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Il Violino Nero

Tempo di lettura 2 minuti

Il Violino Nero
di Maxence Fermine
Editore Bompiani

Johannes Karelsky, protagonista de Il violino nero, è un musicista dal genio precoce destinato a conoscere gli abissi della passione in una Venezia di fine Settecento immersa, a dispetto delle precise indicazioni storiche, in un’atmosfera onirica che ripropone l’icona funesta della città, forse ispirandosi all’immagine pittoresca dell’Italia fissata dalla tradizione del romanzo nero e fantastico. L’incontro con un misterioso liutaio, antico allievo della famiglia Stradivari, è il motore di una storia che sviluppa con grazia il tema del rapporto speculare tra discepolo e maestro, tesi in una comune recherche de l’absolu, l’uno a “mutare in musica la propria vita”, l’altro a “mutare la musica in vita”. “Un violino nero dal suono strano, una scacchiera (…) magica, e una grappa senza età” sono gli elementi fantastici di un racconto che, come nella miglior tradizione del genere, accoglie il meraviglioso per affermare la più semplice delle verità terrene: nell’arte, come nell’amore, si perviene alla pienezza solo attraverso la perdita.
Fonte

Alcune frasi del libro:
“La tua opera, Johannes… prima di scriverla dovresti viverla.”
“E’ vero”, disse Johannes. “Non ci avevo mai pensato. Non avevo nemmeno pensato che vivere potesse essere utile.”
“Eppure io so come rendere interessante la tua vita”.
“Ah sì? E come?”
“Andando a cercare la parte di sogno che ti spetta di diritto.”
“E dov’è, questa parte di sogno?”
“Un po’ dovunque nel mondo. Ma soprattutto dentro di te!”

“E’ lo strumento più straordinario che io conosca. Un semplice alito basta a farlo vibrare. Ma la musica che ne scaturisce è talmente strana da poter cambiare la vita di chi lo suoni. E’ come la felicità. Una volta che la provi, ne resti marchiato a vita. Suonare il violino è la stessa identica cosa.”

La storia si presenta come un inno alla voce della Donna, quella voce che può incantare e bruciare la vita di un uomo e fargli capire, nel momento del rischio estremo, che amore, femminilità e musica sono una sola cosa, che ha nome Assoluto.
Il modo di scrivere di di Fermine è asciutto, profondo, piacevole e scorrevole, un libro che rapisce, che fa venire la pelle d’oca, ti fa sognare.
Non è facile dare cosi tante emozioni in poche pagine. Riesce a darci riflettere sul significato della vita e sulla ricerca della felicità.
Ricordo di averlo letto in diversi giorni, per gustarmelo a pieno.
Non più di qualche pagina al giorno nonostante si possa leggere in poche ore.
La gran parte l’ho letto e gustato in alcuni pomeriggi che ho vissuto a Brescia in ritiro dal mondo a casa di una mia cara amica.
Stavo da solo in un parco a guardare la gente passare e leggevo, leggevo scordando lentamente il mondo che mi opprimeva altrove.

Credo che il messaggio più importante di questo libro sia: ha senso lottare per tutta per raggiungere un solo obiettivo di felicità al punto di odiare tutto il resto della propria vita?
Non c’è una risposta.

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