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	<title>Libri Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>Libri Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>Ritorno sulla Luna. Dal sogno dell’Apollo alla sfida di Artemis, di Paolo Attivissimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 15:52:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni di Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho iniziato questo libro con una curiosità molto concreta: capire davvero perché ci abbiamo messo così tanto a tornare sulla Luna. È una domanda che ogni tanto torna, soprattutto oggi che si parla di Artemis, e che spesso viene liquidata con spiegazioni troppo semplici. Qui invece la risposta arriva, ma richiede tempo, perché è fatta [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ho iniziato questo libro con una curiosità molto concreta: capire davvero <em>perché ci abbiamo messo così tanto a tornare sulla Luna</em>. È una domanda che ogni tanto torna, soprattutto oggi che si parla di Artemis, e che spesso viene liquidata con spiegazioni troppo semplici. Qui invece la risposta arriva, ma richiede tempo, perché è fatta di tanti elementi che si incastrano tra loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa che mi ha colpito di più è proprio questa: non esiste una spiegazione unica. Tecnica, politica ed economia si intrecciano continuamente, e leggendo diventa evidente che il problema non è mai stato semplicemente “non volerci tornare”. Tornarci è difficile, costoso e, soprattutto, ha significati diversi a seconda del momento storico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro parte dall’Apollo, ma non si ferma lì. Allarga lo sguardo, racconta cosa è successo dopo, cosa hanno fatto — o provato a fare — le altre nazioni, e come si è arrivati alla situazione attuale. Questo è uno degli aspetti che ho apprezzato di più: non è un racconto nostalgico, ma una ricostruzione che dà profondità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi c’è il livello di dettaglio. È alto, a tratti molto alto. Si entra nei razzi, nelle navicelle, nelle architetture delle missioni, nei compromessi progettuali. È chiaramente un libro che non ha paura di essere un po’ “da nerd”, ma nel senso positivo: più si va avanti, più cresce la voglia di capire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio qui che il dettaglio trova senso. Non è mai fine a sé stesso: serve a far capire che non stiamo parlando di un’impresa semplice rimandata nel tempo, ma di un sistema complesso fatto di vincoli reali, di risorse limitate e di scelte che spesso nascono fuori dall’ingegneria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un momento, mentre leggevo, in cui mi sono accorto che stavo cambiando modo di guardare la questione: non più una linea spezzata tra Apollo e oggi, ma una continuità fatta di tentativi, pause e ripartenze. Ed è una differenza sottile, ma importante, perché sposta il discorso da “perché abbiamo smesso” a “perché è così difficile continuare”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che mi porto a casa è proprio questo cambio di prospettiva. Capire quanto sia complesso tornare sulla Luna aiuta a dare più valore non solo a quello che è stato fatto, ma anche a quello che si sta provando a costruire oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A me è piaciuto molto. È un libro che non cerca effetti speciali, ma che riesce comunque ad accendere la curiosità. E, alla fine, forse è proprio questo il segnale migliore: quando chiudi l’ultima pagina, non hai l’impressione di aver “finito” un argomento, ma di aver finalmente iniziato a capirlo.</p>
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		<title>Giornata mondiale del libro e del diritto d&#8217;autore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:10:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 23 aprile è la Giornata mondiale del libro e del diritto d&#8217;autore, giornata organizzata dall&#8217;UNESCO&#160;per promuovere la&#160;lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale attraverso il&#160;diritto d&#8217;autore. Io nel mio piccolo cerco di recensire i libri che più mi colpiscono, se vi va di dare un&#8217;occhiata, prendere qualche consiglio o commentare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 23 aprile è la <strong>Giornata mondiale del libro e del diritto d&#8217;autore</strong>, giornata organizzata dall&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/UNESCO">UNESCO</a>&nbsp;per promuovere la&nbsp;lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale attraverso il&nbsp;diritto d&#8217;autore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io nel mio piccolo cerco di recensire i libri che più mi colpiscono, se vi va di dare un&#8217;occhiata, prendere qualche consiglio o commentare insieme un libro vi invito a leggere i miei consigli qui: <a href="https://www.staipa.it/blog/category/cultura/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/libri </a><br>Leggo molti più libri di quanto riuscirei mai a recensire ma se sono in quella lista, sono sicuramente tra quelli che ritengo i più belli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggere rende liberi. Fa conoscere altri mondi, altre visioni, apre la mente. Senza lettura diventiamo autoreferenziali come se tutto il mondo girasse attorno a noi. Senza lettura siamo costretti a fidarci di chi abbiamo davanti senza saper valutare se meriti fiducia. Senza lettura perdiamo quella parte di noi che esprime la capacità di sognare altre possibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggere è un esercizio che diventa presto desiderio e poi si trasforma in un mondo intero.</p>
<p id="wpar-pubdate" class="wpar-pubdate wpar-pubdate-container"><span class="wpar-label">Articolo pubblicato in origine il </span><span class="wpar-time">23/04/2023 @ 09:07</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Le recensioni online: perché contano davvero (soprattutto per te e per chi arriva dopo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IA e social, istruzioni per l'uso]]></category>
		<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
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					<description><![CDATA[Ti è mai capitato di scegliere un libro guardando le recensioni… e poi pensare: “ok, ma non mi ha detto nulla di utile”?Cinque stelle. “Bellissimo”. “Consigliato”. Fine.Il problema non è che le recensioni esistano. È che, molto spesso, non servono davvero a chi le legge.E quando non servono, succede una cosa semplice: si compra un [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ti è mai capitato di scegliere un libro guardando le recensioni… e poi pensare: “ok, ma non mi ha detto nulla di utile”?<br>Cinque stelle. “Bellissimo”. “Consigliato”. Fine.<br>Il problema non è che le recensioni esistano. È che, molto spesso, non servono davvero a chi le legge.<br>E quando non servono, succede una cosa semplice: si compra un libro (o qualsiasi altro prodotto) un po’ alla cieca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché le recensioni funzionano così male</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non è cattiveria. È il sistema.<br>Le piattaforme premiano la quantità: più interazioni ci sono, più qualcosa viene mostrato.<br>Risultato:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>chi pubblica ha bisogno di recensioni per emergere</li>



<li>chi recensisce spesso lo fa per cortesia</li>



<li>chi legge si ritrova con contenuti poco utili</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">E così le recensioni diventano rumore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il paradosso (quello vero)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le recensioni sono spesso inutili agli umano ma sono anche una delle poche cose che determinano se qualcosa verrà visto oppure no.<br>Questo significa che, anche quando sono fatte male, continuano a contare, e qui nasce il corto circuito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il punto che cambia tutto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando lasci una recensione, non stai parlando con l’autore, stai parlando con la prossima persona che passerà da lì, quella che:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>non conosce il libro</li>



<li>non conosce chi lo ha scritto</li>



<li>deve decidere se vale il suo tempo</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Se trova solo “bellissimo”, non capisce nulla, se trova anche solo tre righe fatte bene, cambia tutto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa rende utile una recensione (davvero)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve scrivere tanto, serve scrivere qualcosa di concreto. Cose come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>cosa ti è rimasto</li>



<li>cosa ti aspettavi e cosa hai trovato</li>



<li>a chi lo consiglieresti (e a chi no)</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tre righe così valgono più di dieci recensioni entusiaste ma vuote.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E qui arrivo al punto (senza girarci troppo intorno)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche settimana fa raccontavo cosa succede dopo aver pubblicato un libro: lo lanci nel mondo… e poi silenzio. (<a href="https://short.staipa.it/9lrkn" target="_blank" rel="noreferrer noopener">short.staipa.it/9lrkn</a>)<br>Dentro quel silenzio, una delle poche cose che fa davvero la differenza sono le recensioni, non per l’ego dell’autore.<br>Perché sono uno dei pochi segnali che permettono a un contenuto di emergere dal rumore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quindi sì, questa è una richiesta (ma fatta bene)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se hai letto il mio libro e ti è rimasto qualcosa, anche poco: scriverlo in una recensione, su Amazon, su IBS, sul tuo store preferito (e anche su tutti gli altri se vuoi strafare) è probabilmente la cosa più utile che puoi fare.<br>Non serve esagerare. Non serve dire che è perfetto.<br>Serve solo essere onesti e concreti, anche le critiche vanno più che bene.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché alla fine non riguarda me</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una recensione fatta bene non “aiuta l’autore”, aiuta chi arriva dopo a non perdere tempo.<br>In un sistema pieno di rumore, sono quelle poche voci chiare a fare la differenza, e spesso bastano davvero poche righe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è poi un aspetto meno visibile, ma concreto: le recensioni sono uno dei segnali che gli algoritmi usano per decidere cosa mostrare di più e cosa lasciare in fondo, non è magia e non è un segreto: più un contenuto riceve interazioni reali, più ha probabilità di essere visto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo significa che una recensione fatta bene non solo informa chi legge, ma aumenta anche la possibilità che quel contenuto venga trovato da altre persone a cui potrebbe essere utile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se poi quelle righe finiscono anche sotto il mio libro, tanto meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il punto non cambia.</p>
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		<title>Pubblicare un libro non è come sembra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 16:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[IA e social, istruzioni per l'uso]]></category>
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					<description><![CDATA[Sì, lo è, non lo voglio negare. Ricevere una proposta editoriale, lavorarci per mesi, rifinire ogni parola, correggere le bozze, tenere il segreto e poi, finalmente, vedere il proprio nome sugli store online e tra le mani di conoscenti e sconosciuti. È bello. Ma non è affatto come sembra. Dall&#8217;uscita del mio libro è passato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sì, lo è, non lo voglio negare. Ricevere una proposta editoriale, lavorarci per mesi, rifinire ogni parola, correggere le bozze, tenere il segreto e poi, finalmente, vedere il proprio nome sugli store online e tra le mani di conoscenti e sconosciuti. È bello.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma non è affatto come sembra.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;uscita del mio libro è passato circa un mese. Contrariamente a quanto uno si aspetta, io non so ancora nulla. Sia chiaro: non è una critica a nessuno, è solo quella parte del processo che non ti aspetti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il &#8220;calcione&#8221; e il silenzio</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quando sei un autore (ma alla fine anche quando sei l’editore) prendi il libro, lo infiocchetti, gli dai un calcione e via. Provi a seguirlo, provi a infilarlo ovunque. Sono riuscito a farlo arrivare in mano a persone piuttosto interessanti, anche se ne mantengo il riserbo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma continuo a non sapere nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gran parte della tiratura se ne sta nelle edicole della Liguria e del Piemonte. Non ho idea di se e quanto stia vendendo. Guardo le classifiche di Amazon, per quel poco che valgono, e cerco tracce nelle recensioni online. È lì che spero di trovare un &#8220;segnale di vita&#8221;, ma so bene che fermarsi a scrivere due righe su uno store richiede un piccolo sforzo di volontà che spesso, nel flusso veloce di oggi, tendiamo a rimandare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un figlio che non &#8220;smessaggia&#8221;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Credo sia come mandare un figlio all’estero e aspettare che torni con delle novità. La differenza è che oggi con un figlio puoi &#8220;smessaggiare&#8221; tutto il tempo; il libro, invece, non scrive affatto. Se n’è andato e si fa i suoi giri in giro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io non sono una persona ansiosa, ma sono molto curioso. Non morirò se scoprirò di aver venduto pochissime copie, ma sarei curioso di capire se ne ho vendute abbastanza da poterne pubblicare un altro. L&#8217;idea di ricevere quel segnale — che sia un commento pubblico o un&#8217;analisi di chi lo ha letto — è l&#8217;unica cosa che mi farebbe dire: <em>&#8220;Ok, il valore è arrivato a destinazione&#8221;</em>. Un secondo libro l’avrei anche già scritto, ma si sa: in questo settore vanno seguiti i trend e non è detto che sia il titolo giusto. Eppure, l’idea di qualcuno che mi dica <em>&#8220;Figo, fanne un altro&#8221;</em> e la possibilità di esplorare ancora questo mondo mi emozionano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il potere è nelle mani di chi legge</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sapete cos’è la cosa più bella e, allo stesso tempo, snervante? A parte la promozione che sto facendo — scrivere ad associazioni, cercare collaborazioni, organizzare eventi — tutto il resto è in mano ad altri. È tutto in mano a chi legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore vero è già tutto lì, dentro il libro. Nonostante la diffidenza di certe librerie che non si degnano nemmeno di rispondere (perché se non hai un nome noto, per loro non vale la pena), il valore non lo decido io, né l’editore. Lo decide il lettore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È affascinante. È come un figlio a cui dai tutto quello che puoi: poi lui è quello che è, e la sua strada dipende da come è &#8220;venuto fuori&#8221;. Lo puoi aiutare, ma il valore è intrinseco. Se il libro riuscirà a farsi strada nel caos degli algoritmi di cui scrivo, dipenderà solo da quanto chi lo legge crederà in quelle pagine, le condividerà o lascerà una traccia visibile del suo passaggio. Senza quella traccia, per il mondo digitale, il libro semplicemente non esiste.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il &#8220;brutto brutto&#8221; e la realtà</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se riuscissi a farlo finire in mano ai più grandi giornalisti o influencer, il fatto che scelgano di parlarne tra i centomila titoli sul mercato dipende solo da quello che c’è già dentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E lì dentro c’è il mio lavoro, con i suoi momenti noiosi e quelli divertenti. Con le sue idee interessanti e, sì, anche con i suoi errori di battitura. Ce n’è uno &#8220;brutto brutto&#8221; proprio nella prima pagina dell’introduzione (sì, c&#8217;è scritto <em>inotroduzione</em>); purtroppo succede, è normale, ma fa parte del pacchetto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">&#8220;Allora? Come vanno le vendite?&#8221;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Molti mi scrivono in privato per farmi i complimenti e molti mi chiedono: <em>&#8220;Allora? Come va?&#8221;</em>. La risposta semplice è: <strong>non lo so.</strong> I messaggi privati mi fanno un piacere immenso e mi scaldano il cuore, ma la verità è che il &#8220;termometro&#8221; pubblico è ancora fermo. So quello che mi dite voi, ma non so ancora cosa il libro stia dicendo al resto del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho capito che pubblicare un libro non è come sembra. Il difficile è metterci dentro del valore, ma è altrettanto difficile lasciarlo andare e attendere mesi per sapere se ha avuto o meno un impatto da qualche parte.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Restare in ascolto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi rimango qui, in questo silenzio strano ma affascinante. Tra un algoritmo che non mi dà risposte e un&#8217;attesa che mi ricorda quanto sia umano, in fondo, tutto questo processo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché un libro non è fatto solo di carta o di pixel, ma del tempo che qualcuno decide di regalargli. E io, con la mia curiosità addosso, resto semplicemente in ascolto. Aspetto di sentire se, da qualche parte, quel valore che ho provato a raccontare ha iniziato a far rumore.</p>
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		<title>Vertigine, di Beatrice Mautino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Recensioni di Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Beatrice Mautino]]></category>
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		<category><![CDATA[Vertigine]]></category>
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					<description><![CDATA[Non è il classico saggio di divulgazione che parte da un concetto e poi lo dimostra. Qui si comincia da una storia: la vertigine vera di chi si trova davanti a una malattia rara, con paura, frustrazione e poche strade chiare. Mautino ci mette accanto alle persone, poi apre gli strumenti: come si decide una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non è il classico saggio di divulgazione che parte da un concetto e poi lo dimostra. Qui si comincia da una <strong>storia</strong>: la vertigine vera di chi si trova davanti a una malattia rara, con paura, frustrazione e poche strade chiare. Mautino ci mette accanto alle persone, poi apre gli strumenti: come si decide una terapia, quali prove servono, perché il percorso è lento e perché, quando si salta il metodo, si finisce spesso nel baratro delle promesse miracolose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La parte migliore è l’intreccio <strong>umano + scientifico</strong>. Si vede la fragilità di chi cerca una cura ovunque — ed è comprensibile — e insieme il lavoro che distingue ipotesi, dati, <strong>prove</strong>. Non un sermone, ma una mappa: tempi clinici e regolatori, limiti delle evidenze, perché alcune terapie non passano l’esame e altre sì. Ne esce un’alfabetizzazione gentile: riconoscere i <strong>segnali di affidabilità</strong> quando tutto spinge verso scorciatoie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il terreno scivoloso lo conosciamo. Il libro richiama casi che in Italia abbiamo già visto: il <strong>metodo Stamina</strong>, presentato come terapia a base di staminali e poi fermato perché privo di basi scientifiche; e la <strong>cura Di Bella</strong>, messa alla prova in studi controllati e risultata <strong>inefficace</strong>. Non come elenco di errori, ma come <strong>lezioni di metodo</strong>: cosa chiedere alle prove, come difendersi quando la promessa è più forte dei dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è anche un capitolo emblematico sull’<strong>osteopatia</strong>: una disciplina priva di basi scientifiche solide che spesso <strong>prende credito in prestito</strong> da pratiche che non le appartengono (fisioterapia, riabilitazione neuromuscolare). Il libro mostra perché questo accade e perché, pur essendo regolamentata, la regolazione non sostituisce le <strong>prove di efficacia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi c’è il <strong>Servizio Sanitario Nazionale</strong>. Con tutti i difetti, resta l’infrastruttura che regge: le crisi lo mettono alla prova, ma <strong>controlli, sperimentazioni e smentite pubbliche</strong> sono i suoi anticorpi. Il libro non nasconde ritardi e limiti, e proprio per questo invita a <strong>sostenerlo e migliorarlo dall’interno</strong>, invece di trattarlo da antagonista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In positivo, c’è spazio anche per le <strong>cure avanzate</strong> che la ricerca sta rendendo possibili: percorsi complessi ma reali, fino alle <strong>terapie geniche</strong> per alcune patologie rare. Non promesse, ma risultati che arrivano da anni di studi, protocolli e verifiche; la prova concreta che il metodo, quando funziona, <strong>porta più lontano delle scorciatoie</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stilisticamente è Mautino al meglio: <strong>voce raffinata, chiara, delicata</strong>, ma graffiante quando serve. Si legge facile, senza essere leggero: pagina dopo pagina rimette in ordine parole, processi, responsabilità. A me è <strong>piaciuto molto</strong>: mi ha ricordato quanto sia umano cercare appigli ovunque quando stiamo male — e quanto sia prezioso avere <strong>strumenti</strong> per distinguere tra aiuto reale e fumo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In fondo <strong>Vertigine</strong> è un inno alla scienza che parte dalla sfiducia e dalla fatica: non per zittire le domande, ma per <strong>ricostruire la fiducia</strong> con metodi, prove e cura delle persone. Utile a chi ha vissuto o accompagnato percorsi difficili di salute, e a chi vuole capire <strong>perché crederci — e lottare per tenerlo in salute — ha senso</strong>.</p>
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		<title>&#8220;IA e social, istruzioni per l&#8217;uso&#8221;, su Telenuovo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:29:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione informatica]]></category>
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		<category><![CDATA[IA e social istruzioni per l'uso]]></category>
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					<description><![CDATA[Ecco una piccola presentazione del mio libro &#8220;IA e social, istruzioni per l&#8217;uso&#8221; su Telenuovo, con intervista incorporata, grazie alla gentilezza di Laura Peloso. Il tuo browser non supporta la riproduzione del video. Guarda il video su TG Verona Qui la pagina originale: https://short.staipa.it/bbyif]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ecco una piccola presentazione del mio libro &#8220;IA e social, istruzioni per l&#8217;uso&#8221; su Telenuovo, con intervista incorporata, grazie alla gentilezza di Laura Peloso.</p>



<div style="display: flex; justify-content: center; margin: 20px 0;">
  <video width="640" style="max-width: 100%; height: auto;" controls poster="https://mediastream.telenuovo.it/video/2026/03/10/adb3c12a-b8d1-405d-a477-fd175aed8a3e/thumbnail.jpg">
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    Il tuo browser non supporta la riproduzione del video. 
    <a href="https://tgverona.telenuovo.it/cultura/2026/03/10/video-ia-e-social-istruzioni-per-luso-il-libro-di-giolo-per-orientarsi-nel-digitale">Guarda il video su TG Verona</a>
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<p class="wp-block-paragraph">Qui la pagina originale: <a href="https://short.staipa.it/bbyif" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/bbyif</a></p>
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		<title>Cosa ho fatto negli ultimi venti anni qui, e cosa farò da domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fake News]]></category>
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					<description><![CDATA[Già il titolo di questo articolo fa un po’ paura. E sì, anche la prima frase ci dice che non sarà un articolo dei soliti. Poi il fatto che nella seconda si rompa la quarta parete in maniera così insolita è strano. Infine che la quarta frase parli con egocentrismo quasi solo di sé stessa [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Già il titolo di questo articolo fa un po’ paura. E sì, anche la prima frase ci dice che non sarà un articolo dei soliti. Poi il fatto che nella seconda si rompa la quarta parete in maniera così insolita è strano. Infine che la quarta frase parli con egocentrismo quasi solo di sé stessa ignorando la terza… beh, ci dice forse dell’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo blog esiste da quasi vent’anni: maggio 2006. Ma la storia parte prima. Sarò breve, perché chi mi segue sa già che <strong>qualcosa sta per succedere davvero</strong>, questa volta. E per capire quanto sia importante per me, serve raccontare come ci siamo arrivati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono un informatico. Negli anni ’90, agli albori di Internet, smanettavo con i computer e leggevo con gli occhi a cuore gli articoli di <strong>Paolo Attivissimo</strong>. Non credo serva presentarlo: il primo divulgatore informatico e debunker noto in Italia (sì, è nato in Inghilterra, sì, vive in Svizzera). Io volevo essere Paolo Attivissimo, ma non avevo un sito, ero un ragazzino, non sapevo nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avevo però due progetti che ricordo con grande affetto: <strong>Stupidolandia</strong> — un sito di barzellette, immagini divertenti e altro — e <strong>Schegge di Cristallo</strong> (in origine LittleArts) — un posto dove scrittori, poeti, pittori e scultori potevano pubblicare le proprie opere liberamente. Una specie di proto social network fallimentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo blog nasce proprio come blog di Schegge di Cristallo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui inizia <strong>una lunga, lunghissima parentesi di me che scrivo</strong>. Racconti, poesie, opinioni, cose e altre cose. Intanto leggevo Attivissimo e pensavo: «Vorrei tanto essere come lui». Avete presente Piero Angela che ha ispirato migliaia di persone verso la scienza? Ecco: <strong>Paolo Attivissimo è stato il mio Piero Angela</strong>. (Ovviamente lo è stato anche Piero Angela, ma anche Paolo Attivissimo.)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2014 arriva <strong>Bufale.net</strong>. Niente da togliere ad Attivissimo, sia chiaro, ma mi sarebbe piaciuto essere anche <strong>Claudio Michelizza</strong>. Chissà se anche lui è stato ispirato da Attivissimo… glielo chiederò. Insomma, nel 2014 ero indeciso se volessi essere Paolo Attivissimo, Claudio Michelizza o Stephen King. Perché nel frattempo scrivevo soprattutto racconti e persino abbozzi di romanzi: nel 2016 mi iscrivo alla Scuola Palomar, Master in Tecniche della Narrazione, e mi butto sulla fiction.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O forse no. Perché proprio in quel periodo <strong>questo blog comincia a cambiare direzione</strong>. Inizio a scrivere di attualità. In particolare di <strong>uso consapevole delle tecnologie</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, quest’anno, succede qualcosa di strano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stavo provando a mandare alcuni miei romanzi in giro. Manda qua, manda là.<br>E mi arriva una mail da una casa editrice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi scrivono, con gentilezza rara:<br>«Hai sbagliato indirizzo editoriale. Non pubblichiamo questo genere.»<br>Già questo basterebbe per amare chi risponde per i rifiuti.<br>Ma poi arriva <strong>la frase</strong>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">«Abbiamo letto la tua presentazione. Ci piace quello che fai.<br>Vorresti scrivere un libro per noi?»</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Un fulmine a ciel sereno. Una proposta editoriale — non su un romanzo — ma su un <strong>saggio divulgativo sull’uso consapevole delle tecnologie</strong>.<br>Una roba alla Paolo Attivissimo negli anni Novanta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da tempo, con un vecchio amico, pensavamo di aprire un canale YouTube. Così, mentre scrivo questo libro, lo ricontatto: «Riprendiamo quell’idea?». Facciamo ipotesi. Ci accorgiamo che il format che volevamo adottare, però, somiglia molto a quello di <strong>Claudio Michelizza</strong> su Bufale.net.<br>E allora il mio amico gli scrive, per un consiglio, e…</p>



