Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Il Belin e il diving club "Gli inaffondabili"

Dopo alcune indagini susseguitesi alla prima nostra avventura sul Belin (la barca del diving al quale ci appoggiamo talvolta per le immersioni) era già chiaro come il suo “capitano” avesse qualche lieve problema.
Il “capitano”, ci tengo a specificare, che non è certo il mitico Spina che è IL Capitano e proprietario del natante.
Ebbene dalle indagini è emerso che il Belin era stato fermato dalle vinacce che hanno intasato il filtro del gasolio a causa della tanica che il “capitano” ha usato per fare il pieno.

Il naufragar non m’è dolce in questo lago
Personaggi principali
Gli eroi: Paolone, Skizzo, Il Ciccio, Staipa, la ciurma, i passanti
Il malfattore: il “capitano”
Gli ignavi: Mister Bean, i Passanti
Le vittime: Il Belin, Spina

Tutto ha inizio la mattina, verso le otto e mezzo o nove, saliamo sul Belin per la seconda volta in tre giorni e ci dirigiamo nuovamente verso la baia delle sirene.
Normalmente l’immersione che il buon Spina propone è un immersione al largo dalla barca con recupero nuovamente al largo, o in caso di acque mosse immersione sempre dal largo con recupero vicino a riva, ma mai a riva.
Il “capitano” a cui invece era stato affidato il Belin ha deciso di far fare l’immersione da riva e venire nuovamente a riprendere i subacquei a riva, cosa piuttosto anomala visto che fino a riva ci si arrivava in macchina.
La discesa e l’immersione va perfettamente, il panorama notevole, vengono recuperati sotto acqua una pinna, un freesbie e un cellulare ma non un sacchetto contenente un melone apparentemente fresco e due lattine di birra sicuramente fresca.
Nessuna traccia di Sirenette.
Dopo quasi quaranta minuti di immersione si torna alla spiaggia.
Il Belin si avvicina alla spiaggia (troppo, decisamente) e si gira con il timone verso la spiaggia e la prua verso le onde, come sarebbe giusto  (se non fosse troppo, decisamente troppo vicino alla spiaggia) essendo fatto come ogni peschereccio con le sponde a prua molto alte e a poppa basse per il recupero delle reti.
Il “capitano” comincia a farsi passare il materiale, prima i Jacket con le bombole, e poi i pesi, in modo da rischiare uno ad uno di affogare dato che è il jacket a tenerti a galla….
Il capitano di una barca è colui che decide e quel che decide si fa.
Il Belin nel frattempo si avvicina pericolosamente alla spiaggia, il timone tocca, tocca di nuovo, si stacca.
Il “capitano” decide di buttare l’ancora, la fa buttare legata a prua…. quella per recuperare le cose, si.
Così finalmente il Belin è al sicuro, con la sua ancora dietro, con la corrente che lo sposta in modo che le onde arrivino da dietro.
Qui entrano in gioco Ciccio e Staipa che con “il capitano” bevendo enormi boccate di acqua tentano di issare nuovamente il timone, ma la lamiera che protegge il flusso dell’elica dal timone sembra piegato e sembra bloccare il timone.
Comincia (ovviamente) ad entrare l’acqua delle onde nella barca, oltre che nelle bocche dei malcapitati.
Il “capitano” finalmente si accorge della pericolosità della situazione, è facile andare a fondo in quella posizione.
Bene, che fare? L’ancora non si sgancia, che fare? Ovvio! Mollare l’ancora dove si trova e cercare di far girare l barca, timone o no, in modo che le onde non la facciano affondare.
Data questa ovvietà il “capitano” manda Skizzo a recuperare l’ancora: direttamente sott’acqua.
E il Belin intanto si riempie ancora.
Skizzo sotto acqua a cercar di scastrare l’ancora, Cicco attaccato a mo di free climber sotto la barca per slegare l’ancora che essendo attaccata a prua si è arrotolata sull’elica, Staipa appeso sulla prua con in mano il timone, la ciurma che cerca di tener ferma la barca con tutto quel che può, e mr Bean che guarda dalla spiaggia, in piedi con le braccia conserte.
