Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo, divulgazione informatica, uso consapevole tecnologia, e fatti miei

Racconti

Oltre il muro del sonno

Quella sera indossavi un vestito nero, un bellissimo vestito nero. Un po’ oscuro forse ma su di te, sulla tua pelle candida, sul tuo corpo non poteva che essere perfetto. Ricordo come fosse oggi i tuoi capelli castano chiari, lisci ma voluminosi scendere fino metà schiena scalati in modo da avere la zona centrale più lunga. Il rosa chiaro della tua pelle spuntare da dietro ai lati dei tuoi capelli dove la maglia finiva con una scollatura larga ma non volgare lasciando immaginare dove la curvatura del tuo collo andava ad attaccarsi al di sotto di orecchie perfette ed invitanti.
La maglia era nera, come il resto, e a contrapporsi al dietro liscio sulla parte frontale era ricca di fronzoli e pizzi monocromatici spinti all’esterno da un seno non troppo prorompente ne assente, di una misura perfetta. La scollatura lasciava scoperte le clavicole in tutta la loro lunghezza e solo poco più in basso lasciando l’immaginazione scivolare sui tendini del tuo collo piuttosto che sul décolleté pudicamente coperto, e vorticare fino al tuo mento perfetto, le guance lisce e gli occhi di una gradazione tra il verde ed il grigio truccati solo lievemente per allungarne l’angolo.

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Racconti

Vattene, pre ferisco

Vattene lontano da me.
Lontano come oltre la vita, oltre la morte.
Lontano.
Ricordo ancora come fosse oggi la prima volta che ti incontrai, lo ricordo più di quanto la mia mente sia in grado di ricordare gli anni, i decenni ed i secoli che intercorrono tra quel momento ed oggi.
Ricordo ogni singola piega della pelle del tuo volto, del tuo collo, ricordo il movimento delle tue mani e la delicatezza delle tue dita, ricordo ogni sfumatura che i tuoi capelli illuminati dal sole presero quel giorno, ricordo il tuo modo di muovere le labbra e la semplicità del tuo sorriso che faceva apparire naturale essere felici in questo mondo oscuro e nero, ricordo il sorriso che si disegnò sul mio volto, i muscoli della faccia che non potevo osservare ma che si tendevano incontrollabili a segnalare che qualcosa dentro di me stava cambiando, che qualcosa nella mia vita non era più ciò che era stato.

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Racconti

Immergersi in te stesso (edited)

*il racconto è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale*
Non è buona norma in genere immergersi in solitaria, in tutti i corsi insegnano a scendere sempre con in compagno ma d’altronde sono molte le cose che non è buona norma fare, ad esempio scendere con un bombolino ean 70 in una immersione profonda, ad esempio, ma non credo che nessuno dei due rappresenti un problema per l’attività che ho scelto di fare oggi.
Questa è una bella sera di una stellata come poche volte se ne vedono, complice l’inverno e lo scarso turismo la gran parte delle luci sono spente e questo permette di vedere il tutto illuminato solo dagli astri e dalla luna che sta salendo lentamente all’orizzonte tra i monti. L’aria è frizzante e viva, e l’acqua assolutamente calma, un’ottima notte per un’esperienza come questa.

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Racconti

Navigando

Il turno di lavoro oggi è stato duro, più duro del solito e sento la stanchezza chiudermi gli occhi, apro i finestrini e metto l’aria al massimo per cercare di svegliarmi meglio per questa ultima mezzora di strada e poi potrò infilarmi sotto le coperte. Il termometro indica che fuori ci sono dodici gradi ed io indosso solo la t-shirt dell’Oktoberfest 2011, ottima situazione per svegliarmi fuori un po’.
Il navigatore da qualche giorno quando punto casa dopo un po’ sembra impazzire e mi indica un altro luogo, gli altri giorni questa cosa mi fa incazzare terribilmente oggi stranamente invece mi sento così rilassato, forse per questo misto tra stanchezza e freddo da sentirmi quasi inerte. La mente riprende a lavorare anche se gli occhi rimangono mezzo chiusi, e la testa mi

cade

non sono sulla strada di casa!
Mi sono distratto e come uno scemo mi sono messo a seguire l’indicazione sbagliata del navigatore che non so dove mi sta portando, indica un luogo a dieci minuti da qui, e stanchezza a parte non ho davvero molto da perdere, domani finalmente potrò starmene a casa almeno il mattino e a casa nessuno mi aspetta quindi quale miglior momento per fare una cosa scema?