<p class="wp-block-paragraph">E ora <strong>collaboro con Claudio Michelizza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io, che volevo essere Claudio Michelizza, ora mi sento con lui quasi ogni giorno per progettare cose. Cose che escono, cose che usciranno. Cose belle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quel punto che fai? Non provi a contattare <strong>Paolo Attivissimo</strong>?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sarò mai Claudio Michelizza, non sarò mai Paolo Attivissimo, ma cosa vuoi che succeda?<br>Al massimo mi mandano a quel paese. No?</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="537" height="766" data-attachment-id="39043" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/cosa-ho-fatto-negli-ultimi-venti-anni-qui-e-cosa-faro-da-domani/ia-e-social-istruzioni-per-luso-stefano-giolo/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/IA-e-Social-Istruzioni-per-lUso-Stefano-Giolo.png?fit=537%2C766&amp;ssl=1" data-orig-size="537,766" data-comments-opened="1" data-image-title="IA e Social, Istruzioni per l&amp;#8217;Uso &amp;#8211; Stefano Giolo" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/IA-e-Social-Istruzioni-per-lUso-Stefano-Giolo.png?fit=537%2C766&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/IA-e-Social-Istruzioni-per-lUso-Stefano-Giolo.png?resize=537%2C766&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-39043" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/IA-e-Social-Istruzioni-per-lUso-Stefano-Giolo.png?w=537&amp;ssl=1 537w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/IA-e-Social-Istruzioni-per-lUso-Stefano-Giolo.png?resize=210%2C300&amp;ssl=1 210w" sizes="(max-width: 537px) 100vw, 537px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E insomma…<br><strong>Il 20 febbraio uscirà</strong>:</p>



<h3 class="wp-block-heading"><em>«IA e Social – Istruzioni per l’Uso»</em></h3>



<p class="wp-block-paragraph">di <em>Stefano Giolo</em><br><strong>Prefazione di Paolo Attivissimo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so se questa sarà la copertina definitiva. Non so se crederci davvero finché non avrò il libro in mano. Ma <strong>il contratto è firmato</strong> e <strong>la prefazione c’è</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La casa editrice è <strong>Espress Edizioni</strong> (<a href="https://www.espress.it/">https://www.espress.it/</a>) — che, giuro, non lo dico perché ora pubblico con loro — è davvero una delle più attente alla buona divulgazione. Ha un catalogo bellissimo nel quale <strong>mai avrei pensato di entrare</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E adesso?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso <strong>si comincia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un punto di arrivo — anche se ci sono voluti vent’anni da mille strade diverse — è un punto di partenza. Anche trenta se consideriamo i sogni adolescenziali degli anni &#8217;90. Ci sono conferenze da fare, presentazioni da organizzare, un altro libro praticamente pronto che mi piacerebbe riuscire a pubblicare, nuovi contatti, nuovi progetti. Robette che si muovono ancora di più ma che non posso dire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse qui rallenterò un po’. Ma se sei arrivato a leggere fino a qui, probabilmente <strong>sei tra quelli che hanno sempre creduto in me</strong>. E ti ringrazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi servirà anche un po&#8217; di aiuto: <strong>un passaparola</strong>, una <strong>condivisione</strong>, qualche «oh, guarda che bello questo progetto che sta nascendo». Può fare molto più dell’acquisto di una singola copia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sarò mai Paolo Attivissimo, non sarò mai Claudio Michelizza.<br><strong>Ma posso essere me stesso.<br>E, se vorrai, possiamo farlo insieme.</strong><br><br>Lo trovate <strong>nella vostra libreria di fiducia</strong> e online qui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>IBS: <a href="https://short.staipa.it/wquds">https://short.staipa.it/wquds</a></li>



<li>Libreria Cortina Milano: <a href="https://short.staipa.it/5u0l0">https://short.staipa.it/5u0l0</a></li>



<li>Libreria Universitaria: <a href="https://short.staipa.it/fnrr5">https://short.staipa.it/fnrr5</a></li>



<li>Feltrinelli: <a href="https://short.staipa.it/vav8t" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/vav8t</a></li>



<li>Amazon: <a href="https://short.staipa.it/zkrhp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/zkrhp</a> </li>
</ul>
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		<title>Dibattito tra Islam e Ateismo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2025 14:37:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ateismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo la lettura di Padre Kayn vs Don Ambrogio — di cui avevo scritto una recensione qui: short.staipa.it/ok730 — ero incuriosito dal prosieguo della collana, ma non particolarmente da questo titolo sull’Islam. Da ex cattolico mi sentivo più chiamato in causa dal primo. Proprio per questo è stata una lettura utile. E, rispetto a Padre [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Dopo la lettura di <em>Padre Kayn vs Don Ambrogio</em> — di cui avevo scritto una recensione qui: <a>short.staipa.it/ok730</a> — ero incuriosito dal prosieguo della collana, ma non particolarmente da questo titolo sull’Islam. Da ex cattolico mi sentivo più chiamato in causa dal primo. Proprio per questo è stata una lettura utile. E, rispetto a <em>Padre Kayn vs Don Ambrogio</em>, ho trovato diversi miglioramenti concreti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro questa volta è tra l’imam <strong>Saifeddine Maaroufi</strong> e <strong>Cane Nero</strong>. <strong>Saifeddine Maaroufi</strong> è un imam attivo nel dialogo interreligioso in Italia; nel libro porta un approccio teologico‑giuridico con riferimenti a testi e tradizione, ma anche un’attenzione pratica alle ricadute etiche. Nato a Tunisi, ha studiato Medicina e teologia islamica (scuola malikita, Zaytuna); dal 2011 vive in Italia, dove è imam a Lecce dal 2012, laureato in Sociologia (Università del Salento) e con un master a Padova. È impegnato in progetti sociali, prevenzione della violenza di genere e mediazione culturale. <strong>Cane Nero</strong> è una divulgatrice laica e creatrice di contenuti nota online con questo pseudonimo; qui struttura domande e risposte dal punto di vista non teistico, con attenzione a metodo, evidenza e linguaggio. È la voce del canale YouTube <strong>“L’Islam spiegato da un cane”</strong> (dal 2023). La scelta del nome richiama il tabù tradizionale sul “cane nero” in alcune fonti islamiche: una provocazione per dare spazio a ciò che spesso viene messo ai margini, con attenzione alle condizioni di donne, apostati e minoranze sessuali nelle comunità musulmane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come avevo notato nel volume su cristianesimo–ateismo, la struttura conta. Qui il salto di qualità rispetto al titolo precedente è chiaro: <strong>trenta domande totali</strong>, distribuite in modo paritario. Dieci <strong>provocazioni dell’imam Saifeddine Maaroufi</strong> a cui risponde prima <strong>Cane Nero</strong> e poi replica Saifeddine Maaroufi; dieci <strong>provocazioni di Cane Nero</strong> con risposta iniziale di Saifeddine Maaroufi e controreplica dell’atea; dieci <strong>quesiti della casa editrice</strong> posti a entrambi. Questo ritmo simmetrico evita monologhi e consente di vedere <strong>le curiosità reciproche</strong>: cosa interessa davvero all’atea dell’esperienza di un musulmano praticante, e <strong>viceversa</strong>. Nel precedente invece non era chiaro chi fosse a fare le domande e questo rendeva il dibattito e gli intenti del progetto leggermente meno immediati per il lettore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tono resta misurato e la cornice è paritaria. Ci sono temi che di solito accendono gli animi, ma qui si lavora per <strong>chiarire termini e premesse</strong> prima di contestare le conclusioni. Quando i due non concordano, è chiaro su cosa e perché, senza scivolare nella gara di slogan. Per chi, come me, non ha un bagaglio solido sull’Islam, questo impianto riduce al minimo i “salti logici” e rende il confronto leggibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come nel libro precedente c’è il supporto dei materiali multimediali, anche se mancano le bellissime vignette del precedente. I&nbsp;<strong>video di approfondimento</strong> che si affiancano ai capitoli non spezzano: aggiungono contesto, esempi, toni. È come avere una nota a margine che respira.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su <strong>origine e senso della vita</strong>, <strong>aldilà e vita</strong>, il gioco è pulito e abbastanza prevedibile, del resto sono temi che non si potevano evitare: Saifeddine Maaroufi presenta argomenti teologici sulla creazione e sul senso dell’esistenza; Cane Nero porta il punto di vista scientifico sull’origine dell’universo e della vita, distinguendo tra le domande del «perché» e quelle del «come». Immagino che risultino decisamente più interessanti per chi diversamente da me non ha opinioni pregresse o ha un interesse particolare sulle posizioni nell&#8217;Islam.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando toccano <strong>morale e legge divina</strong>, le cose si fanno più interessanti: si mettono a confronto cornici religiose (Sharia intesa come riferimento giuridico‑etico) e prospettive etiche secolari. Il punto non è stabilire chi “vince”, ma su quali basi si giustificano le norme e quali effetti pratici producono. La simmetria dello spazio aiuta: obiezioni e chiarimenti procedono per turni, senza sovrapporsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insieme alle altre <strong>questioni controverse</strong> (schiavitù nella storia, diritti delle persone LGBTQ+, rapporto tra religione e violenza) sono per me il succo interessante del libro. Utile anche a chi di Islam non vuole sapere più di tanto ma vuole capire cosa sta succedendo nel mondo. Vengono affrontate con un metodo dichiarato: contesto delle fonti, distinzione tra testo, interpretazioni e prassi, e richiesta di coerenza tra principi ed esempi. Il formato speculare costringe entrambi a chiarire criteri e limiti, non solo a rilevare quelli altrui e il risultato è far comprendere meglio al lettore la provenienza di alcuni pregiudizi e farsi un’opinione su quanto e cosa possa esserci di realistico o meno in essi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, <strong>fede e ragione</strong>: rivelazione ed evidenza empirica sono presentate come ambiti con linguaggi diversi e confini esplicitati. Quanto all’<strong>Islam oggi</strong>, si ragiona su percezioni pubbliche, paure e <strong>diffidenze reciproche</strong> (islamofobia e sospetto verso l’ateismo), mantenendo una cornice civile e leggibile anche per chi parte da zero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro, al netto delle differenze di opinioni — ovviamente — non risolte tra i due autori, funziona perché <strong>mette sul tavolo le domande giuste</strong> e le fa arrivare a entrambi, con lo stesso spazio e lo stesso obbligo di risposta. Non è un dibattito che cerca il KO; è un confronto che prova a capire dove stanno davvero i punti di frizione — e dove, invece, c’è solo un equivoco di linguaggio. Rispetto al precedente, la griglia speculare aiuta a individuare i nodi senza dispersioni, riduce gli sbilanciamenti che avevo notato in <em>Padre Kayn vs Don Ambrogio</em> ed è meno un “<em>vs</em>” e più un dialogo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che cosa resta: la sensazione di una <strong>collana in crescita</strong>. La parità di schema, le risposte speculari, l’editing più pulito e i video fanno pensare a un progetto che impara dai propri titoli. Mi ha acceso la curiosità per la prossima uscita, anche qualora trattassero temi che — sulla carta — mi emozionano meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui il link per acquistare il libro (comunque disponibile nelle librerie e nei principali store online): <a href="https://www.lcieditore.it/catalogo/dibattito-tra-islam-e-ateismo">https://www.lcieditore.it/catalogo/dibattito-tra-islam-e-ateismo</a></p>
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		<title>Perché chiamare Atreju una kermesse politica è un’appropriazione sbagliata (e offensiva)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 11:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[appropriazione culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è qualcosa che stona, e non poco, nel chiamare Atreju una manifestazione politica. Non perché la politica non possa usare simboli, ma perché non tutti i simboli sono neutri, e soprattutto non tutti si prestano a essere piegati senza perdere senso. Atreju non è un nome qualunque. Non è un contenitore vuoto. È un personaggio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa che stona, e non poco, nel chiamare <em>Atreju</em> una manifestazione politica. Non perché la politica non possa usare simboli, ma perché <strong>non tutti i simboli sono neutri</strong>, e soprattutto <strong>non tutti si prestano a essere piegati senza perdere senso</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Atreju non è un nome qualunque. Non è un contenitore vuoto. È un personaggio letterario preciso, nato in un libro che mette in scena una logica <strong>molto diversa</strong> da quella di un evento politico identitario.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Atreju non è una bandiera</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel romanzo <em>La storia infinita</em> di Michael Ende, Atreju non è un leader carismatico, non è un capo, non è un simbolo da sventolare. È un bambino. Un orfano. Un incaricato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Atreju non guida masse, <strong>porta un compito</strong>. Non costruisce un “noi contro loro”, <strong>attraversa Fantàsia parlando con tutti</strong>. Non vince con la forza, <strong>sopravvive grazie all’ascolto, alla lealtà e al limite</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo eroismo è silenzioso, spesso solitario, e soprattutto <strong>non identitario</strong>. Atreju non rappresenta un popolo contro un altro, ma una responsabilità verso <em>un mondo intero</em>, anche quando quel mondo non lo ringrazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Usare il suo nome come etichetta politica significa <strong>trasformare un personaggio etico in un marchio</strong>. Ed è già qui che qualcosa si rompe.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Nulla non è “il nemico”</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel libro, il Nulla non è un avversario ideologico. Non è “qualcuno”. È una <strong>perdita di senso</strong>, una rinuncia alla complessità, all’immaginazione, al dialogo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Nulla avanza quando:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>le storie vengono semplificate,</li>



<li>le parole diventano slogan,</li>



<li>il mondo viene ridotto a buoni e cattivi.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La storia infinita</em> mette in guardia proprio contro la tentazione di usare le narrazioni come strumenti di potere. Bastiano lo impara nel modo più duro possibile: <strong>quando usi la fantasia per dominare, perdi te stesso</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, il nome Atreju viene oggi usato come se fosse un grido di battaglia. Come se indicasse “da che parte stare”. È una lettura non solo superficiale, ma <strong>in aperto contrasto con il testo</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Michael Ende non scriveva per dividere</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Su Michael Ende conviene essere precisi: non abbiamo bisogno di mettergli in bocca frasi “definitive”. Nelle sue interviste e riflessioni, Ende respinge l’idea di una fantasia ridotta a propaganda o a etichetta di schieramento, ma allo stesso tempo non presenta Fantàsia come un luogo “neutro” o senza implicazioni: è un immaginario che parla di responsabilità, senso e libertà interiore. Il punto, quindi, non è che l’opera sia “apolitica”, ma che <strong>non nasce per essere usata come strumento di parte</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un caso che chi gestisce oggi la sua eredità culturale abbia preso posizione: <strong>le opere di Ende non sono nate per essere strumenti politici</strong>. Non perché la politica sia “brutta”, ma perché <strong>quel tipo di immaginario serve a unire, non a marcare confini</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa posizione è esplicitata in una <strong>dichiarazione ufficiale dei titolari dei diritti di Michael Ende</strong>, pubblicata sul sito ufficiale dell’autore: <a>https://short.staipa.it/cu2cj</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel comunicato si afferma chiaramente che le opere di Ende sono &#8220;luoghi di libertà interiore, gioco e immaginazione&#8221; e <strong>non strumenti di identificazione politica</strong>, e che l’uso politico del nome <em>Atreju</em> è ritenuto inappropriato e contrario allo spirito dell’autore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un’opera nasce per tenere insieme mondi diversi, usarla per rappresentarne uno solo è una forzatura. E una mancanza di rispetto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Offensivo per chi ama davvero quel libro</h3>



<p class="wp-block-paragraph">C’è poi un altro livello, forse il più importante. Chi ha amato <em>La storia infinita</em> non ha amato Atreju perché “combatte un nemico”, ma perché <strong>resta umano mentre tutto intorno si svuota</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedere quel nome trasformato in un’etichetta politica è come vedere un personaggio d’infanzia <strong>sottratto e riassemblato</strong> per uno scopo che non gli appartiene. Non è censura dirlo. È onestà culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non tutto ciò che è pop è automaticamente disponibile. Alcune storie chiedono rispetto. Atreju è una di queste.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un elenco di contraddizioni (letterarie, non da tribunale)</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Qui non si tratta di fare accuse o processi alle intenzioni di nessuno. Si tratta di guardare <strong>la distanza tra ciò che il romanzo mette in scena</strong> e <strong>ciò che una kermesse di partito, per definizione, tende a rappresentare</strong>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Atreju è “figlio di molti”</strong>: nel libro è un orfano cresciuto dalla comunità. È un simbolo di cura collettiva, non di pedigree o “famiglia modello”. Usarlo dentro una narrazione che spinge spesso l’idea di <em>famiglia naturale</em> come standard unico suona quantomeno stridente.</li>



<li><strong>Fantàsia è un mondo di differenze</strong>: è piena di creature, popoli, linguaggi e forme di vita diversissime, che convivono. Se una politica insiste su identità rigide e confini culturali netti, la scelta del nome sembra il contrario di ciò che il libro celebra.</li>



<li><strong>L’eroe non è il capo</strong>: Atreju non è un leader che arringa, non “brandizza” sé stesso. È l’opposto della personalizzazione. Una manifestazione politica, invece, vive spesso di centralità del leader e di storytelling identitario.</li>



<li><strong>Il Nulla non è “il nemico di turno”</strong>: nel romanzo non è una fazione, non è un bersaglio. È la perdita di senso e immaginazione quando tutto diventa slogan. Ecco perché usare Atreju come marchio per un evento in cui lo slogan è inevitabile è una contraddizione evidente.</li>



<li><strong>Il romanzo diffida del potere narrativo</strong>: <em>La storia infinita</em> mostra come le storie possano sedurre, deformare e farci perdere la bussola. Bastiano è l’avvertimento vivente. Una kermesse politica è, per natura, un laboratorio di narrazione. Chiamarlo <em>Atreju</em> è come mettere un cartello “Attenti al fuoco” sopra un barbecue acceso.</li>



