Set 162018
 

Da Madrid all’Alpo

E quando pensi che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.
Che fantastica storia è la vita.
– Antonello Venditti –

Oggi ho rubato lo smartphone a Stefano e quindi aggiornerò io (la sua compagna di viaggio e di vita) il blog. Non essendo abituata potrebbe uscire qualcosa di sconclusionato e no-sense… Vedremo!

Ho sognato questo Cammino a lungo, per anni, e ora che è quasi finito so di aver imparato molto…

Ho imparato che con le scarpe funziona come con gli uomini: se, dopo i primi due o tre tentativi, non vanno bene è inutile insistere. Le prime ti faranno venire mal di piedi, i secondi invece un gran mal di testa, quindi è molto meglio lasciare entrambi davanti ad un cassonetto dell’indifferenziata, senza rimpianti né rimorsi, perché con un bagaglio più leggero si cammina meglio, più a lungo e più veloce.
Tanto poi al primo paese che incontri c’è sicuramente un commesso gentile e simpatico che dopo averti fatto provare decine di scarpe ed essere stato “minacciato” in un misto di inglese-spagnolo (“Mi servono delle scarpe per domani, quindi non esco da questo negozio finché non le ho trovate.”) ti porta La Scarpa Perfetta. Peccato che non esistano i negozi anche per i fidanzati, sarebbe decisamente più semplice.
Ho imparato che non c’è nulla di più bello che immergere i piedi nell’acqua fredda dopo una giornata di cammino, anche se in realtà se la batte bene anche helado incluido in tutti i menù del peregrino.
Ho imparato che mi mancano i gatti, quelle insopportabili palle di pelo mi mancano.
Ho imparato che il consiglio di mamma e nonna riguardo il portare l’indispensabile nel bagaglio a mano può tornare molto utile se non si vuole rischiare di non lavarsi i denti per 35 ore.
Ho imparato che l’elettrodomestico più importante è la lavatrice (Grazie signor Jacob Christian Schäffern.)
Ho imparato chi è Cthulhu, scusate il Dio Cthulhu.
Dopo essermi alzata 5 volte in 7 ore la prima notte, ora ho finalmente imparato a dormire tranquillamente in uno stanzone con 50 persone che parlano, russano e fanno cigolare continuamente i letti (qualcuno dovrebbe fare uno studio a riguardo, perché in qualsiasi “albergue” tu vada il letto cigola? Si sono messi tutti d’accordo e hanno comprato uno stock di reti difettose?)
Ho imparato che i biscotti ti danno un’autonomia di cammino di circa 30-45 minuti, e invece se si mangia pane, burro e marmellata si può andare avanti per ore. (Ho sempre pensato che il burro spalmato su una fetta di pane fosse illegale dopo i 7 anni se si volessero evitare problemi con il proprio fondo schiena. E invece poi a 30 anni scopri che i biscotti, insieme al gelato, sono utili solo per curare i drammi amorosi e che pane e burro invece possono diventare i tuoi migliori alleati.)
Ho imparato che posso andare a cena in un ristorante carino in pigiama e sentirmi a mio agio, e ricevere dopo poche ore lo screen di un ricordo di fb di un paio d’anni fa in cui sono immortalata tiratissima in discoteca, la vita delle volte prende davvero delle pieghe inaspettate.
Ho imparato che con un buon paio di scarpe puoi arrivare ovunque, ma solo con la persona giusta puoi arrivare ovunque con il sorriso <3
Ho imparato a fare la sangria.
Ho imparato che dopo tre giorni che cammini non ti sembra più impossibile farlo, non pensi più che morirai entro la fine della giornata. Dopo tre giorni hai una visuale più a lungo termine della cosa, hai la certezza che morirai alla fine del Cammino. E invece non puoi morire perché l’anno prossimo bisogna finirlo.
Qualche giorno fa parlando con Stefano lui è arrivato alla conclusione che probabilmente I Cammini sono come i parti, fai il secondo perché non ti ricordi più quanta fatica, sofferenza, sudore, urla ci sono voluti per portare a termine il primo. Speriamo.

¡BUEN CAMINO!

Set 112018
 

Da Najera a Grañón

Mio zio ha vissuto fino a 100 anni e lo deve tutto ai funghi. Non ne ha mai mangiati.
-Leopold Fechtner –

Ieri siamo andati a mangiare in un ottimo ristorante locale. Non mi dilungheró nei dettagli ma racconterò solo un episodio chiave, quello che mi vede protagonista nell’ordinare una zuppa di verdure e chiedere nonostante i funghi non siano verdure se la zuppa ne contenesse. Chi mi conosce ben sa. A questa richiesta la cameriera, convinta, ha affermato non essercene salvo poi servirmi un piatto che ne conteneva uno enorme al centro sostenendo che non fosse un fungo, ma uno champignon. Non vorrete mica dirmi che uno champignon è un fungo!? Molti altri gli avvenimenti al ristorante che tacerò, basti sapere che questa mattina ho incontrato un simbolo chiaramente rappresentante un occhio e Cthulhu che mi guardava come a dire “Eh, lo so, ho visto tutto, ma il cammino è anche questo”.

Abbiamo poi incontrato il nano gigante che percorreva la nostra strada a ritroso, già arrivato e allegro leggendo qualcosa. Nello stesso punto, a 22 km dalla partenza abbiamo incontrato compagni di viaggio distrutti e noi li abbiamo salutati con la fierezza di chi sa di star per fare altri 7 km.

Poco dopo Chan, il nostro amico vietnamita del primo giorno, è passato salutando felice e avvisandoci di voler raggiungere un paese 20 km più avanti. Temo non lo rivedremo mai più.

Oggi stupendo ostello donativo, cena comunitaria, mal di piedi.

Set 102018
 

Da Logroño a Najera

Polvere, fango, sole e pioggia, è il cammino di Santiago.
Migliaia di pellegrini, e più di migliaia di anni.

Pellegrino chi ti chiama? Quale forza oscura ti attira?
Non il cammino delle stelle, né le grandi Cattedrali.

Non la selvaggia Navarra, né il vino dei Riojani,
né i frutti di mare galleghi, né i campi della Castiglia.

Pellegrino chi ti chiama? Quale forza oscura ti attira?
Non la gente del cammino, né gli usi rurali.

Non la storia e la cultura, né il gallo della Calzada,
né il palazzo del Gaudì, né il castello di Ponferrada.

Tutto questo vedo passando e vederlo è una gioia,
ma la voce che mi chiama è molta più profonda.

La forza che mi spinge, la forza che mi attira,
non so spiegarla neanche io, solo chi arriva lo sa.

-Eugenio Garibay-

Questo è un piccolo poemetto che si trova all’inizio della città di Najera.

Di oggi c’è poco altro da dire se non di scoiattoli che sembrano domestici tanto ti stanno accanto, di un cane che per qualche decina di minuti è stato il nostro migliore amico, di un’alba magnifica sulla città e di sudore, fatica, soddisfazione.

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Privacy Policy Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: