Staipa’s Blog

Esercizi di stile, poesie o urla.

In viaggio sul cammino di Santiago: sulla via del ritorno

Da Madrid all’Alpo

E quando pensi che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.
Che fantastica storia è la vita.
– Antonello Venditti –

Oggi ho rubato lo smartphone a Stefano e quindi aggiornerò io (la sua compagna di viaggio e di vita) il blog. Non essendo abituata potrebbe uscire qualcosa di sconclusionato e no-sense… Vedremo!

Ho sognato questo Cammino a lungo, per anni, e ora che è quasi finito so di aver imparato molto…

Ho imparato che con le scarpe funziona come con gli uomini: se, dopo i primi due o tre tentativi, non vanno bene è inutile insistere. Le prime ti faranno venire mal di piedi, i secondi invece un gran mal di testa, quindi è molto meglio lasciare entrambi davanti ad un cassonetto dell’indifferenziata, senza rimpianti né rimorsi, perché con un bagaglio più leggero si cammina meglio, più a lungo e più veloce.

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In viaggio sul cammino di Santiago: Giorno 10

Da Najera a Grañón

Mio zio ha vissuto fino a 100 anni e lo deve tutto ai funghi. Non ne ha mai mangiati.
-Leopold Fechtner –

Ieri siamo andati a mangiare in un ottimo ristorante locale. Non mi dilungheró nei dettagli ma racconterò solo un episodio chiave, quello che mi vede protagonista nell’ordinare una zuppa di verdure e chiedere nonostante i funghi non siano verdure se la zuppa ne contenesse. Chi mi conosce ben sa. A questa richiesta la cameriera, convinta, ha affermato non essercene salvo poi servirmi un piatto che ne conteneva uno enorme al centro sostenendo che non fosse un fungo, ma uno champignon. Non vorrete mica dirmi che uno champignon è un fungo!? Molti altri gli avvenimenti al ristorante che tacerò, basti sapere che questa mattina ho incontrato un simbolo chiaramente rappresentante un occhio e Cthulhu che mi guardava come a dire “Eh, lo so, ho visto tutto, ma il cammino è anche questo”.

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In viaggio sul cammino di Santiago: Giorno 9

Da Logroño a Najera

Polvere, fango, sole e pioggia, è il cammino di Santiago.
Migliaia di pellegrini, e più di migliaia di anni.

Pellegrino chi ti chiama? Quale forza oscura ti attira?
Non il cammino delle stelle, né le grandi Cattedrali.

Non la selvaggia Navarra, né il vino dei Riojani,
né i frutti di mare galleghi, né i campi della Castiglia.

Pellegrino chi ti chiama? Quale forza oscura ti attira?
Non la gente del cammino, né gli usi rurali.

Non la storia e la cultura, né il gallo della Calzada,
né il palazzo del Gaudì, né il castello di Ponferrada.

Tutto questo vedo passando e vederlo è una gioia,
ma la voce che mi chiama è molta più profonda.

La forza che mi spinge, la forza che mi attira,
non so spiegarla neanche io, solo chi arriva lo sa.

-Eugenio Garibay-

Questo è un piccolo poemetto che si trova all’inizio della città di Najera.

Di oggi c’è poco altro da dire se non di scoiattoli che sembrano domestici tanto ti stanno accanto, di un cane che per qualche decina di minuti è stato il nostro migliore amico, di un’alba magnifica sulla città e di sudore, fatica, soddisfazione.

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