Penso e scivolo dolce tra i ricordi, non vorrei pesare, non vorrei sconvolgere vite e mondi, eppure si, si lo vorrei, lo vorrei da morire.
Penso all’amore, penso all’affetto, penso al desiderio di possedere, penso alla dipendenza. Cose vissute, vissute una ad una, vissute in coppie, terzetti, quartine, “disposizioni con riposizione con posizione rilevante”, si insomma, a mo di esperimenti di statistica e calcolo delle probabilità , penso ai miei sentimenti di ora se di sentimenti si tratta.
Penso a mia madre che mi dice “Allora? Sabato a mangiar il dolce porti la morosa?” e io che la guardo e dico “Ma che cacchio stai dicendo?!” e poi silenzio.
E penso a chi ha posseduto la mia anima e il mio corpo, a chi ha posseduto la mia anima e basta a chi ho avuto totalmente tra le mie mani, amori affetti possessioni insane, impossibili da allontanare impossibili da avvicinare, impossibili.
E penso all’amore di ora, così semplicemente pastellato, soffice a vederlo, morbido eppure così forte, così resistente a quanto è la distanza, il distacco, le situazioni… a quel che ho fatto in questi ultimi tempi… un amore che non è più solo un sentire ma un essere, uno scegliere, un vivere, indipendente dal salire o scendere delle emozioni, del tempo, della fortuna, dell’umore, un qualcosa che è lì e che resta indipendentemente dal ruolo del mondo e nel mondo. Un condividere anche quel che non condivido perché ovunque, in qualunque modo sento qui la sua presenza, sul lavoro, sul palco domani accanto a me, dentro me, dentro il mio sax, tra le mie braccia nel sonno, sulla mia pelle mentre scrivo al computer, a sussurrarmi all’orecchio sinistro le parole che sento dentro. “Eri qui” che resta un po’ ferma nella scrittura perché…. perché… perché come posso finirla ora?! E va bene così, va bene così per ora, va bene, per ora. Va. Ora.
Va.
E il tempo passa, va avanti… va avanti? Cambia? Cambia tutto, si, cambia tutto eppure qualcosa resta costante, eppure qualcosa sembra semplicemente essere, è.
E trovarmi a scrivere, e scrivere ancora, ma non più poesia, perché torno a viverla la poesia, a scivolar come danzando tra i momenti come su di un prato, come tra nubi, come accanto alle stelle. Allungo una mano per toccarne una, luminosa di luce verde, grigiazzurra, rossa ma mi fermo un istante prima, la osservo, sorrido, faccio il gesto di sfiorarla, ci ripenso e no, un po’ mi parrebbe di sporcarla, di toglierle purezza e così mi accontento felice di osservarla, di sognare, di sognarla e vivere nei sogni, sogni in cui danzo su prati e nubi, sogni in cui danzo accanto alle stelle, sogni in cui allungo una mano per sfiorare una stella dalla luce verde, grigiazzurra, rossa, sogni così simili alla realtà da cui vengo, sogni così vividi, veri, sogni che confondo con la realtà mentre ancora sogno, sogno sogni, sogno quel che è, quel che provo e ogni volta vorrei esser stella, vorrei esser accanto a Lei vorrei sfiorarla, esserne all’altezza, esser così vero e puro e luminoso.
Penso e scivolo dolce tra i ricordi, non vorrei pesare, non vorrei sconvolgere vite e mondi, eppure si, si lo vorrei, lo vorrei da morire.
Penso a mia madre che mi dice “Allora? Sabato a mangiar il dolce porti la morosa?” e io che la guardo e dico “Ma che cacchio stai dicendo?!” e poi silenzio.
E penso a chi ha posseduto la mia anima e il mio corpo, a chi ha posseduto la mia anima e basta a chi ho avuto totalmente tra le mie mani, amori affetti possessioni insane, impossibili da allontanare impossibili da avvicinare, impossibili.
E penso all’amore di ora, così semplicemente pastellato, soffice a vederlo, morbido eppure così forte, così resistente a quanto è la distanza, il distacco, le situazioni… a quel che ho fatto in questi ultimi tempi… un amore che non è più solo un sentire ma un essere, uno scegliere, un vivere, indipendente dal salire o scendere delle emozioni, del tempo, della fortuna, dell’umore, un qualcosa che è lì e che resta indipendentemente dal ruolo del mondo e nel mondo. Un condividere anche quel che non condivido perché ovunque, in qualunque modo sento qui la sua presenza, sul lavoro, sul palco domani accanto a me, dentro me, dentro il mio sax, tra le mie braccia nel sonno, sulla mia pelle mentre scrivo al computer, a sussurrarmi all’orecchio sinistro le parole che sento dentro. “Eri qui” che resta un po’ ferma nella scrittura perché…. perché… perché come posso finirla ora?! E va bene così, va bene così per ora, va bene, per ora. Va. Ora.
Va.
E il tempo passa, va avanti… va avanti? Cambia? Cambia tutto, si, cambia tutto eppure qualcosa resta costante, eppure qualcosa sembra semplicemente essere, è.
E trovarmi a scrivere, e scrivere ancora, ma non più poesia, perché torno a viverla la poesia, a scivolar come danzando tra i momenti come su di un prato, come tra nubi, come accanto alle stelle. Allungo una mano per toccarne una, luminosa di luce verde, grigiazzurra, rossa ma mi fermo un istante prima, la osservo, sorrido, faccio il gesto di sfiorarla, ci ripenso e no, un po’ mi parrebbe di sporcarla, di toglierle purezza e così mi accontento felice di osservarla, di sognare, di sognarla e vivere nei sogni, sogni in cui danzo su prati e nubi, sogni in cui danzo accanto alle stelle, sogni in cui allungo una mano per sfiorare una stella dalla luce verde, grigiazzurra, rossa, sogni così simili alla realtà da cui vengo, sogni così vividi, veri, sogni che confondo con la realtà mentre ancora sogno, sogno sogni, sogno quel che è, quel che provo e ogni volta vorrei esser stella, vorrei esser accanto a Lei vorrei sfiorarla, esserne all’altezza, esser così vero e puro e luminoso.
Penso e scivolo dolce tra i ricordi, non vorrei pesare, non vorrei sconvolgere vite e mondi, eppure si, si lo vorrei, lo vorrei da morire.
Penso all’amore, penso all’affetto, penso al desiderio di dare gioia, di avere gioia, di condividere istanti e pensieri.
Penso a quel che ancora mi manca.
E sorrido.
…si. Sorrido guardando una stella che sa coprir le nubi.
Penso a quel che ancora mi manca.
E sorrido.
…si. Sorrido guardando una stella che sa coprir le nubi.
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