facendo le dovute proporzioni siamo a 2.000 vittime di migrazione all’anno contro 56,5 vittime di terrorismo l’anno. Che in realtà sono praticamente quasi tutte concentrate nel 2015.
L’altra riflessione che mi è stata ispirata da quell’immagine è quella sui gattini. Viviamo in una società in cui siamo abituati a vedere sangue e corpi. Li vediamo nei film, li vediamo nei TG, li vediamo nelle serie tv. Quando i corpi non sono nudi sono morti. Quando non sono sia nudi che morti. Ce li propinano quando parlano di guerra, quando parlano di omicidi, quando parlano di qualunque cosa. In una escalation di immagini forti che fino a trent’anni fa sarebbero state sconvolgenti ora siamo assuefatti e le ignoriamo. Stando a quanto si vede sui social ora le immagini che non ignoriamo sono quelle dei gattini, o quelle dei bambini. Ci sono temi su cui trovo sbagliato usare i bambini, come trovo sbagliato strumentalizzarli per le raccolte di soldi o sessualizzarli come accade in alcuni film o pubblicità, ma ci sono temi che non vanno ignorati e tra questi ci sono i temi che portano alla morte. Di adulti o di bambini indifferentemente. Se le immagini di adulti disperati è facile ignorarle quelle di bambini è difficile. Lì, per ora, si nasconde ancora un po’ di umanità in questa società di cuori cicatrizzati. Metti un bambino è si scatenerà l’inferno. Ben venga se quell’immagine viene utilizzata per un fine buono, e sensibilizzare l’opinione pubblica per salvare vite è sempre un fine buono.
Non è ne di sinistra ne di destra ma è umano.
Altrimenti sì, tanto vale pubblicare gattini.

20 Luglio:
Il signore senza volto affezionato al nostro attuale ministro dell’interno ha poi deciso di bloccarmi su Twitter.
Ognuno ha il suo modo di affrontare gli scambi di opinione.

 

 

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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