Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Cielo terso e nubi bianche.

Guardo le nubi bianche di questi giorni, il cielo azzurro, terso, la neve sul Baldo e sogno.
Sogno affrontando il futuro.

Mi piacciono le novità, mi piacciono le sorprese, e in questi giorni ce ne sono state molte, dal cantiere della casa che dovrei comprare chiuso per problemi tra architetto e impresario, a un nuovo gruppo con cui sto suonando (e di cui per ora non dico nulla perché credo sarà una grossa grossa sorpresa praticamente per tutti, e ad alcuni piacerà da morire ad altri farà proprio schifo), all’arrivo di un nuovo



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Sei stato Scout se…

Sei stato Scout se…

Bei ricordi o brutti ricordi ma positivi…
“una volta scout. Sempre scout”

… se far attraversare la strada alle vecchiette è l’unico tipo di servizio che non hai mai fatto.
… se sei immune a 432 tipi diversi di virus.
… se nella tua vita scout hai perso complessivamente un intero servizio di posate da 24 pezzi.
se nel dubbio, scegli la strada in salita (ormai hai imparato che quella giusta è sempre quella).
… se un fazzolettone multicolore, spesso anche un po’ sfibrato, riesce stranamente a proteggerti dal freddo meglio di un piumino.
… se porti i pantaloncini corti anche sulla neve.
… se anche con la gola in fiamme riesci a cantare.
… se con un fazzolettone al collo spariscono tutte le allergie.
… se almeno una volta, da capo reparto. ti sei perso le squadriglie in hike notturno.
… se sei riuscito a perderti malgrado la bussola e migliaia di carte topografiche in mano.

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Thinking Day

« Il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri. Prova a lasciare questo mondo un po’ meglio di come l’hai trovato e, quando arriva il tuo momento per morire, tu puoi morire felice nel sentire che in ogni caso non hai perso il tuo tempo ma hai fatto del tuo meglio. »
B.P.

Il 22 febbraio di 152 anni fa a Paddingto nacque un uomo, un uomo semplice.
Era il 185 in famiglia e fra amici veniva chiamato Stephe ma il suo nome completo era Robert Stephenson Smyth Powell, il sesto figlio di otto del reverendo Baden Powell il quale morì però tre anni dopo.
Quando Robert aveva 12 anni, sua madre, con

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Censito in Agesci!

Ebbene si.
Alla fine, anche questo anno risulto censito in Agesci, non ho resistito alla tentazione ed oggi ho consegnato il mio censimento al capo gruppo.
No, non farò attività, non credo almeno fino alla fine dell’anno scout, ma nel frattempo potrò fare campetti di formazione e altro!
Eh si… è proprio vero da certi tunnel non si esce facilmente!

La mia intenzione è ripartire il prossimo anno oltre che con la carica, la serenità, la consapevolezza acquisite in questi mesi anche con una nuova formazione metodologica, cosa fondamentale per svolgere il mio ruolo al meglio.
Quale sarà il mio ruolo poi… non si sa, oggi mi sono stati posti interessanti dubbi su dove ci sarà bisogno di me il prossimo anno e… beh se fosse come spero sarebbe un sogno, ma comunque sia farò il mio servizio al meglio, fiero e felice di farlo, e finalmente dopo qualche anno credo di aver riacquisito le motivazioni giuste, lo spirito giusto, forse sarò di nuovo il capo scout che sognavo, e magari questa volta senza gli errori di allora.



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Con te partirò


Le partenze son sempre istanti importanti, ma per quanti una partenza ha il significato che ha per te, per me, per tutti quelli della nostra specie?
Ma anche tra questi per quanti la partenza significa così forte quello che significa per te, e per me che invece in un pomeriggio d’estate, seduto attorno ad un cerchio al sentire la parola “diverso” ho deciso di partire diversamente?
Ricordo, penso ancora a cosa farei alla mia partenza certe volte, quali segni farei, penso a chi parte e penso “Io alla mia partenza farò…. ah…. no, non lo farò più oramai”.
Penso al simbolo che regalerei a te creandolo con le mie mani… quanto ci vorrebbe? Una settimana? Forse di più tra il cercare il materiale, definire il progetto per intero e il realizzare il tutto e poi?
E poi te lo darei e non importa la tua reazione.

