Mar 092015
 

Sono passate alcune notti da che ti ho sognata, ma resta indelebile la sensazione mentre sfumano i ricordi come fumo nel vento.
Ricordo d’essermi svegliato immerso nella sensazione d’infatuazione con cui nella più piena adolescenza ci si innamora la prima volta, ricordo di essermi svegliato stupito dal sogno stupendo e perfettamente coerente appena fatto.
Volevo alzarmi dal letto e scriverlo per filo e per segno, con il suo inizio, lo svolgimento e la fine perfetta come mai avrebbe potuto essere una storia ragionata a tavolino, rimasi a letto a cullarmi del tuo ricordo inaspettato proveniente da non so quale recesso della mia mente.
Al mattino non ricordavo più nulla. Non ricordavo neppure di averti sognata, ma provavo quella sensazione di dolce inquietudine che si prova poco prima o poco dopo di un bell’incontro.
Sono andato a lavoro pensandoti, pensando perché ti pensavo, e poi d’un tratto il ricordo di quel sogno.
Non saprei ripetere il finale, e neppure lo svolgimento a dire il vero, ricordo l’inizio, lo svolgimento che era durato moltissimo invece lo ricordo compresso in una sensazione che non saprei spiegare.

Ero in una casa di pietra, saprei dirti anche dove probabilmente, ma più probabilmente è un dettaglio che la mia mente ha aggiunto a posteriori, c’erano molte persone, anche queste seppure nel sogno ci fossero potrebbero essere identificate con persone che potrei aver aggiunto a posteriori, ma poi c’eri tu, e di questo non c’è alcun dubbio.
Ci incontravamo come non ci vedessimo da moltissimo tempo, come è poi un dato di fatto, ma anche come fosse inaspettato. Immobili qualche secondo che potevano essere secoli a guardarci con lo sguardo tipico indeciso di chi non sa cosa fare e perché.
Poi come se tu fossi miglia lontana prendevi la rincorsa per abbracciarmi. Ricordo come fosse reale l’istante in cui il tuo corpo ha abbracciato il mio, è penetrato nel mio e si è fuso al mio, ricordo come la sensazione che tu stessi danzando con e dentro di me, come se ruotassi e la tua testa attraversata la mia facesse una capriola e con te me e il mio corpo e la mia mente compenetrati a te, vedevo dai miei occhi e vedevo dai tuoi e tu danzavi e mi danzavi, e ruotavamo e volavamo e non eri più tu od io a guidare era un tutt’uno con infiniti occhi infiniti orecchi, senza più un corpo fisico ma con un corpo fisico, senza più essere due ma senza essere uno, come due enormi palline di plastilina di colori diversi amalgamate, ricordo i colori diversi eravamo azzurri e verdi, eravamo blu e rossi ed eravamo una sfera e una forma mutante immutabile in movimento.
E poi il finale, bellissimo, è rimasto nell’oblio dei sogni scordati.

 

 



Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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