Lug 102018
 

Ieri in Arena ho assistito al concerto dei Deep Purple, un concerto pazzesco, sì. Ma quello che mi ha colpito di più oltre allo spettacolo è il modo di fruire dello spettacolo che avevano le persone attorno a me. Mi ha fatto riflettere.
Negli ultimi mesi sto disamorandomi sempre più dei social network, la gran parte di quello che ci pubblico ormai è il clone di questo blog e qualche #polemipolitica che non mi va di mettere qui. Per qualche istante ho pensato di fare un video di qualche brano durante il concerto, qualche foto e mi sono chiesto: perché farlo? Ho visto centinaia di persone seguire il concerto da dietro il proprio smartphone, le luci che quando si spegnevano rimanevano accese ancora per qualche decimo di secondo su centinaia di schermi poco prima di spegnersi e riaccendersi qualche decimo dopo delle luci sul palco in un eterno delay. Ho pensato a centinaia di persone a vedere un concerto in differita nonostante fossero presenti. E per cosa? Per me era la terza volta ad un concerto dei Deep Purple e ammetto che almeno in una delle altre due avevo filmato i classici “Black Night”, “Smoke on The Water” e di non aver mai  più riguardato i video. Mi sono chiesto a cosa sarebbe servito riversare altri bit sul mio smartphone o sui miei “canali social” uguali a mille altri bit che avevo già riversato e che stavano riversando altre centinaia di persone accanto a me. Ho sentito la mancanza del vecchio modo di comunicare. Quello in cui andavo da un amico e dicevo “Ehi! Sai dove sono stato ieri? Al concerto dei Deep Purple! Ian Gillan sembra il vecchietto del bar all’angolo ma ha ancora una voce pazzesca!”. Mi manca, e non so che farci. Pubblicarne il video, pubblicare selfie come ho visto fare ad una donna che dalla platea se ne è andata a metà concerto a cosa serve? Mi suona terribilmente “Vi sbatto in faccia che ci sono andato”, non importa che i gruppo mi piacesse o no, che sia stato a tutto il concerto o solo ad un pezzetto, che Gillan fosse in forma o no, che vedere le dita cicciotte di Don Airey muoversi come schegge impazzite durante un solo ti abbia fatto venire una pelle d’oca pazzesca o ti abbia lasciato indifferente. Conta mostrare che tu c’eri. Perché è importante che tu ci fossi, molto più importante di considerare che tu fossi uno su 15.000 che vanno a vederli in uno di un centinaio di concerti uno delle decine di tour e semplicemente godersi l’emozione di un concerto che di per se non è che uno sfogo di arte e di emozione.
Sono felice di esserci andato con una persona vera, con un amico., di prendere spunti, di scambiare emozioni.
Dalla freddezza dei social cercherò invece di disintossicarmi sempre più.



Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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