Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Luna

Luna
-Negrita-

Tu non lo sai
quanto mi piace
non lo sai
quando ti perdi
a far finta di essere
semplice… calma…
morbida…
Come un mistero
da decifrare
tu sei la luna
ancora da esplorare
Aspettami…
voglio salire lassù…

…E NON TORNARE PIÙ…

Ti vedo trasformare
lacrime in coriandoli
con un bicchiere in mano
mi ritrovo qui a scoprire
lucida, splendida
serenità…
E ridi ancora
mi aiuti a respirare
Bianco aquilone
che gioca con il sole
Aspettami…
voglio salire lassù…

…E NON TORNARE PIÙ…

L’estate e’ un sentimento…
e’ caldo anche d’inverno…
Aspettami…
voglio salire lassù…

…E NON TORNARE PIÙ…

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Il Credo del Fuffaro (sul complottismo)

Qui mi sono imbattuto in un interessante ed esaustivo elenco delle strategie più usate dai ciarlatani in generale e da quelli che bazzicano il web in particolare.
Ho pensato di riproporlo con qualche modifica per adattarlo a ciò che accade in forum e blog (l’originale si riferiva nello specifico all’ambiente dei newsgroup), in quanto veramente illuminante, anche perché quella che ho linkato è la versione italiana di una lista di fuffosità varia redatta inizialmente da un gruppo statunitense, a dimostrazione del fatto che tutto il mondo è paese: le regole che seguono, vi ricordano il comportamento di qualcuno, per purissimo caso?

Per essere un Fuffaro come si deve, è necessario seguire le seguenti norme:

1.

Preferite sempre la chiave di lettura cospirazionista rispetto alla chiave di lettura noiosamente banale: le spiegazioni naturali, come ad esempio che a Roswell sia caduto un pallone-sonda, sono per i sempliciotti e per le spie del governo.


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Piangi. Piangi con un sorriso.

Ho ascoltato una canzone qualche tempo fa, “Cry With A Smile” degli After Forever, non ha molto a che fare con quanto voglio scrivere, il testo è più un infarcitura di clichè emo-gothic per quanto la trovi una canzone musicalmente e stilisticamente di un buon livello.
Quasi quasi giù in fondo ne lascio così, a tributo, una versione ascoltabile così… dovesse interessare.
Ma di cos’era quindi che volevo parlare?!

Piangi. Piangi con un sorriso.
Si sente dire spesso in giro “non serve a nulla piangere”, “io non so più piangere”, “cerco sempre di non piangere”, “non piangere per lui/lei”, “lui/lei non vorrebe che tu piangessi”, “non piangere, su, pensa a come è stato bello”, “Ehi guarda che stupido, piango/piangi”, “Non piangere per me”.


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Ricordi di ricordi di ricordi di ricordi di ricordi di ricordi

Ci sono momenti che restano trasversali alla vita.

Incroci qualcosa, qualcuno, una persona, la incroci in un momento della tua vita, come un linea trasversale alla tua, come un vettore che si incrocia.

Cambia la tua vita? No, non è cambiato nulla, ma è cambiato tutto.
Non si torna indietro. Non si torna indietro a prima di questo incontro, ma non si torna indietro neppure al momento in cui è stato.
Non si torna mai indietro  e basta.

Eppure alcune parole, alcuni istanti, alcuni scambi fanno rivivere ancora, e ancora, e ancora i sogni le sensazioni i sentimenti i colori le luci gli odori di allora, la pista, il sole, la tangibile mancanza di un fuoco che sarebbe bello ci fosse stato, la comprensione profonda di sconosciuti, di vite parallele, una vita parallela alla mia accanto alla vita parallela di qualcun altro che viveva come me una vita parallela alla propria.

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“San temo che sarà come al solito…”: recensione caustica e polemica

“San temo che sarà come al solito…”: recensione caustica e polemica

PUPO, EMANUELE FILIBERTO: raccapricciante brano inutile che vuole lasciare del buonismo ma che in realtà non trasmette nessun valore, nessuna qualità sonora, nessuna novità, nulla.

