Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Racconti

Navigando

Il turno di lavoro oggi è stato duro, più duro del solito e sento la stanchezza chiudermi gli occhi, apro i finestrini e metto l’aria al massimo per cercare di svegliarmi meglio per questa ultima mezzora di strada e poi potrò infilarmi sotto le coperte. Il termometro indica che fuori ci sono dodici gradi ed io indosso solo la t-shirt dell’Oktoberfest 2011, ottima situazione per svegliarmi fuori un po’.
Il navigatore da qualche giorno quando punto casa dopo un po’ sembra impazzire e mi indica un altro luogo, gli altri giorni questa cosa mi fa incazzare terribilmente oggi stranamente invece mi sento così rilassato, forse per questo misto tra stanchezza e freddo da sentirmi quasi inerte. La mente riprende a lavorare anche se gli occhi rimangono mezzo chiusi, e la testa mi

cade

non sono sulla strada di casa!
Mi sono distratto e come uno scemo mi sono messo a seguire l’indicazione sbagliata del navigatore che non so dove mi sta portando, indica un luogo a dieci minuti da qui, e stanchezza a parte non ho davvero molto da perdere, domani finalmente potrò starmene a casa almeno il mattino e a casa nessuno mi aspetta quindi quale miglior momento per fare una cosa scema?

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Racconti

Dodici gradi

Era una sera di quelle in cui la temperatura ti fa rabbrividire solo un istante, il respiro si addensava in una piccola nube prima di scomparire quasi improvvisamente, indossavamo tutti maglioncini leggeri o giacche leggere, ed era buio.
Moltissimo buio.
Ricordo l’aria frizzante di quella sera come fosse oggi, come fosse vera, e ricordo di aver girato la testa incontrando accanto ai miei occhi la mano di mio padre, la presi e la tirai leggermente verso di me, lui sembrava assorto a guardare nella stessa direzione in cui stavo guardando io solo pochi istanti prima.
Ho sentito la mia voce dire “papà, papà, ma chi è quella ragazzina”?
Era sulla strada davanti a casa mia, a terra, piatta come un foglio di carta leggermente raggrinzito, attorno a lei c’erano dei signori che non conoscevo e qualche mio zio o zia che non saprei definire, c’era anche la zia gilda, e quella signora che mi dava sempre le caramelle al miele.

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Arredare la propria casa

Finalmente si inizia!
Arredare da zero la casa è difficile, guardare una stanza totalmente vuota e pensare cosa ci metterai dentro, che poi son cose che costano!
Mica puoi comprare una cucina e dopo due mesi cambiarla… soprattutto in una casa come la mia dove la cucina è praticamente la prima cosa che vedi entrando, è la caratterizzazione di tutto.
In questi giorni mi sono messo a girare per negozi con una noia mortale “questa è banale”, “questa carina ma non mi dice niente”, “questa sembra di plastica”, “questa è troppo colorata”, “questa troppo smorta”, “troppo moderna”, “troppo vecchia”…

Fino a ieri l’unica cosa certa era l’illuminazione.
Niente lampadari, illuminazione dimerabile con due luci diverse, il che caratterizza il tutto con un tocco di moderno, di elegantemente minimale.

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Crocefisso si? Crocefisso no?

Non è facile esporsi su questo tema, soprattutto quando si ha il ruolo “pesante” di educatore in un’associazione cattolica, soprattutto quando ciò che scrivi potrà essere letto dai ragazzi a cui cerchi di passare dei valori o dai loro genitori.
Il rischio di essere frainteso è grande e così è diverso tempo che penso se espormi o meno a riguardo di questa tematica.
Il crocefisso nelle scuole, nei luoghi pubblici.
Crocefisso si? Crocefisso no?
Io sono dell’idea Crocefisso non mi importa.
Partiamo però dal principio.
Qual’è il motivo per cui chi sostiene l’importanza di questo simbolo si infervora così tanto?
Per lo più le motivazioni di cui ho sentito parlare sono perché fa parte della cultura e dell’identità Europee e Italiane, si questo è vero. Ma se così fosse perché non mettere in tutti i luoghi pubblici l’immagine di Leonardo da Vinci, o quella di qualche altro personaggio che è stato fondante e fondamentale per la nostra cultura e affermazione nel mondo?

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A presto…

Mi accingo a partire per una nuova avventura, oggi inizia il nostro campo scout, il campo del quarantesimo del mio gruppo, si siamo giovani rispetto a tanti altri gruppi, ma è comunque un momento storico.
Parto con nel cuore tanti ricordi di momenti appena passati, parto col cuore appesanitalleggerito dell’esperienza Abruzzese e nell’attesa di tornare nuovamente a viverla, anche se non sarà la stessa esperienza ma un’altra comunque diversa.
Parto con la consapevolezza che in queste due settimane probabilmente avvocati, giudici e quant’altro muoveranno nuove carte e che nel mezzo del campo dovrò tornare un giorno a parlare con questi, con la consapevolezza che al mio ritorno non avrò probabilmente più il luogo che avevo iniziato a chiamare troppo presto “casa mia”.

Orchidea

Con la consapevolezza che casa mia è il mondo e che ovunque io sia la vita resta comunque stupenda, la consapevolezza che nel mio piccolo posso lasciare il mondo un po’ migliore, solo una goccia nel mare, ma pur sempre qualcosa.


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Casa….

Oggi ho staccato il primo assegno….
Casa.
Qui sta sorgendo la mia casa, il mio giardino, la mia taverna, il mio futuro nuovo mondo.

Casa.
In realtà questa immagine è di diversi mesi fa, ora è quasi pronta.
Casa.
Oggi mi spaventa un po’ di più… chissà come sarà starci.
Per un po’ sarà il mio unico pensiero.
Casa.
Chissà forse a Casa Mia mi sentirò finalmente a Casa, ora sono fuori dal mondo, disperso in luoghi che non sono miei, disperso.
Lontano da Casa, da l’unico “luogo” dove io senta di poter essere totalmente pienamente me stesso, ma forse non è vero, se me ne sono andato è perché neppure lì potevo più esserlo.
Casa.
E un gatto.
E un letto basso, grande, etnico, vuoto, di legno scuro, un materasso di lenzuola rosse, calde, calore, vuoto.
Casa, e tanta luce, e…. e null’altro. Ci penserò quando sarà ora.

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Perchè si dice addio

Questo è solo un articolo trovato per caso linkato su un forum… lo linko anche io perché mi ha fatto un po’ sorridere, e un po’ mettere il musino triste, mi ha fatto pensare a quante volte il mondo gira così, a quando io mi sono comportato così, a quando tante, non una, persone le ho viste far così e al sogno un po’ che un giorno possa andr a finire come in queste parole

Fonte blog di Giulia Carcasi

Perché si dice addioLa paura dell’abbandono fa fare cose assurde. Come mettere fine a una storia anche quando è quella giusta. E da quel momento, come racconta la scrittrice Giulia Carcasi, vivere come se la persona di cui siamo innamorate potesse ricomparire da un momento all’altro

Mentre le ragazze della mia età facevano



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