Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo, divulgazione informatica, uso consapevole tecnologia, e fatti miei

Ogni femminicidio è colpa mia

Tempo di lettura 3 minuti

Esiste un fenomeno psicologico noto che spinge molti a dare la colpa alla vittima, si chiama Colpevolizzazione della vittima (https://short.staipa.it/f6l9l): il ritenere la vittima di un reato responsabile dell’accaduto.

Lo vediamo succedere quasi invariabilmente se la vittima è in una posizione sociale percepita come minore, è qualcosa che percorre la storia. Vale dai migranti che si sono cercati la morte su un barcone, vale per i tossicodipendenti che hanno scelto loro quella vita, vale per le donne vittima di violenza che dovevano stare più attente.

Raramente ci si ferma a ragionare su cosa abbia portato a una certa situazione perché trovare una soluzione semplice è più facile. Soprattutto se quella soluzione ci assolve da ogni colpa.

È così che, quando una donna viene violentata o uccisa, si cerca di insegnare alle donne cosa dovrebbero fare, che non dovrebbero vestirsi in un certo modo, assumere determinate bevande, dare ascolto a determinate persone. Lo interiorizziamo fin da piccoli anche con le fiabe. In cappuccetto rosso chi pensa mai al Lupo? Il Lupo è una entità generica maligna ma quello che insegna la fiaba è di non dare confidenza agli sconosciuti, la colpevole è la bambina ingenua che si è intrattenuta, è lei che deve imparare qualcosa dalla situazione. Il lupo invece non ha colpe, non fa parte della morale perché segue solo la propria natura, e seguire la propria natura –se non sei cappuccetto rosso– è normale, è corretto.

Allo stesso modo si dà per scontato che il maschio sia succube dei propri istinti, come il lupo. Se la donna indossa le minigonne sta provocando il normale istinto dell’uomo e per questo deve essere lei a scegliere di comportarsi diversamente, di limitare la propria libertà nella speranza di… di cosa? Che il lupo sfoghi i suoi istinti su una pecora diversa? Un’altra che indossa le minigonne? Quelle minigonne che però in tv non possono mancare?

Io non sono un assassino, io -oggi, da adulto consapevole- cerco di fare tutto ciò che è in mio potere per non fare del male a una donna, per non usare il mio potere di uomo nei confronti delle donne. Non posso dire che sia sempre stato così purtroppo, e non posso dire di essere perfetto e integerrimo in quello che dico, nel modo di pormi e nel modo di essere. Ho interiorizzato anche io molti di questi meccanismi, come molte delle donne stesse che accettano passivamente questo squilibrio di responsabilità tra il lupo e cappuccetto rosso dando man forte al lupo e difendendone il diritto ai bassi istinti.

Ciò nonostante ho la mia percentuale di colpa in ogni femminicidio, in ogni violenza, in ogni discriminazione di genere. Ho la mia percentuale di colpa perché fatico a tagliare fuori dalla società quelle persone che sono gli autori materiali di questi soprusi. Fatico quando il mio collega dice frasi sessiste a stopparlo e dirgli di cambiare atteggiamento, fatico quando sento qualcuno fischiare o dire volgarità a una donna di passaggio a intervenire e bloccare quella situazione, fatico ad alzarmi dal divano per scendere in piazza quando le donne manifestano per la loro sopravvivenza, fatico a intervenire sui social quando i commenti contro una donna si sprecano, fatico a intervenire quando una donna viene valutata per il suo fisico o la sua cura estetica e non per le sue capacità, fatico a intervenire quando una donna viene considerata incapace di ricoprire un ruolo perché il suo essere donna non le permetterebbe di farlo bene.

Sono io, in quanto uomo, che dovrei farlo più intensamente. Non perché io sia migliore ma perché un uomo che considera le donne inferiori, che le tratta come oggetti, che le valuta per il fisico e non per le capacità non ascolterà mai una donna. Un uomo così può ascoltare solamente un altro uomo.

Un uomo che farà violenza su una donna perché convinto di poter usare su di lei il proprio potere, qualunque tipo di violenza, che sia verbale, fisica, morale, potrà rendersi conto di quello che fa solo se i suoi amici, i suoi colleghi, gli uomini attorno a lui sono in grado di parlargli, di dargli un esempio diverso, o se occorre di metterlo ai margini della società. Invece persone così finiscono spesso per essere esaltate, considerate ganze, leader della scalata al machismo.

Sono colpevole. Lo sono ogni volta che resto a guardare e restando a guardare legittimo un comportamento che a catena legittima altri comportamenti, che infine normalizzato una situazione che continua a vessare il più debole.

Sono colpevole perché sfrutto il mio privilegio di uomo per sentirmi fuori da una dinamica della quale invece faccio parte, sono colpevole perché fingendo a me stesso di non vedere e non sentire mi assolvo e magari mi sento anche migliore.

Sono colpevole perché non faccio quello che è in mio potere fare, ma sfrutto quello stesso potere per alimentare il mio privilegio.

Questo blog non è solo sull'Uso Consapevole Delle Tecnologie

Questo è un blog politico. Che piaccia o no. Ma difficilmente mi si vedrà schierato a favore di un partito, o contro un partito… per partito preso.
Politica è essere o non essere razzisti, essere o non essere a favore dei diritti e delle libertà, politica è scegliere di buttare per terra una cartaccia o di raccoglierla e metterla in un cestino della differenziata, politica è scegliere tra accogliere o discriminare, sono tutte cose che non sono di destra o di sinistra, che non dovrebbero appartenere a l’uno o all’altra fazione politica. Sono “cosa pubblica”, sono bene pubblico.
Qui puoi leggere di più sulla mia idea di politica

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