POVIA: Se non ascolti il testo ti viene da cantare i piccioni! Le sue canzoni sono tute “tatartta tatta tatta tatartta tatta tatta tatartta tatta tatta” continuano tutte su questo tempo. Direi nulla di interessante.

VALERIO SCANU: alias il sosia di Legolas. Classica canzone “sbregamudade” un po’ alla

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Racconti

Acino

Non lo so perché oggi ho scelto di salire sul sedile dietro della macchina, credo sia venuto spontaneo, così… fatto sta che mi ritrovo qui.
Alla guida c’è il buon vecchio Simon, lato passeggero nessuno.
Io sto piegato in avanti, appoggiato al sedile anteriore con la testa al di là del poggia testa, a parlare con lui, è una bella giornata di sole questa, inverno e sole, ottima per un bel giro sulla neve.
Siamo in autostrada già da qualche ora, in tranquillità, Simon non è solito correre ed è bello godersi il paesaggio e fare quattro chiacchere nel tragitto, godersi il tempo, godersi lo spazio, godersi la compagnia di…
D’un tratto accanto a noi un camion sembra sbandare un po’, stringerci di lato da destra.
In un’istante sfiora la macchina sul mio lato, non la tocca per un nonnulla e Simon lo schiva, ma sull’altro lato c’è ancora un camion.

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Il lago nel mare.

Ci sono luoghi nel mondo, neanche troppo lontani da noi dove accadono piccolezze infinitesime che danno visioni, che cambiano la prospettiva di vedere, che rovesciano l’essere, per sempre o anche solo per qualche istante.
Un po’ torna alla mente il nostro vecchio naufragio di qualche anno fa mentre si naviga tutti al largo di Chioggia, il sole forte anche se non caldo, l’odore del sale, i delfini che saltano, e ancora le onde che scivolano sotto la chiglia.
Obiettivo il relitto dell’Eudokia II una nave cargo abbastanza grande da entrarvi, e visitarne le cabine, la sala macchine, osservare la crepa dello scontro con la nave che l’ha fatta affondare, casa di molteplicità di pesci e colori.
Ma non è l’Eudokia che più mi fa pensare ma l’aria.
Così vicino a noi, così facilmente riproducibile e al contempo così raro da vedere c’è un fenomeno che accade all’interno dei relitti, o nelle grotte sommerse, o volendo anche in una semplice scatola immersa nell’acqua.

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The Trippers: post concerto.

Non so ben dire come sia andato il concerto dell’altra sera, ci sono pareri contrastanti.
Da un lato io so di aver suonato veramente male, sotto tono e zeppo di errori, ci ho dato dentro con l’improvvisazione come non mai per recuperare gli errori, ripetendo ad libitum lo stesso errore per confondere il pubblico (“ah… ma allora non è un errore, deve essere voluto…”) o facendo assoli prettamente ritmici con l’utilizzo delle sole tre note che in quel momento mi parevano suonar decenti su un pezzo di cui avevo scordato la tonalità, assoli che poi alla fine alla gente piacciono perché ti fanno “muovere” ma non si possono fare due ore di concerto così e uscirne indenni.
I pareri contrastanti sono appunto invece quelli del pubblico e della cantante. Tania era ed è ancora esaltatissima dalla serata, come fosse stata la serata più spettacolare da qui a anni a dietro, il pubblico seppur scarso in quantità ci ha chiesto il bis (non è come dai concerti professionali, di solito il bis non lo chiedono mai) e noi siamo pure riusciti a darglielo con un pezzo che avevamo eliminato in fase di scelta dei tempi.



