Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Parliamo anche dei dati rubati a Linkedin?

In questi giorni ha fatto grande scandalo il furto di dati da 533 milioni di utenti Facebook di cui anche io ho parlato in Parliamo dei dati rubati a Facebook? (https://wp.me/pQMJM-2i1), prevedibilmente invece il furto degli stessi dati a 500 milioni di utenti su Linkedin ha fatto poco notizia.

Se nel caso di Facebook si è parlato di quasi il 20% degli utenti per Linkedin invece, considerato che il suo numero totale di iscritti è poco al di sotto di 740 milioni significa più del 65%. L’Italia è tra i paesi con il più altro numero di iscritti.

I dati sono stati messi in vendita su un forum nel Dark Web, al modico prezzo di 2 dollari per 2 milioni di dati, o di 1.800 euro per il pacchetto completo.

Come ha commentato Linkedin il furto di dati?

Linkedin a riguardo ha rilasciato un comunicato ufficiale (https://news.linkedin.com/2021/april/an-update-from-linkedin) in cui dichiara che dopo aver analizzato i dati “si tratta in realtà di un’aggregazione di dati provenienti da una serie di siti Web e società”, sostenendo quindi che non vi sia stato nessun furto di dati privati ma che siano stati estratti solamente dati disponibili sui profili pubblici.

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Parliamo dei dati rubati a Facebook?

In questi giorni si sta parlando parecchio di un grosso furto di dati a Facebook, contrariamente alla gran parte delle altre volte in questo caso gli allarmismi hanno un fondamento piuttosto marcato.

Di questo furto si era già parlato nel 2019, e chi parla di ennesimo furto di dati, sbaglia. Tuttavia, fino a pochi mesi fa non c’era certezza su l’impatto di tale furto di dati né erano disponibili gli stessi su canali facilmente raggiungibili mentre da gennaio (forse prima) è stato reso semplice e alla portata di tutti accedervi.

Qual è l’entità del furto di dati da Facebook?

Si parla di 533 milioni di utenti, di cui oltre 35 milioni in Italia, terzo paese in classifica. Significa che globalmente si parla di circa il 20% degli utenti Facebook nel mondo, ma considerato che in Italia ci sono poco meno di 60 milioni di abitanti, scremando tra gli anziani e i bambini 35 milioni di utenti colpiti probabilmente si avvicinano se non alla totalità almeno ad un numero decisamente elevato.

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Family stickers

Modi in cui violiamo la nostra privacy ogni giorno

Oggi si parla moltissimo di privacy ed è un bene, ma spesso se ne parla nel modo sbagliato. C’è un forte timore di aziende che pare vogliano a tutti i costi ledere i nostri diritti e che si arricchirebbero con i nostri dati o sarebbero in grado di controllarci. Parecchie persone sono terrorizzate dall’uso che Facebook, Google, Apple e altri e dell’uso che possono fare dei nostri dati. Sembra che uno dei motivi principali che impedisce la diffusione delle app di tracciamento dei contagi sia ancora una volta il timore che i nostri dati (che ricordiamo in realtà non vengono raccolti: https://wp.me/pQMJM-1Yg) vengano dati ai governi, o peggio -secondo qualche esponente politico- al governo cinese. C’è chi non vuole comprare telefoni cinesi pensando che siano più pericolosi di quelli americani, magari scordando lo scandalo dell’NSA americana (https://tinyurl.com/yx949lgl

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FaceApp sì ma Immuni no?

Le coincidenze a volte fanno sorridere. In un periodo in cui tante persone hanno paura ad installare un’app utile per la salute pubblica per paura di implicazioni legate alla privacy, torna a spopolare un’applicazione che è notoriamente tra quelle con una peggiore gestione e chiarezza della privacy stessa.
Perché?

Essenzialmente si tratta della consueta abitudine a cadere nel tranello dei Bias Cognitivi e delle Fake news.
Siamo abituati a film sullo spionaggio governativo, ci raccontano della Cina che spia i propri cittadini, di Facebook e Google che da cattivoni ci spiano, ma non siamo capaci di informarci. Non siamo in grado di ragionare su due semplici concetti:

Il primo concetto è che non sono solo Facebook e Google ci spiano, ma anche Apple, Amazon, Microsoft, molti degli schermi pubblicitari nei negozi, il computer di bordo di molte auto evolute come quelle di Tesla, il frigorifero smart, la smart tv, Netflix, il vibratore con controllo remoto, la bambola intelligente che diamo a nostra figlia, la tesserina del supermercato, la nostra banca… tutto dipende da quali siano i dati che raccolgono e se sia pericoloso lasciarglieli raccogliere.

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