Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

San tremo: la recensione caustica annuale.

Patty Pravo: IL VENTO E LE ROSE
Il raffronto tra la sua faccia ventenne e le sue mani che lasciano trapelare la vera età comincia ad essere inquietante.
Il modo di cantare ormai è troppo sempre lo stesso e pare aver perso l’alternatività e la creatività dei suoi cavalli di battaglia, dei suoi bei tempi.
A tratti sembra leggermente stonata, canzone piatta, piatta, piattissima.

Modà con Emma:  ARRIVERÀ
Non male come canzone dei Negramaro, peccato non siano i Negramaro a suonare e cantare, bella la voce di lei quando imita Gianna Nannini, belli i crescendo ma poca sostanza.

Luca Madonia con Franco Battiato: L’ALIENO
In questi due personaggi non posso che riporre la più smisurata fiducia, non sono certo artisti sanremo style e forse anche per questo ripongo in loro tale fiducia.
Tuttavia non mi pare un brano particolarmente incisivo, interessante anche se già usata la tematica del sentirsi alieno tra la gente ma manca la tipica capacità di Battiato di creare un mondo in una canzone, di creare un’atmosfera immersiva che porti all’interno del mondo da cui scaturisce il brano.
Purtroppo resto un po’ deluso.

Giusy Ferreri: IL MARE IMMENSO
In lei ripongo meno fiducia, in particolare perché mi sembra sempre canti con una patata in gola, anche se devo ammettere che qualche spunto interessante in passato lo ha dato.
Il brano parte con un buon impatto rock, peccato poi si interrompa per lasciare spazio a un cantato che non graffia affatto come invece è stata presentata da Morandi. Il tentativo sexy con spacco enorme davanti non rende migliore la performance anche se uno degli autori si chiama Bungaro e con quel vestito porta alla mente fatti di cronaca politica recente.
Più guardo il vestito più penso che lo spacco andasse sulla schiena, però lo scopo quel vestito lo raggiunge, mi dimentico di ascoltare la canzone.
Appena me ne accorgo sento che la patata in gola deve essere cresciuta, e l’anima rock con cui il brano parte nei primi tre-quattro secondi è scomparsa contemporaneamente. Il brano potesse essere scritto dal peggior Vasco Rossi, testo inesistente, musica inesistente.

La Crus: IO CONFESSO
I La Crus… eh… i la Crus.
In loro la mia fiducia è massima, sempre stati di un ottimo rock alternativo e forse un po’ intelligentoide ma di alto livello.
L’intro sinfonico non ci sta assolutamente col pezzo ma poi la calda voce del cantante lascia sempre il segno.
Hanno scelto di portare un brano tipicamente italiano, nel vero senso della parola, senza troppe influenze anglofone.
Il brano non farà mai colpo sui giovani, ma i La Crus non hanno mai preteso di essere mainstream, il passaggio sinfonico a metà contrariamente al primo ci sta, e ci sta molto bene.
Delicato brano d’amore, tipicamente italiano e tipicamente san remese ma nel senso positivo della cosa.
Il tocco lirico ci sta a pieno.
Non resterà nella storia ma è un brano, costruito come si costruisce bene un brano in ogni sua parte.
Finale stupendo.
Credo che ascoltandola un altro po’ di volte cambierò idea promuovendola a maggiori voti.

Anna Oxa: LA MIA ANIMA D’UOMO
Ah… Anna Oxa… pazza, come sempre.
In lei non ripongo ne fiducia ne sfiducia, ogni volta è una sorpresa. Questa volta è vestita in modo decente finalmente, anzi direi in modo appropriato, si vede lontano un miglio l’esperienza, la capacità di tenere il palco.
Brano molto alternativo, di difficile ascolto. A san Remo non si può farlo ma se quella chitarra di accompagnamento fosse un po’ più distorta l’anima del brano uscirebbe maggiormente, san remasse ma non troppo, carico ma non troppo, uno dei migliori brani in concorso anche se non potrebbe mai neppure avvicinarsi a vincere.
Lei teatrale, energica. Notevole.
Ottimo lo stacco verso fine brano.