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Informatica e tecnologia non sono la stessa cosa

Negli ultimi anni si continua a dire che ci sia stato un boom dell’informatica, che l’informatica sia entrata nelle nostre vite, e sempre più spesso si sente un amico definirsi “informatico” perché “bravo con il computer”, spesso si chiama “informatico” il nostro amico che sa installare Linux, che ci sistema il disco danneggiato o che ci aggiusta il PC.

Il termine informatica e informatico sono sempre più usati e sempre più a sproposito. Si guarda i bimbi meravigliati che capiscono al volo l’iPad o il tablet di turno e si resta a bocca aperta pensando “io di informatica non ci capisco niente”. E così si dimostra la propria tesi.
Molti genitori danno in mano oggetti tecnologici ai loro figli con la convinzione che “ne capiscano più di loro”, ma pochi si rendono conto e spiegano al figlio che sotto quella tecnologia c’è un mondo.

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Racconti

Andate e ritorni

Ancora una volta inizierò scrivendo “è da molto che non scrivo qui”, e mi chiedo anche perché mi ritrovo a farlo. Negli anni ho raggiunto la convinzione che scrivere un blog sia privo di senso a meno che lo scopo non sia professionale, di autopromozione o simili. Ti chiedi “a chi può interessare leggere ciò che scrivo?”.
Negli ultimi mesi sono cambiate molte cose, cose perse, cose trovate, cose ritrovate. E persone.

La prima cosa ritrovata, perché è più bello parlare di quel che si trova che di quel che si lascia, è la voglia di scrivere, e la motivazione soprattutto. Scrivere.
Per un paio mesi ho lavorato ad un progetto che avevo in mente da anni ma che non ero mai stato in grado di scrivere, ne è uscito un romanzo breve.
Credo sia un po’ strano, particolare, non so giudicare se bello.
Anni fa dopo aver pubblicato Contrapposizioni avevo fatto una promessa, avevo promesso ad una mia insegnante di Italiano di avvisarla qualora avessi “prodotto” qualcosa di nuovo.

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Perché ho smesso di scrivere

In questi giorni mi sono interrogato sul mio scrivere, anzi per l’esattezza sul mio non scrivere.
Perché non scrivo?
Non sento più il bisogno di scrivere?
Talvolta si, ma è ciò che vorrei scrivere a bloccarmi, o meglio chi leggerebbe e non trovo sensato scrivere solo per me, perché ciò che è scritto lo è per essere letto.
La vita è più frenetica, il tempo è meno, vivere da soli ti lascia determinate libertà ma contemporaneamente ti porta via molti tempi morti un tempo utilizzabili per creare, scrivere, comporre, suonare.
L’età fa calare determinati impeti letterari ma neppure questa ne è la causa.
Un tempo la mia vita era più “tumultuosa” come quella di ogni adolescente o ragazzo e amavo creare “mondi” immaginari o pseudo reali ed applicarli alla realtà del momento, scrivere cose struggenti ed applicarle a realtà non necessariamente tali, scrivere racconti o pezzi poetici da psico killer e camuffarli da rabbia adolescenziale, scrivere di uno sguardo incontrato per strada come fosse l’amore di una vita, magari applicarlo ad uno sguardo di persona reale ma non necessariamente corrispondente per giustificare il mio scrivere d’un amore che in realtà non esisteva.

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Racconti

Sull'omeopatia

Un piccolo estratto dal racconto di The Man About town del 1838 scritto da Cornelius Webbe
Il protagonista è Waggle un uomo con l’abitudine di scherzare con chiunque incontri per strada e seppure lo faccia in modo bonario e non offensivo alla fine risulta fastidioso a tutti.

Cos’è l’omeopatia?” Gli chiese L una o due sere fa. Ero sicuro che avrebbe ottenuto una risposta
Beh, direi che è la via più vicina e il modo migliore per tornarcene a casa…” questa fu la risposta.