Tempo pochi minuti e l’immagine vista da Skizzo che risaliva con l’ancora era del Belin parallelo alla costa, mezzo storto che imbarca acqua, le attrezzature subacquee che scivolano da una parte all’altra della barca con le onde, Staipa che scivola da una parte all’altra della barca con le onde, la copertura del motore che scivola da una parte all’altra della barca con le onde collidendo continuamente con Staipa.
E pezzi di attrezzatura che da Staipa vengono lanciati sulla spiaggia, pezzi che vengono passati alla Ciurma e il mitico Paolone che urla “con me una barca non può affondare! Non sia mai che io perda una barca!” mentre “il capitano” dice “ragazzi… è persa non possiamo farcela”.
Ma il ruolo più importante e la frase più pregna di significato è stata quella di mr Bean, che in mezzo al tentativo di recupero di attrezzature da molte centinaia di euro dice “La scatola della mia maschera!? Dov’è?! L’avete recuperata? Quella trasparente di plastica”.
Ovviamente con le braccia conserte.
A riva.
Attorno al Belin pezzi ovunque, tappetini, torce di segnalazione, barattoli, cose di ogni genere che galleggiavano attorno.
Il Belin stava affondando, il Belin era ormai incagliato.
Attorno una spiaggia indifferente si mangiava la sua merendina o si fa il proprio bagnetto, escluse poche persone accorse.
La ciurma cerca ancora di tenere la barca lontana, dopo che ha colpito numerose volte con la chiglia qualche pietra e il fondo. Paolone urla e con Staipa tenta di svuotare a secchi il Belin.
Due secchi fuori, un onda dentro.
Due secchi fuori, un onda dentro.
Il “capitano” “è persa… non ce la facciamo”
Paolone “non può affondarmi una barca, io ho fatto dieci anni nell’oceano!!!”
La ciurma e i passanti spingono la barca.
Mr Bean guarda la scena con le braccia conserte.
Ore.
Ore di fatica.
18 quintali di barca, se vuota. Se senza acqua dentro.
Complici le nemiche onde e le braccia di una quindicina di persone finalmente la barca viene disincagliata, un po’ spingendo, un po’ mettendosi tutti in piedi su di un lato per sbloccarla dai sassi sotto, spingendo ancora, facendo peso. Il Belin in alcuni momenti pare doversi capovolgere, in altri sembrava fissato al fondo, far parte del fondo.
Ma finalmente viene disincagliato e ruotato con la prua verso le onde.
Skizzo e Paolone che svuotano a secchiate, secchiate, ancora secchiate, il bordo comincia a salire, non entra più acqua.
Acqua e sangue di Paolone che si è tagliato ad un piede.
Poi lontana si vede una barca dei vigili del fuoco, Paolone fa fischiare il richiamo di emergenza, i vigili del fuoco arrivano per trainarci, in quel momento la barca è vuota, solo Skizzo sopra.
Il “capitano” sulla spiaggia con Mr Bean.
“Ehi… sei tu il capitano… forse dovresti salire sulla barca tu e spiegare cosa è successo”… “ah… si… hai ragione”
E così il Belin è stato riportato al porto, con la chiglia si spera intera, con l’elica e il timone danneggiati, con la copertura del motore andata.
La ciurma si è riportata tutta l’attrezzatura (incredibilmente non è andato perso un singolo pezzo) da sola, piedi, automobili, esattamente come si poteva fare data l’immersione da spiaggia invece che dal largo.

Qui si fonda il Diving Club gli Inaffondabili, il cui capitano e m
aestro di vita sarà Paolone, che con la sua carica e il suo ottimismo ha trascinato e trasformato l’intera ciurma in una macchina da guerra. Gli Inaffondabili.

Disclaimer

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

4 thoughts on “Il Belin e il diving club "Gli inaffondabili"

  1. Che storia… me l’avevi accennata, ma ora che l’ho letta, sono fin sudata, mi è sembrato di esserci anche io su quella barca!!! (che odioso mr Bean!!!)

  2. non è che potreste recuperarmi anche la canna da pesca che ho perso lì in acqua l’altro ieri e l’ancora?
    ciao dalla sfigà

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