Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo, divulgazione informatica, uso consapevole tecnologia, e fatti miei

La porta del paese delle meraviglie – Epilogo

Il rumore che la maniglia produsse fu secco ma chiaro, sentii inizialmente la resistenza alla rotazione e poi dopo un lieve sforzo lo scatto ed il suono del blocco che usciva dallo stipite per lasciare libera lo specchio, la figura accanto a me stava facendo lo stesso e mentre aprivo la porta la vidi sia nel riflesso -finché mi fu possibile- che nella proiezione reale. Fu quando la osservai entrare nel nero del legno che vedevo dietro che mi accorsi che qualcosa non andava.
Il vetro si era staccato dal pannello di ebano ma non si aprì alcun passaggio, anzi, una parte si era rimasta lasciando una porta più piccola ancora chiusa.
Il cuore mi batté forte in gola forse per la prima volta in questo strano viaggio, batté forte da farmi sembrare di non essere più in grado di respirare, sentii la gola chiusa ed i peli sulla nuca mi si rizzarono mentre misi la mano sulla nuova maniglia che era spuntata.

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Racconti

Immergersi in te stesso (edited)

*il racconto è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale*
Non è buona norma in genere immergersi in solitaria, in tutti i corsi insegnano a scendere sempre con in compagno ma d’altronde sono molte le cose che non è buona norma fare, ad esempio scendere con un bombolino ean 70 in una immersione profonda, ad esempio, ma non credo che nessuno dei due rappresenti un problema per l’attività che ho scelto di fare oggi.
Questa è una bella sera di una stellata come poche volte se ne vedono, complice l’inverno e lo scarso turismo la gran parte delle luci sono spente e questo permette di vedere il tutto illuminato solo dagli astri e dalla luna che sta salendo lentamente all’orizzonte tra i monti. L’aria è frizzante e viva, e l’acqua assolutamente calma, un’ottima notte per un’esperienza come questa.

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Racconti

Navigando

Il turno di lavoro oggi è stato duro, più duro del solito e sento la stanchezza chiudermi gli occhi, apro i finestrini e metto l’aria al massimo per cercare di svegliarmi meglio per questa ultima mezzora di strada e poi potrò infilarmi sotto le coperte. Il termometro indica che fuori ci sono dodici gradi ed io indosso solo la t-shirt dell’Oktoberfest 2011, ottima situazione per svegliarmi fuori un po’.
Il navigatore da qualche giorno quando punto casa dopo un po’ sembra impazzire e mi indica un altro luogo, gli altri giorni questa cosa mi fa incazzare terribilmente oggi stranamente invece mi sento così rilassato, forse per questo misto tra stanchezza e freddo da sentirmi quasi inerte. La mente riprende a lavorare anche se gli occhi rimangono mezzo chiusi, e la testa mi

cade

non sono sulla strada di casa!
Mi sono distratto e come uno scemo mi sono messo a seguire l’indicazione sbagliata del navigatore che non so dove mi sta portando, indica un luogo a dieci minuti da qui, e stanchezza a parte non ho davvero molto da perdere, domani finalmente potrò starmene a casa almeno il mattino e a casa nessuno mi aspetta quindi quale miglior momento per fare una cosa scema?

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Racconti

Andate e ritorni

Ancora una volta inizierò scrivendo “è da molto che non scrivo qui”, e mi chiedo anche perché mi ritrovo a farlo. Negli anni ho raggiunto la convinzione che scrivere un blog sia privo di senso a meno che lo scopo non sia professionale, di autopromozione o simili. Ti chiedi “a chi può interessare leggere ciò che scrivo?”.
Negli ultimi mesi sono cambiate molte cose, cose perse, cose trovate, cose ritrovate. E persone.

La prima cosa ritrovata, perché è più bello parlare di quel che si trova che di quel che si lascia, è la voglia di scrivere, e la motivazione soprattutto. Scrivere.
Per un paio mesi ho lavorato ad un progetto che avevo in mente da anni ma che non ero mai stato in grado di scrivere, ne è uscito un romanzo breve.
Credo sia un po’ strano, particolare, non so giudicare se bello.
Anni fa dopo aver pubblicato Contrapposizioni avevo fatto una promessa, avevo promesso ad una mia insegnante di Italiano di avvisarla qualora avessi “prodotto” qualcosa di nuovo.

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Racconti

Acino

Non lo so perché oggi ho scelto di salire sul sedile dietro della macchina, credo sia venuto spontaneo, così… fatto sta che mi ritrovo qui.
Alla guida c’è il buon vecchio Simon, lato passeggero nessuno.
Io sto piegato in avanti, appoggiato al sedile anteriore con la testa al di là del poggia testa, a parlare con lui, è una bella giornata di sole questa, inverno e sole, ottima per un bel giro sulla neve.
Siamo in autostrada già da qualche ora, in tranquillità, Simon non è solito correre ed è bello godersi il paesaggio e fare quattro chiacchere nel tragitto, godersi il tempo, godersi lo spazio, godersi la compagnia di…
D’un tratto accanto a noi un camion sembra sbandare un po’, stringerci di lato da destra.
In un’istante sfiora la macchina sul mio lato, non la tocca per un nonnulla e Simon lo schiva, ma sull’altro lato c’è ancora un camion.

