Staipa’s Blog

Esercizi di stile, poesie o urla.

La porta del paese delle meraviglie – Parte seconda

Ti seguii per lungo tempo, tra i tuoi salti i tuoi scherzi ed i tuoi impegni a correre, correre senza sosta a perdifiato con quell’orologio in mano, eri la mia Alice ed eri quel bianco coniglio, eri colei di cui anche in assenza potevo innamorarmi incontrandoti e vedendoti ovunque tu non ci fossi e quel simpatico e frettoloso e saltellante animale.
Mi mancò il fiato d’un tratto però, non per la corsa in se, ne per il tuo continuare a saltare e cambiare direzione, ne per l’assenza del tempo o la mia incapacità di raggiungerti, d’un tratto mi mancò semplicemente il fiato. Ricordo che fu forse quando compresi il colore dei tuoi occhi, o forse quando mi accorsi che in tutto questo sembravi fuggire da qualcosa ma non esattamente da me, o forse quando notai le tue sopracciglia non curate e per questo perfette.
Non ricordo perché mi ero già complicato e tre per tre faceva nove come nove diviso tre faceva ancora tre. E i ricordi arrivavano saltando perché mi ci scontravo e se ne andavano scendendo perché rimanevano lassù da qualche parte.
Fu mentre mi trovai senza fiato che vidi le tante porte, in una sala bassa e lunga illuminata da lampade che pendevano dal soffitto, erano tutte uguali e dietro me non c’era che una porta ulteriore chiusa.
Pensai di fare il giro di tutte le porte ma una di queste aveva nella toppa una piccola chiave d’oro.
Girai la chiave ed entrai nella porta.
Attorno a me foresta e boschi, monti, odore di quel fuoco che da tempo ruota nei miei sogni inconsci tra il sonno e la veglia tra il dormiveglia e il sonno, e il suono e l’odore di ogni foglia ed un comodo divano, una stanza ed un bosco e il tutto di un universo compenetrato con la quotidianità di una abitazione senza pareti. Voltandomi vidi la porta, non chiusa, non aperta, ne appoggiata: socchiusa con uno spiraglio di luce entrare. La porta tuttavia era in piedi immobile fissa ma priva di parete.
Potei girarvi attorno ed osservarla da un lato presente e viva con lo spiraglio di luce delle lampade che entrava e lasciava il suo segno sul pavimento, dall’altro scompariva inesistente introvabile introvata impensata. Per un’istante me ne scordai o forse non era mai stata lì e mai ero passato da quello strano mondo a questo mondo strano, non ricordo effettivamente come andò, ricordo che camminai e mi ritrovai accanto una porta, non aperta, non chiusa, ma socchiusa, non più introvata ne impensata ma presente, la toccai ed era reale in questo casa priva di pareti e ricca di boschi, vi girai attorno e scomparve, nuovamente o per la prima volta?
Non lo ricordo.
Ma trovai una porta d’un tratto, socchiusa e mi sedetti sul divano ad osservarla, nel televisore davano un cartone animato e ricordo che ti riguardasse ma non ricordo di averlo visto prima, parlava di una bimba opposta a te fisicamente ma col tuo sorriso e la tua libertà e leggerezza, una bimba dal vestito azzurro ed i capelli lunghi biondi in uno strano mondo di funghi e carte e bruchi e conigli ed aspettai.
Aspettai accanto alla porta, dove non importa il tempo assente, il tempo veloce e fuggente, dove non importa alla porta chi porta qualcosa o chi non porta, non importa. Ciò che importa resta la porta, ancora aperta per un po’ e l’attesa di qualcosa che non si sa cosa sia, di qualcuno che non si sa chi sia ma si sa che sei tu, coniglio, Alice o orologio che sia, rimasi in attesa di te consapevole che quella piccola chiave d’oro era ancora la fuori, che forse tra un salto e l’altro avresti scelto, o forse no.
Non importa. Comunque sia è una porta ed essa porta verso un nuovo mondo mio tuo o nostro non importa, le porte sono infinite ed io attenderò ancora, dietro questa finché finirà questa proiezione e poi…



Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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