Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Cuori

Penso al tuo cuore, così nomade, così caldo
al mio così apparentemente stabile, così apparentemente freddo.

Penso al tuo sguardo quella notte,
sguardo di madre e sguardo di bimba,
alle tue mani sul mio petto come fosse l’unico luogo.

E penso a quei cuori a navigare nel mondo accanto,
Il mio che lentamente si scalda col tuo
il tuo che pian piano prende casa, prende un luogo
il suo luogo.

Penso ad un cuore che non è che due uniti
penso a noi, ancora noi,
all’alchimia che ci unisce,
e poi… poi guardo te negli occhi, prendo le tue mani e camminiamo assieme

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Il mio mondo di scrivere è cambiato.

Il mio mondo di scrivere è cambiato, si il mondo non il modo.
Accorgermene è stato quasi improvviso, quasi in quanto in realtà sotto sotto me ne stavo accorgendo da anni.

Ho scritto diversi libri, quelli che ho completato sono tutti di Poesia. Ho pubblicato “Contrapposizioni” che in quel momento era il meglio di ciò che avevo ma che pecca a tratti dei difetti della gioventù, ho tentato poi di pubblicare “Ritratti” che nonostante sia ormai datato a rileggerlo mi emoziona ancora, è ricco di citazioni, cita ognuno degli altri libri che ho scritto e mai pubblicato, contenine significati più o meno nascosti nei meandri delle frasi, come e meglio di “Contrapposizioni“, e soprattutto contiene tanto, tanto me. Ho cercato di pubblicarlo ma ho avuto solo problemi, tanto da dovermi rivolgere ad avvocati. Ci proverò ancora, lo so già,
Poi… finito ritratti ho cominciato a dire che scrivo poco, che non scrivo più.

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Goccia

Una goccia che cade.
Liquido denso sulla superficie di un’altro.

Una goccia di miele in un bicchiere di bianco caldo latte.

Ed erano anni, forse millenni, ere che quella goccia dall’alto si formava,
lentamente.

Con.

I.

Suoi.

Tempi.

Lentamente.

E non c’è un perché, non c’è un quando, non c’è nulla da chiedere o chiedersi.

Lentamente.
A formarsi da un piccolo infinitesimo puntino a raccogliere sostanza,
raccogliere e ingrandirsi, prendere forma,
scolpirsi, modellarsi fino ad essere tonda, grande, forte,
fino a sentirsi pronta.

Per poi infine scendere.
Lanciarsi,
lasciarsi andare.

Giù.

Volare un istante,
o cadere con stile.

E giù
fino all’impatto, dolce, lieve ma deciso.
Sentirsi per qualche momento allargare sulla superficie mentre questa si sposta,
sentirsi per qualche istante espandersi e ritirarsi per mantenere la propria massa
la propria essenza,

e poi lentamente disfarsi, confondersi, scendere come in un piccolo flusso unendosi

facendo parte stessa del resto,

creando qualcosa che non è più l’uno o l’altro,
creando qualcosa.

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Programma della giornata.

Programma ideale
Ore 9.30 dentista.
Ore 10.30 andare a ritirare dei pantaloni.
Ore 11.30 perparare le valige.
Ore 14 lavoro
Ore 21.20 uscire da lavoro
Ore 21.30 a casa di amici per discutere il progetto della casa.
Ore 00.06 prendere il treno.

Stato dei fatti
Ore 9.30 dentista.
Ore 11 la macchina non è ripartita e sto aspettando mi vengano a
prendere….
Ore 12.00 sono  al negozio di pantaloni
Ore 13.00 sono riuscito a sistemare tutto e sono pronto ad andare a lavoro.

P.S.
Nel frattempo ho scoperto che il treno è alle 23.35.


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Muro

Eri tu quel muro.
Ed io ad avvicinarmici. Osservarlo.
Spostarmi a destra e a sinistra come per studiarlo.
Toccarlo lentamente con paura e ritirare la mano.
Allontanarmi di scatto.
Guardarlo ancora, a destra, a sinistra.
Sfiorarlo ancora e sfuggire.
E poi pian piano toccarlo nuovamente con più confidenza, pian piano.
Fino a posarci il palmo, abbracciarlo lentamente.
Allontanarmi senza più perderne il contatto, carezzarlo dolcemente
e poi ancora senza perderne il contatto sedermici accanto, mantenendo l’abbraccio,
posando su di lui il mio viso, addormentarmici a contatto.
Rimanere accanto a lui.
Eri tu quel muro.

E poi, prima di andarmene, un inchino per ringraziarti di tutto ciò che sei.

Di ciò che sarai.

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Marika

Mi osservo, osservo il mio volto. Sorrido, faccia inebetita, il cuore batte.
Mi osservo, osservo i miei movimenti, osservo il mio essere dentro.

Mi osservo.

Non importa più quanto sei distante nello spazio, non importa più quanto sei distante.

Mi osservo, osservo il mio volto. Sorrido, faccia inebetita, il cuore batte.
Mi osservo, osservo i miei movimenti, osservo il mio essere dentro.
Mi osservo innamorato come non ho mai ammesso negli anni.
O quantomeno non ho mai creduto.

Osservo le molteplici, infinite, difficoltà tra noi,
ma queste non centrano.
Queste ora sono solo contorno.

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Sguardo nello sguardo

25/09/2009
In tutto questo,
in fughe e ritorni,
in amori di pochi istanti,
in sogni
sei lontana e mi torni in mente.

Il tuo sguardo tatuato nel mio,
io guardo, osservo,
lentamente osservo il mondo

lo vedo attraverso il colore dei tuoi occhi
osservo il mondo come in trasparenza del tuo viso
ed in ogni microamore
in ogni microincontro rivedo ancora una volta lo stesso sguardo
lo sguardo del mondo
-del mio mondo-

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Fine

Fine
20/08/2009

È sempre alla fine che scrivo,
all’inizio talvolta
ma quasi mai mentre vivo.

È sempre alla fine che scrivo,
ed è per questo che di te
-te che vorresti leggere-
non scrivo

Ed è per questo che alla fine scrivo sempre di te che non vorresti più leggere.

È sempre alla fine che scrivo,
quando non c’è più altro da fare.

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Amare

Paura.
Amore.
Paura d’amare.
Paura d’amore.
Un giorno ho vissuto una storia d’Amore.
Amore vero.
Dove devi affrontare in primo luogo te stesso.
Dove devi decidere se perdere tutto te stesso, rimboccarti le maniche e soffrire come un cane per cercare che lei sia felice oppure dire “ok, forse non vale la pena, meglio se mi faccio la mia vita”.
Quel giorno, quegli anni ho capito di non aver mai amato prima, e che forse mai più avrò una simile occasione di dimostrare a me stesso ciò che significa Amare.
Lo ammetto: è stato stupendo, è stata la cosa più vera e più viva arrivare a perdere se stesso, distruggersi, morire dentro,


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