Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Il disastro del Vajont

Oggi sono stato sulla diga del Vajont. Erano diversi anni che desideravo andarvi, per me ha sempre rappresentato una specie di mito. Un po’ perché mio fratello è ingegnere e me ne ha parlato, un po’ per motivi forse reconditi che non ricordo, fatto sta che mi ha sempre affascinato. Sono stato ad Erto e a Longarone, e un uomo non senza emozione, mi ha raccontato ancora una volta la storia della diga.

Vajont è il nome del torrente che scorre nellavalle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno (Italia).
All’inizio degli anni 60 fu costruita quella che ancora è la più alta diga del mondo, un opera di ingegneria di altissimo livello, costruita per reggere qualsiasi pressione, un monumento all’intelletto umano e nazionale.
La diga in effetti è tutt’ora in piedi e non ha subito il minimo danno, ma non tutti i calcoli erano stati fatti perfettamente.

Dopo la messa in atto di tutta questa grande opera la valle sotto Erto e Casso fu artificialmente allagata e la diga messa in funzione. Ciò che non era stato previsto era il crollo del vicino monte Toc che la sera del 9 ottobre 1963 si elevò un immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione.

La stima più attendibile è, a tutt’oggi, di 1910 vittime.

I tre errori storici fondamentali che sono stati commessi sono stati quelli di aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico l’aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza e il non aver dato l’allarme la sera del 9 ottobre per attivare l’evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione.

Fu aperta un’inchiesta giudiziaria. Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale per la prevedibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi.

Ora Longarone ed i paesi colpiti sono stati ricostruiti.


Simulazione digitale della frana

La visita alla zona è davvero impressionante. Nella zona dove c’era il lago attualmente c’è una vera e propria montagna, la cosa che fa pensare è che questa montagna sembra più che roccia un ammasso di pietre. In effetti guardando verso il monte Toc ci si accorge di come quel lato del monte sia praticamente solo una enorme lastra liscia di pietra, e si capisce che è proprio da quella zona che è franato. Con i campi, e le case che vi erano. Il tutto dentro il lago. Le proporzioni sono a dir poco impressionanti, una vera e propria montagna. Solo vedendolo ci si può rendere conto delle proporzioni del disastro.
Credo sia un luogo da vistare assolutamente, anche per riflettere sulle costruzioni moderne, sulla troppa fiducia che a volte l’uomo ha in se.

Mauro Corona è un personaggio forse un po’ pittoresco ma conosciuto a livello internazionale che parla nel mondo di Erto e Longarone, poeta, colto e montanaro, un po’ giornalista, scrittore. Un personaggio per me stupendo. Sempre vestito così, anche quando l’ho incontrato oggi. Parla di come le piante ti ascoltino, ridano. Vive un po’ in una baita un po’ in un’altra. Fantastico.


Mauro Corona racconta di se e della tragedia del Vajont


Mauro corona, il poeta l’alpinista.

Molto interessanti sull’argomento sono il sito www.vajont.net, wikipedia il film Vajont


Trailer del film Vajont.

Disclaimer

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

1 thought on “Il disastro del Vajont

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