Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Fuga dal mondo. Parte 3

<-Fuga dal mondo. Parte 1
<-Fuga dal mondo. Parte 2

L’uomo gigantesco indossava degli enormi pantaloni di stoffa marroni, a guardare bene era una salopette enorme e marrone. Gli scarponi al bambino sembravano essere due grosse barche piene di terra. Oltre alla salopette il gigante indossava una camicia a scacchi rossa ed aveva una folta barba nera e unta, e dei capelli altrettanto unti.
“Cosa ci fai qui?” disse con voce baritonale.
Il bambino rimase a guardarlo in silenzio fino a quando il gigante lo prese per un orecchio e lo trascinò lontano fino ad un capanno.
“Dov’è la tua mamma? Dovremo di certo avvisarla!” disse l’orco.
“No, la prego signore, la prego! Non dica niente alla mia mamma, si arrabbierebbe moltissimo se lo sapesse, e non dica neppure nulla alla maestra!”
“La maestra? Quale di maestra parli?”
“Quella della scuola, la scuola che c’è di là della rete. Io vengo da lì, la prego mi riporti alla rete non le darò fastidio e farò come se non fosse successo niente. La prego!”
“Di quale scuola parli? Non c’è alcuna scuola qui vicino, siamo nel bosco” disse.
“Nel bosco? Ma no guardi signore, al di là della rete c’è la mia scuola, controlli!”
L’orco indicò al bimbo la finestra ed il bimbo osservò fuori la valle che si vedeva al di sotto. Un fiume scorreva lento e placido verso una pianura lontana e poco distante un enorme cane nero lo osservava con aria aggressiva.
“Ma… ” disse il bimbo “Non capisco.”
“Non capisci che cosa bambino? Io non capisco perché tu ti sia spinto fino a qui, nel mio bosco e sia venuto a disturbare Lupo.”
“Lupo?”
“Lupo. Sì. Il mio lupo da guardia.”
“Ma non è un lupo.” disse il bimbo.
“Sei venuto qui anche per contraddirmi ora? Non ti è bastato infastidirmi?”

Disclaimer

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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