<li><strong>Inclusione vs appartenenza</strong>: il libro tende a tenere insieme mondi diversi; un evento di partito tende a rafforzare un’appartenenza specifica. Non è “il male”, è la sua funzione. Ma allora chiamarlo <em>Atreju</em> non è omaggio: è appropriazione.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto è questo: non stiamo dicendo che la politica non possa citare la cultura pop. Stiamo dicendo che <strong>qui la citazione non rispetta l’opera</strong>: la usa come scenografia, non come significato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">In conclusione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Chiamare <em>Atreju</em> una manifestazione politica è incoerente con il personaggio, contraria allo spirito dell’autore e frustrante per chi quel libro lo ha davvero letto, capito e amato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fantasia non è un serbatoio da cui attingere slogan. È un territorio fragile. E Atreju, se potesse parlare, probabilmente non sceglierebbe una parte. Sceglierebbe, ancora una volta, <strong>di portare un compito</strong>.</p>
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		<title>Padre Kayn vs Don Ambrogio. Ateo contro cristiano, opinioni a confronto.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2025 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<category><![CDATA[Ateismo]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è una forma di divulgazione che riesce a scivolare con grazia tra leggerezza e profondità. Ecco, &#8220;Padre Kayn vs Don Ambrogio. Ateo contro cristiano, opinioni a confronto. Ediz. illustrata&#8221; ci riesce benissimo. Un libro che non si prende troppo sul serio, ma che sa perfettamente cosa sta facendo: far pensare, sorridere, riflettere, senza mai rinunciare [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una forma di divulgazione che riesce a scivolare con grazia tra leggerezza e profondità. Ecco, &#8220;<em>Padre Kayn vs Don Ambrogio. Ateo contro cristiano, opinioni a confronto. Ediz. illustrata</em>&#8221; ci riesce benissimo. Un libro che non si prende troppo sul serio, ma che sa perfettamente cosa sta facendo: far pensare, sorridere, riflettere, senza mai rinunciare alla complessità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli autori del volume sono: <strong>Padre Kayn</strong>, youtuber noto per la sua satira religiosa e i contenuti di critica alla fede da una prospettiva razionale e laica, e <strong>Don Ambrogio Mazzai</strong>, sacerdote cattolico molto seguito sui social, noto per la sua capacità di comunicare con un linguaggio semplice e diretto, specie verso i più giovani.<br>Il libro nasce come dialogo a distanza tra le loro posizioni, portando sulla carta un confronto che ha preso forma sui social e nella cultura digitale contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le illustrazioni che accompagnano il testo sono di <strong>Smeriglia</strong> e <strong>Ongaro</strong>, due fumettisti italiani con stili diversi ma complementari. Le loro tavole intervallano i capitoli e aiutano a visualizzare lo spirito del dibattito: ironico, tagliente, ma mai privo di profondità. La scelta di inserire illustrazioni contribuisce a rendere il libro più accessibile, mantenendo alta l’attenzione del lettore anche nei passaggi più teorici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Padre Kayn rappresenta l’ateo razionale, colto, ironico, armato di scienza, filosofia e storiografia. Don Ambrogio è il prete tradizionale, fedele alla dottrina, ma spesso impacciato nelle risposte, evasivo, e in qualche caso addirittura sviante. L’alchimia che ne nasce è brillante e, a tratti, spietata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro è strutturato come una lunga chiacchierata tra i due personaggi, ma ogni battuta apre un mondo: si parla dell’esistenza di Dio, del senso della vita, dell’origine dell’universo, ma anche di morale, sessualità, miracoli, contraddizioni della Bibbia. Ogni capitolo è un affondo, una provocazione, uno stimolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Personalmente  -chi se lo sarebbe mai potuto aspettare?-, ho trovato più solida e convincente la voce di Kayn. Non solo perché ne condivido la visione del mondo, ma per la coerenza e la precisione delle argomentazioni. Kayn non lancia slogan: costruisce. Utilizza dati storici, riferimenti biblici analizzati con cura, osservazioni scientifiche. È tagliente, ma mai gratuito. Don Ambrogio, invece, tende spesso a deviare il discorso, a rispondere con slogan, o peggio, a evitare le domande con voli pindarici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure non siamo di fronte a una caricatura. Questo è uno dei meriti maggiori del libro: riesce ad essere un vero dialogo, nonostante la sproporzione tra le due voci. Il tono è ironico, brillante, ma non svuota mai i contenuti. Anzi: si percepisce quanto studio, quanto mestiere, quanta profondità ci sia dietro. Le citazioni – bibliche, storiche, scientifiche – sono corrette, ben contestualizzate e soprattutto messe lì per offrire qualcosa in più, non per fare sfoggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se c’è un limite, forse è proprio nella scrittura del sacerdote. Don Ambrogio, pur avendo dalla sua la tradizione e la fede, sembra non voler mai davvero ingaggiare un confronto alla pari. Il risultato è che Kayn vince facile. Sarebbe stato bello vedere un sacerdote in grado di rispondere con argomentazioni altrettanto solide, non per &#8220;vincere&#8221;, ma per far riflettere anche chi parte da un’altra posizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Padre Kayn vs Don Ambrogio&#8221; è un libro per tutti. Anche per i credenti. Anzi, forse soprattutto per loro. Perché mette in discussione senza insultare, stimola senza giudicare, provoca ma non umilia. Certo, chi ha una fede molto rigida potrebbe sentirsi attaccato. E chi non è in grado di apprezzare l&#8217;ironia, offeso. Ma chi ha voglia di mettersi in gioco troverà qui una miniera di spunti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine di ogni capitolo, poi, oltre alle belle illustrazioni c&#8217;è un QR Code che porta ogni volta a una serie di video dove il confronto tra i due autori continua, anche se, anche qui, si evidenzia ancora di più la sproporzione tra i due contendenti, forse non seguiti da un editor come nella scrittura, dei due si vede maggiormente l&#8217;animo e la qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come spesso accade su questo blog, non consiglio libri per convincere qualcuno a pensarla come me. Lo faccio perché credo che leggere, riflettere, mettere in discussione anche ciò in cui si crede –o non si crede– sia un atto di libertà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se Dio dovesse esistere, sono abbastanza sicuro che riderebbe di gusto leggendo questo libro. Si parla anche di questo in un capitolo. A quanto pare, secondo Don Ambrogio, Dio sarebbe molto ironico e divertente, soprattutto in alcuni passi della bibba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui il link per acquistare il libro, comunque disponibile nelle librerie e nei principali store online: <a href="https://www.lcieditore.it/catalogo/padre-kayn-vs-don-ambrogio">https://www.lcieditore.it/catalogo/padre-kayn-vs-don-ambrogio</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Le nuotatrici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2022 16:05:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Tendo a recensire molti libri, ma raramente recensisco un film. Non è un caso, non sono un grande cinefilo e sono pochi i film che mi colpiscono in un modo che mi spinga a parlarne su questa piattaforma, soprattutto tra i film recenti. Non è tra questi Le Nuotatrici diretto da Sally El Hosaini e presentato [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Tendo a recensire molti libri, ma raramente recensisco un film. Non è un caso, non sono un grande cinefilo e sono pochi i film che mi colpiscono in un modo che mi spinga a parlarne su questa piattaforma, soprattutto tra i film recenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è tra questi <em><strong>Le Nuotatrici</strong></em> diretto da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sally_El_Hosaini">Sally El Hosaini</a> e presentato in anteprima mondiale al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Toronto_International_Film_Festival">Toronto International Film Festival</a> del 2022.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha colpito perché racconta di una storia vera, quella di Yusra e Sara Mardini, due sorelle Siriane che allo scoppio della guerra nel loro paese hanno scelto di tentare di raggiungere l&#8217;Europa. La storia è raccontata anche nel libro &#8220;Butterfly&#8221;, di Yusra Mardini</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="536" height="813" data-attachment-id="10528" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/le-nuotatrici/image-4-9/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/12/image-4.png?fit=536%2C813&amp;ssl=1" data-orig-size="536,813" data-comments-opened="1" data-image-title="image-4" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/12/image-4.png?fit=536%2C813&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/12/image-4.png?resize=536%2C813&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-10528" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/12/image-4.png?w=536&amp;ssl=1 536w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/12/image-4.png?resize=198%2C300&amp;ssl=1 198w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/12/image-4.png?resize=316%2C480&amp;ssl=1 316w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/12/image-4.png?resize=66%2C100&amp;ssl=1 66w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/12/image-4.png?resize=16%2C24&amp;ssl=1 16w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/12/image-4.png?resize=24%2C36&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/12/image-4.png?resize=32%2C48&amp;ssl=1 32w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Vederlo consapevoli che è una storia vera è un pugno nello stomaco, perché nonostante sia la storia di due ragazze, essenzialmente fortunate, mostra la difficoltà di un viaggio che migliaia di persone percorrono quotidianamente per tentare di sopravvivere a guerre, persecuzioni, clima. Quelle persone spesso muoiono affogate e dimenticate in mezzo al mare, o incastrate in qualche campo profughi, o morte di stenti camminando a piedi e che molti dei nostri politici e dei loro votanti si ostinano a respingere incuranti delle loro vite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mostra soprattutto un&#8217;altra cosa interessante: mostra perché non è necessario essere poveri per dover intraprendere quel viaggio. Perché Yusra e Sara non sono povere, non scappano per raggiungere un luogo dove vivere a sbafo degli europei, semplicemente non hanno altra soluzione se non fare quel viaggio nella speranza di salvare la propria famiglia o restare a rischiare di morire sotto le bombe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sempre però è un film che insegnerà a chi già sa e che non verrà guardato da chi avrebbe bisogno di avere schiaffato in faccia un mondo in cui non crede, un mondo fatto di persone più sfortunate di noi che per puro caso sono nate in un paese con drammi che noi non possiamo neppure immaginare.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>Un tesoro al piano Terra.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Oct 2022 13:38:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Recensioni di Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Moccia]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione scientifica]]></category>
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					<description><![CDATA[La geologia è spesso considerata una materia noiosa. Spaccare quattro sassi, guardare come sono fatti, magari leccarli per sentirne la presenza di sali o altre sostanze. Girare con un martelletto su per le montagne e batterlo qua e là. Eppure, la geologia non è affatto questo. La geologia è tentare di prevedere i terremoti, è [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">La geologia è spesso considerata una materia noiosa. Spaccare quattro sassi, guardare come sono fatti, magari leccarli per sentirne la presenza di sali o altre sostanze. Girare con un martelletto su per le montagne e batterlo qua e là.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, la geologia non è affatto questo. La geologia è tentare di prevedere i terremoti, è capire dove costruire un ponte o una centrale nucleare minimizzando i rischi, è saper cercare un giacimento prima di mettersi a scavare per niente, è capire perché lì c&#8217;è una montagna e là un lago, è rendersi conto che conosciamo più lo spazio interstellare di quanto conosciamo quello che contiene al suo interno il pianeta su cui viviamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è solo questo, è capire perché alcune zone della terra sono più ricche di risorse naturali e altre più povere, come sfruttare o non sfruttare tali risorse, perché alcuni popoli abbiano potuto arricchirsi alle spalle di altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Geologia è un grande mondo sconosciuto ai più e Andrea Moccia ce lo racconta in maniera semplice e divertente, con qualche battuta napoletana e qualche riflessione profonda ci porta mano nella mano a scoprire quanto sia bella, importante e moderna la Geologia, e quanto sia strategica per il nostro futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Un tesoro al piano Terra. La geologia che non ti aspetti&#8221; di Andrea Moccia è tutto questo ed è di più, perché ogni capitolo si ricollega a un video di <a href="https://www.youtube.com/c/geopop?cbrd=1&amp;ucbcb=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GeoPop</a> (<a href="https://www.youtube.com/c/geopop?cbrd=1&amp;ucbcb=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/c/geopop</a>), il canale di divulgazione che dirige su YouTube ormai diventato anche un sito completo: <a href="https://www.geopop.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.geopop.it</a> dove con il suo gruppo si occupa di geologia, geopolitica, scienza del riciclo dei materiali, e scienza in genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ottimo libro per passare del tempo imparando qualcosa di importante.</p>
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		<title>&#8220;La tournée&#8221; di Marco Fasoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 18:26:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[La tournée]]></category>
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					<description><![CDATA[In questi giorni mi è capitato di leggere &#8220;La tournée&#8221; di Marco Fasoli. Per me è un libro &#8220;strano&#8221;, per quello che sono i miei ricordi, non per il suo contenuto.Ho conosciuto Marco tanti anni fa quando frequentavo la parrocchia. Era quello là che prendeva in mano uno strumento e sapeva suonarlo meglio di chiunque. [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni mi è capitato di leggere &#8220;La tournée&#8221; di <strong>Marco Fasoli</strong>. Per me è un libro &#8220;strano&#8221;, per quello che sono i miei ricordi, non per il suo contenuto.<br>Ho conosciuto Marco tanti anni fa quando frequentavo la parrocchia. Era quello là  che prendeva in mano uno strumento e sapeva suonarlo meglio di chiunque. Nella mia testa era in grado di suonare qualunque strumento al mondo, e per la prima volta tra le sue mani avevo sentito suonare una chitarra &#8220;come se fossero in due a suonare&#8221;. Di certo l&#8217;ho visto suonare divinamente la chitarra, l&#8217;organo e il suo violino.<br>Ero piccolo e dovevo io stesso ancora prendere in mano uno strumento musicale e così sono cresciuto con il mito di questo personaggio. Ricordo di averlo visto diverse volte laggiù nella fossa dei musicisti in Arena a suonare il violino durante l&#8217;opera. Elegante e perfetto nel suo smoking mentre suonava ed estremamente <em>casual</em> appena uscito. Credo avesse una Fiat 126 fino a pochi anni fa, ma su questo potrei sbagliare. <br>Io, fiero possessore di Fiat 500, abitualmente casual, speranzoso musicista in erba ho continuato a viverlo come mito di adolescenza fino poi a perderlo di vista, se non appunto quando andavo a vedere l&#8217;opera. L&#8217;ho sempre cercato nella fossa indicandolo a chi mi stava accanto: &#8220;lo vedi quello là col violino? Io lo conosco, lo vedevo suonare quando ero piccolo!&#8221;<br>Lui non lo sa neppure, lo sta leggendo ora.<br>Ed è così che anni dopo l&#8217;ho ritrovato su Facebook ed ho iniziato a seguirlo. <br>Poi ha pubblicato un libro: La tournée (<a href="https://www.ibs.it/libri/narrativa-italiana/moderna-contemporanea-dopo-1945-c2124">https://www.ibs.it/tournee-libro-marco-fasoli/e/9788863490640</a>).<br>L&#8217;ho letto con piacere perché si vede che è un pezzo di lui, una storia che forse non racconta di lui ma ti fa entrare in un mondo come il suo, di timidezza e forza. Perché anche quando si sente timido, uno che va a suonare in Arena, uno che suona davanti a un pubblico in qualche modo forte deve esserlo.<br>Il libro insegna in qualche modo questo. Insegna a seguire i grandi sogni, ma quelli giusti, non quelli che le persone si aspettano da te. Insegna a scegliere i valori, ad aspettare, ad agire.<br>Un libro piccolo, semplice, ma a suo modo efficace.<br>Sono stato contento di leggerlo, anche se poi musicista vero non lo sono mai diventato.<br>Grazie.</p>
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		<title>Stelle Minori &#8211; Mattia Signorini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Aug 2019 15:29:08 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Lo aspettavamo da un po&#8217; un nuovo libro di Mattia Signorini. Rimasto per qualche tempo <em>Lontano da ogni cosa</em> finalmente la <em>sinfonia del tempo</em> anche se non <em>breve</em>, lo ha portato <em>ora</em> a pubblicare dopo tante <em>fragile attese</em> il nuovo romanzo<strong> Stelle Minori</strong>. Un piacere tornare a leggerlo, come ritrovare la voce di un vecchio amico che dopo anni viene a raccontarti i fatti dell&#8217;ultimo periodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il romanzo esce con <strong>Feltrinelli</strong>, ed è un piacere scoprire che in questo Mattia sia riuscito a realizzare un sogno: la casa editrice con cui ha mosso i primi passi da accanito lettore, di cui racconta di aver mangiato i libri sui treni nei viaggi verso l&#8217;università di Padova è ora la casa editrice per cui pubblica e forse qualcun&#8217;altro seguirà le sue orme sugli stessi treni leggendo i suoi libri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il romanzo si svolge proprio in questo stesso ambiente: uno spaccato di vita universitaria di Padova si trasforma lentamente in un mistero sulla morte di un professore amato e stimato dai propri studenti. Un viaggio nell&#8217;eterno essere secondi a qualcuno e la ricerca di uscire dalla condizione di essere una <em>stella minore</em>, oscurata da una stella più grande. Ma cosa succede quando è questa stella a scomparire? Cosa succede a tutte le stelle minori che la stavano attorniando, che si nutrivano della sua luce e al contempo ne erano nascoste?<br>I due protagonisti si sono conosciuti attraverso il professor Nicola Sceriman a sua volta in qualche modo una stella decaduta dopo aver deciso di allontanarsi dal successo e dalla fama che il suo primo e unico romanzo gli ha portato. Grazie al professore i due protagonisti si sono trovati a costruire qualcosa che poteva essere più grande di loro, ma è proprio a causa della morte dello stesso che per nove anni si troveranno ad allontanarsi e perdersi di vista. <br>Il romanzo inizia con il loro nuovo incontro ad una cerimonia di commemorazione per Sceriman e da quella occasione si dipanerà un percorso che porterà a scoprire il vero segreto della morte del professore. Quello che ha diviso i due protagonisti li costringerà infine a riunirsi e a scegliere un destino che per molti lettori risulterà inaspettato fino all&#8217;ultimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avvincente dall&#8217;inizio alla fine, emozionante, pieno di domande questo romanzo è un piccolo gioiello per il quale è valso la pena attendere.</p>
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		<title>#Scriverefestival, lo speed date dei miei sogni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2018 14:46:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La scorsa settimana ho avuto il piacere di partecipare allo Scrivere Festival.Si tratta di uno dei pochi -forse l&#8217;unico? Chissà- festival il cui scopo è davvero mettere in contatto gli scrittori esordienti con Agenti letterari ed editor di case editrici importanti, in questa edizione per esempio erano presenti Alessandra Bazardi Agenzia LetterariaBennici&#38;Sirianni Agenzia LetterariaE/OLe MezzelaneNewton [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">La scorsa settimana ho avuto il piacere di partecipare allo <a href="https://web.archive.org/web/20220330051257/http://www.scriverefestival.it/">Scrivere Festival</a>.<br>Si tratta di uno dei pochi -forse l&#8217;unico? Chissà- festival il cui scopo è davvero mettere in contatto gli scrittori esordienti con Agenti letterari ed editor di case editrici importanti, in questa edizione per esempio erano presenti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alessandra Bazardi Agenzia Letteraria<br>Bennici&amp;Sirianni Agenzia Letteraria<br>E/O<br>Le Mezzelane<br>Newton Compton<br>Otago<br>Rizzoli<br>Scriptorama<br>Sperling &amp; Kupfer<br>Ventura Edizioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad ogni iscritto è stato dato il modo di parlare con ognuno degli Agenti o Editor per una decina di minuti, esporre liberamente un proprio progetto, avere uno scambio di opinioni e dei consigli. Un faccia a faccia con alcuni <em>personaggi</em> di cui è davvero difficile trovare un contatto diretto e che normalmente non avrebbero lontanamente il tempo di ascoltare uno scrittore che resta nel mucchio in mezzo a un infinità di altri scrittori.<br>Dà la possibilità, forse, di accendere una scintilla che può accendere un sogno.<br>Dal mio punto di vista un emozione impagabile, comunque possa essere andato lo speed date e indipendentemente da dove possa portare.<br>L&#8217;unica cosa che posso dire è andateci. Se avete il grande sogno di pubblicare un libro occasioni come queste sono davvero imperdibili e vanno sponsorizzate, pubblicizzate, coccolate, amate; e chissà che iniziative come queste possano essere proposte anche da altre realtà.</p>