Tricarico: TRE COLORI
Tricarico mi ha sempre inquietato, non ho mai saputo interpretarlo.
Non ho mai capito se ci è o ci fa.
Brano delicato, ottima scelta degli strumenti ma non riesco a farmi andare giù il suo modo di cantare, il suo fare brani-filastrocca seppure talvolta con testi interessanti, ma in questo caso il testo mi pare pure inconcludente e poco interessante.

Nathalie: VIVO SOSPESA
Beh… in lei ripongo una fiducia pressoché totale. Non posso non ammettere che è la mia prediletta e non per la mia suscettibilità quel genere di fisionomia ma perché trovo abbia una gran voce, una gran capacità di interpretare e una gran capacità di creare buoni brani. Mi piace sia quando interpreta brani suoi che quando ne interpreta di altri.
L’orchestra è diretta niente popò di meno che da Lucio Fabbri!!! Il polistrumentista che ha praticamente seguito la P.F.M in tour al violino, chitarra, tastiere, batteria e tutto quello che gli capita sotto mano.
Il brano non è immediato, un po’ Matia Bazar dei tempi migliori, la voce continua a cambiare tra dolce, farinosa, forte, rauca mostrando di essere vocalmente una spanna sopra alla media.
Il brano passa da una fase più tranquilla a una sempre più aggressiva, a volte mi pare di sentir qualche impercettibile esitazione prima dell’inizio della parte più aggressiva, ci vedo un po’ la Patty Pravo dei bei tempi.
Mi piace.
Mi piace davvero e potrebbe anche avere le carte per piacere alla massa, forse per vincere.

Al Bano: AMANDA È LIBERA
Al Bano credo incarni molto la musica italosanremese. Classico. Estremamente classico, troppo classico. Voce pazzesca, come sempre ma la voce non è tutto.
Bella la parte con i cori, molto evocativa, ci sta poco lo stacco arabeggiante, il brano zoppica e se non ci fosse la sua voce sarebbe nullo.

Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario: FINO IN FONDO
Il brano inizia bene, l’arrangiamento sembra interessante fino a quando inizia a cantare Raquel Rosario, forse se Luca avesse fatto duetto con una cantante sarebbe stato meglio.
Da quel momento in poi il brano perde di interesse e si trasforma nella solita canzonetta san remasse finché non riprende a cantare lui, per pochi istanti per poi tornare a pensare che si insomma, era evitabile.
Poi il brano continua sullo stesso tono, insomma dopo la metà si è già capito quanto basta.

Roberto Vecchioni: CHIAMAMI ANCORA AMORE
Vecchioni… Vecchioni è sempre Vecchioni, classico cantautorato ottimo da san Remo, struggente brano d’amore tipicamente all’italiano, si insomma, ci sta’ anche se poi son sempre le stesse parole, le stesse cose che girano però ci sta.
Solo qualche troppa somiglianza con Guccini e il suo Cirano dal punto di vista della cadenza del ritmo ma tutto sommato non male, niente di sconvolgente.

Anna Tatangelo: BASTARDO
Devo ammettere che questa canzone è migliore delle altre sue precedenti, forse il marito ha contribuito meno del solito nella scrittura, come di consueto l’interpretazione è scardina dal punto di vista di espressività ma ci da dentro con la voce.
Devo ammettere che il pezzo non è malissimo peccato finisca per essere un po’ troppo ripetitiva e monotona, ma almeno non sembra una canzone di d’Alessio per una volta.
Non male comunque. Monotona ma non male.

Max Pezzali: IL MIO SECONDO TEMPO
Pezzali… beh è sempre uguale a se stesso negli ultimi anni, finalmente un testo che parla della mezza età invece dell’adolescenza, finalmente si è accorto di non avere più vent’anni.
Però temo che resti sempre e comunque troppo uguale a se stesso.

Davide Van De Sfroos: YANEZ
L’inizio con quel giro di chitarra è qualcosa di estremamente già sentito, poi parte un classico brano dei Modena City Ramblers o di uno qualsiasi dei gruppi folk moderni.
Però brano divertente, mi piace il fatto che ci sia qualcuno del genere a San Remo, da un segnale di desiderio di cambiare mantenendo però la musica tradizionale.

Riassumendo io voto per Nathalie, e sono pure piuttosto convinto che possa realmente vincere.
Altro di realmente incisivo temo non ci sia.

Disclaimer

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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