Staipa’s Blog

Esercizi di stile, poesie o urla.

La porta del paese delle meraviglie – Parte quarta

Mi trovavo lì, immobile, alle mie spalle un mondo, di fronte una porta verso un altro, l’istinto urlava dentro urlava fuori urlava di chiuderla per sempre.
L’istinto posò la mia mano, il palmo della mia mano sulla superficie di legno marrone liscio freddo. La pelle del mio palmo caldo sul freddo del legno liscio marrone. Il cuore batteva forte ma calmo ma forte ma calmo batteva il cuore.
Mentre i muscoli del mio braccio iniziavano a tendersi lievemente prima della spinta il mio sguardo cadde oltre la fessura tra la porta ed il nulla e fu quello il momento in cui cambiarono le cose, cambiò la scelta.
Guardai nella fessura che c’era tra la porta, priva di stipiti, e il rettangolo che ne definiva le dimensioni. Sul lato in cui era aperta lasciava vedere il pavimento nero e lucido della stanza all’esterno -o all’interno, non saprei dire- nella mia mano destra il bicchiere tremò un secondo ed abbassai la sinistra allontanando il palmo mentre le mie dita di riflesso si piegavano lievemente tremando.

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Parto.

Il mio cervello corre, corre.
Persone convivono, vivono, corrono in ogni direzione.
Razionale irrazionale.
Corre.

Per strada mi ritrovo a fare strade che non ho mai fatto ma che conosco,
strade nuove, vecchie, sconosciutamente conosciute.

Ci sei tu che corri nel cervello.
Corri, corri come non mai,
-ho letto da qualche parte che una pallottola che attraversi la testa ed entri diagonalmente finisca per girare radente al cranio e ruotare per tutto esso all’interno-
Corri e ti guardo e rido a vederti correre.

Nella mia testa.

Non posso chiudere nel cassetto una cosa così grande che non mi ci sta in testa.
Non posso chiudere nel cassetto qualcosa di così grande senza chiudere un pezzo di me.

Esplode nella testa come razzi la razione di irrazionalità che avevo nascosto razziando nella mia mente ogni relazione alla reazione del pensiero della tua immagine.

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Uno sguardo di fiori

Quante volte ho iniziato a scrivere qualcosa che iniziava con “osservando il tuo sguardo?” ma è da lì che parto a creare mondi, da uno sguardo, da un sorriso talvolta e il tuoi non sono come altri, non sono gli unici al mondo, non sono i migliori ne i peggiori ma sono i tuoi, e così osservo il tuo sguardo, gli occhi chiari ad osservare me mentre osservo il mare dietro te, osservo il tuo sorriso -mai malinconico- rivolto nella mia direzione aprirsi come uno squarcio di luce nel cielo.
Penso alla semplicità vera e sincera di quel sorriso in grado di raccontare e dare e parlare, il sorriso di una persona che sul treno ancora guarda la gente e non un lucido vetro lucente pieno di immagini e parole vuote ed irreali, uno sguardo che profuma di inchiostro di carta di libro di lettera scritta a mano, di mani che si toccano davvero, di abbracci e di odori e di colori e di vita reale.

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Perchè ho smesso di scrivere

In questi giorni mi sono interrogato sul mio scrivere, anzi per l’esattezza sul mio non scrivere.
Perché non scrivo?
Non sento più il bisogno di scrivere?
Talvolta si, ma è ciò che vorrei scrivere a bloccarmi, o meglio chi leggerebbe e non trovo sensato scrivere solo per me, perché ciò che è scritto lo è per essere letto.
La vita è più frenetica, il tempo è meno, vivere da soli ti lascia determinate libertà ma contemporaneamente ti porta via molti tempi morti un tempo utilizzabili per creare, scrivere, comporre, suonare.
L’età fa calare determinati impeti letterari ma neppure questa ne è la causa.
Un tempo la mia vita era più “tumultuosa” come quella di ogni adolescente o ragazzo e amavo creare “mondi” immaginari o pseudo reali ed applicarli alla realtà del momento, scrivere cose struggenti ed applicarle a realtà non necessariamente tali, scrivere racconti o pezzi poetici da psico killer e camuffarli da rabbia adolescenziale, scrivere di uno sguardo incontrato per strada come fosse l’amore di una vita, magari applicarlo ad uno sguardo di persona reale ma non necessariamente corrispondente per giustificare il mio scrivere d’un amore che in realtà non esisteva.

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A presto…

Mi accingo a partire per una nuova avventura, oggi inizia il nostro campo scout, il campo del quarantesimo del mio gruppo, si siamo giovani rispetto a tanti altri gruppi, ma è comunque un momento storico.
Parto con nel cuore tanti ricordi di momenti appena passati, parto col cuore appesanitalleggerito dell’esperienza Abruzzese e nell’attesa di tornare nuovamente a viverla, anche se non sarà la stessa esperienza ma un’altra comunque diversa.
Parto con la consapevolezza che in queste due settimane probabilmente avvocati, giudici e quant’altro muoveranno nuove carte e che nel mezzo del campo dovrò tornare un giorno a parlare con questi, con la consapevolezza che al mio ritorno non avrò probabilmente più il luogo che avevo iniziato a chiamare troppo presto “casa mia”.

Orchidea

Con la consapevolezza che casa mia è il mondo e che ovunque io sia la vita resta comunque stupenda, la consapevolezza che nel mio piccolo posso lasciare il mondo un po’ migliore, solo una goccia nel mare, ma pur sempre qualcosa.


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Evvia le ronde!

Evvia le ronde! Si, finalmente avremo qualcuno che ci protegge, finalmente potremo sentirci sicuri nelle nostre città, finalmente le nostre figlie, ragazze, mogli, amiche e cugine non verranno più violentate, neanche quella passante lì che quei razzi stanno infastidendo, no.
Tutto questo mi sembra ridicolo.
Parto da un fatto accadutomi qualche tempo fa, non è la prima volta che mi capita di aiutare una ragazza derubata, o molestata ma questa è particolarmente indicativa riguardo all’utilità effettiva delle ronde.
Mi trvovavo sull’autobus, dalla stazione alle

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Budapest!

Ho appena finito di fare la valigia!!
Tra un oretta parto per andare a lavoro, e poi quando esco è ora di partire verso l’Ungheria!!!!

A parte del Danubio con il Parlamento non so altro… e il mio inglese non è il top, diciamo che è un viaggio all’avventura, come quelli che mi sono sempre tanto piaciuti! Evvai!
Cosa mi aspetterà? Boh! Credo in ogni caso mi divertirò e viaggerò fuori e dentro di me!
Compagni di viaggio? Un’amica vera e chi incontreremo per strada!
Mi hanno detto di non fermarmi a parlare con gli italiani di nome Mario nella via principale perché mi inviteranno a bere una birra in compagnia in un locale e poi mi rapineranno…. giusto un modo per dirmi “vedrai che ti divertirai”..
Beh porterò i vostri saluti a Mario se lo vedrò!
A prestoooooooo……….

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RODEO E GIOVENCA Un’opera di Villan Sexispir

Da questa mattina per un po’ di tempo terrò una rubrica sul blog del geco trattasi di un racconto a puntate intitolato “Rodeo e Giovenca Un’opera” di Villan Sexispir, o di una serie di racconti, vedremo. Intanto Rodeo e Giovenca sarà un’allegra parodia di Romeo e Giulietta, non so da dove arriverò perché la scrivo più o meno in presa diretta, ma vedremo, l’inizio mi sembra promettente…

Intanto domani parto per la montagna e questa sera mi si è rotta la maniglia della porta del passeggero della macchina…. come sono felice.

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