Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Foto.

Racconti

Vorrei fare una foto, forse la foto di un ricordo, chissà, vorrei essere in grado di fare una foto, vorrei poter fare una foto.
Seduta in auto nella penombra, unica luce un lampione lontano, o forse i fari di un’auto di passaggio.
I capelli sono lunghi qualche ciuffo attraversa stancamente il viso, sono un po’ mossi, non molto. Nella semi luce si vede che sono chiari ma non ne è ben chiaro il colore, l’immagine è color seppia, quasi bianco e nero a causa dell’assenza di luce.
Nel bordo del vetro del finestrino aperto per metà la luce del lampione o di chissà di cosa si filtra e un po’ come in un prisma si allarga in un raggio, una linea che le taglia il volto, dalla fronte ampia e liscia, passa all’attaccatura del naso, accanto ad un occhio, ha gli occhi chiari lei, non se ne distingue il colore ma sono certo chiari, poi la luce scende sulla guancia e in quel mentre valorizza debolmente lentiggini che si percepiscono sulla parte alta del naso stesso ed un piccolo particolare, un neo proprio sul lato, accanto alla narice sinistra. La luce è sull’altro lato ma in qualche modo è proprio la sua presenza-assenza a valorizzarne l’insieme.
Prosegue ancora questo bagliore verso la sua guancia sfiorando l’attaccatura delle labbra dove il sorriso forma tra la guancia le labbra e il mento delle piccole fossette valorizzate dal chiaroscuro della scena, la luce non passa poi sul collo ma la curvatura del vetro o il dislivello tra il viso e il corpo la fanno sparire in qualche altro luogo come se il suo scopo fosse in quel punto terminato.
Il sorriso è dolce, ampio, talmente ampio da lasciar intravedere un istante il bianco dei denti, stupendo non tanto per la forma in se delle labbra quanto per il portamento, per il modo di sorridere, per l’istante in cui quelle labbra decidono di sorridere e le tempistiche dei movimenti abbinate a quelle dello sguardo. Non è facile fotografare l’istante esatto in cui tutto questo si può cogliere nonostante l’immobilità tipica di un’immagine statica.
Il naso, tra questi occhi chiari e le labbra e le fossette e il mento, è leggermente tondo ma proporzionato nel volto, le sopracciglia curate e un lievissimo trucco valorizza la forma stessa degli occhi. Ma non è la forma, ne il colore degli occhi a formarne lo sguardo, ne il sorriso a darne la bellezza: è come pregna di una retro-bellezza che le sta profondamente dentro, che va al di là dell’estetica e della forza stessa che trasmette, e della poesia. Una retro-bellezza che è propria del movimento, dell’istante, della scelta inconsapevole di come quando perché dove muoversi.
Lo sguardo è rivolto verso di noi ma il viso è leggermente inclinato verso la sua destra, come consapevole che in quella posizione il gioco di luci e ombre le darà maggior risalto.
Osservando ancora le labbra, le fossette attorno ad esse, il bianco che spunta dei denti, si nota un altro piccolo neo tra il naso e il labbro superiore, un neo chiaro, quasi impercettibile al buio ma presente, come per dire “guardami ancora” ed ancora lo sguardo viene portato ad osservare l’insieme, proporzionato, nelle forme e nei chiaroscuri e così ricco di essenza, la pelle appare liscia, pura come il volto di chi si sente a casa, curato come quello di chi si ama e al contempo libero da ogni costrizione o regola.
Man mano che gli occhi si abituano alla luce spunta un altro impercettibile neo, prima era esattamente nascosto da essa. Si trova sul mento, diametralmente opposto all’altro, giusto accanto ad una fossetta di quelle formate dal sorriso. Ed è proprio osservando quest’ultimo che la penombra mostra il lobo dell’orecchio, un orecchio perfetto, ben formato, quasi elfico seppure senza la tipica punta, Porta alcuni orecchini, anelli, uno più grande e gli altri due leggermente più piccoli, non sulla parte bassa del lobo però ma leggermente più in su.
La luce si riflette leggermente tra il volto e l’orecchino centrale formando un piccolo punto luce che prima non si notava.
Il punto luce riporta di nuovo a quel raggio e dal raggio allo sguardo leggermente felino, ma di un felino dolce, mansueto, per nulla aggressivo. La parte dell’occhio più vicina al naso si allarga leggermente invece di stringersi subito ed è rivolta leggermente verso il basso, valorizzata dalla cornice delle sopracciglia quasi disegnate con precisione per questo scopo. Ancora una lo sguardo tende a scendere scorrendo il naso, le lentiggini lievi impercettibili dolcemente stupende e poi di nuovo il sorriso, a navigare su quel sorriso, sulla bellezza e la retro-bellezza e l’essenza per poi riprendere ancora a scoprire nuovi dettagli, luci ombre, sogni nascosti, e ancora ancora.
Ancora.

Disclaimer

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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