Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Di spalle alla luce in fronte.

Io non lo so il perché ho detto Addio,
non lo so perché ho voltato le spalle ad una luce nel buio,
non so cosa avessi dentro ma so che c’è ancora,
so che se tornassi indietro lo rifarei ancora
per tutto ciò che è stato
breve o lungo che sia lo rivivrei come è stato
gli stessi errori,
gli stessi sorrisi,
gli stessi istanti.

Le tue lacrime in camera e la Luna piena di sfondo a entrare dalla finestra aperta
era estate
ed io ad ascoltarti, capirti, stringerti al cuore
ed infine d’un tratto baciarti in quel momento esatto:
l’unica cosa giusta da farsi.
L’unica cosa che avesse senso in quell’istante tra le stelle.

E le notti sotto le stelle mentre tu ti avvicinavi al mio volto
ed io a fuggire le tue labbra
non volevo accettare il tuo amore
io a non cedere
io a fermare con stupide battute gli istanti
io a e cedere infine crollando sotto un tuo sguardo che mi osservava dal basso
come da un albero piantato sul tetto del mondo da cui ridere della vita
cedere ancora e ancora su di un prato,
accanto ad un castello.

E i colori azzurri che ancora porto talvolta al collo dopo anni
in inverno
Venezia
e le grigliate e l’arte delicata del movimento delle tue mani
e la tua ubriachezza da sonno
le tue paure
i miei tentativi di scalfirle

E quel bacio rubato clandestino lento lungo in una notte di fuga
la presa della Bastiglia.
Fu quanto bastò a creare un mondo segreto.

ed ancora camminare sulla via dei castelli
sotto la pioggia stretti
dall’alto della torre un bacio ed un altro ancora
e Roma,
e tante notti
e tanti giorni nel male e nel bene
nel male e nel bene,
e la mia musica, il suono del mio sax per te nella luce verde di lampadari da biliardo.

Il pane comprato appena cotto la mattina dopo una notte svegli per la città
e le colline dell’Umbria
e Verona
e ore passate assieme nel verde
e il cibo buono e il vino e le notti.
Le lunghe notti.
Le lunghe notti.

Ed ancora la tua musica mai sentita,
il suono del suo pianoforte
le ore al parco e pochi baci rubati
e il male che ti ho fatto quel giorno, di questo mi pento, si.

Ed ancora le notti di quel campo estivo
sogno clandestino davanti al fuoco
palese e clandestino
nascosto e vissuto mai a pieno eppure così pieno da essere stato pienezza pura
e vuoto e musica
e silenzi
e l’intesa, e la poesia insita nel nostro stesso esistere, nel nostro essere ciò che siamo
e tutto ciò che ha seguito quelle notti, nel bene e nel male.
Nel bene e nel male.

E le mie insicurezze
e i miei freni
e il desiderio di farti visitare luoghi come non hai mai vissuto
e il desidero di portarti lontano
di affrontare ogni sfida accanto, mano nella mano
e il desiderio e non più il sogno.

Ne sai la differenza?
Sai la differenza tra un desiderio ed un sogno?

Ed ancora,
ed ancora cercandoti in mille luoghi in mille mondi, in mille vite, anime, sguardi
ancora proseguo crescendo, crescendo, crescendo.
Crescendo.

Torneremo un giorno dove ci siamo persi.
E non vivrei più di nuovo ciò che ho vissuto perché la vita cambia
perché la vita cambia.

Disclaimer

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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