Gen 142009
 

I personaggi son due in questa storia, il cambusiere e il Ragazzino, o forse il Capo e il Ragazzino.
Non sono due personaggi a caso, non sono due persone e basta ma sono speciali a loro modo come ognuna delle persone presenti con loro, e non sono due singole persone, ne una coppia di persone ma due di un gruppo, sono semplicemente parte di un gruppo, di un mondo, di una grande famiglia. Non si conoscono ne mai forse si frequenteranno.
C’è freddo fuori e neve, neve ovunque, la casa è riscaldata solo da qualche stufa a legna e dei termosifoni malandati, in casa si gira con la sciarpa, chi per voglia chi per costrizione, chi per moda. I ragazzini sono molti e scatenati, i loro responsabili sono quattro capi e due cambusieri entrambi scout, come tutto il gruppo d’altronde. Per questo sono tutti qui, è un campo invernale, un campo di lupetti.
L’entusiasmo è altissimo e le attività, i giochi, i momenti di manualità, di preghiera sono moltissimi, ogni momento ha il suo ruolo, ogni istante ha un suo perché, anche le pause libere. I ragazzini corrono, urlano, giocano, ascoltano, fanno silenzio, crescono e tra essi il Ragazzino si guarda intorno con aria vigile, non è uguale a tutti, lui ha qualcosa di speciale, come tutti qui d’altronde, ma la sua particolarità è quella di essere grande, o di sentirsi grande quantomeno, fisicamente e mentalmente, di sentirsi di dover essere leader, di dover essere qualcosa.
Come ogni ragazzino grande per dimostrare agli altri il suo essere organizza gli scherzi, si mostra forte di fronte ai capi che comincia a vedere come autorità, mostra che lui non piange, che lui vince, mostra che lui sa, e nel frattempo si guarda attorno, come una spugna beve ogni istante, ogni parola ogni reazione, ogni momento.
In cambusa c’è del frastuono, pentole che sbattono, acqua che scorre, profumo di pancetta, dentro ci sono la cambusiera e il Cambusiere, lui è un capo di qualche altro posto, un amico di Akela pare, insomma ha il fazzolettone diverso dagli altri però anche lui sa come si risponde ai gesti e alle frasi di Akela, insomma con le sue particolarità è uguale a tutti, con la sua voglia di giocare con i ragazzi, la sua allegria, il suo saper essere serio, e il prendere i ragazzi sulle spalle, farli volare giocare, e il suo farsi da parte appena iniziano attività.
Sono molti i momenti di questo campo che ricordo, le attività manuali, con quella pasta di sale e con le palline da decorazione, la camminata sulla neve e il grande gioco svolto, e il vetro della stufa che qualcuno ha… che si è rotto da solo, e la boccetta di profumo che il Ragazzino portava con se per sentirsi grande spaccata sul pavimento, e lo scalpo sul ghiaccio, e il Cambusiere che cucinava la carbonara sulla stufa a legna, e Akela vestita da Manfred, e Baghera che ripeteva “ghiande ghiande ghiande. Ghiande ghiande ghiande” vestito da Scrat, e tutti i lupetti a ripetere “ghiande ghiande ghiande. Ghiande ghiande ghiande”, ma c’è un momento, anzi due che forse più di ogni altro ha contato.

Era poco prima di messa, il Cambusiere sistemava l’uniforme dopo aver finito di grattare la teglia delle patate, e il Ragazzino faceva un po’ lo sbruffone e un po’ l’annoiato per la terribile incombenza dell’incontro con il Signore dicendo cose tipo che a lui non interessava.
In quel momento il Ragazzino passava davanti alla porta della cambusa, davanti al Cambusiere e con aria stupita e un po’ di sfida guardò il Cambusiere e disse “Ma come?! Tu sei Cattolico?!”, passò un istante di silenzio poi il Cambusiere guardò il Ragazzino con aria seria ma bonaria, il Ragazzino era ancora lì in attesa di una risposta “Io sono un Capo scout” rispose.
Niente altro.
Il Ragazzino ebbe un istante di blocco, poi guardò con occhi stupiti e disse “si… è vero…”, poi con l’aria un po’ dispersa e pensante si avviò alla cappelletta.
Un altro istante importante fu alla fine del campetto che di nascosto il Ragazzino che sfidava gli adulti, il ragazzino che voleva mostrarsi forte andò dal Cambusiere, di nascosto, certo, mica poteva farlo davanti a tutti…. e lo abbracciò dicendo “Grazie, ci rivedremo vero? Verrai al campo estivo vero? Ti tieni in contatto con Akela” stava un po’ tremando, gli veniva da piangere, ma non poteva farlo vedere, lui era forte.

E fu così che capii che la mia vocazione era quella  di essere Capo, che avrei camminato per essere un buon capo, il miglior capo che mi fosse possibile essere.
E fu così che decisi il mio futuro.



Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

  2 Risposte a “Storia di un giorno freddo e di stufe a legna e di incontri”

  1. Sì, decisamente è quello che intendevo io. Sarà un sacrificio, sicuramente… ma un giorno, li raccoglierai in un bellissimo libro per ragazzi, come ti indicai io, vero?? questi racconti??
    I miei complimenti Sun…

  2. che bella storia 🙂
    che bello che a distanza di tempo il ricordo sia ancora così vivo!
    che belle le ultime 3 righe!

    ps: il posto del campo che pensavamo è saltato…stiamo cercando…ti tengo informato!

    un abbraccio

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