<span id="more-5456"></span>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso Grazie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;evento è stato organizzato dalla Confesercenti di Macerata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per informazioni trovate ovviamente tutto sul loro sito&nbsp;<a href="https://web.archive.org/web/20220330051257/http://www.scriverefestival.it/">www.scriverefestival.it</a></p>
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		<title>La prima ora del giorno &#8211; Anna Martellato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 May 2018 17:06:48 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ho letto da un po&#8217;&nbsp;<em>La prima ora del giorno</em> di Anna Martellato, per settimane ho pensato di non poter essere obbiettivo nello scriverne, vuoi perché ne conosco l&#8217;autrice, vuoi perché ne conosco dei retroscena che me lo fanno vivere diversamente da un normale lettore, vuoi perché un po&#8217; -devo ammetterlo- ne invidio la genesi.<br>In questi giorni ne è stata decisa la stampa della seconda edizione e l&#8217;ho visto nuovamente presentare a <a href="https://www.rovigoracconta.it/">Rovigo Racconta</a>, tra l&#8217;altro con delle acute osservazioni di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Saveria_Chemotti">Saveria Chemotti</a>. Non credo potrei aggiungere nulla a quelle affermazioni ma in qualche modo sono state un ulteriore apertura, uno scorcio attraverso il romanzo da un punto di vista privilegiato in modo diverso dal mio.<br>Se mi chiedo di che cosa parli il romanzo non saprei dare una risposta precisa, non raccontandone la trama. I temi che emergono attraverso il percorso di vita di una giovane ragazza e di sua nonna, tra l&#8217;oggi moderno e ritmato e i tempi della seconda guerra mondiale sono soprattutto legati all&#8217;eredità morale. Non si tratta ne di una vera e propria eredità storica, che pure si percepisce, ne tanto meno di una eredità materiale. Il romanzo risulta essere un parallelo tra due vite che all&#8217;apparenza sono radicalmente diverse e quasi incompatibili ma che si mostrano infine essere due declinazioni di ciò che è la donna in qualsiasi tempo o luogo.<br>Un percorso tra le fragilità di una ragazza che fa di tutto per apparire forte al mondo e la consapevolezza di una anziana che, alla fine della propria vita, ha vissuto tutto quello che è l&#8217;essere fragile e l&#8217;essere forte, che ha imparato come la felicità non sia nel rincorrere ideali imposti dalla società del proprio tempo, come la felicità non sia cambiata da prima della seconda guerra mondiale ad oggi.<br>Le due donne in un dialogo che ci racconta le frivolezze odierne e i drammatici eventi del 43-45 si confrontano sul crescere, sull&#8217;affrontare la vita e soprattutto sull&#8217;essere madre disegnando un quadro perfetto che come un puzzle arriva a rendere ogni tassello unico e fondamentale.<br>In questo quadro vengono presentati anche i fatti storici, poco studiati e ricordati che durante la seconda guerra mondiale hanno messo l&#8217;isola di Rodi al centro dello scacchiere e delle lotte di potere per la conquista dell&#8217;egeo e gli scontri e gli scambi di favori tra nazioni nemiche. Coglie l&#8217;occasione di riportare alla memoria le deportazioni che avvenivano anche via mare e le migliaia di morti che la Germania nazista ha &#8220;perso&#8221; nelle navi che non sono arrivate ai campi di concentramento.<br>Definire insomma&nbsp;<em>La prima ora del giorno</em>&nbsp;solo un romanzo di due donne, o sulla maternità, o un romanzo storico, ridurlo al racconto della trama o di alcune sfaccettatura, sarebbe sminuire l&#8217;insieme di un romanzo estremamente maturo e profondo in cui ognuno può trovare un proprio percorso, qualcosa a cui legarsi qualcosa di cui sentirsi parte, che sia la guerra, l&#8217;amore, l&#8217;essere madre, il consumismo, la frenesia del mondo moderno questo romanzo parla di oggi e dell&#8217;eredità che ci è stata trasmessa e che dobbiamo considerare preziosa ogni giorno.</p>
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		<title>Sull&#8217;Odissea, su Ulisse, sull&#8217;uomo moderno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2018 14:56:28 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;argomento è vasto, tanto che ci ragiono da settimane, tanto che non mi ci sta tutto dentro la testa, tanto che probabilmente non riuscirò ad esprimerlo. Non vuole essere una recensione di un libro che tutti dovrebbero leggere e non solo <em>conoscere</em> o che tutti dovrebbero <em>conoscere davvero</em> e non solo averne sentito parlare. Ho letto l&#8217;Odissea di Omero in questi giorni. Non propriamente letto essendo un audio book e ne ho tratta una quantità enorme di riflessioni. La prima, ovvia, è che la costrizione a scuola rende noiosa anche la cosa più avvincente e spesso fruire autonomamente di qualcosa che ci è stato fornito come costrizione ci fa capire perché, sbagliando, ci hanno costretti. La seconda è senza dubbio che l&#8217;opera intera è completamente un&#8217;altra cosa rispetto a studiarne pezzetti ed ancor più rispetto ai film, almeno quelli che ho visto, che sono completamente sbilanciati. La terza e probabilmente più importante è il fatto che l&#8217;immagine che abbiamo oggi dell&#8217;eroe mitico dell&#8217;antica Grecia è probabilmente sbagliata e che di conseguenza ciò su cui si basa il nostro attuale modello di mascolinità è ancora più stupidamente sbagliato.<br>La gran parte dei romanzi, o in genere delle storie che si leggono oggi sembrano più costruite sul modello della fiaba che su quello di un&#8217;opera come l&#8217;Odissea. C&#8217;è un inizio, delle prove terribili da superare, una fine. Probabilmente con una morale. E l&#8217;Odissea in cosa è diversa? Innanzitutto per il fatto che Omero aveva un tantino meno esempi da cui copiare rispetto a chi scrive oggi ma soprattutto nella struttura. Omero ha scritto un&#8217;opera per me incredibilmente moderna, le morali sono decine ogni scena vuole insegnare qualcosa, i personaggi innumerevoli ma soprattutto ha una struttura per nulla lineare, partendo quasi dalla fine e ricostruendo aneddoticamente il passato cosa che in nessuno degli adattamenti cinematografici ho visto tentare di realizzare. Ogni scena è un piccolo episodio a parte in un gigantesco tutto. I ciclopi? Circe? Calipso? Tutti brevi passaggi decisamente secondari in una narrazione ampia che è la storia di un uomo che resiste per tornare a casa, di una donna che lo attende, di un figlio che lo cerca. Un uomo che trovo più umano di ogni altro personaggio di oggi. Ulisse e i suoi compagni sono forti, muscolosi, preparati, intelligenti ma soprattutto piangono. E non dico che piangono una o due volte. Piangono ogni scena o quasi. Hanno paura? Piangono e poi solo dopo aver finito le lacrime si rialzano. Muore un compagno? Piangono. Succede qualcosa di triste? Piangono fino a finire le lacrime. Lo trovo straordinariamente liberante.<br>Gli eroi che ancora oggi consideriamo i più mitici, gli eroi dell&#8217;antica Grecia, Ulisse, Ercole, Agamennone, piangono, soffrono, mentono, sono prima di tutto estremamente umani, fallaci, deboli e solo dopo, solo nel loro secondo strato sono invincibili. Nulla a che vedere con dei super uomini alla Rambo, James Bond, Superman, Ironman, Thor, Avengers&#8230; nulla a che vedere con gli sportivi palestrati e i macho da strada.<br> Ulisse è il mio mito. E piange, e non se ne vergogna.</p>
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		<title>La mia prima volta (L&#8217;anima)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2017 13:34:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#60;- La mia prima volta &#60;- La mia prima volta (La vita) Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta/">&lt;- La mia prima volta</a><br />
<a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-seconda-versione/">&lt;- La mia prima volta (La vita)</a></p>
<p>Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell&#8217;aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto. Ci avevo già provato in passato in maniera meno concentrata e motivata ma questa volta sarei arrivato fino in fondo anche se non lo sapevo ancora. Non ricordo quanto ci volle per sapere che il nome della ragazzina fosse Chiara e che fosse in terza B. Io se non ricordo male ero in F ma lei, ne sono certo, era in B. Di questo sono sicuro.<br />
Dicono che la prima volta non si scordi mai. Io penso che siano le sensazioni provate a non essere scordate, l&#8217;atto in se purtroppo va perduto nei meandri della mente ricoperto dalla ripetizione ad libitum dell&#8217;atto stesso. Mi chiedo se lei invece abbia ancora memoria del risultato, visto che durante l&#8217;atto non era presente.<span id="more-4321"></span> Le scrissi la mia prima poesia a scuola, durante l&#8217;ora di inglese. Non ricordo le parole e mi chiedo se ci siano ancora nel suo diario di allora, se abbia ancora il diario di allora. Come in ogni prima volta però ricordo le emozioni provate. Non scrivevo realmente a lei, ma a quel riccio che ricordo ancora perfettamente più di quanto ricordi il suo viso, scrissi a me stesso mentre parlavo di quel riccio. Non partii con una classica ode a una donna ma con una specie di ode a dei capelli. D&#8217;altronde non conoscevo altro di lei.<br />
Ricordo tutto il riempirsi dentro come di una bolla che si gonfia, come un liquido che sale dal basso fino ad allargarmi il torace, a silenziarmi la gola, ad entrarmi in testa e spingere forte. Le persone che mi stanno accanto l&#8217;hanno spesso interpretato come se volessi isolarmi ed entrassi in una forma tra autismo e depressione, ognuno ha sempre avuto il proprio modo di interpretarmi in quello stato ma per me è solamente parte del processo. Della mia dipendenza se vogliamo. Una delle tante dipendenze. Ricordo perfettamente la sensazione di estraneazione, di stacco dal mondo, di isolamento non tanto dagli altri quanto da me stesso. Il desiderio che spinge, un desiderio che non avevo idea di da dove venisse né cosa desiderasse né dove e come sfogarlo. Presi in mano la penna, una stilografica blu in plastica gialla tutta mangiucchiata e scrissi a quel riccio, che poi quello che scrivevo arrivasse a Chiara era un fattore secondario. Scrissi di getto ma non so cosa scrissi. Alla fine il mio corpo, la mia anima, la mia mente parvero svuotati. Tutto quel liquido accumulato dentro che schiacciava e premeva su ogni mio organo, pensiero, su ogni parte di ciò che ero allontanandomi da me stesso ed ovattando tutto, era scomparso. Era scomparso con una forma di piacere quasi fisico che avrei imparato più tardi ad assimilare all&#8217;orgasmo. Seppure non fosse la prima volta che usassi la vena creativa per scrivere questa fu <em>la mia prima volta</em>, quella in cui ne compresi il potere terapeutico. Pensai che sarebbe stata comunque l&#8217;ultima. Cosa mai avrebbe potuto nuovamente scatenarmi una simile sensazione? E cosa avrei potuto scrivere di altrettanto forte? E poi queste cose belle a forza di ripetersi perdono forza, perdono valore ed infine si abbandonano, no?<br />
Ne scrissi altre due o tre credo, sempre al ricciolo di Chiara, consegnandole a Chiara perché il ricciolo potesse leggerle mentre le leggeva lei. Credo di averci fatto una passeggiata e ballato un lento e niente altro. Le promisi che un giorno le avrei fatto capire che per me non era solo un gioco, che non l&#8217;avrei dimenticata, e in qualche modo sto mantenendo la promessa anche ora anche se probabilmente non lo saprà mai. Anche se la promessa non era fatta a lei. Ho scritto molto anche sull&#8217;incavatura della sua schiena che ho toccato ballando quell&#8217;unico lento, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ElkqPNvMj6w">Independent Love Song di Scarlet</a>. Ma questo accadde più di quindici anni dopo e ha più a che vedere con il mio modo di scrivere e di pescare nei ricordi che con lei. Come tutto il resto d&#8217;altronde.<br />
Scrissi dell&#8217;altro nell&#8217;anno successivo e probabilmente quello dopo ancora. Mi ero illuso che quella sensazione potesse tornare e mi convinsi che il problema fosse non tanto nello scrivere quanto nell&#8217;amare. Non ero in grado di provare quello che avevo provato per lei. Per il ricciolo praticamente. Fu quando incontrai il mio primo amore, amore vero, che mi accorsi che il mio scrivere aveva poco a che fare con il mio amare gli umani e che quando mi chiese &#8220;Ti è piaciuto?&#8221; risposi &#8220;Sì, è quasi come scrivere.&#8221;<br />
Avevo ripreso a farlo da poco. I cambi, le rivoluzioni, le stranezze dell&#8217;adolescenza e degli ormoni stavano facendomi impazzire, ero un adolescente atipico in un mondo tipizzato, dovevo essere ciò che ero mascherandomi da metallaro, o da bravo ragazzo, o da musicista jazz, o da latin lover, o da timidino. Ero già consapevole di chi volevo essere ma la società non era in grado di accettare che lo fossi quindi dovevo raccontarmi a me stesso per avere la mia direzione. Scrivevo. Scrivevo sopratutto a me stesso. Scrivevo rinchiuso nella mia stanza. Quando tutto si riempiva di quel liquido soffocante che mi obbligava a farlo lo facevo e ogni volta mi dava piacere uscendo da me attraverso la penna. Ero praticamente rinchiuso in me, tra me, con me, all&#8217;interno di me. Iniziai a portarmi dietro un Moleskine, non perché lo avessero fatto Oscar Wilde o Ernest Hemingway ma semplicemente perché era comodo. Potevo scriverci per diminuire il liquido dentro e arrivare fino al momento in cui avrei potuto isolarmi e buttarlo fuori del tutto. Scrivevo sull&#8217;autobus, per strada, nei locali davanti ad una birra, nelle pause durante gli allenamenti. Scrivevo. Scrivevo delle cose che può scrivere un adolescente e di qualche altra. Non pensavo sarebbe durato a lungo. Finii di scrivere il mio primo libro nel giro di pochi mesi, era una raccolta di poesie, o quantomeno di pensieri. Aveva un inizio, uno svolgimento ed una conclusione come un romanzo, una storia organica e precisa di crescita. Pensavo non avrei mai più scritto altro. Conoscevo Rimbaud e mi piaceva l&#8217;idea di chiudere con la scrittura come aveva fatto lui, il <em>poeta dell&#8217;adolescenza</em>. Avevo scartato moltissime poesie che ritenevo buone, alcune ottime. Poesie sulla morte, sul senso della vita, sulle contraddizioni del mondo, poesie troppo sperimentali ma interessanti. Fu in quei giorni che tirai fuori dall&#8217;armadio il cappotto di pelle che avevo messo via la stagione precedente, infilandoci una mano in tasca ne trovai una pallina di carta. La aprii e dentro vi trovai scritto &#8220;Rievocazione dei sensi&#8221;, lo avevo scritto quasi un anno prima in una sera in cui avevo voglia di isolarmi dal mondo. I miei amici avevano preso l&#8217;autobus ed erano in centro ad aspettarmi, io avevo deciso di perdere l&#8217;autobus e di farmela a piedi anche se in venti minuti sarebbe arrivato il successivo. Attorno c&#8217;era nebbia, probabilmente era un novembre o un marzo, un giorno di mezza stagione. Camminavo come ho sempre amato fare nelle parti vietate della zona merci della stazione dei treni. Mi era venuta in mente solo quella frase, avevo una penna, un foglietto ma non il Moleskine. L&#8217;avevo scritta e messa in tasca. Poi tra una cosa e l&#8217;altra avevo finito per appallottolarla e ritrovarla mesi dopo. Fu una frase profetica e una rivelazione. Iniziò a prendere corpo quello che sarebbe stato il mio secondo libro iniziato, anche se ci misi anni a terminarlo, e fu probabilmente il mio quarto finito. Iniziò a prendere corpo <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, tra giochi e sperimentazioni e temi alternativi. Senza fretta. Senza volerlo realmente terminare era il coperchio sotto cui poteva stare molto del materiale che avevo scartato in precedenza. Ero convinto non lo avrei mai terminato, e avrei smesso preso di scrivere come Rimbaud, ma ero lontano dai diciannove anni.<br />
Il secondo libro lo scrissi di botto, in poche settimane dopo aver chiuso con il primo amore ed averne incontrato un&#8217;altro fuggevole ma estremamente provante dal punto di vista personale. Una persona più strana di me, più complicata di me, più estrema di me con cui confrontarsi e chiedermi chi fossi fino al nostro esplodere in una favilla luminosa. Cominciavo a pensare che forse dopo tutto avrei potuto continuare a scrivere un altro po&#8217;. Ma presi una pausa. Così, perché amo contraddirmi.<br />
Sembrava non esserci più nulla da scrivere, si era esaurito il filone e forse mi andava bene così. Scrissi un po&#8217; usando la tecnica e non la passione, scrissi altri pezzi di <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em> fino quasi a completarlo riempiendolo di esperimenti, giochi di parole, tecnica talvolta fredda. Poi come per ogni droga, per ogni dipendenza, per ogni fuga incontrai qualcuno che mi diede una scossa, che mi lanciò nel baratro o me ne estrasse. Che mi fece capire cos&#8217;è la dipendenza. Che mi fece capire cos&#8217;è la depressione. Che mi fece capire cos&#8217;è la vita. La prima volta che capii come sarebbe andata a finire fu sul suo letto quando iniziò a leggermi Prevert. Non avevo mai letto Prevert. Parlammo ore di poesia, giorni, mesi. Mi accorsi di come le sperimentazioni che avessi provato non fossero davvero così inutili, leggendole lei mi mise in mano Pessoa. Non avevo mai letto Pessoa e fu una rivoluzione. Ricordai come all&#8217;inizio la spinta fossero le poesie di Edgar Poe ma capii come ambissi involontariamente, pur non conoscendolo a Pessoa. Ne lessi la prosa e capii che come il mondo fosse più ampio. Fu lei che mi portò a terminare <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, a spingermi fino a farmelo pubblicare. Oggi lo rileggo e nel suo piccolo lo trovo ancora rivoluzionario. Trovo che sia ancora la cosa più bella che io sia mai riuscito a creare. Può non piacere, è ovvio, ma la portata che ha per me, la profeticità dei contenuti per me sono come se il me giovane avesse scritto al me di oggi cose che potrà capire solo il me di domani. Di tutta la mia produzione è stato fino ad oggi l&#8217;apice. Scrissi in quel tempo anche un&#8217;altra raccolta di poesie, ed un&#8217;altra ancora. Dalla prima all&#8217;ultima, ad eccezione del solito <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, che prometto non nominerò più, sono stati un percorso collegato, da una fine all&#8217;inizio successivo, da una fine al successivo ed ancora. Ne scrissi cinque con pause più o meno lunghe. Il cammino di un adolescente che cercava di crescere, di superare le paure, di lanciarsi da una rupe convinto di poter volare, di cadere ed infine di riprendersi. Arrivai a schifarmi di quello che scrivevo. A non voler più quella fuga, avrei voluto qualcosa di più, di più forte. Ero dipendente ma l&#8217;assuefazione aveva fatto il suo corso dopo più di seicento pezzi scritti e catalogati. Qualunque cosa provassi a scrivere mi risultava vuota, già scritta, già vista, inutile. Cominciai a cercare emozioni di altro genere. Di molti altri generi. E poi ancora una volta incontrai l&#8217;amore. Un amore strano e complicato seppure semplice. All&#8217;epoca avevo spostato il mio scrivere alla creazione di questo blog. Ci scrivevo già da qualche anno a dire il vero e scriverlo era stato probabilmente il motore per far nascere questo nuovo amore che quietò apparentemente il mio bisogno. Si spense il blog, si spense tutto. Fu <a href="https://www.staipa.it/blog/perche-ho-smesso-di-scrivere/">il motivo per cui smisi di scrivere</a>. Nel bene e nel male.<br />
Scrivere aveva preso a farmi schifo. Se provavo a scrivere e mi leggevo mi sentivo come un alcolizzato che si renda conto di essersi ubriacato contro il proprio volere l&#8217;ennesima volta. E tutto ciò che scrivevo mi dava il voltastomaco, era inutile, ripetitivo, vuoto. Il liquido che mi si formava dentro era stagnante e puzzolente. Si formava ma liberarlo dava prevalentemente olezzo. Ogni tanto pensavo a quel ricciolo di tanti anni prima, e mi dicevo che forse avevo finalmente raggiunto i diciannove anni di Rimbaud. Ne avevo trenta, ma era uguale. Non provavo più l&#8217;orgasmo dello scrivere ma sentivo ogni istante me stesso pieno di quel liquido che mi estraniava da me e dal mondo ma ero incapace di svuotarmene, privo del desiderio di svuotarmene. Mi stavo allontanando da tutto. Anestetizzato, arido, lontano. Poi l&#8217;amore finì, come era naturale che fosse, e con esso in qualche modo l&#8217;embargo che mi ero imposto. Non che fosse merito della fine dell&#8217;amore ma semplicemente fu un cambiamento abbastanza importante da impormi di riprendere in mano le cose.<br />
Provai a scrivere nuovamente in poesia schifandomi ancora come sempre e allora decisi di scrivere un romanzo. Avevo scritto racconti negli anni, avevo provato a scrivere racconti lunghi ma non mi era mai riuscito di superare poche pagine. Decisi di scrivere un romanzo su di me, per me, da tenere per me. Una forma di auto analisi. Lo scrissi in pochi mesi, era breve e non saprei dire neppure quanto bene fosse scritto ma dopo essere stato mesi a scrivere rinchiuso in casa avevo ritrovato me stesso. Il desiderio, la voglia di buttare fuori tutto, il contatto con il mondo e la realtà. Ed avevo goduto un universo intero. L&#8217;anestesia non era terminata però. L&#8217;aridità. Il distacco dal mondo. L&#8217;incapacità di provare emozioni positive o negative che fossero. L&#8217;apatia. Trovai il modo di emulare le emozioni, di viverle apparentemente, di simularle, di stimolare i ricordi per indurle. Era scriverle, scriverne. Per evocarle, per esorcizzarle, per vivere. Non molto diverso da alcune droghe o dell&#8217;autolesionismo era diventato il mio modo di <em>provare qualcosa</em>, qualunque cosa fosse pur di sentire di essere in vita.<br />
Quello è stato il momento in cui il blog è rinato con <a href="https://www.staipa.it/blog/category/racconti/dodici-gradi/"><em>dodici gradi</em></a> e con gli altri <a href="https://www.staipa.it/blog/category/racconti/"><em>racconti</em></a> che da allora mi accompagnano e hanno sostituito le sensazioni di cui un tempo avevo bisogno continuando ad alimentare la mia dipendenza e svuotare il mio dentro dal liquido che lo invade. Ho scritto un altro libro, di racconti da allora o meglio due libri concentrici. Il titolo del progetto nella mia testa era <em>Anestesia</em> ma sarebbe stato stupido fosse il titolo reale perché era costruito esattamente sul percorso e le sensazioni consce ed inconsce di un&#8217;anestesia totale, e dell&#8217;anestesia che stavo provando. Avrei rovinato al lettore (me stesso) il viaggio. Poi come sempre è quando hai bisogno di <em>qualcosa di più forte</em> che incontri qualcuno in grado di dartene. Ho incontrato la persona più importante degli ultimi anni per la mia dipendenza. Mi ha preso per mano e guardato negli occhi dicendo solo <em>io credo in te</em>. Se un giorno i frutti di quello che ho fatto in questi anni si vedranno il merito sarà più suo che di tutta la fatica fatta -che poi non è fatica- in questi anni. Mi ha guardato negli occhi mentre il liquido mi riempiva e isolava dal mondo e mi ha infilato nella pancia un coltello per aprire una breccia e farlo uscire. Il piacere che ne ho ricevuto, in ogni senso, in ogni modo è stato il più sconfinato e dura ancora ogni giorno anche se non ci credo. Ed ancora ogni volta mi sembra l&#8217;ultima. Costringendomi ad iscrivermi alla <a href="https://www.scuolapalomar.it/">scuola palomar</a> che avevo scoperto per caso mi ha messo davanti al fatto che era il momento di provare davvero a seguire un sogno. Ho scritto il mio primo romanzo completo, completo di ogni punto fondamentale. Migliorabile, sicuramente, ma ho superato il mio limite di non riuscire a scrivere più di un racconto lungo. Quel che ne sarà è da vedersi ma oggi scrivo ancora, mi riempio di quel liquido dal mondo e lo butto fuori. Scrivo su questo blog o altrove ed ogni singola volta mi sembra l&#8217;ultima. O la prima. Guardo ciò che ho scritto e mi chiedo come farà a venirmi in mente qualcosa di nuovo fino alla volta successiva ed ancora ed ancora ed ancora ed ancora. Non so quanto durerà. Se mi fermerò di nuovo infine, ma scrivo ancora ed è ancora tra tutte l&#8217;emozione più grande, il piacere più forte.<br />