No, no…vieni qui e dimmi, da quanto vedo qui – e prende la Gazzetta delle lettere – tra i nuovi studi l’omeopatia è una tesi, volume 8, pagina 2, paragrafo 6“.

Cosa?” gridò Waggle
Una tesi” ribatte L.

Sbagliato, al posto di “l’omeopatia è una tesi” devi leggere “l’omeopatia è un giochetto di abilità” disse Waggle velocemente e seriamente.

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Il mio mondo di scrivere è cambiato.

Il mio mondo di scrivere è cambiato, si il mondo non il modo.
Accorgermene è stato quasi improvviso, quasi in quanto in realtà sotto sotto me ne stavo accorgendo da anni.

Ho scritto diversi libri, quelli che ho completato sono tutti di Poesia. Ho pubblicato “Contrapposizioni” che in quel momento era il meglio di ciò che avevo ma che pecca a tratti dei difetti della gioventù, ho tentato poi di pubblicare “Ritratti” che nonostante sia ormai datato a rileggerlo mi emoziona ancora, è ricco di citazioni, cita ognuno degli altri libri che ho scritto e mai pubblicato, contenine significati più o meno nascosti nei meandri delle frasi, come e meglio di “Contrapposizioni“, e soprattutto contiene tanto, tanto me. Ho cercato di pubblicarlo ma ho avuto solo problemi, tanto da dovermi rivolgere ad avvocati. Ci proverò ancora, lo so già,
Poi… finito ritratti ho cominciato a dire che scrivo poco, che non scrivo più.

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Racconti

Ricordi d’Abruzzo

Credo sia e resti per sempre una delle esperienze più forti della mia vita, una delle esperienze di vita che più mi hanno segnato, con voi, Tommaso, Davide, Marco, Sofia, Chiara, Alice, Stefano e con tutti i ragazzi che c’erano alle tendopoli.

Ricordo i loro sguardi, le loro parole, a volte straniti, persi a volte svegli come pochi.
Ricordo l’unione che solo la vecchia buona banda di B.P. crea in pochi istanti. Fratelli, fratelli mai visti prima ma che tali resteranno per tutta la vita. Fratelli.

Fratelli a lavorare accanto a me per altri fratelli che ancora mi cercano dopo questi mesi, con cui ancora si scambiano parole, opinioni, emozioni.

Dopo mesi ancora devo rielaborare tutto, tutte le emozioni, i ricordi, i sentimenti forti provati, sentimenti emozioni e ricordi che confrontati ad altri momenti, a quelli che pensavo i momenti più importanti del mio passato sono invece gradini, metri, chilometri sopra.

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Parallelismi 4

Scrivere per me è come camminare, passo passo, come viaggiare.
Inizia un progetto, anzi no, inizia un passo che può essere una poesia, un racconto, una singola frase, e poi intravedo il secondo, non lo vedo, non so come sarà ma lo intravedo, talvolta ne intravedo diversi altri.
E mi incammino.
Ad un certo punto mi trovo talvolta, non sempre, a conoscere la meta dove arriverò, ma mai la strada, solo qualche passo, i prossimi passi.
Una volta scrissi una frase, parlava di un uomo che fuggiva immobile da un albero, ci vollero sette anni per raggiungere la meta e completare quell’idea, tre per capire dove sarebbe andata a parare.
Passo passo,
passo passo.
Un giorno mi venne in

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Osservare sguardi

Osservare sguardi
20/08/2009

Capita talvolta di sentir raccontare una storia commovente,
in mezzo a tanta gente.
Sentire raccontare una storia commovente, magari di incontri, di affetti fraterni riscoperti,
di vite difficili che incontrandosi cambiano il corso.
Più di una volta mi sono ritrovato a non seguire il racconto ma i vostri sguardi.
Restare a fissare gli sguardi attenti, osservare sorrisi e lacrime spuntare, guardare l’emozione formarsi lentamente, creare e maneggiare e scolpire e modificare espressioni di una profondità quasi innaturale.
Lasciarmi carezzare non dalle parole ma dalle anime che si rivelano, dalla sensibilità dall’essere vivo di chi mi circonda.

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