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Racconti

Storia di un giorno freddo e di stufe a legna e di incontri

I personaggi son due in questa storia, il cambusiere e il Ragazzino, o forse il Capo e il Ragazzino.
Non sono due personaggi a caso, non sono due persone e basta ma sono speciali a loro modo come ognuna delle persone presenti con loro, e non sono due singole persone, ne una coppia di persone ma due di un gruppo, sono semplicemente parte di un gruppo, di un mondo, di una grande famiglia. Non si conoscono ne mai forse si frequenteranno.
C’è freddo fuori e neve, neve ovunque, la casa è riscaldata solo da qualche stufa a legna e dei termosifoni malandati, in casa si gira con la sciarpa, chi per voglia chi per costrizione, chi per moda. I ragazzini sono molti e scatenati, i loro responsabili sono quattro capi e due cambusieri entrambi scout, come tutto il gruppo d’altronde. Per questo sono tutti qui, è un campo invernale, un campo di lupetti.

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Return to Tornato come da un sogno….

È strano…. non me lo aspettavo!

Ora lasciando perdere se vada bene o no che un ragazzino di dieci anni abbia un suo telefono cellulare c’è un lupetto del campo a cui sono appena stato che mi aveva sfidato a ricordarsi a memoria il mio numero di cellulare…
Beh, non solo se lo ricorda ma mi manda gli auguri e mi continua a chiedere di mettermi d’accordo con Akela per partecipare anche al loro campo estivo!
Sembra che io sia piaciuto fin troppo a lui e agli altri lupetti!
Questa cosa non può che mettermi di buon umore! Darmi un po’ di fiducia… chissà che sarà, chissà.
Di certo questa estate almeno un campo estivo lo farò con chi… si vedrà! Accetto prenotazioni! eheheh


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Tornato come da un sogno….

Come da un sogno rimetto piede in casa dopo un campo scout, l’ennesimo.
Questa volta invernale con i Lupetti, come cambusiere, ma rigorosamente in uniforme!
Rimetto lo zaino, sempre pronto nell’armadio, tolgo l’uniforme e il fazzolettone ancora una volta pronto a indossarli di nuovo alla prima occasione e ripenso a questi giorni.

A quel ragazzino che faceva il grande, e il superiore che poi a fine campo quasi

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La mia camicia

La mia camicia è ad impolverarsi nell’armadio.
Ma nell’armadio, non in uno scatolone.
Estote Parati, son sempre pronto a tirarla fuori.
Il mio fazzolettone è attaccato al muro, si, su una parete con altri trenta fazzolettoni di colori diversi, accanto al mio cappellone.
Pronti per essere indossati.
Il mio zaino è lì nell’armadio, con dentro il sacco a pelo, la torcia con le batterie sempre cariche e il necessario per essere pronto a partire.
Ho comprato degli scarponi nuovi, per quando tirerò fuori lo zaino. E con gli scarponi ci sono le calze dell’uniforme.
Il mio coltellino è

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La mia risposta definitiva.

Ne parlavo l’altro giorno con un gruppo con cui mi ritrovo ultimamente… si parlava in quel momento di evangelizzazione, di come in quest ambito sia più importante e corretto parlar dell’esperienza nella propria vita piuttosto che di dogmi e di regole, come sia più importante mostrare se stessi per far apprezzare le proprie scelte.
Si parlava anche di come spesso il dire qualcosa


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….fatto. (post modificato lievemente)

Ed infine l’ho fatto.
Ho indossato per l’ultima volta la mia uniforme?
Ultima uscita dei passaggi?
Forte Gisella. Qui ho fatto la prima uscita della mia vita, con i Lupetti tanti anni fa a giocare e poi dormire fuori per la prima volta lì vicino, qui finisce, come un cerchio che si chiude.
Mezzora per indossarla, questa uniforme, nel silenzio. Lacrime che spingono contro una barriera di sorriso. Ci sono i miei lupi là, e loro devono essere allegri.
Indossare la camicia che sono fiero di portare, arrotolarne le maniche,  tre giri? Quattro? Sono sempre stato indeciso, in realtà dipende


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