Creare mondi. O raccontare mondi che esistono davvero ma altrove, in luoghi che gli altri  non possono visitare ma tu sì.<br />
Non so quanto durerà. Se mi fermerò di nuovo infine.<br />
Non importa.</p>
<ul>
<li><strong>Post Scriptum: </strong>Solo dopo aver scritto tutto questo il caso mi ha portato ad un&#8217;intervista dello scrittore che stimo di più e che ha segnato maggiormente la mia fantasia. Cercavo su internet &#8220;Dipendenza da scrittura&#8221; per trovare un&#8217;immagine interessante da allegare e come a volte capita è piovuto qualcosa.<br />
<blockquote><p><em><em><em><em><br />
Mi ricordo quando ero uno studente che scriveva storie e romanzi, alcuni dei quali furono poi pubblicati, altri no. Era come se la mia testa stesse per esplodere, talmente tante cose volevo scrivere in una volta. Avevo un sacco di idee, tutte intasate. Come se avessero bisogno di chiedere il permesso per uscire. <strong>C’era questa falda acquifera sotterranea di storie che volevo raccontare e dovevo solo conficcarvi una tubatura per far sì che tutto fiottasse fuori.</strong></em></em></em></em></p>
<p><em><em>I can remember as a college student writing stories and novels, some of which ended up getting published and some that didn&#8217;t. It was like my head was going to burst – there were so many things I wanted to write all at once. I had so many ideas, jammed up. It was like they just needed permission to come out. <strong>I had this huge aquifer underneath of stories that I wanted to tell and I stuck a pipe down in there and everything just gushed out. </strong></em></em></p>
<p><a href="https://www.rollingstone.com/culture/culture-features/stephen-king-the-rolling-stone-interview-191529/">Stephen King in un intervista a Rolling Stone</a>.</p></blockquote>
</li>
</ul>
<p><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-quarta-versione/">La mia prima volta (Il sangue) -&gt;</a></p>
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		<title>Punteggiatura nella nebbia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2015 23:15:07 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Fuori dalla finestra c&#8217;è la nebbia, mi accorgo che erano anni che non mi fermavo a guardare la nebbia dalla finestra.<br>Mi riporta indietro di secoli, a Contrapposizioni, al capitolo Vetro, e poi mi fa rimbalzare avanti di nuovo. Mi riporta al terzo piano della casa dove sono cresciuto e poi come un film accelerato mi riporta qui a guardare&nbsp;l&#8217;aura attorno al lampione acceso nel buio della notte.<br>Poco fa rileggevo l&#8217;ultimo post che ho scritto, sotto ogni post compaiono i post correlati, vengono scelti in modo automatico, e ho iniziato a navigarci un po&#8217; come si faceva un tempo nelle note dei libri, o come si fa oggi su Wikipedia, sono così arrivato a leggerne uno vecchio del 2008: <a href="https://www.staipa.it/blog/parentesi-e-scrivere/">….parentesi e scrivere…..</a>.<br>Rileggerlo dopo così tanto tempo è stato strano, ricordo ancora chi mi disse <em>“pensa meno”</em> e chi <em>“se deve essere sarà”</em>, e&nbsp;mi fa sorridere&nbsp;l&#8217;idea di dove sia andato il rapporto che avevo ho con l&#8217;una e l&#8217;altra persona. In modo imprevedibilmente prevedibile in ogni suo aspetto.<br>Ricordo anche chi&nbsp;dialogò con me:<br><em>“Hai scritto di lei?”</em><br><em> “Si, molto”</em><br><em> “Hai scritto in passato cosa provi per lei? Perché stai bene con lei?”</em><br><em> “Si, certo.”</em><br><em> “E se lo rileggi ora? Sei ancora d’accordo con quanto hai scritto?”</em><br>E se lo rileggo oggi sono ancora d&#8217;accordo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrivevo &#8220;<em>Credo sia quando si riesce a scrivere un concetto e rileggerlo dopo settimane, mesi, anni che si da a se stessi (e agli altri) prova di aver scelto, di essere, di credere.</em>&#8221; lo credo ancora,&nbsp;e credo ancora nelle cose che scrivevo allora.<br>Ed è una bella consapevolezza rileggere dopo anni che anche ciò che nel breve tempo sembrava incoerenza nel lungo termine risulta una linea continua senza interruzioni, ciò che sembravano parentesi sono in realtà le virgole tra una semi frase ed un altra, ciò che sembra un punto semplicemente un istante per sottolineare l&#8217;importanza di una frase, ciò che sembra una andata a capo solo la coerenza di un discorso più ampio.</p>
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		<title>Il Credo del Fuffaro (sul complottismo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 20:45:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qui mi sono imbattuto in un interessante ed esaustivo elenco delle strategie più usate dai ciarlatani in generale e da quelli che bazzicano il web in particolare. Ho pensato di riproporlo con qualche modifica per adattarlo a ciò che accade in forum e blog (l&#8217;originale si riferiva nello specifico all&#8217;ambiente dei newsgroup), in quanto veramente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qui mi sono imbattuto in un interessante ed esaustivo elenco delle strategie più usate dai ciarlatani in generale e da quelli che bazzicano il <em>web</em> in particolare.<br />
Ho pensato di riproporlo con qualche modifica per adattarlo a ciò che accade in forum e blog (l&#8217;originale si riferiva nello specifico all&#8217;ambiente dei <em>newsgroup</em>), in quanto veramente illuminante, anche perché quella che ho linkato è la versione italiana di una lista di fuffosità varia redatta inizialmente da un gruppo statunitense, a dimostrazione del fatto che tutto il mondo è paese: le regole che seguono, vi ricordano il comportamento di qualcuno, per purissimo caso?</p>
<p>Per essere un Fuffaro come si deve, è necessario seguire le seguenti norme:</p>
<p><a name="1"></a>1.</p>
<div class="ind">Preferite sempre la chiave di lettura cospirazionista rispetto alla chiave di lettura noiosamente banale: le spiegazioni naturali, come ad esempio che a Roswell sia caduto un pallone-sonda, sono per i sempliciotti e per le spie del governo. Se volete andare a letto con quella topina <span style="font-style: italic;">newage</span> tutta curve non ditele che l’astrologia è una cretinata (anche i non-fuffari possono trarre temporaneo beneficio da questo consiglio).</div>
<h4 class="mini"><a name="2"></a>2.</h4>
<div class="ind">Mai cercare la più semplice ed ovvia causa di qualcosa ed in particolare evitate come la peste di menzionare il <a title="Wikipedia: il rasoio di Occam" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rasoio_di_Occam" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-style: italic;">Rasoio di Occam</span></a>: è la vostra nemesi!</div>
<h4 class="mini"><a name="3"></a>3.</h4>
<div class="ind">Dovete essere convinti che la parola «anomalia» significhi «conferma indubitabile» di attività paranormale, o analogamente «dimostrazione inoppugnabile» di presenza aliena, o ancora «prova incontestabile» di misterioso e malvagissimo complotto a livello come minimo mondiale se non intergalattico.<br />
Quindi usate la parola «anomalia» più spesso che potete: eventualmente arricchitela da aggettivi come «inspiegabile», «inquietante», o, se siete in <span style="font-style: italic;">full attack mode</span>, «evidente», «lampante», ed altro che implichi gravi difetti psicofisici in chi osasse trovarla qualcosa di normale.</div>
<h4 class="mini"><a name="4"></a>4.</h4>
<div class="ind">Definite tutto quello che è comunemente accettato, e contro cui vi battete, usando l’aggettivo «ufficiale» in senso dispregiativo, come se si trattasse di un’imposizione proveniente da qualche autorità di cui bisogna diffidare e non di cose che chiunque, solo volendolo, può verificare.<br />
Riempitevi la bocca di frasi che iniziano <span id="more-2537"></span>con «secondo la versione “ufficiale”», «secondo la ricostruzione “ufficiale”», «secondo la scienza “ufficiale”», «secondo la medicina “ufficiale”», «secondo la storia “ufficiale”», «secondo la geografia “ufficiale”», «secondo la matematica “ufficiale”», «secondo l’educazione fisica “ufficiale”», «secondo l’intervallo di ricreazione “ufficiale”», «secondo la pausa pranzo “ufficiale”» e così via.<br />
Ricordate e fate ricordare che tutto quello che si legge sui libri di scuola, su qualsiasi argomento, quando non è palesemente falso, è tragicamente obsoleto e che tutto ciò che viene trasmesso dagli organi di informazione è addomesticato e regolato dalla cricca di <span style="font-style: italic;">potenterrimi</span> massoni / templari / gesuiti / <span style="font-style: italic;">bonesmen</span> / banchieri / bilderberghiani / sionisti / case farmaceutiche / militari / rettiliani / SPECTRE / chi-più-ne-ha-più-ne-metta che governano il mondo dietro le quinte, abilmente celati a tutti tranne che a voi, inarrivabili genii e disvelatori di trame oscure, che più i complotti son segreti, più facilmente li scoprite grazie al vostro infallibile fiuto di segugi.</div>
<h4 class="mini"><a name="5"></a>5.</h4>
<div class="ind">Non accettate <strong>mai</strong> le affermazioni della scienza “ufficiale”, a meno che si tratti di cose in cui credete da anni, come per esempio la gravità o la sferoidalità della Terra o ancora che il Sole irradia calore.<br />
Tenete però conto del fatto che i migliori fuffari, i veri fuoriclasse, riescono a mettere in dubbio anche queste cose, prendendo in seria considerazione ipotesi del tipo «la gravità non esiste, se stiamo attaccati al suolo è solo perché la Terra ruota», o del tipo «è possibile e financo plausibile che la Terra sia cava e noi ne abitiamo la superficie interna», o anche del tipo «il sole è freddo e l&#8217;aria si scalda solo per la sua densità»: il tutto in base a (s)ragionamenti quali «dato che la scienza “ufficiale” non spiega tutto, è come se non spiegasse niente, e tutti, ma proprio tutti, i suoi risultati sono in realtà come minimo opinabili, anzi certamente falsi».</div>
<h4 class="mini"><a name="6"></a>6.</h4>
<div class="ind">Alzate parecchio il gomito mentre scrivete, vi renderà molto più creativi e tutto, ma proprio tutto, avrà più senso per voi.</div>
<h4 class="mini"><a name="7"></a>7.</h4>
<div class="ind">Non vergognatevi di proporre le teorie più assurde e bislacche: giustificatele usando il punto di partenza imprescindibile degli sragionamenti del Vero Fuffaro, e cioè l’affermazione «Tutto è possibile». Usando questa formula magica potrete far passare agli occhi degli ingenui qualsiasi scemenza come qualcosa di serio su cui riflettere: sarà poi un gioco da ragazzi, partendo da essa, passare da «possibile» a «probabile», da «probabile» a «praticamente certo» e da «praticamente certo» a «provato al di là di ogni dubbio».</div>
<h4 class="mini"><a name="8"></a>8.</h4>
<div class="ind">Quando vi fanno notare la palese idiozia delle vostre tesi, così palese da non dover neanche essere spiegata, accusate l’interlocutore di avere la mente chiusa e ottenebrata dalla propaganda “ufficiale”, mentre la vostra è aperta, pura e flessibile come quella di un neonato. Gli altri fuffari adorano il concetto di «mente aperta» e vi accoglieranno nel loro <span style="font-style: italic;">sancta sanctorum</span> senz’altro indugio: come voi, non tollerano quei tipacci cattivi d’animo che chiedono sempre le prove di qualsiasi cosa. Ed esattamente come voi non solo ritengono di avere la mente aperte come quella di un neonato, ma ne hanno anche lo stesso spirito critico e le stesse conoscenze.</div>
<h4 class="mini"><a name="9"></a>9.</h4>
<div class="ind">Ridefinite le parole «scettico» e «scetticismo» per far figurare che il vero scettico sia chi accetta come possibili le vostre ridicole fantasie senza discuterle.</div>
<h4 class="mini"><a name="10"></a>10.</h4>
<div class="ind">Fate presente che sarebbe arrogante e presuntuoso pensare che le cose che sostenete possano essere tutte false: qualcuna vera ci deve essere&#8230; il che significa che avete ragione&#8230; e quindi sono tutte vere, <span style="font-style: italic;">quod erat demonstrandum</span>.</div>
<h4 class="mini"><a name="11"></a>11.</h4>
<div class="ind">Quando state discutendo, la tecnica migliore per “provare” la vostra ipotesi è quella di iniziare con una supposizione, e, quando si arriva a metà messaggio, riferirsi alla supposizione non ancora verificata come se fosse un fatto assodato: questo causerà abbastanza confusione iniziale da concedervi un momentaneo trionfo.</div>
<h4 class="mini"><a name="12"></a>12.</h4>
<div class="ind">Ribadite spesso che in un regime democratico come il nostro ognuno è libero di dire ciò che vuole e tutte le opinioni hanno pari valore, la vostra come quella di chiunque altro: perciò se sostenete che la Terra sia a forma di ciambella, avete ragione tanto quanto chi sostiene sia sferoidale. Quando immancabilmente vi spiegheranno che le opinioni sono un conto, e sono rispettabili in quanto soggettive, mentre affermazioni come le vostre vorrebbero essere oggettive e quindi andrebbero supportate da prove e da fatti, non solo da simpatie, fate orecchie da mercante.</div>
<h4 class="mini"><a name="13"></a>13.</h4>
<div class="ind">Se voi fate affermazioni come «tutti sanno che&#8230;», «è acclarato che&#8230;», «è risaputo che&#8230;» quella è da considerarsi una <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">prova inoppugnabile</span>, mentre se qualcun altro scrive «in realtà è stato mostrato che&#8230;» riportandone la dimostrazione, quella è solo una <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">mera opinione</span>.</div>
<h4 class="mini"><a name="14"></a>14.</h4>
<div class="ind">Il ragionamento per assurdo è un’arma molto potente, quindi fermatevi nei vostri ragionamenti quando avete raggiunto il vostro obiettivo, instillare il dubbio, e non portateli mai alle loro logiche conseguenze finali: è naturale infatti che partendo da sciocchezze si arrivi alla fine del ragionamento a conclusioni ancora più sciocche, che smaschererebbero in un attimo la stupidità delle tesi di partenza.</div>
<h4 class="mini"><a name="15"></a>15.</h4>
<div class="ind">Se qualcuno vi fa notare le irrazionalità cui porterebbero, logicamente, le vostre strambe teorie e ve ne domanda ragione, rispondete sdegnati che quelle assurdità sono solo apparenti: le spiegazioni ad esse possono conoscerle solo coloro che manovrano i fili nell’ombra e quindi va chiesto a loro. Insomma, trinceratevi dietro il più classico dei «io faccio solo domande, le risposte le devono dare gli organi “ufficiali”», quelli di cui, tanto, non vi fidate a priori e dei quali riterrete sempre insoddisfacente ogni spiegazione e risposta.</div>
<h4 class="mini"><a name="16"></a>16.</h4>
<div class="ind">Ribaltate completamente l’onere della prova: voi avete ragione a prescindere, senza bisogno che dobbiate presentare alcuna evidenza delle vostre affermazioni. Che siano gli altri a dimostrare che siete in torto, se ci riescono.<br />
Per giustificarvi citate il <a title="Vai alla voce di Wikipedia sul «criterio di falsificabilità»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Falsificabilit%C3%A0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">criterio di falsificabilità</a> di <a title="Vai alla pagina di Wikipedia su «Karl Popper»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Popper" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Popper</a>, naturalmente anch’esso debitamente rovesciato per far sembrare che sia chi nega una teoria (e non chi la propone come in realtà dice il criterio, affinché sia ritenuta scientifica) che dovrebbe mostrare come falsificarla.</div>
<h4 class="mini"><a name="17"></a>17.</h4>
<div class="ind">Non accontentatevi di ribaltare l’onere della prova, pretendete che gli scettici vi portino dimostrazioni completamente impossibili da ottenere e del tutto irragionevoli. Ad esempio, parlando di «cerchi nel grano», come prova che essi non hanno nulla di misterioso e sono fattibilissimi da semplici appassionati armati solo di molto ingegno e pazienza, paletti, corde e assi di legno, non vi accontentate delle testimonianze, dei disegni preparatori che spiegano in dettaglio come operare, delle fotografie e financo di qualche video che riprende in azione i <span style="font-style: italic;">circle-maker</span>: pretendete che vi mostrino le riprese che mostrano che <span style="font-weight: bold;">tutti</span> i cerchi nel grano sono opera di esseri umani.<br />
In caso contrario avete ragione voi nel sostenere che quei disegni sono in realtà opera di alieni e/o di militari impegnati in inquietanti operazioni ultra-iper-top-secret.</div>
<h4 class="mini"><a name="18"></a>18.</h4>
<div class="ind">Rivoltate completamente anche i fondamenti attuali della giurisprudenza: coloro che accusate sono colpevoli fino a prova contraria e voi non dovete dimostrare assolutamente nulla delle vostre accuse. Bentornati nel Medioevo, la caccia alle streghe è aperta.</div>
<h4 class="mini"><a name="19"></a>19.</h4>
<div class="ind">Per (vostra) definizione, tutto ciò che è “ufficiale” è menzognero e serve ad ignobili scopi, quindi voi che lo combattete siete, sempre per (vostra) definizione, persone oneste e probe, dei coraggiosi e incorruttibili paladini della verità: in quanto tali tutto vi è concesso, compreso mentire, manipolare, falsificare, minacciare, insultare e quant’altro.<br />
Quando vi faranno notare la vostra ipocrisia, dato che vi comportate come, se non peggio, i cattivoni-malvagi-e-mentitori che dite di voler ostacolare, uscitevene con il motto «il fine giustifica i mezzi» (probabilmente la più grossa fesseria che sia mai stata scritta, che fa il paio con «tutto è possibile»).</div>
<h4 class="mini"><a name="20"></a>20.</h4>
<div class="ind">Riferitevi a chiunque non si dichiari <span style="font-weight: bold;">immediatamente</span> e <span style="font-weight: bold;">totalmente</span> d’accordo con voi, come ad un mentecatto troppo stupido per capire le vostre meravigliose intuizioni, oppure come ad un “disinformatore venduto e servo del potere” al soldo di qualche maligna entità, pagato al solo scopo di mentire e depistare i ”nobili ricercatori della verità”, quali voi vi ritenete.</div>
<h4 class="mini"><a name="21"></a>21.</h4>
<div class="ind">Cambiate versione spesso e volentieri, a secondo di cosa vi fa più comodo al momento, dato che a voi, in quanto “Paladini della Verità” che combattono le “bieche menzogne ufficialiste”, tutto è concesso e quindi potete infischiarvene della coerenza.<br />
Tipico esempio: se i documenti “ufficiali” vi sbugiardano dite che essi sono per definizione inaffidabili e di parte, quindi senz’altro menzogneri e quindi avete senza dubbio ragione voi che li contraddite; se invece appoggiano una parte di ciò che sostenete prendeteli come oro colato e scandalizzatevi di fronte all’impudenza di chi osa metterli in discussione.</div>
<h4 class="mini"><a name="22"></a>22.</h4>
<div class="ind">Da Veri Fuffari DOC vi è concesso superare abbondantemente il limite dell’ipocrisia e arrivare, se appena possibile, al puro <a title="Vai alla voce su Wikipedia sul «bispensiero orwelliano»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bispensiero" target="_blank" rel="noopener noreferrer">bispensiero</a> di orwelliana memoria: non limitatevi a cambiare continuamente versione a seconda di quanto sia per voi vantaggioso, negate decisamente di averla mai cambiata e affermate orgogliosi di aver sempre sostenuto una e una sola cosa.<br />
In pratica, se, dopo qualche vostra arrampicata acrobatica sugli specchi con rigiramento di frittata annesso, qualcuno vi ricordasse le vostre precedenti posizioni, prima correte a cancellare i vostri post incriminati e poi accusate chi ha osato sfidarvi di essere un bieco mentitore che si inventa bugie al solo scopo di screditarvi (in puro stile «<a title="Vai alla voce di Wikipedia sul romanzo «1984» di George Orwell" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1984_%28romanzo%29" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-style: italic;">1984</span></a>», appunto).<br />
Questa tecnica risulta particolarmente utile <strong>quando</strong> avete scritto bestialità più gigantesche del solito, tali da far accorgere chiunque della vostra totale ignoranza anche nelle materie più elementari (robe tipo che 60•tg 30° farebbe 1800). Ho scritto <em>quando</em> e non <em>se</em> per il semplice motivo che per il Fuffaro di razza è imprescindibile fare certe figure barbine periodicamente, considerato che una delle sue caratteristiche essenziali è quella di avere le conoscenze e la preparazione di un lamellibranco non troppo sveglio, ma al contempo credersi un luminare in praticamente tutto lo scibile umano: logico che uno convinto di sapere tutto e di avere la Verità in tasca per una sorta di diritto divino, in vita sua non farà mai la fatica di studiare qualcosa e non imparerà mai niente.<br />
Se poi, conoscendo voi e la vostra cristallina onestà intellettuale, quel qualcuno si premunisce facendo degli <em>screenshot</em> dei vostri voltafaccia e delle vostre idiozie e poi ve li sbatte in faccia, accusatelo di essere, oltre che un bugiardo, un falsario che ha manipolato l’immagine, come da <a href="#56"><em><strong>Regola 56</strong></em></a> del <em>Credo</em>.<br />
Dopo di ciò, per concludere in bellezza e non farvi mancare nulla, accusate di “bispensiero” e di attuare una “riscrittura orwelliana della storia” gli altri.</div>
<h4 class="mini"><a name="23"></a>23.</h4>
<div class="ind">Due parole: «cambiate paradigma».<br />
Cercate di rispondere al minor numero possibile di domande dirette e di confondere le acque a tutti i costi, usando scenari ipotetici («supponiamo che») per cambiare argomento in continuazione.<br />
Infatti, se vi fermate troppo a lungo su un singolo argomento, rischiate che vi chiedano qualcosa di irritante, come le odiatissime <span style="font-weight: bold;">prove</span>: non lasciate assolutamente che questo accada!<br />
Consultate un creazionista, se vi serve una mano per far pratica di <span style="font-style: italic;">mutatio controversiae</span> (Schopenhauer <span style="font-style: italic;">docet</span>).</div>
<h4 class="mini"><a name="24"></a>24.</h4>
<div class="ind">Se vi mettono nell’angolo chiedendovi insistentemente le evidenze di qualcosa, ribattete che non si può escludere a priori che sia come dite voi, prove o non prove. Molti si allontaneranno scuotendo il capo sconsolati, e questo, naturalmente, significa che avete ragione voi: scrollare il capo lateralmente, dopo tutto, potrebbe essere la stessa cosa di un movimento verticale a mo’ di assenso&#8230; ricordate? <span style="font-weight: bold;">Tutto può essere, quindi è!!!</span></div>
<h4 class="mini"><a name="25"></a>25.</h4>
<div class="ind">Se quello che avete scritto viene smentito da un vostro oppositore, contrattaccate;<br />
se viene smentito da qualcuno che per il resto sostiene la vostra posizione, accettate graziosamente la correzione e lasciate cadere la cosa.<br />
In entrambi i casi, dopo qualche giorno, ripetete tutto da capo ed esattamente come prima, fingendo che nulla sia successo.<br />
