Neanderthal, l’altra umanità: Storie e luoghi, in Italia e non solo – di Franco Capone

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Attrazione, amore, sesso: La parola alla scienza  – di Simon LeVay

Ho chiuso questo libro con la sensazione di essere entrato in una grotta con idee scolastiche e di essere uscito con mappe migliori. Qui la preistoria non è una cartolina: è lavoro sul campo. Prima le domande, poi gli indizi, infine le ipotesi messe alla prova.

La cosa più riuscita è il come lo sappiamo che accompagna ogni che cosa sappiamo: stratigrafie, datazioni, microtracce, DNA antico. Non è un elenco per addetti ai lavori, ma strumenti spiegati con calma: abbastanza per capire dove finisce il fatto e dove comincia la ricostruzione.

Il libro si muove tra storie e luoghi in Italia e non solo: grotte, terrazzi fluviali, musei che diventano stazioni di un percorso. C’è anche un’appendice per regioni con i siti neandertaliani visitabili: utile per trasformare la curiosità in visita reale.

La vita quotidiana emerge per accumulo: fuochi, strumenti su scheggia, tracce di dieta e di cura. Non l’aneddoto brillante, ma la convergenza di evidenze che restringe le possibilità e costringe a mettere da parte gli stereotipi. Neanderthal torna parente, non caricatura.

Piace l’idea di fare spazio a voci di chi ricerca: conversazioni misurate, che raccontano metodo e tentativi. Tra le voci: Donald Johanson (Lucy, Australopithecus afarensis, 1974), Jane Goodall (scimpanzé di Gombe), Marco Peresani (paleoantropologo, ricerche sui Neanderthal in Italia), Francesco D’Errico (paleoantropologo, prime tracce di simboli e ornamenti), e la dinastia Leakey (pionieri delle scoperte di Olduvai). La prefazione di Francesco Remotti mette in cornice l’operazione con lo sguardo dell’antropologo.

Nel finale c’è un confronto che resta addosso: Neanderthal e Sapiens davanti alla stessa scena, nello stesso periodo: un confronto alla pari. Il punto è il metodo e l’impronta sul territorio, non un processo al presente. Non è il solito dito puntato: è un invito a misurare impatti e ritmi, a chiederci cosa possiamo imparare da chi ha abitato senza stravolgere. È un messaggio positivo, senza moralismi: si migliora partendo dai dati.

Che cosa resta: il gusto di controllare le fonti, la voglia di andare a vedere i luoghi e un lessico più preciso con cui parlare di evoluzione umana senza cadere nei luoghi comuni. A me ha cambiato prospettiva: ha sciolto vecchi dubbi e ne ha accesi di nuovi, migliori.

Il libro è edito da Espress Edizioni (https://www.espress.it/). Cura editoriale alta, attenzione ai dettagli: si vede pagina dopo pagina. E sì, su questa collana credo tornerò presto.

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L’ho suonato solo una volta il violino nero. Tanto tempo fa. È come l’amore. Quando hai amato una volta fai di tutto per dimenticartene. Non c’è niente di peggio che essere stati felici una volta nella vita. Da quel momento in poi tutto il resto ti rende infelice.Maxence Fermine
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