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静寂

Ci sono sere, notti, lunghe ore in cui qualcosa nell’aria appare diverso, qualcosa nell’aria scivola al di sotto della pelle, lentamente.
Guardi il cielo e taci.
Lasci che questa notte, questa luce, il silenzio ti attraversino e stai lì come un lenzuolo attraversato dalla brezza della primavera, stai lì come i petali di un’orchidea che respirano il sole.
Stai lì e lasci che il mondo vada avanti da solo.

foto di Sofia Bollo Sufei

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Ritorno dall'Abruzzo

Sono tornato da pochissime ore a questa “realtà”, al nostro comune mondo reale, alla comodità, alla Casa.
Casa… in questi giorni quante volte a noi volontari è venuto spontaneo nominare la parola casa?
Là non ci sono case.
Ci sono tende, di tende ce ne sono quante ne volete, ma case, no, quelle sono finite mi spiace.
Ho passato una settimana nella tendopoli di Civitatomassa, un piccolo paese di provincia, con persone amiche tra loro, cresciute assieme, persone che si conoscono poi mi è stato chiesto di restare con almeno parte della mia squadra a Piazza D’Armi la tendopoli più grande, più famosa, più mediatica.

Potrei scrivere per ore delle persone stupende incontrate, delle stupende squadre di cui ho fatto parte, del lavoro magnifico di alcune associazioni quanto di quello pessimo di altre, dell’importanza strategica di Agesci e di mille altre cose, potrei parlare delle tante poesie scritte, della pioggia, del sole, potrei parlare dei ragazzi che laggiù danno il sangue per aiutare quella gente, potrei parlare del suo sguardo, potei parlare degli amici incontrati, dei rapporti, di infinite cose, potrei forse scriverne libri, potrei parlare delle case crollate che ho visto, del crollo delle istituzioni con i palazzi, delle macerie, di quell’accappatoio ancora appeso, della stanza della piccola Francesca.



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L'odore del legno

L’odore del legno, di corda e legno, di corda legno e attrito.
L’odore di costruzioni, della fatica e del sole, l’odore sulle mani dopo una giornata con quella camicia, con quel fazzolettone al collo, e i sorrisi strappati dai bimbi, e la consapevolezza che infine tutta quella fatica spesa è servita a qualcosa, nonostante le tante assenze di chi non ha il rispetto e la comprensione di certi meccanismi infine tutto è andato per il meglio.
Sono tornato in questo mondo con una voglia immensa di proseguire, di portare lontano i miei progetti, sono tornato in questo mondo.Mi trovo già le vesciche alle mani, segno d’aver perso l’abitudine alle costruzioni, l’abitudine però, non l’attitudine.
Osservo ancora nella mente tutte le perone incontrate oggi, i miei ragazzi, ma anche personaggi storici che hanno fondato il mondo in cui oggi vivo, persone sconosciute, persone re incontrate dopo anni -tu non ti ricordi, no ma io si, eccome- ed ancora i compagni di questa avventura che prosegue ormai da una vita, persone con cui condividere i momenti più forti, nel bene e nel male, da cui imparare, a cui insegnare, con cui crescere negli anni, con cui creare ambienti nuovi.


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Frutto

Frutto
(11/05/09)

Entra la brezza dalla finestra di camera mia,
brezza primaverile che scivola sulla mia pelle
sui miei pensieri
sulle mie ferite

Ed io resto qui nel silenzio
avvolto
nel suono di una chitarra classica e di un flauto
alla luce di una candela che danza.

Resto qui.

Resto a chiedermi cosa sia giusto e cosa no
a chiedermi che cosa ci sia dentro me.

Come un frutto,
come una pesca da aprire
con uno schiocco vorrei sapere cosa c’è nel nocciolo.
Dentro me
dentro me.
Nel profondo sotto la dolcezza
nel profondo sotto l’essenza stessa.

Per scoprirlo, per raggiungere il nocciolo
per raggiungere il dentro però vorrei vivere
vivere tutto ciò che c’è attorno

e non importa cosa troverò

non importa cosa c’è dentro perché avrò vissuto il gusto
avrò vissuto profumi inebrianti
avrò vissuto i colori

avrò vissuto.

Entra la brezza dalla finestra della mia camera,
brezza primaverile che mi carezza la pelle
i pensieri
le ferite

Ed resto qui nel silenzio
avvolto
nel suono di chitarra classica e di flauto
nella luce di una candela danzante.

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