Lo stesso naturalmente vale quando cambiate pulpito da cui concionare: nonostante da altre parti vi abbiano dimostrato in mille e un modo tutti i vostri errori, quando vi trovate davanti ad un pubblico nuovo, che non ha assistito alle vostre precedenti figure barbine, ripetete da capo tutte le vostre immaginifiche boiate, inalterate. Dopo tutto siete gli eredi diretti di quei ciarlatani e venditori di olio di serpente che vivevano allo spalle dei gonzi rifilando loro immani schifezze spacciate per miracolose panacee, costretti a cambiare piazza di frequente per non essere linciati da chi cascava nelle loro truffe: certe antiche tradizioni vanno rispettate, perbacco!</div>
<h4 class="mini"><a name="26"></a>26.</h4>
<div class="ind">Ripetete <span style="font-weight: bold;">ossessivamente</span> un concetto o una domanda usando sempre le stesse parole: una tale dimostrazione di logica stringente farà crollare le difese dei vostri avversari.<br />
Ignorate domande ironiche, allusioni a film come «<a title="Wikipedia: Rain Man" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rain_Man" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rain Man</a>», o termini più oscuri quali «<a title="YouTube: supercazzora al cimitero" href="https://www.youtube.com/watch/v/lDQUnATw4iU?hl=it&amp;gl=IT&amp;cbrd=1&amp;ucbcb=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sbidiguda. Supercazzora brematurata? Come se fosse antani, con scappellamento a destra</a>»: eventualmente ricordate a questi pagliacci che il <a title="Wikipedia: autismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Autismo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comportamento autistico</a> è tipico delle menti superiori (ripetetelo almeno 15-20 volte, così se non convincerete gli altri, convincerete almeno voi stessi).</div>
<h4 class="mini"><a name="27"></a>27.</h4>
<div class="ind">Nel caso siate in difficoltà, iniziate a porre domande retoriche senza <span style="font-weight: bold;">niente</span> a che vedere con il dibattito in corso: se il vostro interlocutore ignora le vostre domande sciocche, e si ostina a rimanere in argomento, ripetete le domande senza senso più e più volte. Questo farà sì che tutti i gonzi nel pubblico si convincano che il vostro avversario stia evadendo il punto.</div>
<h4 class="mini"><a name="28"></a>28.</h4>
<div class="ind">Una tecnica alternativa consiste nell’andarsene sbattendo la porta, con frasi del tipo «ho meglio da fare, IO, che discutere con voialtri [insulto a piacere], addio» o anche «non ho tempo da perdere, IO, con certi [insulto a piacere] come voi, addio» e variazioni sul tema.<br />
Naturalmente la vostra è solo una finta (altrimenti che fuffari sareste?) e non appena vedrete l’occasione di ritornare con qualche battuta sprezzante, lo farete immantinente più agguerriti (e fuffari) di prima.<br />
I fuffari fuoriclasse, cioè quelli meno cretini (non scrivo <em>i fuffari più intelligenti</em> per non usare un ossimoro) aspettano almeno un giorno prima di fare la loro trionfalistica <em>rentrée</em>, mentre ai fuffari <em>standard</em> di solito bastano pochi minuti: cercare di avere l’ultima parola a tutti i costi è più forte di loro.</div>
<h4 class="mini"><a name="29"></a>29.</h4>
<div class="ind">Date velatamente del bugiardo a chiunque vi si opponga, o tentate qualche altra tattica che, sperabilmente, lo faccia arrabbiare: per esempio ignorate le sue spiegazioni, fraintendetele ripetutamente, fate finta di non capire o qualificate qualsiasi obiezione come insufficiente (esempio classico, esclamare: «tutto qui?»).<br />
Se risponde a tono alle vostre estenuanti provocazioni, portate la discussione sulla sua collera, e accusatelo di insulti e accanimento persecutorio;<br />
se invece rimane calmo e in argomento, <strong>insistete</strong>, anche passando dalle velate insinuazioni agli insulti diretti!!!<br />
Tanto i Veri Credenti del pubblico perdoneranno i vostri peggiori attacchi verbali e ignoreranno i vostri più spericolati giochi di gambe, ma riterranno anche la sua più lieve replica come un attacco personale ingiustificato che mina alla base la sua posizione.</div>
<h4 class="mini"><a name="30"></a>30.</h4>
<div class="ind">Usate a piene mani la <a title="Vai alla spiegazione della «fallacia dello spaventapasseri»" href="https://www.linux.it/~della/fallacies/spaventapasseri.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>fallacia dello spaventapasseri</em></a>, consistente nel travisare le affermazioni altrui e nel criticare quindi non le vere argomentazioni di chi vi contesta ma una loro versione storpiata e facilmente smontabile. Ad esempio potete rafforzate il vostro equivocare con citazioni parziali di quanto hanno scritto gli altri, fatte in modo da stravolgerne il senso, al limite eliminando eventuali «non»: rischioso ma di sicuro effetto.</div>
<h4 class="mini"><a name="31"></a>31.</h4>
<div class="ind">Quando tutto il resto fallisce, pur di non concedere il punto, tentate almeno il pareggio usando il <span style="font-style: italic;">jolly</span> de «la verità sta nel mezzo».<br />
Trattasi di sonora sciocchezza quando si parla di fatti oggettivi visto che, ad esempio, la Terra non può certo essere mezza tonda e mezza a forma di ciambella: quella che sta nel mezzo al massimo è la virtù, ma con gli sprovveduti senza speranza è una frase che funziona a meraviglia.</div>
<h4 class="mini"><a name="32"></a>32.</h4>
<div class="ind">Cercate di sembrare una persona che sa il fatto suo, preparata e competente su tutto.<br />
Per dare questa impressione e per mettere in soggezione chi vi legge, usate frasi molto forbite nella forma, anche se assolutamente vuote nella sostanza, e modi di dire arcaici e desueti, incomprensibili ai più: non preoccupativi, neanche voi dovete in realtà capire le parole che usate, basta che prendiate un dizionario e ne cerchiate qualcuna da inserire qui e là nei vostri sproloqui. Chi si nutre di fuffa di solito ha la preparazione scolastica di un lamellibranco e l&#8217;impressionabilità di una pellicola, quindi si fa facilmente irretire da tali dimostrazioni di “cultura”, convinto com&#8217;è che se un tizio usa certi paroloni deve per forza sapere quello che dice ed avere ragione.<br />
In special modo, infarcite a caso i vostri scritti di termini altisonanti e pseudoscientifici, ancorché privi di significato: disseminate liberamente i vostri discorsi di riferimenti all’«universo olografico», alla «cardinalità transfinita», ai «livelli vibrazionali» e ai «campi di risonanza gastrica» <sup><a href="#Nota_1"><small>[1]</small></a></sup>.<br />
Usate la parola «quantistico» in una frase, anche se avete solo una vaga idea di cosa significhi: per un effetto ancora più impressionante, usatelo come aggettivo della vostra superstizione favorita, per esempio «rabdomanzia quantistica». Sentite come suona serio?<br />
È anche molto utile memorizzare tutti i termini fanta-tecnologici di <span style="font-style: italic;">Star Trek</span>, per quando vi serve in fretta una qualche spiegazione “scientifica”: potete parlare ad esempio di «smorzatori inerziali» o «gelatine bioneurali».</div>
<h4 class="mini"><a name="33"></a>33.</h4>
<div class="ind">Fingete di avere una laurea e/o che la abbiano le persone che vi danno ragione: l’importante è non farsi inchiodare sul tipo di laurea o sul dove e quando sia stata conseguita. Limitatevi a ripetere con forza che ne avete una, e quindi siete superiori, competenti, e non potete sottostare agli interrogatori e alle richieste di prove del primo che passa.</div>
<h4 class="mini"><a name="34"></a>34.</h4>
<div class="ind">Fate finta di aver scritto un libro: nulla dice «io sono al di là delle critiche» come aver scritto un libro. Se vi richiedono il numero ISBN del libro, inventate che tanto nessuno sa come verificarlo.</div>
<h4 class="mini"><a name="35"></a>35.</h4>
<div class="ind">Se vi fanno notare che né voi né coloro che citate possedete una seppur minima preparazione nel campo in cui volete imporre le vostre balzane tesi, osservate sagacemente che avere una specializzazione in un campo lontanissimo dall’argomento discusso dona una chiarezza di visione ineguagliabile: aver lavorato sulla fisiologia delle piante leguminose tropicali in India, per esempio, rende delle autorità sull’allettamento del grano in Inghilterra, e saper usare <span style="font-style: italic;">PhotoShop</span> qualifica per interrogare i testimoni oculari di un avvistamento UFO.</div>
<h4 class="mini"><a name="36"></a>36.</h4>
<div class="ind">Per dare ad intendere che avere l’intero mondo che si oppone alle vostre idee dia ad esse un’autorevolezza e una dignità eccezionali, fate riferimento alla lunga serie di famosi autori di teorie che furono lungamente derise dalla scienza “ufficiale”, per poi essere accettate quando ne furono portate le prove: vi verrà in aiuto il fatto che i molto, ma molto, più numerosi cialtroni autori di teorie rivelatesi sballate non sono, logicamente, diventati famosi, perciò nessuno ve li rinfaccerà mai.<br />
A tal proposito tirate in ballo <a title="Vai alla voce di wikipedia su «Galileo Galilei»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Galileo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Galileo</a>, poiché era stato ostacolato in ogni modo, pur avendo pienamente ragione: attenzione però che dovete essere abili nell’esporre tale argomentazione, perché essa è sì calzante, ma all’incontrario, nel senso che vi dà torto marcio.<br />
Infatti Galileo aveva in mano solide prove e fu osteggiato non da altri scienziati ma da Santo Uffizio e Inquisizione e solo per questioni riguardanti la religione e la lettura letterale della Bibbia: nel vostro caso, quelli che hanno in mano delle prove sono coloro che non accettano le vostre fanfaluche e siete voi che rifiutate tali prove appunto per la vostra cieca e incrollabile fede nell’esistenza del Mega-Complottone Globale e Totale di turno.</div>
<h4 class="mini"><a name="37"></a>37.</h4>
<div class="ind">Citate <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «Albert Einstein»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Einstein" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Einstein</a>, citatelo spesso, e atteggiatevi come se una qualsiasi frase di Einstein sostenesse la vostra posizione.<br />
Se possibile citate frasi che abbia detto davvero, magari modificando una parolina qua e una parolina là per far risaltare il fatto che, se solo Einstein avesse potuto sapere quello che sapete voi oggi, vi avrebbe sostenuto a spada tratta.<br />
Comunque non è necessario usare delle sue vere frasi, che tanto lui è morto da un sacco di tempo per cui è accettabile se lo rinfrescate un pochino, portandolo al passo coi tempi, e comunque non può più difendersi dalle vostre false atribuzioni: figuratevi che quarant&#8217;anni dopo la sua morte <a href="https://www.snopes.com/fact-check/einstein-on-bees/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">lo hanno fatto persino parlare di api</a>, inventandosi di sana pianta la frase a lui attribuita.</div>
<h4 class="mini"><a name="38"></a>38.</h4>
<div class="ind">Il vostro idolo indiscusso deve essere <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «Nikola Tesla»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nikola_Tesla" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tesla</a>: scienziato e ingegnere indubbiamente geniale e poliedrico, prese anche parecchi granchi, specie nell’ultima parte della sua vita, passata in preda a disturbi mentali di tipo ossessivo-compulsivo. Sostenete che avendo egli visto giusto su molte cose, allora doveva aver avuto ragione su tutto, anche quando si mise a vaneggiare di raggi della morte e macchine per fotografare il pensiero: tutte invenzioni strabilianti che egli sicuramente portò a termine, e che furono requisite dall’FBI, per essere accuratamente tenute nascoste.</div>
<h4 class="mini"><a name="39"></a>39.</h4>
<div class="ind">Spiegate continuamente che è assodato che i vostri nemici, i militari e la cricca demo — pluto — giudaico — massonico — templare — bilderberg — rettiliana, sono in possesso di tecnologie e di cure mediche avanzatissime che tengono volutamente nascoste da decenni (vedasi ad esempio le invenzioni futuristiche di Tesla e i segreti rubati all’astronave aliena nascosta nell’<span style="font-style: italic;">Area 51</span>).<br />
Probabilmente avevano i forni a microonde fin dal 1915, e i calendari con Sabrina Ferilli fin dai primi anni Cinquanta: il fatto che oggi si possa realizzare un fotomontaggio pressoché perfetto in pochi minuti dimostra che <a title="Wikipedia: Louis Daguerre" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Daguerre" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Daguerre</a> ha probabilmente imbrogliato.<br />
Il perché i cattivoni dominatori del pianeta, se davvero avessero a disposizione armi e mezzi così eccezionali dovrebbero tenerle ben nascoste invece di usarle, è un’obiezione cui non spetta a voi rispondere (voi fate solo domande, ricordate?): al massimo richiamate la scena finale de «Indiana Jones e i Predatori dell’Arca Perduta», che per i “ricercatori della verità”, si sa, i film hollywoodiani contengono più verità di mille enciclopedie.</div>
<h4 class="mini"><a name="40"></a>40.</h4>
<div class="ind">La scienza progredisce e nel corso di mezzo millennio di storia sono state espresse un’enorme mole di congetture più svariate, moltissime a sproposito, dai più diversi scienziati: per esempio Einstein, un fisico, espresse stima per teorie geologiche poi rivelatesi sballate.<br />
Vi basterà pertanto cercare fra tutte le ipotesi screditate del passato e quelle non provate del presente, per individuare qualcosa che appoggi le vostre idee favorite: un campo particolarmente fertile è offerto dalla meccanica quantistica, che tanto nessuno sa di preciso cosa sia (nessuno nella vostra platea d’elezione, s’intende).</div>
<h4 class="mini"><a name="41"></a>41.</h4>
<div class="ind">Se vi contestano teorie obsolete e screditate, date battaglia in nome della saggezza degli antichi;<br />
se vi contestano teorie recentissime senza ancora lo straccetto di una prova a favore, ribattete con una violenta invettiva contro la scienza “ufficiale” ancorata al passato e a dogmi obsoleti e screditati.<br />
E come sempre, fregatevene altamente della coerenza.</div>
<h4 class="mini"><a name="42"></a>42.</h4>
<div class="ind">Scovate quell’<span style="font-weight: bold;">unico</span> riferimento che supporta le vostre posizioni e se qualcuno ne trova altri che smentiscono il vostro, ribattete che questo significa che il tizio che ha l’ardire di contrastarvi non riesce a pensare con la propria testa e per questo è costretto ad appoggiarsi agli scritti altrui: come al solito, ignorate tutte le domande su con che coraggio riusciate a prendere una posizione così sfacciatamente ipocrita.</div>
<h4 class="mini"><a name="43"></a>43.</h4>
<div class="ind">Se vi forniscono <em>link</em> che sbugiardano le vostre sparate, scrollate le spalle sospirando che nessuna persona ragionevole si può fidare di quel che trova scritto su Internet.<br />
Di contro, ogni volta che leggete qualcosa su Internet che soddisfi le vostre tesi e pregiudizi, riportatelo ovunque come se fosse un fatto accertato e non datevi mai la pena di fare la più elementare ricerca o verifica in proposito.</div>
<h4 class="mini"><a name="44"></a>44.</h4>
<div class="ind">Di fronte ad eventuali <span style="font-style: italic;">link</span> a corsi di fisica, libri di testo, articoli scientifici e similari che vi vengano proposti, sottolineate come siano scritti in un gergo volutamente incomprensibile, per confondere chi li legge.<br />
In casi veramente estremi, sostenete che non si apre il <span style="font-style: italic;">link</span> e deviate il discorso sui problemi di rete e sui protocolli internet.</div>
<h4 class="mini"><a name="45"></a>45.</h4>
<div class="ind">Continuate a rammentare quell’<span style="font-weight: bold;">unico</span> scienziato “ufficiale” e “rispettabile” che <span style="font-weight: bold;">potrebbe</span> aver detto qualcosa che a sua volta <span style="font-weight: bold;">potrebbe</span> essere <span style="font-weight: bold;">interpretato</span> come fornente un <strong>indizio</strong> che <span style="font-weight: bold;">forse, teoricamente, volendo</span>, supporta la vostra tesi: ancora meglio (<span style="font-weight: bold;">ma non indispensabile</span>) se lo scienziato lo ha detto davvero.<br />
Ignorate eventuali osservazioni sul fatto che la ricerca in questione è vecchia di cinquant’anni, che da allora è stata snaturata, che il suddetto scienziato non aveva esperienza in quel particolare settore, o che esperti di quel settore lo considerano un incompetente (e lo possono pure dimostrare): al contrario, riferitevi a lui come «il più famoso scienziato di tutti i tempi», oppure, meglio ancora, parlate di «innumerevoli scienziati», tutti rigorosamente inesistenti.</div>
<h4 class="mini"><a name="46"></a>46.</h4>
<div class="ind">Se proprio non riuscite a trovare manco un pezzettino di frase scritta da chicchessia e a voi favorevole, citate voi stessi, ma come se vi riferiste a qualcun altro: parlate di voi stessi in terza persona o usando un <span style="font-style: italic;">plurale maiestatis</span> (è ammesso usare uno pseudonimo, del tipo «un noto scienzato che chiameremo X&#8230;») e fatevi vanto di ricevere congratulazioni inesistenti (del tipo «riceviamo una interessantissima <span style="font-style: italic;">e-mail</span> da un cultore della materia&#8230;»).</div>
<h4 class="mini"><a name="47"></a>47.</h4>
<div class="ind">Ovunque siate, fate il possibile per far capire ai nuovi venuti le dimensioni e la gravità della Cospirazione che avvelena l’atmosfera nel <em>web</em>: non appena si intavola una discussione con qualcuno dei più “biechi cospiratori”, intromettevi e interloquite con battutine, risatine e <em>non sequitur</em>, in modo da presentarvi subito come una persona seria e civile. Alla minima incomprensione fra uno “sporco disinformatore” e un nuovo arrivato, siate pronti con un «<em>Visto? Eh? Visto?</em> <img decoding="async" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhFAAYAPUAMf////jgIPjYGPDIGOjw8OjIGOjAGODg4OC4ENjY2NiwENioENigCNDQyNDIwMioEMiYCLiQCLiICLCQEKiIEKiACKh4AKCYgKCYeJh4EJhwCJCAYIhoCHhoQHhgOHBYMGhQIGhQCGhICGBQGGBIGFhIEEAwEAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAACwAAAAAFAAYAAAG7kCAcEgsGo9EE9KoFDaXRaX0CXWaqEtC49IhkTqXxhV5wIQoikLhUTFhDlhAwpMhmUgGgWCA0HgSRQkgDwIBAQYmBgECBl4ggEIEGxOFhod4ASRCJBsEQg4hlZaHik0mIQ5CGBSViJiGJicnJhoYQh4KopeJmbIkER5CIAW6o5ckCBAgQiPExsYCBckjt7mWitAFC8CqFQOFiNiGewgMtZ8hCHqN4usLEKiRGxVqjCZ60Y3mnUOCEghqBti5YoKBhRGQhjTwwGEBgocIFjCAwOFDgyNlQmiIwICBBA0i3mRpgMFDiRIeMDTwVKUlgCAAOw==" alt=";-)" />» o similari.</div>
<h4 class="mini"><a name="48"></a>48.</h4>
<div class="ind">Ogni qualvolta compare all’orizzonte qualcuno che, non importa per quale motivo, attacca o critica uno dei “mefitici” individui che “cospirano” contro di voi e le vostre strabilianti scoperte che rivoluzioneranno il mondo, blanditelo, lodatelo, scambiateci battutine, strizzatine d’occhio e ammiccamenti. Ignorate il fatto che ciò vi fa sembrare una coppia di fidanzatini che fanno <span style="font-style: italic;">pucci-pucci</span>, oppure il fatto, seppur evidentissimo, che il nuovo arrivato vuole solo fare caciara o sfogare un astio personale: la cosa importante è che finalmente avete un alleato, primo fido soldato dell’<span style="font-style: italic;">Invincibile Esercito della Verità</span> che marcerà sotto le vostre bandiere.</div>
<h4 class="mini"><a name="49"></a>49.</h4>
<div class="ind">I <em>cumparielli</em> possono essere estremamente utili: se non riuscite a trovare abbastanza anime semplici disposte a credere alle vostre luminose quanto bislacche teorie, createvi numerosi <em>nickname</em> diversi ed inviate risposte ammirate ai vostri stessi messaggi. Naturalmente se avete la possibilità di fare commenti anonimi e quindi non dovete neppure prendervi il disturbo di creare false utenze, approfittatene a piene mani e crete dal nulla un vero e proprio esercito di vostri <em>fan</em>, appunto tutti, rigorosamente, anonimi.<br />
Si sa che sostenere di aver ragione solo perché sono in molti a pensarla allo stesso modo è una nota <em>fallacia</em> logica, detta <a href="https://www.linux.it/~della/fallacies/ricorso-alla-popolarita.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>argomentum ad populum</em></a>, molto ben stigmatizzata da <a href="https://it.wikiquote.org/wiki/Marcello_Marchesi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Marcello Marchesi</a>: <em>«mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliare»</em>.<br />
Ma voi fregatevene: dato che il vostro <em>target</em> sono i boccaloni irrecuperabili, potrete e dovrete far riferimento ai vostri “numerossissimi” sostenitori, e la massa dei suddetti boccaloni si allineerà, inciampando gli uni addosso agli altri nella foga di uscire dal gregge del «popolo bue» per entrare nel vostro, di gregge.</div>
<h4 class="mini"><a name="50"></a>50.</h4>
<div class="ind">Quando non potete creare utenze fantoccio per darvi ragione da soli, riferitevi con alterigia a plotoni di sostenitori che vi incoraggiano per <em>e-mail</em>, citandone ampi stralci: naturalmente rifiutatevi di fornire dati utili ad accertare l’effettiva esistenza di quelle missive, appellandovi a imprescindibili esigenze di <em>privacy</em>.<br />
Lo stesso vale per presunte missive di minacce, sbandierate per far notare quanto diate fastidio ai “poteri forti”, anche queste rigorosamente senza uno straccio di riferimento che possa permettere di verificare la loro reale esistenza.</div>
<h4 class="mini"><a name="51"></a>51.</h4>
<div class="ind">Già che ci siete, create dei <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «fake»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fake" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-style: italic;">fake</span></a> dei vostri avversari, e spammate con essi i vostri siti e la vostra propaganda, per creare confusione e per far credere che in realtà anche i vostri oppositori vi appoggiano. Magari condite il tutto con qualche bella falsa confessione sull’essere degli “agenti” infiltrati e pagati profumatamente per disinformare, firmata ovviamente con il <em>nick</em> dei vostri “nemici”.</div>
<h4 class="mini"><a name="52"></a>52.</h4>
<div class="ind">Aprite, sotto pseudonimo, un sito con l’elenco ragionato degli scettici che vi si oppongono, accusandoli delle peggiori nefandezze, prima tra tutte l’inossidabile essere degli occultatori che agiscono nell’ombra per nascondere la verità, manipolando le menti attraverso menzogne ammantate di scientificità. Fate frequentemente <span style="font-style: italic;">SPAM</span> con questo indirizzo usando identità alternative e domandando a gran voce perché la polizia non faccia nulla in proposito.</div>
<h4 class="mini"><a name="53"></a>53.</h4>
<div class="ind">Fondate un vostro forum oppure blog o ancora <em>news-group</em> privato, con un manifesto studiato per tenere lontano <span style="font-weight: bold;">chiunque</span> non condivida la vostra “illuminata” immagine del mondo, quindi annunciate trionfanti la nascita di un’oasi di pace, democrazia, amore e rispetto reciproco.<br />
Certo, le voci dissenzienti verranno insultate e gratuitamente diffamate senza pietà e senza che sia loro consentita la minima espressione delle proprie opinioni, men che meno di difenderle in modo ragionato, ma questo è il duro prezzo da pagare per difendere la libertà di pensiero e di parola; la <span style="font-weight: bold;">vostra</span> libertà di pensiero e di parola, beninteso, non certo quella altrui.<br />
Unica accortezza da tenere presente: magari non sottolineate entrambe le facce del <em>Fiero Mondo Nuovo</em> nel medesimo post, che qualche scettico dalla mente obnubilata potrebbe tacciarvi di ipocrisia.</div>
<h4 class="mini"><a name="54"></a>54.</h4>