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Cielo terso e nubi bianche.

Guardo le nubi bianche di questi giorni, il cielo azzurro, terso, la neve sul Baldo e sogno.
Sogno affrontando il futuro.

Mi piacciono le novità, mi piacciono le sorprese, e in questi giorni ce ne sono state molte, dal cantiere della casa che dovrei comprare chiuso per problemi tra architetto e impresario, a un nuovo gruppo con cui sto suonando (e di cui per ora non dico nulla perché credo sarà una grossa grossa sorpresa praticamente per tutti, e ad alcuni piacerà da morire ad altri farà proprio schifo), all’arrivo di un nuovo



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Facebook, i nostri diritti saranno suoi per sempre.

di Antonio Dini | 17-02-2009

Il più popolare social network al mondo cambia politica. Da oggi tutti i dati e le informazioni che gli utenti caricano nel loro profilo, foto comprese, resteranno per sempre di proprietà dell’azienda anche quando si volesse cancellare la propria identità online.

In questi giorni ha compiuto cinque anni e si è regalato un’altra polemica. Facebook, il social network più famoso del momento e che sta definendo un’epoca, ha infatti annunciato nei giorni scorsi di aver cambiato “giusto un attimo” le norme che regolano l’accordo con gli utenti del servizio. E il cambiamento sta provocando un’esplosione di polemiche in rete.

Il punto centrale è la gestione dei contenuti. Tutti i social network e tutte le aziende digitali “Web 2.0” sono basate sul concetto che i contenuti vengono prodotti dagli utenti.



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Prontuario per comunicazioni uomo/donna

Dopo il Vocabolario veronese – Garsanti ecco a voi un semplice prontuario per comunicazioni uomo/donna, tratto direttamente dai più recenti studi di psicologianeurosentimentalcorporale.

Dizionario Donnese/Italiano:
Si = No
No = Si
No = Forse
Forse = No
Mi dispiace = Ti dispiacerà
Abbiamo bisogno = Voglio
Questa cucina è così poco pratica = Voglio una casa nuova
Decidi tu = La scelta da farsi è ovvia
Non saprei… tu cosa vuoi fare? = Non posso credere che tu non abbia pensato a niente!
No, la pizza va bene = Spilorcio!!
Non sono fidanzata = Provaci
Spegni la luce = Ho la cellulite
No, solamente non voglio un ragazzo ora = No, solamente non voglio TE come ragazzo ora!
Fai come ti pare = La pagherai in seguito
Dobbiamo parlare = Devo lamentarmi di qualcosa
Dobbiamo parlare = Sono incinta
Certo, fallo pure se vuoi = Non voglio che tu lo faccia
Non sono arrabbiata = Certo che sono arrabbiata, stronzo!

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Vocabolario veronese – Garsanti

Traduzione dialetto veronese -> italiano:

Càgon.
Caccone, colui che espleta funzioni escretorie frequentemente;
persona vanitosa, boriosa:
Stò bùtin l’è ‘n càgon! (Questo bambino continua a defecare!)
Basta far el càgon e sbàssa le rècie! (Basta pavoneggiarti e stai più con i piedi per terra!).

Càssar.
Inserire con forza, con violenza (cazzare):
Ma va a fartelo càssar (ma vai a fartelo inserire violentemente; figurato dispregiativo) –
Variante: va a fartelo

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"La solidarietà fa bene come la solitudine sui tram"

La solidarietà fa bene come la solitudine sui tram” è una frase di Radio Baccano di Gianna Nannini (special guest Jovanotti) dall’album “X forza e X amore“. Fin da piccolo amavo questa canzone per diversi motivi ma oggi me ne preme uno in particolare. “La solidarietà fa bene come la solitudine sui tram” mi ha fatto pensare questa frase.
Al giorno non vi pare pare che la solidarietà sia spesso semplicemente un paliativo per farci sentire meglio con noi stessi? Volgio dire, si proprio come la solitudine sui tram. Quando sei solo sull’autobus in viaggio varso nessun posto, nel silezio del rumore del motore, nessuno accanto, magari verso di notte. La solitudine si espande nella mente e ti fa sentire finalmente tranquillo, rilassato, senza pensieri. Guardi la poca gente fuori che passeggia solitaria e ti lasci scivolare in pensieri tranquilli, in ricordi, e semplicemente attendi di arrivare dove devi andare.

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