<div class="ind">Inviate <span style="font-style: italic;">crosspost</span> su qualsiasi spazio pubblico troviate nel <span style="font-style: italic;">web</span>, copincollando praticamente ovunque vi capiti il vostro sito personale, con almeno una decina di post al giorno: assicuratevi di dare ripetutamente fiato alle vostre idee complottiste su un sacco di forum e blog, anche se non collegati all’argomento e quindi palesemente in <span style="font-style: italic;">off topic</span>.<br />
La vostra parola d’ordine deve essere: <span style="font-weight: bold; font-style: italic;"><a title="Visualizza «Spam Song» dei Monty Phyton su YouTube" href="https://www.youtube.com/watch/v/a_1dvPlsuLs?gl=IT&amp;hl=it&amp;cbrd=1&amp;ucbcb=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SPAM! SPAM! SPAM! SPAM! SPAM! SPAM! SPAM!</a></span> Allagate il <span style="font-style: italic;">web</span>!</div>
<h4 class="mini"><a name="55"></a>55.</h4>
<div class="ind">Quando i proprietari e i fruitori legittimi dei siti che avete preso di mira col vostro <em>SPAM</em> dissennato si stuferanno di vedere il loro spazio monopolizzato da voi e dai vostri ossessivi interventi, e, esasperati, vi inviteranno a darvi una calmata o andarvene fuori dalle scatole, cominciate a gridare alla “censura”.</div>
<h4 class="mini"><a name="56"></a>56.</h4>
<div class="ind">Se i vostri sporchi giochetti vengono portati alla luce, sostenete con veemenza che non vi sono prove che voi siate un ciarlatano, un fuffaro, uno spammer, un troll e un bugiardo: riferitevi alle prove in tal senso come interpretazioni, oppure becera disinformazione, o ancora dei falsi fabbricati ad arte.<br />
Avvertite che state per sferrare il colpo finale contro questi cinici mentitori che vi infangano, scoprendo le vostre formidabili carte, che finora avete tenuto abilmente celate: dopo di che tali abietti figuri dovranno pagare amaramente la follia che li ha spinti a sfidarvi.</div>
<h4 class="mini"><a name="57"></a>57.</h4>
<div class="ind">Tenete sempre presente che <span style="font-style: italic;">La Cospirazione Contro Di Voi</span> può fare praticamente ogni cosa: diamine, dopotutto, hanno tenuto nascosti i motori ad acqua per tutti questi anni!<br />
Inoltre ricordate che questo universo è né più né meno che <strong>PERFETTO</strong> e ogni singolo accadimento <strong>ha per forza una ragione ben precisa ed imputabile solo e unicamente a qualche malvagia entità vostra nemica</strong>: imperfezioni, sbagli, sfortunate coincidenze e roba simile semplicemente non esistono, e qualsiasi cosa accada di indesiderato da voi, è senz&#8217;altro e senza ombra di dubbio una diabolica macchinazione dei soliti “biechi cospiratori” ai vostri danni.<br />
Quindi, qualsiasi problema di comunicazioni, compresi problemi ai satelliti, linee telefoniche difettose, rumorini alla cornetta, messaggi spariti o comparsi in ritardo, segnali di occupato mentre tentate di connettervi al <span style="font-style: italic;">provider</span>, radio rimaste accese durante la telefonata, mosche che ronzandovi attorno vi fanno perdere la concentrazione mentre stavate partorendo la soluzione finale a tutti i mali dell&#8217;Universo conosciuto (e pure di qualcuno sconosciuto) possono e anzi devono essere imputate alla <em>Grande Cospirazione Universale</em>, che sta cercando di soffocare la verità in generale e ostacolare voi, gli unici Eletti, gli unici Consapevoli, in particolare.<br />
Naturalmente, se per caso siete così fortunati da non incontrare mai alcun problema o disfunzione, nulla vi vieta di inventarveli: anzi è caldamente consigliato farlo comunque.</div>
<h4 class="mini"><a name="58"></a>58.</h4>
<div class="ind">Datevi aria di importanza, rivelando di avere la certezza che il vostro telefono è sotto controllo e siete costantemente spiati da orde di agenti segreti: gli organizzatori del Grande Complotto sono potentissimi e controllano il mondo intero, ma evidentemente sono letteralmente terrorizzati da voi e da quello che scrivete.</div>
<h4 class="mini"><a name="59"></a>59.</h4>
<div class="ind">Quando non siete occupati ad atteggiarvi a vittima e povero martire, ricordatevi di informare ogni tanto i vostri oppositori che avete fornito tutte le informazioni raccolte su di loro alla locale Polizia, Polizia Postale, Servizi Segreti, Carabinieri, Bersaglieri, Corazzieri, Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Guardia Forestale, Guardie a Cavallo e Guardie Svizzere o ad <span style="font-style: italic;">Amici Molto In Alto</span>, accennando al fatto che questi si sono dimostrati <span style="font-weight: bold;">moooooolto</span> interessati a quello che avevate da dire. Non è che dobbiate veramente raccogliere informazioni o inviarle a chicchessia, ma questo terrà i vostri avversari sulle spine e li renderà paranoici.<br />
Nei casi più ostinati, iniziate a fare velati riferimenti ai vostri parenti avvocati, al giorno in cui toglieste una spina dalla zampa di Toto Riina, o alle feste che vi fanno quando fate una capatina dai vostri carissimi amici a Forte Braschi: cercate di terrorizzarli dicendo che la Legge è alle loro porte e che la loro libertà durerà al massimo ancora pochi minuti.</div>
<h4 class="mini"><a name="60"></a>60.</h4>
<div class="ind">Nel caso la vostra posizione appaia senza speranze, con tutto il pubblico che sta sghignazzando alle vostre spalle, e abbiate perso qualsiasi credibilità, avviandovi ad entrare in lizza per il <a title="Wikipedia: premio IgNobel" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Ig_Nobel" target="_blank" rel="noopener noreferrer">premio <span style="font-style: italic;">IgNobel</span></a>, minacciate non solo i vostri oppositori ma <span style="font-weight: bold;">tutti quelli a tiro</span> con una bella querela: non dovete veramente sporgerla, che la legge non è tenera con le <a title="Studio legale on-line su ingiuria, diffamazione e calunnia" href="http://www.studiolegale-online.net/penale_r02.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer">denunce infondate</a>, solo fare una vuota minaccia. Questo convincerà gli spettatori che siete una persona con la quale non si scherza!</div>
<h4 class="mini"><a name="61"></a>61.</h4>
<div class="ind">Alternate i racconti in cui vi dipingete come vittime predestinate del sistema marcio e corrotto a causa della vostra autonomia di pensiero, appartenenti ad uno sparuto gruppo di eroi senza macchia e senza paura che soli lottano contro le preponderanti forze del male, a perentorie affermazioni in cui sostenete che oramai sono tantissimi quelli che non abboccano più alla <span style="font-style: italic;">Infida e Menzognera Versione Ufficiale</span>.<br />
Anzi, ribaltate completamente la faccenda, dicendo che ormai c’è rimasto soltanto il vostro interlocutore e al più due o tre altri irriducibili, che saranno presto costretti ad abiurare di fronte all’evidenza. Postate statistiche trionfali sulle percentuali di credibilità della vostra tesi, ma, nel caso, cercate se possibile di non eccedere il 100%: gli scettici infami non attendono altro.</div>
<p>Avremo modo, nei prossimi articoli, di esemplificare chiaramente come una gran quantità dei punti sopra esposti sono seguiti fedelmente dagli adepti della <span style="font-style: italic;">Sacra Setta delle Scie Chimiche</span>: naturalmente a primeggiare in questi comportamenti sono gli autoproclamatisi guru della setta, i Marcianò Bros, <span style="font-style: italic;">Straker</span> e <span style="font-style: italic;">Zret</span>.</p>
<div class="post-inbody">
<ol>
<li><em><a name="Nota_1"></a>Il termine specifico per tali sproloqui pseudo-scientifici è </em><a title="Vai alla voce di Wikipedia su «technobabble»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Technobabble" target="_blank" rel="noopener noreferrer">technobabble</a><em>, letteralmente</em> tecnobalbettio <em>che però io preferisco tradurre in</em> tecnobubbole <em>o</em> <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «supercazzora»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Supercazzora" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tecnocazzora</a>.</li>
</ol>
<h2><a href="https://giornidiordinariafollia.blogspot.com/2008/06/il-credo-del-fuffaro.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FONTE giornidiordinariafollia.blogspot.com</a></h2>
</div>
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		<title>Il mio mondo di scrivere è cambiato.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 20:59:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Il mio mondo di scrivere è cambiato, si il mondo non il modo. Accorgermene è stato quasi improvviso, quasi in quanto in realtà sotto sotto me ne stavo accorgendo da anni. Ho scritto diversi libri, quelli che ho completato sono tutti di Poesia. Ho pubblicato &#8220;Contrapposizioni&#8221; che in quel momento era il meglio di ciò [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio mondo di scrivere è cambiato, si il mondo non il modo.<br />
Accorgermene è stato quasi improvviso, quasi in quanto in realtà sotto sotto me ne stavo accorgendo da anni.</p>
<p>Ho scritto diversi libri, quelli che ho completato sono tutti di Poesia. Ho pubblicato &#8220;<a href="https://www.google.it/search?q=contrapposizioni+stefano+giolo&amp;hl=it&amp;safe=off&amp;client=firefox-a&amp;hs=6b1&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;prmd=o&amp;source=lnms&amp;tbs=bks:1&amp;ei=pfmDTPrbE4muOO2JqKYO&amp;sa=X&amp;oi=mode_link&amp;ct=mode&amp;ved=0CA8Q_AU&amp;prmdo=1&amp;gws_rd=ssl">Contrapposizioni</a>&#8221; che in quel momento era il meglio di ciò che avevo ma che pecca a tratti dei difetti della gioventù, ho tentato poi di pubblicare &#8220;Ritratti&#8221; che nonostante sia ormai datato a rileggerlo mi emoziona ancora, è ricco di citazioni, cita ognuno degli altri libri che ho scritto e mai pubblicato, contenine significati più o meno nascosti nei meandri delle frasi, come e meglio di &#8220;<a href="https://www.google.it/search?q=contrapposizioni+stefano+giolo&amp;hl=it&amp;safe=off&amp;client=firefox-a&amp;hs=6b1&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;prmd=o&amp;source=lnms&amp;tbs=bks:1&amp;ei=pfmDTPrbE4muOO2JqKYO&amp;sa=X&amp;oi=mode_link&amp;ct=mode&amp;ved=0CA8Q_AU&amp;prmdo=1&amp;gws_rd=ssl">Contrapposizioni</a>&#8220;, e soprattutto contiene tanto, tanto me. Ho cercato di pubblicarlo ma ho avuto solo problemi, tanto da dovermi rivolgere ad avvocati. Ci proverò ancora, lo so già,<br />
Poi&#8230; finito ritratti ho cominciato a dire che scrivo poco, che non scrivo più. Ho scritto altre poesie ma in modo inorganico, ne ho scritte alcune che sono tra le più belle che ho scritto, sono riuscito a esprimere concetti che volevo esprimere da anni ma&#8230; la poesia stava calando.</p>
<p>Scrivere è un po&#8217; come l&#8217;amore, quando sei adolescente ami con un intensità, un calore, una forza innate, non esiste che l&#8217;amore nasca nei meandri della mente e si insinui, l&#8217;amore quando sei adolescente arriva come un tram in corsa e ti colpisce portandoti via in un istante e poi&#8230; e poi chissà spesso lo perdi alla prima fermata, o ti perde lui. Col passare del tempo l&#8217;amore cambia, non è meno intenso, è solo diverso, l&#8217;amore quando cresci un po&#8217; comincia ad essere meno impetuoso ma più stabile, non ci sono giorni in cui ami alla follia e giorni in cui non ami affatto, ci sono giorni in cui ami, ami sempre non ci sono più i giorni in cui ti strappi l&#8217;anima ma non ci sono neppure quelli in cui lasceresti perdere tutto per una discussione.<br />
Controlli di più le sensazioni e apprezzi di<span id="more-2461"></span> più ogni pulsione e sensazione conoscendola, è un amore che all&#8217;adolescente risulta un non amore quanto l&#8217;amore dell&#8217;adolescente sembra un non amore all&#8217;adulto. Si passa dall&#8217;amore di possessione a quello di donare tutto a quello di avere uno scambio, un interscambio, un&#8217;unità, due singolarità interconnesse. Ma nessun amore è un non amore, e nessuno è migliore dell&#8217;altro in senso assoluto. Si tratta di naturale evoluzione che il più delle volte accade sottobanco senza accorgersene neppure, anzi spesso uscendo dall&#8217;amore dell&#8217;adolescente si crede di non saper più amare perché non si hanno più le stesse sensazioni forti e quasi nel bene e nel male distruttive.</p>
<p>E così ho creduto di non saper più scrivere, qualche impeto ogni tanto, qualche poesia, valida, matura e qualche refuso di bassa qualità.<br />
E poi altre cose che ignoravo.<br />
Molte altre cose.</p>
<p>Così in questi giorni, partendo dal racconto sulla bellezza che ho pubblicato poco tempo fa ho seguito i collegamenti automatici, quei collegamenti che sotto ad ogni post suggerisce altri post, e da quelli altri ancora, ed ancora ed ancora. Ho riletto il modo ripetitivo che ho di scrivere alcune descrizioni, cosa che ricorda molto alcune mie vecchie poesie che a loro volta ricordavano Edgar Poe, quella porta della stanza, quel busto di minerva sulla porta della stanza, mentre le poesie si spostano ancora un po&#8217; verso uno stile di Pessoa, ma non c&#8217;entra questo. Ho riletto e navigato tra un percorso e l&#8217;altro, ho riletto ed ho capito che non è vero che non scrivo, che scrivo poco.<br />
Ho capito che c&#8217;è una logica, un percorso, ho capito che presto inizierò a comporre un nuovo libro, completamente diverso dai precedenti miei, e tra questo e gli altri, tra questo e &#8220;Ritratti&#8221; ci sono stati molti altri libri tentati, smangiucchiati, provati e mai finiti, iniziati, abbozzati, ma questo è il futuro, questa è la direzione che intendo prendere e scrivere.</p>
<p>Come l&#8217;amore, un nuovo amore, l&#8217;amore.<br />
Questa è la direzione -dimensione &#8211; che intendo affrontare, è cambiato il mio mondo di scrivere, è cambiato il mio mondo di -da- amare e dopo mille tentativi smangiucchiati ora scriverò qualcosa di completamente diverso da ciò che ho scritto fino ad ora, qualcosa di davvero finalmente diverso.</p>
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		<title>Il mio libro su google books</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 19:04:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come da oggetto Contrapposizioni è su google libri!!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come da oggetto <a href="https://www.google.it/search?tbs=bks%3A1&amp;tbo=1&amp;q=contrapposizioni&amp;btnG=Cerca+nei+libri&amp;gws_rd=ssl">Contrapposizioni è su google libri</a>!!</p>
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		<title>Roberto Saviano scrive a Silvio Berlusconi &#034;&#034;Il premier mi vuole zittire ma sui clan non tacerò mai&#034;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 17:41:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo scrittore: &#8220;Assurdo preferire il silenzio, Berlusconi si scusi con le vittime&#8221;. &#8220;Non so se Mondadori è ancora adatta a me&#8221; di ROBERTO SAVIANO Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scrittore: &#8220;Assurdo preferire il silenzio, Berlusconi si scusi con le vittime&#8221;. &#8220;Non so se Mondadori è ancora adatta a me&#8221; di ROBERTO SAVIANO</p>
<p></p>
<p>Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di &#8220;supporto promozionale alle cosche&#8221;. Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d&#8217;Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt&#8217;ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire.</p>
<p>è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un&#8217;espressione ancor prima di<span id="more-2227"></span> divenire il nome di un&#8217;organizzazione.<br />
Io credo che solo e unicamente la verità serva a dare dignità a un Paese. Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine?</p>
<p>Il ruolo della &#8216;ndrangheta, della camorra, di Cosa nostra è determinato dal suo volume d&#8217;affari &#8211; cento miliardi di euro all&#8217;anno di profitto &#8211; un volume d&#8217;affari che supera di gran lunga le più granitiche aziende italiane. Questo può non esser detto? Lei stesso ha presentato un dato che parla del sequestro alle mafie per un valore pari a dieci miliardi di euro. Questo significa che sono gli scrittori ad inventare? Ad esagerare? A commettere crimine con la loro parola? Perché? Michele Greco il boss di Cosa Nostra morto in carcere al processo contro di lui si difese dicendo che &#8220;era tutta colpa de Il Padrino&#8221; se in Sicilia venivano istruiti processi contro la mafia. Nicola Schiavone, il padre dei boss Francesco Schiavone e Walter Schiavone, dinanzi alle telecamere ha ribadito che la camorra era nella testa di chi scriveva di camorra, che il fenomeno era solo legato al crimine di strada e che io stesso ero il vero camorrista che scriveva di queste storie quando raccontava che la camorra era impresa, cemento, rifiuti, politica.</p>
<p>Per i clan che in questi anni si sono visti raccontare, la parola ha rappresentato sempre un affronto perché rendeva di tutti informazioni e comportamenti che volevano restassero di pochi. Perché quando la parola rende cittadinanza universale a quelli che prima erano considerati argomenti particolari, lontani, per pochi, è in quell&#8217;istante che sta chiamando un intervento di tutti, un impegno di molti, una decisione che non riguarda più solo addetti ai lavori e cronisti di nera. Le ricordo le parole di Paolo Borsellino in ricordo di Giovanni Falcone pronunciate poco prima che lui stesso fosse ammazzato. &#8220;La lotta alla mafia è il primo problema da risolvere &#8230; non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni le spinga a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale della indifferenza della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l&#8217;appoggio morale dà al lavoro dei giudici, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze&#8221;.</p>
<p>Il silenzio è ciò che vogliono. Vogliono che tutto si riduca a un problema tra guardie e ladri. Ma non è così. E&#8217; mostrando, facendo vedere, che si ha la possibilità di avere un contrasto. Lo stesso Piano Caserta che il suo governo ha attuato è partito perché è stata accesa la luce sull&#8217;organizzazione dei casalesi prima nota solo agli addetti ai lavori e a chi subiva i suoi ricatti.<br />
Eppure la sua non è un&#8217;accusa nuova. Anche molte personalità del centrosinistra campano, quando uscì il libro, dissero che avevo diffamato il rinascimento napoletano, che mi ero fatto pubblicità, che la mia era semplicemente un&#8217;insana voglia di apparire. Quando c&#8217;è un incendio si lascia fuggire chi ha appiccato le fiamme e si dà la colpa a chi ha dato l&#8217;allarme? Guardando a chi ha pagato con la vita la lotta per la verità, trovo assurdo e sconfortante pensare che il silenzio sia l&#8217;unica strada raccomandabile. Eppure, Presidente, avrebbe potuto dire molte cose per dimostrare l&#8217;impegno antimafia degli italiani. Avrebbe potuto raccontare che l&#8217;Italia è il paese con la migliore legislazione antimafia del mondo. Avrebbe potuto ricordare di come noi italiani offriamo il know-how dell&#8217;antimafia a mezzo mondo. Le organizzazioni criminali in questa fase di crisi generalizzata si stanno infiltrando nei sistemi finanziari ed economici dell&#8217;occidente e oggi gli esperti italiani vengono chiamati a dare informazioni per aiutare i governi a combattere le organizzazioni criminali di ogni genealogia. E&#8217; drammatico &#8211; e ne siamo consapevoli in molti &#8211; essere etichettati mafiosi ogni volta che un italiano supera i confini della sua terra. Certo che lo è. Ma non è con il silenzio che mostriamo di essere diversi e migliori.</p>
<p>Diffondendo il valore della responsabilità, del coraggio del dire, del valore della denuncia, della forza dell&#8217;accusa, possiamo cambiare le cose.</p>
<p>Accusare chi racconta il potere della criminalità organizzata di fare cattiva pubblicità al paese non è un modo per migliorare l&#8217;immagine italiana quanto piuttosto per isolare chi lo fa. Raccontare è il modo per innescare il cambiamento. Questa è l&#8217;unica strada per dimostrare che siamo il paese di Giovanni Falcone, di Don Peppe Diana, e non il paese di Totò Riina e di Schiavone Sandokan. Credo che nella battaglia antimafia non ci sia una destra o una sinistra con cui stare. Credo semplicemente che ci sia un movimento culturale e morale al quale aspirare. Io continuerò a parlare a tutti, qualunque sarà il credo politico, anche e soprattutto ai suoi elettori, Presidente: molti di loro, credo, saranno rimasti sbigottiti ed indignati dalle sue parole. Chiedo ai suoi elettori, chiedo agli elettori del Pdl di aiutarla a smentire le sue parole. E&#8217; l&#8217;unico modo per ridare la giusta direzione alla lotta alla mafia. Chiederei di porgere le sue scuse non a me &#8211; che ormai ci sono abituato &#8211; ma ai parenti delle vittime di tutti coloro che sono caduti raccontando. Io sono un autore che ha pubblicato i suoi libri per Mondadori e Einaudi, entrambe case editrici di proprietà della sua famiglia. Ho sempre pensato che la storia partita da molto lontano della Mondadori fosse pienamente in linea per accettare un tipo di narrazione come la mia, pensavo che avesse gli strumenti per convalidare anche posizioni forti, correnti di pensiero diverse. Dopo le sue parole non so se sarà più così. E non so se lo sarà per tutti gli autori che si sono occupati di mafie esponendo loro stessi e che Mondadori e Einaudi in questi anni hanno pubblicato. La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie parole e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall&#8217;accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, &#8220;comprati&#8221;. E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. E&#8217; da loro che voglio risposte.</p>
<p>Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta.<br />
©2010 Roberto Saviano/<br />
Agenzia Santachiara</p>
<p>(<em>17 aprile 2010</em>)</p>
<h3><a href="https://www.repubblica.it/politica/2010/04/17/news/lettera_saviano-3407443/">FONTE </a></h3>
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		<title>&#034;Luna? Si, ci siamo andati!&#034;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 03:01:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È disponibile da oggi l&#8217;edizione completa del libro &#8220;Luna? Sì, ci siamo andati!&#8221;, che affronta e smonta con i fatti, una per una, le principali tesi di chi sostiene che gli sbarchi umani sulla Luna furono una messinscena e chiarisce i dubbi di chi ha sentito parlare di queste tesi e vuole capire come stanno [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">È disponibile da oggi l&#8217;edizione completa del libro <em>&#8220;Luna? Sì, ci siamo andati!&#8221;</em>, che affronta e smonta con i fatti, una per una, le principali tesi di chi sostiene che gli sbarchi umani sulla Luna furono una messinscena e chiarisce i dubbi di chi ha sentito parlare di queste tesi e vuole capire come stanno realmente le cose per non farsi fregare dai contaballe spaziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro è anche un&#8217;occasione di conoscere meglio l&#8217;epopea dei viaggi spaziali con dovizia di dettagli e di chicche curiose e poco conosciute.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Luna? Sì, ci siamo andati!&#8221;</em> è <a href="https://complottilunari.blogspot.com/2010/03/luna-si-ci-siamo-andati-faq.html"><strong>scaricabile gratuitamente</strong></a> in formato PDF senza lucchetti digitali anticopia (DRM): è legalmente copiabile e distribuibile secondo la licenza Creative Commons riportata nel testo. Lo scopo del libro è far conoscere i fatti, non farmi diventare ricco. Comunque le donazioni tramite Paypal sono sempre ben accette,&nbsp;se volete incoraggiarmi a scrivere ancora o finanziare il materiale per il documentario gratuito <a href="https://complottilunari.blogspot.com/2009/07/progetto-moonscape-luna-mai-vista-un.html">Moonscape</a>.</p>



<div><a href="https://complottilunari.blogspot.com/2010/03/luna-si-ci-siamo-andati-faq.html">Scarica il libro</a> (8 megabyte – edizione 2010/03/18)</div>



<p class="wp-block-paragraph"><em>A breve il libro sarà&nbsp;<strong>acquistabile su carta</strong> anche via Internet in un pratico formato tascabile (12&#215;18, copertina morbida, bianco e nero) a 15 euro. Ci sarà anche un&#8217;<strong>edizione cartacea a colori</strong>, a un prezzo ancora da definire, che verrà distribuita soltanto in occasione dei miei appuntamenti pubblici. I dettagli verranno pubblicati qui. La ragione di queste scelte apparentemente bizzarre è il contenimento dei costi. Non ho tempo di organizzare spedizioni, mi spiace.</em></p>
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		<title>Sulla cultura, sulla perdita della cultura, sulla fede, sui popoli che conquistano altri popoli, su come i popoli dovrebbero fare per mantenere la propria identità.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 15:43:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si fa un gran parlare di culture che vogliono cannibalizzarne altre, di crocefissi da tenere o togliere, di perdita di identità di conquiste, di scontri culturali, religiosi, di guerre sante e chi si lamenta è ovviamente, giustamente, chi rischia di soccombere. Ma perché? Se lo chiedono le persone che si lamentano il perché? E Cosa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa un gran parlare di culture che vogliono cannibalizzarne altre, di crocefissi da tenere o togliere, di perdita di identità di conquiste, di scontri culturali, religiosi, di guerre sante e chi si lamenta è ovviamente, giustamente, chi rischia di soccombere.<br />
Ma perché? Se lo chiedono le persone che si lamentano il perché? E Cosa fanno per opporvisi?</p>
<p>Un esempio che mi sembra calzare è l&#8217;educazione di un bimbo, o di un ragazzo.<br />
Ci sono infinite cose che attraggono l&#8217;attenzione d<span id="more-15"></span>i un bimbo o di un adolescente, molte sono cose positive, molte altre sono cose negative, che appaiono positive per poi rivelarsi pericolose o dannose.<br />
Credo esistano soprattutto due generi di approccio all&#8217;educare in una direzione, il primo è quella di vietare ogni incontro con le cose che possono portare sulla &#8220;strada sbagliata&#8221; la secondo è quello di rafforzare e dare un esempio forte verso la &#8220;strada giusta&#8221;.<br />
Un esempio stupido ma politicamente pulito può essere la dieta, una persona che vuole dimagrire si troverà tra una torta stupenda e il suo desiderio di dimagrire, quale dei due sceglierà? Credo sia indipendente dal fatto che la torta possa rappresentare un bene o un male ma che dipenda soprattutto da quanto forte e importante sia la cosa che ha fatto scegliere di prendere la via della dieta.<br />
Oppure si poteva nascondere la torta, fino a incontrare quella dopo, o quella dopo ancora, o comunque avere così voglia da cercare di trovare dove sia stata nascosta.</p>
<p>Viviamo attualmente in un mondo che è fortemente destabilizzato per via dei valori, per via della possibilità di progettarsi, di fare da se la propria strada, di riconoscersi in qualcosa di forte, di sentirsi stabili nelle decisioni mentre tutto il resto attorno ruota, cambia in base al vento, alla luna o a qualsivoglia moda. Ma l&#8217;uomo, soprattutto l&#8217;uomo meno forte e sicuro ha bisogno di una direzione, ha bisogno di un esempio da seguire, ha bisogno di una strada credibile e chiara, una strada che gli dia la forza di alzarsi quando cade perché conscio della poppai direzione. Si può vivere dispersi a casaccio, si ma solo per qualche tempo.<br />
Anche chi vive alla giornata alla fine sceglie dei valori, delle cose in cui credere, delle cose che forse servono anche solo per giustificarsi ma segue una direzione.</p>
<p>Sono molte le culture che cambiano in tutto questo, in passato nel nostro territorio la chiesa rappresentava probabilmente l&#8217;esempio più forte da seguire, quello che dava una direzione certa e chiara almeno per i tempi, poi vi fu il fascismo, quali esempi più grandi di direzione da seguire? Di gruppo di cui riconoscersi parte, nel bene e nel male?<br />
Negli anni sessanta e settanta ci sono stati i movimenti popolari, altro grande movimento, esempio, struttura, gruppo di cui si poteva far parte, in cui si poteva credere, o a cui si poteva opporsi.<br />
Sempre di qua o di là.<br />
A quel punto, tu potevi essere da una parte o dall&#8217;altra e quale era il tuo ruolo? Portare avanti con convinzione il tuo credo, i tuoi valori e con questo esempio convincere più persone possibile a seguire la tua strada, che fosse l&#8217;una o che fosse l&#8217;altra.</p>
<p>Al giorno d&#8217;oggi questo sembra sempre meno presente la massa è appiattita e la propria idea la si porta avanti contro o a favore di quel personaggio del grande fratello o di qualche programma della De Filippi, personaggio che l&#8217;anno prossimo sarà un altro e di quello di quest&#8217;anno non se ne parlerà più gran che.</p>
<p>E questo sfortunatamente vale per tutti e per tutto, non ha più senso identificarsi in un partito politico perché i partiti non hanno un minimo di credibilità, non ha senso credere in nulla perché nulla ha esempi davvero forti.</p>
<p>E così arrivano altre culture più forti e piano piano ci &#8220;conquistano&#8221; come è stato quando noi in passato abbiamo conquistato il mondo.<br />
E questo perché?<br />
Perché all&#8217;epoca eravamo noi quelli convinti, quelli forti di ideali in cui credere, ora sono gli altri.</p>
<p>Mi guardo attorno e vedo gente che protesta per una croce o per un minareto e poi non va neppure in chiesa, e poi quando gli chiedi &#8220;domenica mattina vai a messa?&#8221; ti risponde &#8220;no guarda, ieri sera ho bevuto troppo e me ne sto a letto&#8221;.<br />
Vogliamo salvare la nostra cultura ma non ci crediamo, vogliamo salvare i nostri valori ma non li sappiamo portare avanti, spesso addirittura ce ne vergognamo, e poi abbiamo il coraggio di lamentarci se ci &#8220;conquistano&#8221;?</p>
<p>Una persona in preda all&#8217;insicurezza che i media e il mondo ci propinano, vuoi per mancanza effettiva di cultura, vuoi per il periodo economicamente buio, vuoi per il periodo politicamente buio come può seguire noi, il nostro esempio se noi stessi non abbiamo cultura, non crediamo in quello che diciamo, non portiamo le nostre idee ma le nascondiamo vergognandocene? Seguiranno noi o una cultura più forte, più decisa tanto da perdere la vita per le proprie condizioni?<br />
Dove sono finiti i nostri martiri, i nostri eroi? Se ne stanno tutti in Afghanistan con i Carabinieri perché noi preferiamo starcene sul divano o forse dovremmo iniziare noi ad essere i nostri testimoni, a lottare per ciò che siamo, a mostrare ciò che siamo così che qualcuno ci possa seguire?<br />
Preferiamo che sia qualcun&#8217;altra a predicare, a perderci la faccia, ad essere deriso perché noi non lo difendiamo se non dicendo sommessamente &#8220;sissi ha ragione&#8221;. E non è votando per avere una croce nelle scuole che si darà un esempio ai nostri ragazzi, o vietando i minareti.<br />
Da che mondo è mondo qualsiasi cosa venga bandita o vietata acquista maggior forza, maggior credibilità in relazione a quanto i suoi testimoni continueranno a perseverare col loro esempio, il proibizionismo non ha mai portato i risultati sperati se la cosa proibita è inseguita con forza, l&#8217;unica cosa che può portare lontano da qualcosa è dare l&#8217;esempio opposto, mostrare come sia credibile, forte, vero e soprattutto coerente quello in cui crediamo.</p>
<p>Qual&#8217;è la cultura che non vogliamo perdere? Perché se sono i musei e i quadri e i libri di Dante… beh, cose stupende ma tranquilli non li perderemo, se invece è qualcosa di più, qualcosa di diverso, beh dimostriamolo, portiamo avanti questi valori, queste idee, con forza, con coerenza.<br />
Qualcuno presto o tardi ci seguirà, come noi abbiamo seguito chi ci ha preceduto.</p>
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		<title>Abruzzo&#8230; articoli interessanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 23:32:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tre articoli interessanti&#8230; L&#8217;Aquila moribonda: un SOS all&#8217;Europa Siamo agli inizi del quinto mese dal rovinoso sbriciolamento díuna intera città e dalla fuga in massa dei suoi abitanti. Il motto più diffuso, variamente utilizzato in questa o quellíoccasione, è stato ìLíAquila feritaî. Dalle ferite si può guarire o, invece, morire per infezione: ed è purtroppo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tre articoli interessanti&#8230;</p>
<p><span style="font-weight: bold;">L&#8217;Aquila moribonda: un SOS all&#8217;Europa</span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;"><br />
</span>Siamo agli inizi del quinto mese dal rovinoso sbriciolamento díuna intera città e dalla fuga in massa dei suoi abitanti. Il motto più diffuso, variamente utilizzato in questa o quellíoccasione, è stato ìLíAquila feritaî. Dalle ferite si può guarire o, invece, morire per infezione: ed è purtroppo questa seconda terribile ipotesi che sta consolidandosi sullo spettrale sfondo della città, la cui<span id="more-84"></span> fotografia attuale coincide ancora, combacia terribilmente con quella dei nerissimi secondi delle 3.32 (a parte marginali differenze, come la soffocante invasione delle erbacce).</p>
<p>Nel mio articolo Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (LíAquila bella mé) disponibile in rete sin dagli inizi di giugno, lanciavo líallarme per la salvezza del Centro storico dellíAquila a causa dei risibili fondi governativi stanziati, dei mancati puntellamenti alle costruzioni gravemente danneggiate dal sisma iniziale e dalle scosse successive, dei fortissimi ritardi nella rimozione delle macerie.</p>
<p>Da allora, la situazione è fortemente peggiorata, mentre ìi raggi solariî dello specchietto delle allodole per gli aquilani ñ rivelatisi ottime cavie per quasi tutti i massmedia televisivi e non, artefici di una martellante propaganda di regime tuttora in corso ñ, per líItalia e líEuropa intera, venivano concentrati sul cosiddetto piano C.A.S.E.</p>
<p>» di qualche giorno fa la diciottesima apparizione del sig. b. tra le macerie ancora arrossate, il quale con telecamera al seguito, si è ìarrampicatoî su due tetti della cementificata little town di Bazzano per farsi riprendere, orgoglioso e ridente (chíè ben altro dal sorridente) mentre scioglieva i nodi della bandiera italiana.<br />
Solo che i nodi reali, andatisi a posizionare sempre più numerosi e grandi, giorno dopo giorno, nellíaffamato ìpettine della veritàî, fanno purtroppo presagire una brutta fine per il capoluogo abruzzese ed una mortificante esistenza civile e culturale per i suoi sfortunati ex abitanti.</p>
<p>Mentre gli euro effettivamente disponibili per la semplice sopravvivenza quotidiana continuano sempre più a scarseggiare (chiedete ai circa 10.000 aquilani arrangiatisi alla meno peggio nel trovare una sistemazione autonoma fuori la loro amatissima città, quanti, dei previsti pacchi alimentari siano effettivamente arrivati sulle loro tavole), il sig. b. non finisce mai di stupire con le sue stravaganti affermazioni.</p>
<p>Così nello sceneggiato della fiction televisiva in corso di registrazione e che terminerà quasi certamente dopo le previste elezioni nella Provincia dellíAquila a Novembre, appariranno villette completamente arredate immerse nel verde; ci saranno poi lenzuola cifrate, frigoriferi pieni (compresi una torta gelato e lo spumante per brindare allíevento) e, udite udite, persino opere díarte.</p>
<p>E qui casca, anzi era già cascato líasino, con la fallimentare ìlista di nozzeî (pacchianeria delle parole quando sono usate in modo così improprio) stilata per i 44 monumenti adottabili da parte dei Capi di Stato e di Governo intervenuti al G8 dellíAquila (sui 350 milioni di euro necessari per il loro restauro, ne sono stati racimolati circa il 10% per 7 monumenti: gli euro mancanti chi li metterà? E i 50 milioni promessi dal ministro Bondi, sono stati forse già dirottati in altri più appetitosi bacini elettorali?).</p>
<p>Non è pertanto inopportuno rimembrare al sig. b. che la nobilissima Città dellíAquila fino alle 3.31 dello stramaledettisimo sisma, era Lei líìopera díarteî, o meglio un museo a cielo aperto costellato nelle immediate vicinanze da reperti archeologici di altissimo valore storico (Amiternum e Necropoli di Fossa) ed intra moenia da superbi monumenti religiosi (le chiese di S. Maria di Collemaggio, S. Bernardino, S. Silvestro, S. Pietro, S. Maria del Soccorso, S. Maria Paganica, S. Domenico, su tutte, ivi compresa la Chiesa del Suffragio o delle Anime Sante che dir si voglia, tanto osannata dai media internazionali) e civili (Fontana delle 99 Cannelle, Fortezza Spagnola, altre prodigiose piazze e fontane a non finire); Palazzi di altissimo pregio artistico vincolati dalla Soprintendenza (basta qui citare gli affreschi cinquecenteschi di ascendenza raffaellesca come era dato di vedere a Palazzo Farinosi- Branconio e al Casino Branconio o le altre preziose decorazioni di Palazzo Fibbioni), intriganti cortili rinascimentali, stupende facciate medioevali (Le Cancelle) e barocche (Palazzo Centi-Colella e Palazzo Ardinghelli). Alla vorticosa girandola si aggiungano vie, coste, vicoli presidiati dalla possenza di architetture i cui portali, bifore e stemmi gentilizi, erano la testimonianza più tangibile dei trascorsi aulici di questa invidiabile ed invidiata città (da Costa Masciarelli a Via Fortebraccio, da Via Roma e Via Sassa a Via di S. Martino, via S. Marciano e decine e decine di altre ancora).<br />
Né erano da meno (continuo ad usare il verbo al passato per sottolineare lo stato mortale díuna intera città distrutta e sinora completamente abbandonata alla sua triste sorte) altre emergenze architettoniche ed artistiche presenti nelle frazioni e nei comuni più vicini (tra le altre, le Chiese di S. Vittorino, S. Giusta a Bazzano e S. Maria ad Cryptas a Fossa, con i suoi duecenteschi affreschi del Giudizio Universale, collocati dallo storico Ferdinando Bologna ai vertici dellíarte in Italia del periodo).</p>
<p>Allíinterno dei preziosi scrigni sino a qui elencati e degli altri sottaciuti, era tutto un fiorire di opere díarte autentiche e non già della prevedibile paccottiglia preannunciata per le little towns (opere díarte documentate nel ìbombardatoî, inagibile Museo Nazionale díAbruzzo, dallíepoca romana ai giorni nostri), quali sculture, pitture, orificeria, paramenti sacri, ecc. Per non parlare poi, sempre in ambito culturale, dei codici miniati o, tra i primi incunaboli italiani, de Le Vite Parallele di Plutarco stampato nel 1482 a LíAquila dallíallievo del Gutenberg Adamo de Rotweill.</p>
<p>Per la reale salvaguardia e tutela dellíinestimabile patrimonio distrutto o sfregiato dalla catastrofe, e per richiamare líattenzione dellíopinione pubblica europea e mondiale, sempre in quellíarticolo lanciavo líidea-pilota dellíadozione da parte degli aquilani e degli abruzzesi antagonisti, dellíunitaria parola díordine LíAQUILA CITTAí DíEUROPA / LíAQUILA PATRIMONIO DELLíUMANITAí E DELLíUNESCO (questa seconda frase è stata recentemente rilanciata con successo dal prof. Sabatini).</p>
<p>Già ho motivato le ragioni ed il perché di LíAQUILA CITTAí DíEUROPA. Vale comunque la pena di aggiungere che le ramificate, robuste radici europee della città federiciana sono rinvenibili nelle numerose opere díarte di soggetto sacro e profano realizzate da artisti non italiani quasi tutti operanti in città nei secolo scorsi, variamenti presenti nelle prestigiose collezioni del Museo Nazionale díAbruzzo. Attorno alle stesse, con la collaborazione degli Istituti Italiani di Cultura allíestero, delle ambasciate e dei consolati, potrebbero aggregarsi, oltre ad una mostra itinerante nelle ìcittà gemellabiliî (da Parigi e Londra, a Amsterdam, Bruxelles, Vienna, Budapest, Praga, Madrid, ecc.), una serie di iniziative culturali attivabili dalle Soprintendenze abruzzesi, dallíArchivio di Stato, dalla Biblioteca Provinciale dellíAquila e dalle varie Istituzioni culturali, saldando ovviamente la rilettura storica della città con la tragica cronaca sismica (proiezione di cortometraggi, mostre fotografiche, presentazione di libri, seminari ecc.). Detto in altre parole, se si vuole avere la solidarietà dellíEuropa intera ben al di là delle stringenti ed irrisolte problematiche finanziarie, occorrerà far sentire ai cittadini continentali, che líAquila moribonda è una loro strettissima parente da accudire e da curare con ogni riguardo.</p>
<p>Esaminiamo gli antichi, ma riattualizzabili legami di ìsangue culturaleî. Mi limito a citare alcuni di questi artisti ed opere: il monumentale dipinto LíAnnunciazione datato e firmato (Aloysius Finsonius belga brugensis [di Bruges, n.d.a.] 1612) deceduto ad Amsterdam nel 1617; Il Calvario di Rinaldo Fiammingo; la Madonna con bambino e Santi, líAdorazione dei Magi e la Presentazione al tempio di Aert Mytens (Bruxelles 1541- Roma 1602); Sacra famiglia, databile 1532, dellíolandeseVermejn Jan Cornelisz; i vari dipinti di Carlo Ruther (il celestino Padre Andrea), ivi comprese le sei tele salvate recentemente nella Basilica di S. Maria di Collemaggio, nato a Danzica nel 1630 e morto forse a LíAquila durante il terremoto del 1703 e, ancora, altre opere dellíaustriaco Pietro Alemanno (1440-1489), di Pierre Subleyras, pittore e incisore nato a Saint-Gilles du Gard nel 1699, ecc.ecc.</p>
<p>Altri capolavori ancora, legati in un modo o nellíaltro alla storia della città, come i due dipinti di Raffaello Sanzio Doppio Ritratto (ora al Louvre di Parigi) e La Visitazione (già nella Chiesa di S. Silvestro a LíAquila, ed ora al Museo del Prado di Madrid) ñ scaturiti dalla fraterna amicizia tra líurbinate ed il cubiculario aquilano Giovan Battista Branconioñ ; o ancora, la vasta iconografia legata alla figura di S. Giovanni da Capestrano (dallíomonimo pulpito nella Chiesa di S. Stefano a Vienna, al monumento dedicatogli a Budapest o al suo ritratto su tavola datato 1452 ed a firma di Tommaso Burgkmair, ora alla Galleria Nazionale di Praga); per continuare, con il disegno della Madonna di Loreto, dellíartista cinquecentesco aquilano Pompeo Cesura (ora nelle Collezioni reali di Windsor), hanno tutto il potenziale culturale per far venire alla luce il vero volto dellíAquila, così brutalmente profanato più che dal terremoto, dalle indigeste trovate e trovatine del sig. b. e dei suoi fidi vassalli.</p>
<p>Non è difficile immaginare le prossime mosse propagandistiche del suddetto sig. b. strategicamente legate allo slogan ìEntro dicembre 30.000 cittadini dellíAquila avranno un tettoî. Ammesso e non concesso che ciò si verifichi, conosce il sig. b. la reale consistenza numerica dei suoi abitanti? Ai fasulli conteggi ìdella servaî ne mancano circa 40.000: quale ingrato destino sarà loro riservato dal 1 gennaio 2010? E se anche gli esclusi fossero solo qualche migliaio (senza più tetto o tenda, forse precari rifugiati civili nelle camere díalbergo), cosa cambierà della loro indicibile sofferenza già patita e di quella a venire?</p>
<p>Intento gli uomini, le donne ed i bambini in carne ed ossa ospitati nelle tendopoli-lager della Protezione civile saranno stati nel corso di ben otto-nove mesi, prima congelati (aprile-maggio), poi infradiciati (giugno), quindi arrostiti (luglio-agosto-metà settembre), di nuovo congelati (ottobre-dicembre), e tutto ciò con le scosse sismiche ìin corso díoperaî: casette o non casette, siano esse provvisorie o definitive, in legno e/o in cemento, cíè veramente di che piangere!</p>
<p>Antonio Gasbarrini<br />
<a href="https://www.abruzzo24ore.tv/news/L-Aquila-moribonda-un-SOS-all-Europa/12250.htm">Fonte Abruzzo24ore</a></p>
<p><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">Terremoto, proteste a L&#8217;Aquila: ´Si specula</span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">sugli affitti, 350 euro a settimanaª</span></p>
<p>L&#8217;AQUILA (8 agosto) &#8211; Sit-in di protesta, all&#8217;Aquila, coordinato dall&#8217;associazione Casa Pound Italia, per contestare le speculazioni sugli affitti immobiliari. I manifestanti, una cinquantina circa, si sono riuniti nella piazza di Coppito, frazione dell&#8217;Aquila.<br />
´Fino a 350 euro a settimana per un appartamentoª. ´Abbiamo scelto questo posto &#8211; ha spiegato Simone Laurenzi, dell&#8217;Associazione Casa Pound &#8211; perché in questo quartiere, secondo le denunce di alcuni quotidiani, ci sono stati molti casi di speculazione immobiliare, con affitti che hanno superato i 350 euro a settimana per un appartamentoª. Casa Pound Italia ´pretende che si stabilisca un prezzo massimo da non superare anziché foraggiare gli speculatori con i soldi dello Statoª.</p>
<p>Mantini (Udc): Berlusconi chieda scusa agli aquilani. ´Berlusconi non offenda, con proclami populisti, la dignità e la pazienza dei cittadini del terremotoª dice il deputato dell&#8217;Udc, Pierluigi Mantini, commentando quanto detto dal premier Berlusconi sulle nuove case che verranno consegnate in Abruzzo. ´Da aquilano colpito dal terremoto &#8211; aggiunge &#8211; ricordo al premier che noi i prati, i fiori e gli alberi ad alto fusto già li abbiamo e non certo per merito suo. Anzi, se ne stanno distruggendo molti e non sempre a ragione. I nanetti nei giardini se li può senz&#8217;altro risparmiare, per le lenzuola cifrate siamo in grado di provvedere mentre la torta gliela offriamo noi se la smette di dire stupidaggini sulla pelle dei terremotati che non sono affatto in crociera ma sotto le tende o sfollati con molte preoccupazioni e ben poca contentezzaª.</p>
<p>´L&#8217;Aquila &#8211; conclude &#8211; non è una succursale di Villa Certosa, il premier recuperi la serietà dell&#8217;uomo di Stato e chieda scusa agli aquilani per queste affermazioni provocatorie e irriguardose. I problemi della ricostruzione sono seri, complessi e in larga misura irrisoltaª.</p>
<p><span style="font-weight: bold;"><a href="https://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/">Fonte: Il Messaggero</a></span></p>
<p><span style="font-weight: bold;">L&#8217;Aquila, 5.000 fuori dagli alberghi</span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">stop assistenza se la casa è agibile</span><br style="font-weight: bold;" /><br />
L&#8217;AQUILA &#8211; Da oggi, per cinquemila aquilani l&#8217;albergo è vietato. Dovranno lasciarlo immediatamente. Entro questa sera, tutti i terremotati con la casa agibile (classificata con la lettera A) dovranno uscire dagli hotel. L&#8217;ordine è arrivato dalla Protezione Civile che ha deciso di metter fine all&#8217;assistenza gratuita per tutte quelle famiglie che hanno disatteso altre simili ordinanze emesse in precedenza dal sindaco dell&#8217;Aquila Massimo Cialente.</p>
<p>Potranno, invece, passare il ferragosto e anche buona parte di settembre ancora in albergo, gli altri 25 mila aquilani con la casa completamente distrutta o con danni rilevanti. Mentre altri 30 mila rimarranno in tenda, almeno fino ai primi di ottobre. La Protezione civile ha demandato alla Guardia di Finanza i controlli relativi al rispetto di questa ordinanza. Gli alberghi saranno perlustrati per verificare che l&#8217;aut-aut venga rispettato.</p>
<p>Sul fronte della ricostruzione, invece, un problema rimane: non c&#8217;è posto per tutti nelle nuove case &#8220;provvisorie&#8221; volute dal Governo, quelle che serviranno per sistemare gli sfollati nell&#8217;attesa che L&#8217;Aquila venga ricostruita. E per questo motivo, gli alloggi saranno assegnati con un punteggio, in base ad una classifica. Infatti, le richieste abitative da parte delle famiglie sfollate &#8211; secondo una stima del Comune dell&#8217;Aquila &#8211; sono oltre quindicimila, mentre gli appartamenti previsti dal piano pubblico appena quattromila.</p>
<p>Così l&#8217;amministrazione locale ha avuto dalla Protezione Civile il compito di scegliere quali saranno gli inquilini delle diciannove aree in costruzione, e sulla cui realizzazione il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha assicurato di vigilare per tutta l&#8217;estate.<br />
&#8220;Un compito ingrato&#8221; assicurano dalla giunta municipale &#8220;perché si tratta di stendere una classifica dei terremotati&#8221;. E quasi undicimila famiglie saranno escluse. Non avranno, invece, diritto all&#8217;alloggio gli aquilani che hanno un&#8217;abitazione agibile o coloro ai quali la Protezione Civile sta già pagando l&#8217;affitto altrove. Niente case anche a chi ha costruito un manufatto temporaneo (casa di legno). Previsti incentivi anche per gli studenti universitari.</p>
<p>Intanto, procedono a ritmo serrato i lavori nei cantieri degli alloggi provvisori. Alcuni giorni fa, sono state aggiudicate le commesse per gli arredi per un valore di 14 milioni di euro. La fornitura prevede per singolo appartamento: lavastoviglie, televisore, colonna frigo con congelatore, cuscini e tutti i mobili necessari a rendere perfettamente efficace la dotazione di ognuno degli oltre quattromila appartamenti.</p>
<p>Oggi a questi cantieri ha fatto visita il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, accompagnato dal ministro Roberto Calderoni e dal vice-ministro Roberto Castelli. Bossi ha al termine del mini-tour nei siti in costruzione ha sottolineato che &#8220;la ricostruzione procede spedita, che molto si sta facendo per questa città e che gli aquilani devono avere pazienza&#8221;.</p>
<p><span style="font-weight: bold;"><a href="https://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/terremoto-abruzzo/albergo-vietato/albergo-vietato.html">Fonte La Repubblica</a></span></p>
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		<title>Ritorno dall&#039;Abruzzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 00:09:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono tornato da pochissime ore a questa &#8220;realtà&#8221;, al nostro comune mondo reale, alla comodità, alla Casa. Casa&#8230; in questi giorni quante volte a noi volontari è venuto spontaneo nominare la parola casa? Là non ci sono case. Ci sono tende, di tende ce ne sono quante ne volete, ma case, no, quelle sono finite [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p>Sono tornato da pochissime ore a questa &#8220;realtà&#8221;, al nostro comune mondo reale, alla comodità, alla Casa.<br />
Casa&#8230; in questi giorni quante volte a noi volontari è venuto spontaneo nominare la parola casa?<br />
Là non ci sono case.<br />
Ci sono tende, di tende ce ne sono quante ne volete, ma case, no, quelle sono finite mi spiace.<br />
Ho passato una settimana nella tendopoli di Civitatomassa, un piccolo paese di provincia, con persone amiche tra loro, cresciute assieme, persone che si conoscono poi mi è stato chiesto di restare con almeno parte della mia squadra a <a href="https://piazzadarmi.it.gg/">Piazza D&#8217;Armi</a> la tendopoli più grande, più famosa, più mediatica.</p>
<p><figure id="attachment_861" aria-describedby="caption-attachment-861" style="width: 599px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2009/07/BadgePiazzaDArmi.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-861" title="Badge di Piazza D'Armi" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2009/07/BadgePiazzaDArmi.jpg?resize=599%2C378&#038;ssl=1" alt="Badge di Piazza D'Armi" width="599" height="378" /></a><figcaption id="caption-attachment-861" class="wp-caption-text">Badge di Piazza D&#39;Armi</figcaption></figure></p>
<p>Potrei scrivere per ore delle persone stupende incontrate, delle stupende squadre di cui ho fatto parte, del lavoro magnifico di alcune associazioni quanto di quello pessimo di altre, dell&#8217;importanza strategica di Agesci e di mille altre cose, potrei parlare delle tante poesie scritte, della pioggia, del sole, potrei parlare dei ragazzi che laggiù danno il sangue per aiutare quella gente, potrei parlare del suo sguardo, potei parlare degli amici incontrati, dei rapporti, di infinite cose, potrei forse scriverne libri, potrei parlare delle case crollate che ho visto, del crollo delle istituzioni con i palazzi, delle macerie, di quell&#8217;accappatoio ancora appeso, della stanza della piccola Francesca. Centinaia di foto accumulate nel mio computer, nei miei ricordi.<br />
Ma non sono queste le cose che contano, non sono queste immagini mediatiche, non sono i sentimenti che contano quello che conta è la gente che sta laggiù.<br />
La gente che non sta male per aver perso la casa, non sta male per aver perso gli amici, non sta male per aver perso qualcosa se non per aver perso il futuro, la vita.<br />
Gente di trent&#8217;anni che si guarda intorno e non c&#8217;è neppure un&#8217;industria in cui chiedere di lavorare, il Mac Donald e il cinema sembrano le uniche due cose in piedi la sopra. Le multinazionali ovviamente, come sempre.<br />
La gente che si lamenta perché il mondo laggiù non è come nei telegiornali, perché la ricostruzione laggiù non sta procedendo spedita come qualche politico vuole farci credere, laggiù i giornalisti dormono in albergo e dicono che la gente sta bene, laggiù i giornalisti raccontano le storie che hanno deciso di raccontare, laggiù i giornalisti ti intervistano per raccontare quello che loro hanno già scritto.<br />
L&#8217;emergenza Abruzzo non è finita e non finirà tra tre mesi, la gente laggiù tra tre mesi sarà in tende, sarà a camminare cento metri per farsi una doccia e a L&#8217;Aquila tra tre mesi farà freddo, freddo davvero e non ci sono previsioni alcune di chiusura dei campi, di agibilità delle case, di ricostruzione reale, di container, casette di legno.<br />
Come sempre quello che ci viene raccontato non è vero, quello che la TV propone è un bel polpettone di falsità, e li ho visti io quei giornalisti parlare davanti alle telecamere, ho visto la gente dietro le quinte protestare per le falsità raccontate in TV, ho visto tante cose, tante cose, e parlato con molta molta gente e ciò che ora penso è che certe persone dovrebbero parlare di meno e fare di più. Quelle persone che hanno i mezzi e li sfruttano solo per farsi pubblicità dovrebbero parlare di meno e fare di più, dovrebbero dormire per tre mesi in quelle tende, usare per tre mesi quei bagni, mangiare in quelle mense e dopo tre mesi dovrebbero provare l&#8217;emozione di sentirsi dire che devono restarne altri tre e che finiti quelli chissà&#8230; per ora non ci sono prospettive sicure, lo si vedrà col tempo, che si&#8230; insomma il futuro forse tornerà&#8230;. si in futuro&#8230;.</p>
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		<title>Sullo scrivere su questi giorni, sui prossimi.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 12:38:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In questi giorni son sempre di corsa, sempre di corsa sempre di corsa, sempre di corsa. La vita cambia ruota, ruotano gli affetti, come capelli ricci cadono ruotano si alzano, improvvisano come jazz come i sogni come le strade che non conosci e i sentieri di montagna, come i flutti dell&#8217;acqua nei fiumi, come il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p>In questi giorni son sempre di corsa, sempre di corsa sempre di corsa, sempre di corsa.<br />
La vita cambia ruota, ruotano gli affetti, come capelli ricci cadono ruotano si alzano, improvvisano come jazz come i sogni come le strade che non conosci e i sentieri di montagna, come i flutti dell&#8217;acqua nei fiumi, come il fumo di una sigaretta che sale nell&#8217;assenza di vento, come le forme delle nubi.</p>
<p>In questi giorni mi sto preparando a dei cambiamenti.</p>
<p>Ho iniziato a raccogliere le ultime cose scritte, le cose scritte negli ultimi due anni e mezzo e mi sono accorto che non è affatto vero che ho scritto<span id="more-99"></span> poco, è cambiata la qualità forse, alcuni scritti sono tra i migliori della mia vita, altri tra i peggiori, ma pochi non lo sono di certo.</p>
<p>Sto raccogliendo, scrivendo, impaginando il prossimo libro, o lo scorso, non so come definirlo&#8230; se solo non mi fosse stato rapinato un manoscritto e non ne avessi stupidamente perso un altro credo avrei materiale quasi per raddoppiare, ma forse il secondo volevo scordarlo e l&#8217;ho scordato.</p>
<p>Ho controllato i miei scritti e ho &#8220;scoperto&#8221; di avere un romanzo iniziato e abbandonato, un romanzo molto sperimentale, e qualche racconto.<br />
Ci lavorerò.</p>
<p>Mi accorgo però della difficoltà a chiudere un capitolo, un libro. Sono abituato a riuscire a chiudere un libro solo dopo aver iniziato il successivo, non perché viva ancora nelle o delle cose scritte nel precedente ma semplicemente per senso logico dato che ogni mio libro si chiude dando segnali dell&#8217;inizio del successivo. Mah forse un po&#8217; come quelle donne che non lasciano il precedente uomo finché non hanno trovato il successivo, paura di solitudine? Incapacità di autonomia? Forse con i miei libri sono un po&#8217; così.</p>
<p>Confido però nell&#8217;inizio di un nuovo nei giorni della settimana prossima, confido in un nuovo inizio di scrittura, alternativa tra l&#8217;altro al passato.<br />
La settimana prossima sarò in Abruzzo, tra le case crollate, tra la gente che vive come probabilmente noi facciamo fatica anche solo a concepire, loro hanno bisogno di me, di te, di tutti noi e forse anche noi in qualche modo abbiamo bisogno di loro, di incontrare un qualcosa che possa scuotere i nostri divani, e le nostre arie condizionate.<br />
Vedrò, vivrò, darò, scriverò, e tanto tanto tanto sono sicuro di ricevere.</p>
</div>
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		<title>I Ponti di Madison County</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 13:15:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Robert, c&#8217;è una creatura in te che io non ho la capacità di tirare fuori e neppure raggiungere. A volte ho la sensazione che tu esista da un&#8217;infinità di tempo e abbia vissuto in luoghi segreti che il resto di noi non si è mai neppure sognato. Mi spaventi, anche se con me sei gentile. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<span style="font-style: italic;">Robert, c&#8217;è una creatura in te che io non ho la capacità di tirare fuori e neppure raggiungere. A volte ho la sensazione che tu esista da un&#8217;infinità di tempo e abbia vissuto in luoghi segreti che il resto di noi non si è mai neppure sognato. Mi spaventi, anche se con me sei gentile. Se non lottassi per mantenere il controllo quando sono con te, credo che potrei perdermi e non ritrovarmi mai più</span>&#8221;<br />
Seppure oscuramente, lui sapeva di cosa stava parlando, ma era a sua volta incapace di metterlo a fuoco. fin da bambino, quando viveva in una piccola città dell&#8217;Ohio, aveva avuto di questi pensieri vaghi, un malinconico senso del tragico combinato con una grande potenza fisica e intellettuale. Mentre gli altri ragazzini cantavano <span style="font-style: italic;">Row, Row, Row Your Boa</span>t, lui imparava la melodia e il testo inglese di una canzone da cabaret francese.<span id="more-177"></span><br />
Amava le parole e le immagini &#8220;<span style="font-style: italic;">blu</span>&#8221; era uno dei vocaboli che prediligeva. Gli piaceva la sensazione che provava sulle labbra e la sulla lingua quando le pronunciava.  Le parole avevano una loro fisicità, non si limitavano a significare qualcosa, ricordava di aver pensato da giovane. Apprezzava anche altre parole quali &#8220;<span style="font-style: italic;">Distante</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">fumo di legna</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">superstrada</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">antico</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">passaggio</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">viaggiatore</span>&#8220;, e &#8220;<span style="font-style: italic;">India</span>&#8220;, per il loro suono, il loro sapore e le immagini che evocavano nella sua mente.<br />
[&#8230;]<br />
A scuola era stato un allievo indifferente, uno di quei ragazzi che riempiono di frustrazioni gli insegnanti.<br />
Loro avevano esaminato il suo punteggio nei test di QI e gli avevano parlato di obiettivi da conseguire, della necessità di fare tutto quello che era in grado di fare e del fatto che potesse diventare qualsiasi cosa volesse. Uno dei professori del liceo aveva dato di lui la seguente valutazione scritta &#8220;Crede che i test di QI siano uno strumento inadeguato per stabilire le capacità degli individui, in quanto tralasciano di tenere in debito conto la magia, che ha una sua importanza, sia di per se stessa sia in quanto completamento della logica. Consiglio un incontro con i genitori&#8221;.<br />
Sua madre aveva incontrato parecchi insegnanti. Quando le parlavano della taciturna riluttanza di Robert alla luce delle sue capacità, lei rispondeva: &#8220;Robert vive in un mondo tutto suo. È mio figlio, lo so, ma a volte ho la sensazione che non sia nato da mio marito e da me, che sia piuttosto arrivato da un luogo in cui sta cercando di tornare. Le sono grata dell&#8217;interesse che dimostra, e cercherò ancora una volta di incoraggiarlo ad impegnarsi di più&#8221;.<br />
Ma lui era più che soddisfatto di divorare tutti i libri di viaggi e di avventura disponibili nella biblioteca locale e per il resto di starsene in disparte, trascorrendo le giornate lungo il fiume che scorreva ai margini della città, ignorando le partite di football, i balli studenteschi, e tutte le altre cose che lo annoiavano.<br />
Pescava, nuotava, camminava e si sdraiava nell&#8217;erba alta ad ascoltare voci lontane che fantasticava essere il solo a sentire. &#8220;Ci sono stregoni là fuori&#8221; soleva dirsi. &#8220;Puoi sentirli se resti aperto e silenzioso, sono là fuori.&#8221;</p>
<p>-Tratto da &#8220;<span style="font-style: italic;">I Ponti di Madison County</span>&#8221; di Robert James Waller-</p>
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		<title>&#8230;..incontri 2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 14:32:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Filosoffiando?]]></category>
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		<category><![CDATA[Maxence Fermine]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;E&#8217; lo strumento più straordinario che io conosca. Un semplice alito basta a farlo vibrare. Ma la musica che ne scaturisce è talmente strana da poter cambiare la vita di chi lo suoni. E&#8217; come la felicità. Una volta che la provi, ne resti marchiato a vita. Suonare il violino è la stessa identica cosa.&#8221; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<span style="font-style: italic;">E&#8217; lo strumento più straordinario che io conosca. Un semplice alito basta a farlo vibrare. Ma la musica che ne scaturisce è talmente strana da poter cambiare la vita di chi lo suoni. E&#8217; come la felicità. Una volta che la provi, ne resti marchiato a vita. Suonare il violino è la stessa identica cosa.</span>&#8221;<br />
-Maxence Fermine-</p>
<p>Incontrarti è la stessa identica cosa.</p>
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